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domenica 2 dicembre 2012

CORSO DI CUCINA ...TUTTO IN UNA SERA (PER ORA..) :-)

 
 
E finalmente anch’io ho trovato tempo per farmi un bel corso di cucina!! Bè, corso è una parola grossa, per ora è stata una serata ma ce ne saranno di sicuro altre!

Come quasi sempre succede nella vita, le cose belle ti capitano per caso, e così è stato anche per la mia prima lezione di cucina tenuta da una vera chef!

Paola Naggi è la chef di un noto e ottimo ristorante della mia zona, il ristorante di chiama Impero , si trova  a Sizzano e ve lo consiglio di cuore : non c’è nessuna pubblicità dovuta in queste mie parole, vi dico questo come lo direi ad un amico, certa di consigliarlo per il meglio.

 

E’ stato dopo una cena all’ “Impero”che , non so perché, mi è venuto di domandare se, per caso, organizzassero dei corsi di cucina e dopo aver ricevuto risposta affermativa il mio pensiero è stato: a costo di arrivare strisciando dopo una prosciugante giornata di lavoro, farò questo corso!

È così è stato : ho  frequentato la mia prima serata con lo chef insieme ad un gruppo eterogeneo e simpatico di compagni di…scuola!

Estrema cura nella materia prima, amore per la cucina, passione vera  ed una generosità unica fanno della Paola una persona gradevolissima, simpatica ma  soprattutto esperta e professionale.

Vi parlo di questo corso senza propinarvi ricette con  dosiEmetodi (che comunque non ho provato ma ho visto realizzare) , ma piuttosto vi voglio raccontare di questa mia felice esperienza senza privarvi delle immagini dei piatti che meritano!

La prima emozione grande è stata quella di entrare in una vera cucina da ristorante .
 
 
Già solo vedere il piano di cottura : grande, super “proffescional” J , non capivo più niente! Poi ecco il forno : mitico!  Questo proprio lo vorrei : lo userei ogni giorno!dovrei fare un corso ad hoc per imparare  le mille e più funzioni di questo “oggetto del desiderio”,  ma mi è bastato veder scaldare, cuocere, rosolare in modo perfetto ogni piatto introdotto per..innamorarmene !

Ma il fascino più grande è stata lei, la chef :  la sua  dimestichezza nel trattare gli alimenti, combinarli, gestirli, sincronizzando le cotture, i tempi di lievitazione , riscaldamento o raffreddamento, mescolando , montando con la frusta, tagliando, affettando… e tutto raccontando le ricette , passo passo, mai avara di consigli, arricchendo con aneddoti simpatici il tutto.

E che dire della composizione dei piatti? Impiattando in  modo semplice e veloce ecco creare delle piccole opere d’arte .

È sufficiente una banale tazzina da caffè per rendere originale l’entrè:
Densa  di zafferano con fettina croccante
 
 

 
Un’alternativa alle solite crepes? Farle con la farina di  mais, ma speciale! Quella utilizzata arriva da Rimella ed ha una grana grossolana e caratteristica. Impossibile trovarla se non lì.
Il ripieno? Semplici erbette . Il caldo tocco è dato da una fonduta di toma…davvero poco light ma …"scaldacuore" di sicuro!!!
Girella di farina di polenta con farcitura di erbette e fonduta alla toma

 

Tra le tante cose che ho imparato ,una su tutte ,che proprio non sapevo : la cottura al forno con la pellicola ! ero convinta che non potesse andare in forno e invece ,fino a 200° si può.

Quindi ecco cuocere le ricottine in cocotte rivestite di pellicola per meglio sformarle e ,ancora, i petti di faraona ripieni sono stati “sigillati” sempre con la pellicola cuocendo in modo perfetto riuscendo persino a dorarsi leggermente in superficie !

Ricottina calda con uovo di quaglia e crema
Piatto semplicemente poetico

 

Petti di faraona farciti con pinoli e uvetta all'aroma di arancia con finocchi e uvetta di accompagnamento
Abbinata vincente che stimola la creatività: perché non sostituire l’uvetta con le castagne e il letto di finocchi con riduzione di arancia con patate e castagne in brunoise???
 
 

e visto che tra poco sarà natale , ecco l’originale proposta della mitica Paola:
Sformatino di panettone e cioccolato bianco con salsa di vaniglia e frutta fresca
 


L'ho trovato ottimo e da amante di dolci quale sono, lo attendevo con ansia…Ho deciso che quest’anno sarà il mio dolce per il pranzo di natale : accompagnato magari alla classica crema al mascarpone per non scombinare troppo la tradizione . Già temo le facce degli amanti del panettone classico quando vedranno i miei panettoncini, serviti tiepidi con tanto di decorazione di frutta beneaugurate : ho intenzione di utilizzare solo il melograno per non confonderli troppo!!! J

La serata si è  conclusa con l’assaggio dei piatti,  serviti e riveriti, ed è proprio il caso di dirlo, nella sala del ristorante ;  il tutto accompagnato a  ottimo vino delle colline locali.
Quindi un piacere doppio: assistere dal vivo alla preparazione dei piatti e assaggiarli in un contesto elegante e chic !

La stanchezza della giornata è svanita nel momento in cui ho messo il piede al ristorante, dimenticate le ansie da ufficio e …annessiEconnessi.
Persino il viaggio di ritorno verso casa l’ho vissuto come un momento “catartico” :  fantastica libertà solitaria della quale ho bisogno per sopravvivere J
Nel silenzio completo della mia macchina (assolutamente radio spenta!) sorridevo da sola goduta per  questa serata “alone” arricchita da questa nuova esperienza.
Nella mia wish list natalizia (a dire il vero già abbastanza lunghetta …) ho messo anche :  “oboli” per corsi di cucina J eh, si perchè voglio partecipare a più lezioni possibili…dopotutto mi sono indispensabili per…esigenze di blog, no??? J

 








 

 

mercoledì 24 ottobre 2012

STARBOOKS DI OTTOBRE: ECCO LA TERZA RICETTA





Lo sapevo. Lo sentivo che la figuraccia  era in agguato (mia non della Martha, tengo a precisare fin da subito!) .Oramai convinta delle dosi americane  della Martha, very large, leggo gli ingredienti predisposta …all’abbondanza.
Ovviamente :
“24 large button mushroons” vengono da me tradotti come 24 grandi (grandissimi) funghi, confortata anche dalla foto del libro che me ne presenta  solo 3 , in un piatto.


Ecco la foto del libro (fatta male, vabbè...:-) 

Essendo in questo momento della mia vita , super presa in ufficio ho dovuto demandare, mio magrado, l’acquisto degli ingredienti per questa ricetta,  alla dolce metà istruendola a dovere :
“ mi raccomando i funghi devono essere tipo gli champignons ma molto, molto più grandi”
“più grandi quanto?”
“grandi grandi. I più grandi che trovi!”
 okkkkkey….quanti?” risponde con tono paziente , ehm,  finto paziente…
“ 24”
“24????????”
“ si dai, lo sai che gli americani mangiano tanto e hanno dosi esagerate!!”
“sei sicura???”
“ceeeeerto!!! Che sono sicura” con il solito tono della saputella che si sta spazientendo…
“si ma ...scusa, non è che ne puoi fare, chessò, 10 ???”
“cooooosa??? Ma allora non hai capito cos’è lo starbooks!!! Si deve testare una ricetta seguendola riga per riga, virgola per virgola , in modo super preciso, proprio per capire se tutto è chiaro, corrisponde a verità, è corretto, bla …bla…bla”
“si, si ho capito” taglia corto, pensando sicuramente che i matti è meglio non contraddirli…
(Lo so che ha pensato esattamente così!!!) :-)

Arrivata a casa vedo  tutti quei funghi giganti,  penso. : apperò!!! ‘sti americani!! Bell’appetito!!!
Ma non dico nulla . prendo “american’s food”, apro a pagina 233 e mi  accingo a prepare la ricetta .
Ecco ingredienti e preparazione , paro paro dal libro :

