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domenica 24 settembre 2017

NON TUTTE LE ANGEL FOOD CAKE ESCONO ... DALLO STAMPO, PERFETTE ;-)



Ho provato  a fare la Angel food cake , dolce “nuvoloso”, bianco, etereo.
Mi sono impegnata e , sopratutto, ho usato il mi nuovissimo stampo ad hoc ma…il risultato non è stato proprio il top.


C’è da dire che preparare questa torta ha toccato le corde del mio cuore : adoro vedere gli albumi che si trasformano in soffici nuvole e amo setacciare la farina che diventa sempre più polvere impalpabile .
Procedimenti, questi, fondamentali per la preparazione della Angel Food cake. 




Ovviamente prima di preparare questo dolce mi sono documentata , ovviamente ho trovato tante ricette tutte diverse una dall’altra e ovviamente ho messo insieme “pesi&misure” e ho fatto l’elenco degli ingredienti che per me sono stati:

500 gr di albumi
300 gr di zucchero bianco
150 gr di farina 00
1 cucchiaio di zucchero a velo
8 gr di cremor tartaro
1 pizzico di sale 

Riscaldate il forno a 180°.
Sbattere a massima velocità gli albumi con il cremor tartaro, il pizzico di sale e il cucchiaio di zucchero a velo.
Setacciate la farina 3 volte e incorporatela poco alla volta , insieme alo zucchero negli albumi montati con movimenti avvolgenti sino ad avere un composto liscio.
Ho versato questo composto spumosissimo e bianchissimo nello stampo da angel cake senza né imburrarlo né infarinarlo, come da manuale.
Ho cotto la torta per 35 minuti nel forno e dopo una ventina di minuti l’ho coperta con la carta stagnola perché si stava scurendo troppo.

Ho fatto la prova stecchino prima di sfornarla. L’ho fatta raffreddare per tutta la notte, nello stampo capovolto appoggiato sui suoi piedini.

Sono andata a dormire felice grazie alla cake therapy che con me funziona sempre ma ero ancor più felice perché fiduciosa nella perfetta riuscita.
Un pò come quando gioco al super enalotto: sono sempre sicura di vincere e quando questo non accade (che strano!!!) ci rimango malissimo!!!

Alla mattina sono corsa in cucina per vedere se la mia angel food cake fosse perfettamente scivolata dalla pareti dello stampo … ma non è stato così.



Poco male avevo comunque letto che qualora non fosse successo questo “scivolamento” bisognava prendere un coltello e , con grazia, staccare la torta dalle pareti dello stampo.

L’ho fatto ma, evidentemente, con poca grazia tanto che piccole parti della suddetta torta sono rimaste attaccate…

Morale : la mia angel food cake non era molto bella da vedere ma vi assicuro che era buonissima! Una nuvola di dolcezza, una consistenza particolarissima insomma una piacevolissima scoperta ma soprattutto prepararla, montare tutti quegli albumi, setacciare la farina, mescolare tutto con cura …bè, mi aveva  reso felice !

Nel frattempo ho letto altre ricette in merito e ho ricevuto preziosi consigli quindi mi darò un’altra possibilità perché sono buona e perché credo che 

“è meglio essere felici che avere la verità in tasca (cit. “Guida galattica per autostoppisti”)




martedì 21 giugno 2016

LE MIE MADELEINES E QUELLE DI PROUST





Certo che Proust l'aveva proprio indovinata ! Ma anche la Muriel Barbery nel suo stupendo "Estasi culinarie" rende perfettamente tutto il mondo che ci può essere dietro (o dentro...) ad un sapore, ad un profumo di un cibo della nostra memoria.
"Un sapore dimenticato, annidato nel più profondo di me stesso e che,..., si manifesta come l'unica verità che in vita mia sia stata detta "
(cit."Estasi culinarie" Muriel Barbery)