 Ingredienti:
24 funghi champignons
1 cucchiaio da cucina di olio extravergine di oliva più un tot per irorare pre cottura al forno
Circa 200 gr di salsiccia (senza “pelle”)
2 spicchi d’aglio tritati
1 scalogno grande
1 cucchiaio di prezzemolo fresco finemente tritato
2 cucchiaini di origano fresco finemente tritato più qualche foglia per guarnire (io ho utilizzato il timo: l’avevo fresco e bellissimo sul balcone…)
1 uovo grande
2 cucchiai di pan grattato
2 cucchiai di parmigiano grattugiato 

Scaldare il forno a 180°.oliare una teglia  da 23 ai 30 cm di diametro. Pulire i funghi e togliere i gambi che triterete fini .
In un tegame scaldare l’olio a fuoco medio cuocete la salsiccia ,schiacciandola con una forchetta, per circa 5 minuti. Aggiungere quindi l’aglio, lo scalogno e i gambi tritati dei funghi. Condire con sale e pepe.
Ridurre il fuoco e cuocere il tutto affinche i gambi risultino teneri, mescolando ogni tanto (circa 4/6 minuti)
Trasferire il tutto in una ciotola , aggiungere prezzemolo e origano (io ,timo) tritati e far raffreddare.
Dopodiché aggiungere l’uovo sbattuto , il pan grattato e il parmigiano grattugiato,mescolare bene il tutto.
Mettere  le cappelle dei funghi nella teglia , salarle e peparle quindi riempirle con il composto .
Cospargerle d’olio e infornarle per circa 25/30 minuti.
Servire  decorando con foglioline di origano (io : timo) .

Commenti miei:
dopo aver preparato il ripieno secondo la ricetta ne guardo la quantità nella mia ciotola e guardo le mie 24 cappelle di fungo (diametro circa 6 cm)  che aspettano nelle teglie (plurale…of course!!!)
“ma non è che ho sbagliato le cups e le ounces ?”
Ricontrollo. Tutto ok. Cosa può essere successo???
Grazie all’alter ego della Martha, come oramai considero la Stefania, scopro che
“button mushrooms” sono in effetti i classici champignon…i funghi piccini piccini, tanto chic e tanto carucci…
La Martha con “large button mushrooms” evidentemente, voleva dire di considerare quelli più grandini dovendo essere ripieni…
Anyway…
Dei 24 funghi acquistati ne ho riempiti, ehm, 8… per i rimanenti ho dovuto inventarmi un “allestimento” alternativo e per fortuna avevamo a cena amici che , oltre ad aver gradito gli 8 funghi (che in pratica ci siamo quasi litigati…) mi hanno permesso di smaltire  i restanti 16.
Ma cosa farei io senza gli amici???? :-)
Tralascio commenti/battute  della dolcemetà che ha comunque gradito i funghi come il resto dei commensali…

A parte questo mio misunderstanding, la ricetta è veloce  e, vi assicuro, buonissima.
laMartha ne consiglia anche una  versione "vegetable" …
nel ripieno si metterà:
1 piccola cipolla tritata
1 gambo di sedano tritato
Sale e pepe
I gambi dei funghi
Circa 110 gr di noci tritate
Il procedimento  rimane lo stesso. 
Morale di questo Starbooks:
libro eccellente, preciso, curioso, invitante.
Confesso che non ero attratta dalla cucina americana e da questo libro , pur considerando la Martha un’icona : ho dovuto ricredermi, guardando la quantità di “memo” colorati che ho messo nelle pagine delle ricette che vorrei fare…
Molte delle quali sono state interpretate in modo fantastico dalle mie amiche dello starbooks che, come sempre, vi invito ad andare a trovare :

La Apple Pie di Mary Pie - Zesty crab cakes

Arabafelice - Pike Place Fish and Chips

Andante con gusto - Maple bundt cake -

Ale only kitchen - Buffalo chicken Wings

Arricciaspiccia - Skillet cornbread

Vissi d'arte e di cucina - Pigs in a blanket

Menuturistico - Sweet Potatoes Pie

La Gaia Celiaca - Caramelized onion dip and onion crisps





lunedì 25 giugno 2012

SCALOPPE PEACE&LOVE PER L'EMMETI'...

IMG_0186

Eccomi qui…sempre di corsa , sempre all’ultimo (quasi)!

Dopo aver appurato che qualsiasi idea avessi e che ritenessi moooolto originale per questo MT era/è già stata utilizzata da altri,  ho cucinato queste scaloppe “modello base” ma new age/hippy inside
Mi spiego…
Modello base : con questo intendo la classica ricetta da scaloppa,  presentata con precisione  da elisa nel suo post…quindi burro, deglassamento, brodo vegetale ,ecc…
New age: in memoria di un mio recente passato di vegetariana e di follower di qualsiasi disciplina new age (dai fiori di bach, all’aurasoma, allo yoga, alla dieta macrobiotica, ecc…ecc…) ecco l’utilizzo del seitan, preparato proteico ricavato dal glutine che sa del sapore di quello che ci metti vicino J ma che a me piace!!!
Hippy: Eh si perché l’ho pure abbellita con coreografici fiori secchi commestibili per completare la filosofia alimentare  da “figli dei fiori”  insita nel mio piatto…

Insieme a questa ventata di cibo alternativo ecco  semplici e quanto mai banali zucchine, con il plus però di essere del modello “trombetta” acquistate dal verduriere mito delmare
Indi per cui , fondamentalmente, la mia scaloppa dell ‘MT di questo mese non è niente di più che la ricetta presentata da elisa ma  in veste, diciamo , newage/hippy !

Ingredienti
1 confezione di seitan (circa 250 gr sotto forma di 3 alte fette )
burro q.b.
3-4 cucchiai di farina
1 bicchiere vino bianco secco
2 zucchine “trombetta”
1 spicchio d'aglio
brodo vegetale (zucchina,carota
,cipolla,sedano)
olio evo q.b.
sale q.b.

Mondare e lavare le zucchine, tagliarle a rondelle  e rosolarle in padella con uno spicchio d'aglio in camicia, un filo d'olio extravergine d’olio . Aggiustare di sale e tenere da parte.
Tagliare in due le fette "spesse" di seitan in modo da ricavare una sorta di scaloppa doc :-)
Infarinare il seitan; in una padella  far scaldare un pezzo di burro e rosolare le scaloppine a fuoco vivace da entrambi i lati. Salare e tenere da parte. A questo punto dedicarsi alla salsa: deglassare il fondo di cottura con il vino bianco secco , lasciare evaporare leggermente e unire il fondo di cucina (in questo caso brodo di verdura); far bollire per qualche minuto, in modo da restringere la salsa, dopodiché aggiungere una noce di burro e ruotare la padella per emulsionare.Versare la salsa sulle scaloppine, che avremo rimesso in padella.

Una scaloppa peace&love , molto natural e bio ma anche green J ….insomma un  piatto banale, in fondo,  per il quale potrebbe essere  sufficiente una  presentazione particolare  per sperare di fargli acquistare un’aura di originalità e di diversità che potrebbe  farlo  uscire dal coro….