Nel mio caso di ricordi associati al cibo ne ho molti e, dubitavate?, quasi tutti legati a sapori dolci e alla mia nonna : dolci dai nomi "strani" come la "pinza", la "rosgnazza" e poi gli gnocchi con le susine conditi con burro, pane grattato e...zucchero!!!
Poi strudel e "palacinche" ... tradizioni mitteleuropee , triestine, istriane che si mischiavano e formavano il mio palato.
Il mio orizzonte culinario si è ampliato con gli anni con la passione per la cucina che mi aveva catturato a partire dai quindici anni circa. 
Prima ragazzina inappetente e poi curiosa e creativa tra i fornelli,  aiutata soprattutto da  mia nonna e da mia zia.
Mi è capitato anni fa di cimentarmi in un piatto tipico di mia nonna che non mangiavo da anni. Da quando lei non c'è più nessuno cucina piùle sue ricette mentre io ogni tanto ci provo . Non è facile perché lei non ha lasciato tracce scritte e dosi e metodi erano raccontati senza troppa precisone rimanendo un ricordo vago nella mia mente.
Non avevo mai pensato di riportare il tutto su un quaderno perché , per me, mia nonna era immortale e ci sarebbe sempre stata...
Quando avevo assaggiato quello che avevo preparato (erano gli gnocchi con le susine) avevo provato un'emozione immensa! Avevo percepito il sapore che mi ricordavo, che si era fissato nella mia mente e che ritornava , proprio in quel momento, forte e totalizzante .
Un sapore perduto ma subito ritrovato al primo morso : una vera estasi culinaria!

Le madeleines non fanno parte dei miei ricordi legati al cibo, ma mi son sempre piaciute per la loro forma simpatica e il loro morbido sapore.




Complice uno stampo stra bello regalo di una carissima amica, mi è venuta voglia di prepararle .
La ricetta è semplice e con le dosi che ho scritto mi sono venute quasi quaranta madeleines piccine .
Di ricette ce ne sono tante versioni, la mia è un mix di quelle che ho provato ed è diventata la mia ricetta "ufficiale" :-)
Fate fondere il burro  e montate  le uova con lo zucchero . Aggiungete il burro a filo mentre continuate a montare con la frusta (io aiutata dal mio fido KA) . Aggiungete quindi gli altri ingredienti con una spatola e delicatamente rendete il composto omogeneo senza smontarlo.
Imburrate lo stampo e versate l'impasto , aiutandovi con due cucchiai o cucchiaini, senza riempire troppo gli incavi.
Forno 180°-200° (dipende dal forno) per 10 minuti e poi abbassare a 180°-160° per altri 5-10 minuti.
Questo dovrebbe permettere la formazione della tipica "gobbetta" . A me non esce sempre ma il sapore non ne risente!



Ma quanto sono eleganti questi dolcetti? La memoria proustiana mi rimanda non ad assaggi dolci ma a tomi da leggere, non propriamente leggiadri e coinvolgenti... a parte la pagina , famosa, a loro dedicata .
Ve la scrivo così da avere le due versioni di questi dolcetti : la mia pratica e mangereccia e quella di Proust, colta e raffinata entrambe però accomunate da un'eleganza esibita con nonchalance


"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenzanon mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio…."
("Dalla parte di Swann" - Marcel Proust)


domenica 3 gennaio 2016

LES CHOUQUETTES E UNA PICCOLA MANSARDA SUI TETTI...MOLTO, MOLTO FRANCESE ..CA VA SANS DIRE ...


Come primo post dell'anno non potevo non scegliere qualcosa di dolce.
Primo perché di dolci vivrei e poi perché queste couquettes sono semplici e trendy, caratteristiche che me le fanno amore ancora di più vista la mia vita sempre più avara di sano tempo per me e per le cose che amo.

Solo grazie a qualche giorno di vacanza ho ritrovato ritmi e atmosfere che avevo dimenticato e quando mi stavo abituando eccomi ripiombare nella quotidianità che assorbe e un pochino annulla...

vabbè, ma bando alle ciance (come si diceva ai miei tempi, a Paperopoli) veniamo alla ricetta

CHOUQUETTES

Ingredienti:
2 uova
50 gr di burro
75 gr di farina
30 gr granella di zucchero
20 cl di acqua
1 pizzico di sale

Versare il burro e l'acqua in un pentolino e mettere sul fuoco . Quando inizia a bollire togliere dal fornello versare la farina in una sola volta e iniziare a mescolare finché non si forma una palla elastica che si stacca facilmente dalle pareti della pentola. Aggiungere quindi le uova senza smettere di mescolare  ,una per volta: quando l'impasto ne assorbe una , aggiungete l'altra.Unire il sale.
A questo punto prendete una simpatica sac à poche . Se volete potete metterci una bocchetta creativa, altrimenti va benissimo anche semplicemente tagliata (poco) .

Rivestite una teglia con carta forno e, con la sac à poche formate delle piccole palline ,  posizionate , abbastanza distanziate una dall'altra.
Spolverizzare con la granella di zucchero.







Informate a 180° per circa 15 minuti e comunque controllate che gonfino bene e che non colorino troppo.