Certo il coro dell’MT è diventato di alto, altissimo livello! Vogliamo dire una sorta  di un “va pensiero sull’ali dorate…”??’ e diciamolo!
Nonostante la mia scaloppa possa canticchiare invece timidamente un “mi ricordo montagne verdi…” per esaltare l’aspetto "biologicamente correct" J, io la presento lo stesso e la faccio sgomitare tra i partecipanti di questa sfida.
La scaloppa peace&love , si sa, è contro la violenza e la guerra e quindi sgomiterà con gentilezza  e filosofica eleganza …
Il suo motto ??? …l’importante non è vincere ma partecipare…ca va sans dire!!!

peace&love

giovedì 1 dicembre 2011

SFORMATINI DI ZUCCA E UN "7 LINKS" MANCATO...:-)



La zucca è tra gli “oggetti” che preferisco. Dico “oggetto” perché già prima di assaggiarla , mi piaceva la sua forma, il suo colore, la sua…ambientazione.
Ho imparato a conoscerla meglio, anni e anni fa, quando la mia amica inglese jenny , mi aveva fatto assaggiare una torta ,con la zucca appunto,e da lì è stato amore a prima vista…
Oltre ad essermi regalata ,sempre ai tempi, un favoloso abbonamento alla rivista inglese “waitrose food illustraded”, ad essere rimasta affascinata dalla cucina inglese che credevo, erroneamente, pressoché pessima, ho iniziato a  provare ricette, dolci e salate,  con protagonista …la zucca!
Questo preambolo per dire che più di dieci anni fa , la zucca , non era propriamente “a la page” come ultimamente…e i miei “esperimenti” erano giudicati addirittura “strani” oltre a far sì che i miei piatti venissero assaggiati ( e mangiati) solo…da me e dalla mia amica Jenny! J
Anyway…con il tempo le abitudini alimentari sono cambiate e la zucca è diventata un ingrediente normale per zuppe, tortini, dolci,ecc…
Io ho fatto di tutto con lei : dai dolci (ovvio!) a rotoli salati e saporiti, a pani , a minestre e vellutate …e oltre a gustarla in queste preparazioni me la godo spessissimo preparata in questo modo vergognosamente semplice ma, vi assicuro, buonissimo!
Prendete una bella zucca mantovana, la pulite dai semi, la tagliate a fette senza togliere la buccia le stendete su una teglia coperta con carta forno. Un bel giro d’olio extravergine, del rosmarino (meglio se fresco tagliato a rametti sparso qua e là)
Forno a 180° per circa mezz’ora/45 minuti…quando la zucca è abbrustolita, senza essere bruciata ed è cotta (provate a punzecchiarla con una forchetta: dovrà risultare tenera con la consistenza tipo una patata bollita), la togliete dal forno, mettete sale e una generosa macinata di pepe nero et voilà, pronta per essere gustata!
Io tolgo la buccia che, dopo la cottura in forno, si leva facilmente ma la mia amica inglese la mangiava “con”
…de gustibus…
Io in questo sapore dolce/salato mi perdo e proprio la zucca così preparata è la base per questi mini soufflé alla zucca e parmigiano
Purtroppo per questa ricetta non ho le dosi precise anche se, di solito,  peso sempre tutto…
Sono però sicura che la semplicità estrema di questi soufflé renderà chiunque in grado di prepararli…dosi a prescindere J

Ingredienti: per 6 soufflè
mezza zucca mantovana di dimensioni medie ….ma non so indicarvi il peso
1 uovo intero
1 cucchiaio di farina autolievitante
Una generosissima grattugiata di parmigiano (tanto ma proprio tanto)
Una piccola robiola
Sale
Pepe
 alla zucca precedentemente cotta al forno va tolta la buccia e va resa in purea (a mano o con il robot) dopodiché si aggiungono tutti gli ingredienti fino a formare un composto della consistenza della polenta.
Le dosi in realtà non sono “fisse” e non dico questo per darmi una giustificazione per non aver pesato i miei ingrdienti J , nel senso che la zucca potrebbe essere più o meno umida e richiedere più o meno parmigiano , più o meno farina…quindi è d’obbligo farsi aiutare da un po’ di sano istinto!
Ho riempito uno stampo di silicone per 6 muffins e ho infornato a 180° per circa mezz’ora.
I miei soufflé non sono venuti perfetti…ho messo troppo poca farina e quindi , una volta sfornati, sono risultati mollissimi e si sono quasi rotti mentre li toglievo dallo stampo…
Per ovviare  a ciò, potrebbe servire , utilizzare i pirottini di carta forno da infilare negli stampini prima di mettere il composto di zucca, così , caso mai, risultassero un po’”mollini” sarebbero comunque contenuti dal pirottino senza rompersi , diventando ancora più gradevoli per una presentazione scenica degna di una rivista patinata…
Non è stato il mio caso …anzi l’aria rustica e un po’ “decandente” (nel senso “architettonico” del termine…) si è abbinata perfettamente agli ingredienti di accompagnamento che avevo previsto…
I salumi , very country :-),  non sembra si siano offesi per l’aspetto “grunge” dei miei soufflè alla zucca , anzi, hanno contribuito con “professionalità” a  questo insieme di sapori perfetto!

7LINKS:
n.b.:volevo scusarmi con chi mi ha gentilmente coinvolto nel simpatico gioco dei 7 links…ma non ci riesco !!! innanzi tutto perché ,pensandoci bene , non ho un post “controverso” , non ho un post che ha avuto un “successo” particolare ,e non so nemmeno dire quale avrebbe dovuto averlo , e non saprei nemmeno dire quale sia il più bello…
Diciamo che ,in effetti, ho scoperto di avere un blog …anomalo con post che non hanno una connotazione particolare  (ehm...o forse l'anomala sono io) J
Il mio blog è volutamente “in sordina” sapendo di non poter offrire quello che i vostri  blog offrono…quindi vi ringrazio per aver passato anche a me il testimone dei 7 links, mi sento “importante” per questo, ma non me ne vogliate se ...passo! J


sabato 11 giugno 2011

POLPO 4 SEASONS



Dopo due giornate di piacevole , interessante , istruttiva, trasferta lavorativa, avevo proprio voglia di mettermi ai fornelli.
Sono stata in Francia, vicino Parigi e di questo mio viaggio di lavoro vi parlerò prossimamente perché ha avuto un piacevole risvolto  gourmand …ma non voglio anticipare nulla…
Dicevo… oggi avevo proprio voglia di cucinare qualcosa di sfizioso e complice la dolcemetà che mi aveva  “relazionato” sulle ricette seguite in tv in mia assenza, eccomi prendere spunto da una ricetta del mitico Simone (sky gambero rosso).
Non so cucinare il pesce e questo compito lo lascio volentieri a chi lo sa fare dedicandomi ad altro e anche questa volta la cottura del polpo non è opera mia .
Di questa ricetta innanzi tutto mi ha incuriosito l’abbinamento polpo/asparagi e quando ho iniziato a pulire e tagliare gli asparagi , la palette di verdi che avevo sotto agli occhi, ha aggiunto un altro punto a favore di questo piatto. Assolutamente “schiava” delle armonie cromatiche  ho trovato il verde perfettamente abbinato al rosa scuro del polpo e ai  tocchi di giallo pallido delle patate bollite e subito il pensiero è andato al colore del piatto in cui servire questa ricetta : BiancoJ avevate dubbi???


Nella semplicità è insita l’eleganza e questa ricetta dai mille profumi e dai tanti colori  non poteva che chiedere un’ambientazione …minimal !
È una ricetta relativamente veloce e di sicuro effetto. Si può mangiare calda, tiepida e anche fredda.
A voi la scelta.

Ingredienti:
1 polpo di circa 800 gr decongelato
500 gr di asparagi
2 patate
basilico
sale grosso
olio extravergine d’oliva
aglio

Mettete il polpo in acqua fredda con sale e uno spicchio d’aglio. Portate a bollore e far cuocere per circa 40/50 minuti ,poi spegnere e far raffreddare nell’acqua.
Il polpo decongelato cuoce prima perché il congelamento lo frolla  e fa rimanere il polpo morbido.
Mentre il pesce cuoce , fate bolire le patate che taglierete poi a piccoli pezzi.
Preparate quindi gli asparagi: con un pelapatate li pulite , poi tagliate la parte più dura (quella  bianca).e li tagliate a piccole rondelle fino alla punta che taglierete invece per il lungo (in 3 o in 4 parti)
Fate scaldare in una padella l’olio extravergine con uno spicchio d’aglio e quando “sfriguglia” (ehm…scusate il termine tecnico) mettete gli asparagi che vanno rosolati e cotti per circa 10 minuti  non di più. Devono risultare cotti ma al dente. Salate alla fine.
Il polpo, una volta cotto, va tagliato a pezzi , più o meno grandi, andrebbe  fatto grigliare per renderlo più...sfizioso, ma non è obbligatorio: va benissimo anche solo bollito.

Salsina:
Olio extravergine  ,basilico e sale grosso

Mettere il basilico insieme al sale grosso nel bicchiere del minipimer e azionare a scatti.. Il sale  fa si che il basilico si triti in minor tempo evitando il surriscaldamento delle lame che lo  farebbe annerire .
Quando il basilico è quasi tritato del tutto, aggiungere l’olio extravergine a filo fino a formare una salsina piuttosto liquida che, una volta pronta, si può anche filtrare , ottenendo così un composto meno denso .io non l’ho filtrata perché la preferivo così , diciamo che la densità di questo pseudo pesto è a scelta.

E ora veniamo alla parte più divertente e creativa : l’impiattamento  che è assolutamente libero, nel senso che nessuno vieta di tenere ben divisi i 3 sapori creando una sorta di 3 “cupole” : una di polpo, una di asparagi e una di patate : il tutto irorato dalla salsina…
Oppure creare una base di patate …o di salsina….
Io ho scelto come “base” gli asparagi, poi il polpo e infine qualche  cubetto di patata.
La salsina al basilico l'ho messa sopra a tutto…
Il verde chiaro che accoglie il rosa carico reso luminoso dal giallo tenue e infine un verde più carico che ,senza essere invadente,  abbraccia il tutto.
Il sapore è delicato e raffinato. Nessuno dei  sapori  è prepotente ma convivono in perfetta armonia regalando un piatto originale ed equilibrato.
Servito freddo: perfetto per una calda sera d’estate e servito caldo è l’ideale per una cena d’inverno, quando si ha nostalgia di mare e di sole : insomma un vero polpo da 4 stagioni, ops , da 4 seasons (fa più cool!!!) :-)

lunedì 21 febbraio 2011

ONLYFISH&CHIPS : MT FEBBRAIO ;-)


mtfebbraio


Mt di febbraio….sempre più difficile! Ma cosa mi invento??? Ispirazione : zero!
Allora sai che faccio? Scrivo e dico che non partecipo, che è un periodo in cui sono super presa, ho la macchina fotografica rotta , il forno che cuoce male e in più non riesco a fare la spesa come vorrei…e poi? Bè, poi c’è Marie Antoinette che è in fase di esami e quindi è nervosa e mi crea ansia…poi c’è la dolcemetà che è anche lui stanco per lavoro con ovvie conseguenze e poi….bè poi c’è anche il mio di lavoro che mi rende una donna …distrutta….e non vogliamo parlare di Eu (il gatto)??? Che egoista comanda e condiziona tutti: miao di qua e miao di là….
Non male come quadretto! Eh, si questa volta non ce la faccio proprio a partecipare all MT di febbraio…
Non ci riesco, non posso non partecipare a questa simpatica sfida nella quale la famiglia dei partecipanti si allarga sempre più. È una questione di onore…o forse solo di puro piacere perché in fin dei conti mi diverto ad inventare piatti e parole…anzi, proprio dopo una giornata intensa che è addirittura un lunedì, dopo aver digerito grane in ufficio, fatto un blitz in pausa pranzo ad iscrivermi in palestra (eh si….!) , fatto un altro blitz a vedere lavoro dell’imbianchino post ufficio, eccomi arrivare a casa pronta per…bagno rilassante + candele….ops…no, volevo dire, per mettermi grintosa ai fornelli per assolvere al dovere/piacere della sfida!
Apro il frigo : desolazione!!! È vero!! Sabato non ero andata al super !!! e adesso non me la sento di riprendere macchina e affrontare semafori e rotonde per andare al centro commerciale.
I limiti stimolano la creatività: così diceva il mio insegnante di un corso di poesia che avevo frequentato anni fa (si, ho fatto pure questo!!!) quindi forza e coraggio…
Ho per errore guardato le ricette già postate e sono rimasta estasiata dagli abbinamenti, dai colori, dalle foto …per me per questo MT delle polpette sarà una ricetta svuota frigo….vuoto :che è un tutto un programma!!!!

Ingredienti o "La parca dispensa mette a disposizione":

filetto di merluzzo surgelato
gamberetti surgelati
limone (1)
uovo (1)
alloro (3 foglie)
aglio (mezza testa …)
patate (4)
parmigiano
pane grattugiato
sale
pepe
olio extravergine di oliva

n.b.: i numeri non sono le quantità da utilizzare per la ricetta ma sono le quantità effettive presenti nel mio tristerrimo frigorifero!

cuocio al vapore il filetto di merluzzo e i gamberetti con alloro. Nel frattempo, oltre ad accendere il forno a 200°, taglio a dischi le patate e le sbollento in acqua leggermente salata poi le scolo e compongo dei….mini ziggurat (non so perché mi sono venuti in mente gli ziggurat sumeri…qui c’è da capire bene perché….mah?) mettendo un cerchio sopra l’altro tenendoli fermi con uno stuzzicadenti, li cospargo di olio e spolverizzo con parmigiano. Metto in forno.
Prendo il pesce cotto e lo frullo poi lo metto in una terrina con l’uovo, un po’ di parmigiano, sale, aglio , limone grattugiato, pepe e pane grattugiato e formo delle polpette che cuocerò nel forno.
Tempo : circa 20 minuti per gli ziggurat di patate e altrettanti 20 minuti per le polpette.

Quando sforno il tutto mi accorgo della banalità immane delle ricetta e dell’immagine assolutamente poco trendy, glamour e…à la page….
“che tristezza!!! Fa tanto take away…” dico
Arriva Marie Antoinette che mi guarda e mi dice : ma no dai, mamy, non è poi così malaccio…. è un fish and chips ma più…elegante!
Ecco è proprio così….onlyfish&chips!
Prendo coraggio e con il cellulare (l’avevo detto no che ho la macchina fotografica rotta???) scatto due o tre foto : una peggio dell’altra.
Di sicuro sarò subito scartata (giustamente) dalla giuria… ma albano, docet : bocciato subito ma recuperato e non solo , giunto comunque tra i primi tre di sanremo…
Direi che non sarebbe malaccio….
Quando si dice ……ehm….la fortuna !! :-)

e con questa ricetta e una grande faccia di tolla , ma sempre felice di far parte del gruppo, partecipo all' mt di febbraio


giovedì 9 dicembre 2010

ARISTA CON MELE & MIELE



Dovrei dividere il mio blog ….nel senso, ricette di primi, antipasti e soprattutto dolci by me tutto ciò che concerne la carne/pesce : dolcemetà.
Siccome sono, fondamentalmente, una persona onesta ho sempre dichiarato la paternità delle ricette da me postate e , anche in questo caso, io ho fatto solo da aiuto allo chef .
Innanzi tutto io la carne non la so nemmeno comprare, non conosco i pezzi, non so nemmeno come si chiamano e che carne è meglio usare per preparare le varie ricette. La mangio poco e non mi ispira più di tanto. Certo quando assaggio piatti cucinati con amore e professionalità , riesco ad apprezzare gli arrosti, gli stufati, i bolliti…ma , diciamo, non sono la mia passione.
Sbagliando, trovo che cucinare la carne non sia creativo e soprattutto non amo troppo i profumi che sprigionano mentre cuociono. Vuoi mettere quando cuoci una bella torta burrosa??o fai semplicemente sciogliere del cioccolato? Io mi inebrio di questi dolci profumi…
Anyway…parlavamo di carne e del fatto che se di carne si parla e si cucina, ci pensa la dolcemetà.
I problemi non sono pochi quando si decide di cucinare insieme: innanzitutto di natura logistica.
“cuciniamo ma te o da me?”
Io ho una scusa in più che è Marie Antoinette, che, all’uopo, sfodero :
“…però mi spiace lasciare "la bambina" da sola…ma fa niente…”
“ma no…allora stiamo da te, dai…”
mi sento in colpa per usare la petite reine alla quale frega un baffo di essere in (nostra) compagnia e tanto meno mangiare quello che prepariamo ,il tutto abbinato alla fantastica opportunità di stare sola a casa a farsi un bel pacco di fatti suoi!
Quando poi le dico : oggi prepariamo l’arista alle mele e miele!
E lei : “qui???” con sguardo schifato, scocciato,ecc….
Aggiungo subito, “leggermente” infastidita dai suoi modi (trad: incazzata ) : no, non qui!
Così mi libero anch’io della regina paturniosa e “spessa” che, non nascondo, faccio fatica ,a volte, a sopportare… ( firmato: madre degenere)
E lei: ah, ben….. con fare rassicurato( assolutamente incurante di avermi risposto con toni antipatici e prepotenti,)per la conferma che me ne starò fuori dalle…..
Quindi si cambia …location!
La dolcemetà è abituato ai miei cambi di programma , tanto che passo per donna inaffidabile quando invece io mi sento molto “vittima dei casi della vita nonchè delle coincidenze sfortuite”.
Si “ sfortuite” non “fortuite”
Sempre pronta a cambiare rotta quando il vento gira storto (leggi : umori regali non proprio concilianti ) mi preparo a fare la valigia per…cucinare un’arista!
Eh, si perché , tra le mie mille e più manie c’ho quella che devo portarmi dietro le MIE cose e di sicuro preferisco a mille cucinare nella MIA cucina dove trovo tutto quello che cerco, con le MIE pentole, i MIEI ingredienti, ecc, ecc…..
La dolcemetà è un santo ma non lo voglio incensare troppo perché più che di tolleranza il suo atteggiamento accomodante è ricco di …menefreghismo per certe cose, quindi a lui di cucinare qui o là non frega più di tanto , di usare quella o questa pentola pure….quindi, facile per lui dire : a me va sempre tutto bene!!! O no?????? :-)
A me non va sempre tutto bene, anzi se proprio devo dirla tutta, quasi mai! Ho questa parte di me da “zitellainside” che è figlia di una vita vissuta dovendo sempre decidere e fare e disfare da sola, quindi , diciamo, che ho uno scarso senso di…adattabilità e, non ultima, una concezione delle mie idee nonché del mio modo di pensare che rasenta…ehm…la perfezione ?? ;-))))
Io le carote le taglio in un modo lui in un altro : non va bene.
Io uso un tipo di ciotola , lui un piatto …spesso di carta …: orrore
Per non parlare di come è il suo frigo e la sua dispensa…io, nel mio disordine creativo mi trovo, da lui, un po’ meno…;-)
E poi i piatti!!! Io ho mille ciotoline, cocotte, piattini, piatti, e mi piace giocare abbinandoli , da lui non si può : è già buona trovare i piatti piani (sempre meno che quelli fondi…e questo è un mistero!!)
Insomma , lo ammetto, sono difficile ma,credetemi, cerco di trattenermi anche se non sempre ci riesco.
E questa volta sono riuscita a non portarmi nulla, se non il solito libro (oggetto che porto sempre con me in qualsiasi occasione) che con l’arista c’entra assai poco!!!
Riguardo a questo delizioso piatto vi racconto, incominciando con il dire che il profumo che sprigiona mentre cuoce è veramente accattivante…mele, miele, condimenti e profumi si fondono creando un ensamble che incuriosisce.
Ho fotografato l’arista prima della cottura e dopo, in questa pentola vintage che ha il pregio di passare dal fornello al forno senza offendersi e regala un’immagine d’altri tempi che tanto mi piace.




L’ambientazione delle foto che già mi è difficile chez moi qui lo è ancor di più mancando i miei vari orpelli decorativi (tovaglioli, patti, candele,….)ma vogliamo dire che qui c’è l’essenziale? Diciamolo!
Pentola con arrosto e ,come presentazione, il medesimo ma…nel piatto (uno dei pochi piatti lisci scovati….!)
La ricetta è semplicissima ma credete, la resa è da grande chef!

Ingredienti:
arista di maiale (circa 1 kg) già preparata con pancetta
2 mele granny smith
1 cipolla rosa piccola
1 spicchio d’aglio schiacciato
miele d’acacia
rosmarino
salvia
sale&pepe
vino bianco
olio
burro

ho visto che la dolcemetà tagliava la carne in verticale creando fessure nelle quali metteva le fettine di mela (detorsolata e tagliata a rondelle, mantenendo la buccia)
poi metteva nella pentola burro ,olio, il pezzo di carne le cipolle tritate, l’aglio ,quindi rosolava un po’ sul fuoco, sfumava con vino bianco . Toglieva dal fuoco, aggiungeva le restanti rondelle di mele, sparpagliava gli aromi sulla carne, metteva sale e pepe e faceva colare 2 o 3 cucchiaiate abbondanti di biondo miele che cadeva sinuoso avvolgendo la carne, le mele e il condimento conferendo un aspetto dorato al tutto . Coprendo la pentola con un foglio di alluminio metteva il tutto in forno ( a 200°) per circa un’ora e mezza, controllando ogni tanto.
Il profumo dolce delle mele e del miele sprigionava dal forno insieme all’odore piacevole tipico delle carni arrosto che sa di rosmarino e di vino: un connubio dolce salato raffinato e perfetto per la giornata uggiosa , brumosa, grigia e bigia che faceva da sottofondo.
Gusto delizioso, abbinamenti perfetti dosati alla perfezione…mangio però con un leggero senso di colpa (quando mai???) bè, primo per non aver cucinato io ed essermi fatta servire e riverire (non sono abituata) e poi perché un dubbio feroce m’assale: non è che la dolcemetà sia un po’ “vittima” del mio blog??? E su questa considerazione sto già scrivendo una nuova elucubrazione che condividerò con voi al più presto…anche solo per sentirmi rincuorata e tranquillizata dai vosrti commenti! :-)

mercoledì 1 dicembre 2010

ENGLISH RECIPE:THE CHICKEN PIE



Questa è la prima, anzi no la terza ricetta inglese che mi è stata insegnata…
La prima era stata l’apple crumble che mi piace da impazzire… poi l’apple pie e , a seguire, il chicken pie.
L’innamoramento nei confronti della cucina inglese mi era capitato una decina di anni fa, complice una mia conoscente, poi diventata amica, inglese.
Ai tempi abitavo in campagna in un paese vicino alla città, avevo una casetta con giardino, tanto spazio e mi dedicavo ,come hobby, all’acquerello e al punto croce. Mi sentivo molto topina di boscodirovo e sognavo deliziosi cottage in cui mangiare pudding caramellosi e sorseggiare the al caldo mentre fuori infuriava la bufera…bè, ci sta che nel mio scenario ci fosse questa ambientazione molto, come dire?, da “cime tempestose”, perché era inoltre un periodo molto tempestoso della mia vita…ma,vi risparmio i dettagli.
Tra una pennellata e una crocetta, cucinavo con passione , come sempre e questa mia amica era una delle mie fans.
Super sportiva e super impegnata , non aveva poi così tanto tempo ( e voglia) di mettersi ai fornelli e io spesso, con piacere, o la invitavo con la sua family oppure quando preparavo qualcosa di carino ne facevo sempre una porzione per lei.
In occasione di un natale mi regalò ben due abbonamenti a riviste inglesi “country living” e “house beautiful”: bellissime e ricche di consigli per la casa, il giardino nonché con ricette sorprendenti.
(È su queste riviste che ho visto per la prima volta il mitico Kitchen Aid, altro colpo di fulmine…) Dico, "ricette sorprendenti", perché ero convinta che la cucina inglese facesse schifo, o perlomeno era quello che si era soliti pensare. Chissà perché mi immaginavo gusti assurdi con abbinamenti improponibili e il mio stupore fu grande quando incominciai a leggere le ricette di queste riviste e a scoprire la cura e la passione che gli inglesi dedicano alla cucina. Quando poi assaggiai alcuni piatti tipici cucinati dalla sorella di questa mia amica (che fa oltretutto la cuoca e gestisce una società di catering) , che era venuta a trovarla, il mio amore per l’english food fu confermato alla grande.
I mince pies, gli shortbread, gli onion and olive scones, le scotch eggs,il Christmas pudding, il lemon curd, tutti i possibili pie dolci e salati…tutto una delizia ! Quando la mia amica ritornava in Inghilterra ,tornava carica di prodotti che noi non sappiamo nemmeno cosa siano: i jelly…il golden syrup…i barattolini con mille spezie … dei quali venivo piacevolemente omaggiata :-)Insomma mi si era aperto un mondo …sono anni che non frequento più tanto questa amica alla quale voglio bene e che sento comunque spesso. A lei dedico questa ricetta che è diventata un mio classico:

Ingredienti:
per la pasta brisée:
400 gr farina
200 gr burro
100 ml acqua fredda

Per il ripieno:
pollo : a volte prendo al super il pollo arrosto già fatto e uso quello( pulito : spellato e senza ossa) oppure prendo 2 o3 cosce e 1/2 petto e li faccio bolliti.
2 cipolle medie
Alloro
2 carote
Funghi secchi (circa 25 gr)
Panna da cucina
Parmigiano (facoltativo)

Preparare la pasta brisée unendo il burro alla farina fino a formare un composto sbricioloso , aggiungere quindi l’acqua fredda e formare una palla bella liscia che metterete in frigo per mezz’ora.
Mettete a mollo in acqua tiepida i funghi secchi .
Se fate bollire il pollo usate la pentola a pressione che è più veloce: mettete il pollo con le carote ,l’alloro e un pezzo di cipolla steccata con qualche chiodo di garofano. Chiudete e ,dopo il fischio ,calcolate una ventina di minuti. Spegnete il fuoco ma non fate sfiatare la pentola a pressione : lasciate che si sfiati da sola (circa mezz’ora)
Se invece utilizzate il pollo già pronto (o avanzato! Va benissimo, anzi rende il piatto più saporito) lo pulite e lo mettete in una terrina.
Fate cuocere le cipolle con 2 chiodi di garofano, una foglia di alloro . Quando sono cotte e quasi disfate, salate q.b.
Tirate fuori dal frigo la pasta, stendetela e ricoprite una teglia imburrata o rivestita con carta forno(diametro 20 cm) dai bordi alti (almeno 4 dita) e con la pasta rimanente fate un cerchio che servirà come “coperchio” del pie.
Nella terrina dove avete messo il pollo a pezzetti aggiungete : le cipolle, i funghi strizzati, le carote tagliate a pezzetti, la panna, sale e pepe. Io ultimamente ci aggiungo anche del parmigiano grattugiato perché mi piace il sapore che dà al piatto.
Rovesciate il tutto nel pie , livellate e coprite con il disco di pasta preparato. Rivoltate i bordi , praticate un foro al centro (il “camino”) e a piacere decorate con foglie, scritte, di pasta la superficie (io preferisco lasciarlo liscio anche se ne esce un pie troppo “rigoroso” e poco “english”!!)
Spennellate con un uovo sbattuto o con un po’ di latte e infornate a 200° per dieci minuti e poi abbassate a 180° per mezz’ora circa. Controllate che non bruci, se vi sembra che stia prendendo troppo colore, coprite con la stagnola.
Il chicken pie non deve cuocere tantissimo in quanto gli ingredienti sono già cotti…l’importante è che cuocia bene l’involucro, cioè la pasta briseé che deve risultare fragrante pur mantenendo una certa morbidezza (altrimenti vi vedo a tagliare il pie con la…sega elettrica!)
Ai tempi pensavo fosse una ricetta complicata e difficile e invece non lo è ma, soprattutto il suo pregio è che si può tranquillamente prepararlo il giorno prima, anzi è più buono! Quindi può essere la soluzione per una cena o un pranzo, da prepare in anticipo! È sufficiente una rapida scaldata in forno ed è perfetto. Ma non solo, del chicken pie esistono mille versioni che contemplano verdure diverse da quelle che vi ho detto, e se avanzate carne anche che non sia di pollo , il risultato finale è comunque degno di nota. Un piatto molto free e creativo . Diciamo che è una english idea da completare e arricchire con i gusti che più ci piacciono
Giusto per aggiungere una nota light a questo piatto, io di solito lo abbino ad un cremoso contorno di castagne e scalogni ;-)
Eh bè un’altra cosa ho imparato dalla mia amica inglese e dalla cucina della sua terra: burro, zucchero, condimenti, liquori …a iosa…e in effetti, preparare queste ricette è , a volte, peccaminoso per le quantità di grassi utilizzati! Nigella docet! Ma come ci insegna la famosa food writer quando assaggia con voluttà i suoi piatti che fanno terrore al colesterolo, in cucina bisogna lasciarsi andare…a questo proposito vi cito due righe del suo libro “Delizie Divine” (MUST HAVE) in conclusione di una sua ricetta di una torta che persino lei giudica “molto pesante” :-) :
“non sentirti obbligata a usare tutta la glassa: ha un sapore ancora migliore se la gusti ripulendo la ciotola con un dito.”
Fantastica donna inglese!!!

domenica 21 novembre 2010

L' "A(gru)MATO CONIGLIO...

mtconiglio2

mtconiglio

Nel nome di questo piatto ci sta, criptato (si fa per dire) , tutto lo spirito della mia ricetta : nelle parentesi, nelle virgolette, nei doppi sensi Questa volta è stata proprio una sfida alla grande per me. Che ci crediate o no, non avevo mai fatto il coniglio prima d’ora. L’avevo mangiato, di rado, non perché non mi piacesse, ma piuttosto perché mi spiaceva per il coniglio, lo ammetto. Avendo poi trascorsi vegetariani (durati qualche anno) mi è rimasto ancora qualche “senso di colpa” verso alcuni tipi di carne e quella del coniglio è tra queste. Ma la sfida dell’EMMETI è soprattutto una sfida per mettere alla prova noi stessi e quindi ho accettato di fare questo benedetto coniglio proposto da Ginestra, verso il quale ho avuto da subito un rapporto di odio e amore.
Amore per la piccola e tenera bestiola e odio perché non sapevo davvero che parte incominciare!
L’aspetto “sentimentale” l’ho metabolizzato leggendo quello che scriveva il mitico Artusi:
“la domesticità del coniglio rimonta ad un’epoca assai antica, giacchè Confucio, 500 anni avanti l’era cristiana, parla di questi animali, come degni di essere immolati agli dei..”
E se lo dice Confucio….. allora immoliano ‘sto coniglio!
Il coniglio l’ho fatto comprare alla dolcemetà, lui è un carnivoro doc, esperto di tagli, qualità, macellerie. Io non avrei saputo nemmeno che cosa chiedere…
La difficoltà aumentava di giorno in giorno perché vedevo la quantità esponenziale delle ricette inviate e le possibilità che la mia idea venisse sfruttata era sempre di più a rischio.
Idea, si fa per dire perché non sapevo assolutamente che ricetta fare.
Sfoglia di qui, sfoglia di là mi sono fatta ispirare da una rivista alla quale ho rubato qualche ingrediente e alla quale ne ho aggiunti dei miei.
Se non avevo (ho ) capito male le “conditio sine qua non” erano: coniglio (vabbè..) + marinatura + elemento alcoolico.
E qui il caso, o chiamalo se vuoi destino (che fa anche più scena!) è entrato in gioco.
“sai cosa mi è successo? Apro il freezer e mi accorgo che è uscita tutta la mia vodka, devo aver lasciato il tappo semi aperto!!”
Dice la dolcemetà.
Aperta parentesi: il suddetto lascia SEMPRE aperta qualsiasi cosa : che sia l’antina dei mobiletti della cucina, i cassetti, i libri (orrore!!! Aperti con la copertina in alto!!! Così mi si rovinano tutti!!!) finestre…tutto quello che potrebbe essere lasciato “aperto” è matematicamente certo che da lui non verrà quasi mai (mai!!!) chiuso! Psicologicamente c’è da studiare…
Chiusa parentesi
Colgo al volo l’occasione :
“secondo te il coniglio pagna (*) con la vodka?” (*)= sta bene :-)
Il poverino , dopo giorni e giorni in cui gli sottopongo tutti gli abbinamenti che mi vengono in mente per il coniglio, dice un “ma ceeeeerrrrttttoooo” che di sicuro sottintende un “ diciamole di si così la finisce con questo stress di ricetta ”
Quindi tutta entusiasta parto per la preparazione!
Mi sono ripromessa di non guardare le ultime ricette per non vedere il “mio” coniglio cucinato già da qualcun altro , fatto sicuramente meglio e fotografato a regola d’arte.
Quindi eccomi alla prese con questo amato e odiato coniglio che ho abbinato ad una vodka che “passava di lì” per caso, senza avere nemmeno l’idea del gusto non avendola mai bevuta! (che sfigata!!)
Anyway…

Gli ingredienti:

non so quanto di sella di coniglio
vodka
2 arance (succo )
Buccia grattugiata di 1 arancia
1 scalogno medio
Capperi sotto sale
Aceto balsamico
Salvia e rosmarino
Olio
Sale e pepe

La sera prima preparate la marinata con il succo delle 2 arance ,il bicchierino di vodka, salvia e rosmarino, buccia grattugiata di 1 arancia, sale e pepe e il mitico coniglio
Coprite con la pellicola e mettete nel frigo.
Il giorno dopo :
in una padella fate sfrigugliare in un po’ d’olio lo scalogno tagliato fine, e due fogliette di salvia. Poi mettete i pezzi del coniglio scolato dalla marinata (che terrete da parte),aggiungete qualche cappero sotto sale (precedentemente sciacquato e strizzato) e una spruzzatina di aceto balsamico.
Fate rosolare per bene e poi aggiungete ancora un goccio di vodka (giusto per sfumare) e poi la marinata (filtrata) e coprite per circa mezz’ora. Se il tutto si dovesse asciugare troppo aggiungete qualche mestolo di brodo…io , per puro caso, o ancora per destino, avevo proprio fatto il giorno prima il bollito e quindi ce l’avevo, altrimenti , ci avrei messo della semplice acqua…
Aggiustate di sale ed, eventualmente, di pepe.
Servire con il sughetto bello denso e saporito che si è formato e ,a piacere potete mettere striscioline di buccia d’arancia e qualche goccia di riduzione di aceto balsamico per decorare.
Bè, devo dire che il risultato non è proprio male. Il gusto è abbastanza sul dolce ma si sposa benissimo con la tenerissima carne del coniglio . Il sapore dell’arancia la fa da padrone regalando al piatto quel il tocco agrumato necessario e la vodka…bè quella, credo si sia persa per l’aere…sarà forse per quello che una volta pronto il piatto ridevo tutta contenta eccessivamente euforica ??? Una sorta di effetto “erba di grace”… potrebbe essere???’ ;-)))

martedì 2 novembre 2010

DOMENICA? CUCINA LUI...;-)


Domenica . pioggia incessante. Uscire? Nemmeno per idea! La mia pigrizia atavica prende il sopravvento e ho voglia solo di…nulla cosmico! Ma ho voglia anche di cose sfiziosette da mangiare e allora che fare? Allora…oggi cucina lui! Adoro gli uomini che cucinano, lo so , sono banale e per niente originale ma io li adoravo già in tempi non sospetti. Quando non esistevano tutte quelle trasmissioni, quei canale più o meno “privati” che parlano di cucina, di chef carucci e in gamba. Da sempre l’uomo che sta ai fornelli mi cattura , mi prende! Ricordo quando diciottenne avevo un moroso che pasticciava (è proprio il caso di dirlo) in cucina ma io ero ugualmente estasiata. Il suo “piatto” per eccellenza? Ehm…uova strapazzate con pomdoro! Una vera schifezza sia di immagine che di gusto, almeno per me. Ma mi bastava vederlo in cucina che spignattava che ogni cosa facesse mi sembrava un capolavoro! Poi sono diventata una donna più esigente e…ho imparato a cucinare! :-) Quando ho iniziato a frequentare la mia dolce metà , che conoscevo già per altri motivi, non immaginavo assolutamente fosse un cuoco! Di sicuro questa sua dote ha giocato a suo favore e ha confermato che il fascino per l’uomo ai fornelli mi appartiene ancora.
L’uomo che cucina però , a mia esperienza , non è, come dire?, light…anzi!
Io quando uso l’olio sto attenta e cerco di utilizzarne poco , lui ? una cascata fluida, dorata che scorre nella padella! Cipolle? Esagerazione. Aglio? Di più . io adoro la pasta in bianco , lui minimo minimo la cotoletta impanata cotta…nel burro!
Insomma, un intenditore! E come tale il suo pranzo proposto per questa uggiosa domenica è stato:
fegato con le cipolle!
Gusto antico, forte, deciso.
Il fegato mi riporta indietro nel tempo : quando mia mamma mi imponeva di mangiarlo e a me solo a vederlo mi faceva venire da…vomitare! Adesso invece no. Adoro quel gusto dolce , particolare e ancor più buono quando sfriguglia nel burro formando una crosticina che lo rende speciale…
E le cipolle? Solo quelle di tropea! La mia dolce metà è esigente e quindi solo quando trova le cipolle che dice lui le cucina ….in quantità industriale! Ma per fortuna! Cotte svenute al punto giusto , delicate e allo stesso tempo, gustose.

Ingredienti
Fegato di vitello
Cipolle di tropea
Burro
Olio
Sale e pepe
Vino bianco

accompagnamento: purea di patate ;-)




Ha messo in una padella del burro e un goccio d’olio (l’ho detto che gli uomini in cucina non sono per niente light!) . nel frattempo tagliava il fegato a striscioline. Prima di accendere il fuoco aveva già tagliato le cipolle fini fini (senza nemmeno piangere!) e le ha poi messe a cuocere nel burro/olio e dopo averle fatte soffriggere un po’, ha versato un po’ di vino bianco.
Dopo un mini tot ha unito il fegato tagliato e lo ha cotto insieme alle cipolle.
Infine : sale e generosa macinata di pepe.
Un ottimo vino rosso, barbera, stappato nei tempi giusti e gustato mentre il fegato cuoceva, ha completato il tutto.
E io nel mentre cosa facevo???io scrivevo le mie liste, nella mia moleskine con copertina rosa fucsia : liste delle cose da fare, dei piatti da preparare (che mi piacerebbe preparare), dei libri da leggere e da acquistare, e ogni tanto guardavo lo chef all’opera…:-) poi leggevo anche un po’ il mio libro anche se ammetto è un po’ “pesante” e faticosissimo da leggere. No,nessuna trama difficile e complicata solo una storia banale che già dalle prime pagine lasciava intuiva la fine,( che peraltro non ho ancora letto, ma presagisco)…titolo “l’ultimo chef cinese”(copertina bellissima: mi ha fregato!) …anche qui un uomo che cucina, cino/americano o america/cinese…ma di sicuro un signor perfettini assolutamente fuori luogo e fuori epoca. Lui, lo chef cinese, vuole emulare i grandi cuochi della tradizione imperiale e deve preparare un pranzo per una sorta di concorso (l’MT cinese???) che designerà lo chef perfetto. Oltre a questo improbabile cuoco (ovviamente belloccio e affascinante con il suo codino che lo rende interessante…o meglio, che dovrebbe renderlo interessante…) ci sta una giornalista,esperta in food, guarda caso da poco vedova di un uomo che non era quello che credeva. Lei in Cina è anche per lavoro (indovinate??? Si, proprio per intervistare lo chef cinese) .Si instaura un’intesa tra i due tra paesaggi very china e ricette con ingredienti assurdi. Qua e là anche due “zii” del cuoco che appaiono e scompaiono che mi sono immaginata come quei personaggi manga che parlano con lacrime e scarabocchi che appaiono sopra alle loro teste !
Che fatica! Ma arriverò alla fine perché mi spiace abbandonare i libri anche se sono contro ogni tentazione…
I veri cuochi sono altri, non ‘sto cino/americano che quando cucina non trasmette amore, sensualità ma è solo preso da l gusto perfetto di quello che deve cucinare.
No, i veri cuochi sono altri…sono quelli che cucinano con tanto olio e tanto burro,che non hanno paura di mettere tanta cipolla e aglio a non finire, sono quelli che panneggiano e cioccolateggiano i dolci che preparano con pozioni glicemiche straordinarie, sono quelli che mentre cucinano si bevono anche un buon calice di vino che condividono con chi si trova …nei paraggi.
I veri cuochi sono quelli che sanno preparare piatti buoni anche riscaldati perché non è detto che sia sempre possibile assaggiare il piatto appena fatto. Esistono dei tempi per tutto e a volte anche il buon cibo può aspettare per essere gustato più tardi solo con un passata veloce al microonde…o no??? ;-)

giovedì 7 ottobre 2010

SOLO UN SENTORE HIMALAYANO...;-)


Mi capita spesso, troppo spesso, di arrivare a casa dopo una giornata da delirio in ufficio, di avere fame, di avere voglia di mangiare qualcosa di carino, di avere una figlia da sfamare, di avere pochissimo tempo,ecc,ecc….quindi invece che tirare fuori la solita pizza surgelata , mi sono inventata dei piatti che soddisfano il palato, si fanno in pochissimo tempo e ,a volte, fanno pure scena!
Il primo della serie è :
Sentore himalayano su rollata di carne agli spinaci con contorno di primo autunno
(eh???? Non male come titolo !!! )
Prendere uno di quei rotoli di carne già pronto (diciamolo pure : il bonrol ) ,io l’ho trovato farcito di spinaci.
Tagliarlo a fette piuttosto spesse dovrebbero uscirne circa 8. Se non servono tutte (come nel mio caso) le avvolgo una per una in un foglio di carta oleata e poi le metto in un sacchetto che surgelo (per la prossima emergenza!!)
Infarino le mie fette e le faccio rosolare ben bene in una padella con un po’ d’olio.
Quando sfrigugliano per bene (scusate questi termini molto, troppo, tecnici !) bagnare con un po’ di vino bianco o di birra o di brandy o di …niente! Insomma quello che avete a disposizione. Tempo circa : 15 min ma anche meno…
Non aggiungo altro anche perché questi preparati sono già abbastanza saporiti di loro.
Nel frattempo ho tagliato con la mandolina dei funghi champignons e li ho conditi con olio, sale , pepe e un goccio di limone. Ci avrei messo anche del prezzemolo ma Marie Antoinette non lo ama (forse perché teme il famigerato verde tra i denti???orrore puro!!)
Tempo : 10 min. (ma nel frattempo già cuoceva la carne…)
Poi ho fatto cuocere al vapore una verde zucchina che ho condito poi con olio e sale .
Tempo : circa 15 min (ma nel frattempo già cuoceva la carne e già affettavo i funghi)
Nel mio piatto ho decorato e insaporito le zucchine con la inflazionatissima riduzione di aceto balsamico che però a me piace tanto! Devo dire che l’abbinamento con la zucchina semplicemente cotta al vapore non è stato male!(non ho fatto foto perché...mangiavo..ma non è stata una grande perdita!!!)
Tempo di esecuzione del tutto, diciamo mezz’oretta per avere una cena non solo veloce ma anche leggera, oserei dire light!
Impiattamento ;-) : al centro una fetta di bonrol, ops, pardon, di rollata di carne agli spinaci, sulla quale va messo qualche grano di sale rosa himalayano ! (e qui sta la differenza !)
Decorare intorno con gli champignons e le zucchine, creando una sorta di aiuola bicolore…
Bè, vi dirò che non è stato niente male trovarsi davanti un piatto presentato così . L'ho trovata una cosa carina e anche se sembravo un po’ Taz (il diavolo della Tasmania! ) mentre preparavo il tutto, il risultato è stato da sufficienza piena.
Senza aspettarsi sapori sopraffini e ricercati è stato un connubio di tutto rispetto.
Non mi resta che dire…..bon appetit ! ;-)

n.d.r.: Taz : il diavolo della tasmania , quello dei cartoni animati looney tunes, famoso anche per sua incredibile velocità . ;-)

martedì 21 settembre 2010

PRELUDIO D'AUTUNNO



Non so se anche voi avete dei piatti che ripetete legati , chessò, alla stagione, ad un avvenimento, …per me ,è questa ricetta che , da ormai, vent’anni faccio quando vedo l’uva sui banchi del fruttivendolo e quando la temperatura diventa un po’ fresca. Quando inizia l’autunno ma proprio inizio inizio, quando c’è ancora la coda dell’estate ma verso sera il sole si fa fioco e l’aria diventa un po’ umida e fredda…ecco questo è il momento topico per il tacchino con uva e pancetta.
Non ricordo dove avevo visto questa ricetta tanto tempo è trascorso ma so che l’associo ad un momento stagionale che amo. Adoro l’autunno, i suoi colori, l’atmosfera vagamente retrò che assume il paesaggio regalando un nota di leggiadra melanconia.
Ritirarsi nelle proprie case, con luci calde , cucinando qualcosa al forno perché incomincia a far piacere scaldare l’aria della cucina quando si sforna il piatto fumante.
Quindi sabato sera complice una stupenda giornata di pioggia (e non lo dico in senso ironico! Amo anche le giornate brumose di pioggia!) ho fatto il mio “preludio d’autunno”

Ingredienti:

1 fesa di tacchino (oppure petto di pollo intero)
pancetta a fette
uva bianca o rosata
vino bianco
rosmarino-salvia-alloro-scalogno
sale
pepe
olio extravergine di oliva

tagliare la fesa a cubozzi che metterete a marinare per circa un paio d’ore in una ciotola con: vino bianco, rosmarino, salvia, alloro ,scalogno , pepe in grani.
Dopodiché prendete i cubozzi e li rivestite con la pancetta , non è necessario coprirli tutti.
Metteteli in una pirofila ,poi prendete gli acini d’uva che taglierete a metà (quando ho voglia tolgo anche i semini, questa volta, come si vede dalla foto è un’operazione che non ho fatto…) e spargerete sulla carne.
Irorate bene con olio extravergine di oliva, salate e, se vi va, macinate ancora un po’ di pepe.
Infornate a 180° per circa mezz’ora ma anche meno. Quando il tutto avrà preso un bel aspetto rosolato,il piatto è pronto.
Quando lo preparo non lo accompagno con nessun contorno ma dopo offro un bel piatto di formaggi d’autunno (gorgonzola e tome di montagna varie) con marmellatine varie perché secondo me ci sta bene .



Quando maire antoniette ha visto cosa stavo preparando, ha sorriso , dicendo: “è arrivata l’ora?”
L’ho guardata tutta presa dalla preparazione dicendo:
“pensa che mi stavo dimenticando di questo piatto!!!”
lei, con sopracciglio alzato, di sicuro preoccupata se mai si fosse verificata questa mancanza , ha detto “ Comunque è buono !”
COMUNQUE??? Forse voleva far trasparire che questa povera donna (cioè io) si arrovella e si arrabatta a cucinare mille cose di cui qualcuna è COMUNQUE buona e mangiabile ???
No di sicuro , sono io che ho probabilmente la coda di paglia… :-) il suo dire celava un complimento velato che, giustamente, una regina non può esibire !

E’ un piatto che è buono anche il giorno dopo anzi, direi che è meglio perché il condimento viene assorbito ancor più dalla carne che diventa più saporita e più morbida. Una veloce scaldata al microonde et voilà, perfetto….non mi resta che dire:
Bon appetit !!!
(vedo che usa dire così…e vogliamo non essere glam pure noi????)


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