Le chouquettes hanno davvero una "francesità" inside che le rende molto chic!
Perfette per un tè con le amiche o servite con il caffè per concludere una cena. Anche tra varie prelibatezze per un brunch non sfigurano di certo !
Sono veloci da fare, carine da vedere, buone da mangiare, riescono sempre (credetemi!) e fanno una gran scena!

Ricettina veloce e senza impegno per iniziare il 2016 su questo mio piccolo blog , troppo trascurato, a dire il vero.
Ubi maior...e quindi i miei passaggi da queste parti rischieranno di essere molto, molto sporadici ... 
Per fortuna però  avrò un altro piccolo luogo virtuale in cui poter esprimere le mie passioni :  la cucina, i libri, il design, la moda, le tendenze ...

Ci sarà una mansarda che vi aspetterà ogni mese sulla rivista "Fior fiore in cucina" .
Ci  saranno i miei disegni, i miei dolci, ci sarà anche Eu, il mio gatto egoista ispiratore di questo blog. Si parlerà di design (adoro!!) , di cucina, ovvio, e di tante altre cose...
Un po' qui, un po' sui social e un po' in mansarda potremo continuare a "vederci" e a chiacchierare come "ai tempi".

Vi aspetto.

A presto






sabato 20 giugno 2015

ANCORA UNA TORTA DI MELE...MELOSISSIMA :-)


Ancora una torta di mele.
Mi ritrovo sempre, quasi sempre, a far torte con le mele. Perché? Voglio capire…
Diciamo che per me la torta di mele è la torta per antonomasia , quindi ok. Poi sono per lo più ricette facili e veloci, ok.  Le mele le ho a casa quasi sempre, ok. 

Diciamo che sono già tre buoni motivi aggiungendo che : faccio fatica a trovare spazio per me in cucina e faccio fatica a trovare tempo per fare spese mirate a ricette pensate e studiate.
Inoltre ,per me, la scelta di fare un dolce è spesso dettata da un bisogno impellente di comfort food, una necessità vitale di cose dolci, il bisogno di una caketherapy  immediata, quindi devo preparare una torta “hic et nunc"!

Quale soluzione migliore di una torta di mele? E aggiungiamoci anche queste libro bellissimo , regalo di un’amica specialissima . Libro che sfoglio e risfoglio mille volte perché anche solo a far così sto bene.


Morale: temporale in arrivo. Faccio una torta di mele. Semplice.

Ingredienti:
8 mele
250 gr di zucchero (ma la prossima volta ne metterò molto meno…per il mio gusto ,  150 gr sono sufficienti )
4 uova
Un cucchiaino di estratto di vaniglia
165 gr di farina setacciata
Zucchero a velo per guarnire (facoltativo)

Foderare una tortiera dai bordi alti di 24 cm di diametro. Sbucciare le mele e tagliare a tocchetti: metterli direttamente nella teglia che si riempirà per bene.
In una ciotola mettere le uova con lo zucchero e montare ben bene . Aggiungere l’estratto di  vaniglia e la farina.
Rovesciare questa sorta di pastella densa sulle mele . Picchiare il fondo della tortiera in modo che l’impasto si distribuisca bene.
Forno 180° per un’ora.
Dopo circa 10 minuti  ho coperto la superficie con un foglio di alluminio perché si stava già bruciando : regolatevi con i vostri forni.

Far raffreddare bene prima di sfornare la torta . la mia l’ho capovolta e cosparsa di zucchero a velo.

L’ho mangiata tiepida e mi è piaciuta un sacco.
Come potrete notare non c'è lievito: la torta rimane bella alta solo grazie alle mele.
E’ una torta “melosissima” , morbida e dolcissima: quello che ci vuole se avete bisogno di coccole zuccherose .



La mela ha un sapore confortevole e sicuro, proprio quello di cui ho bisogno ora.

Chiudo gli occhi mentre mi gusto la mia morbida fetta pronta a riconoscere il gusto inconfondibile che però mi sorprende sempre : la mela diventa dolce, asprigna, croccante, farinosa, compatta, aromatica ... in ogni dolce che preparo si trasforma : è sempre lei ma è comunque sempre diversa e buona.

E per finire questa mia "ode alla mela" ecco  un "petit exctrait" di un testo scritto da Karl Legeay per il "Carnet de croqueur de pommes" :

La meilleure amie de l'homme
c'est la pomme
le meilleur ami de l'humanité
c'est le pommier

Traduzione:

La migliore amica dell'uomo
è la mela
il migliore amico dell'umanità
il melo






sabato 25 aprile 2015

UN CLAFOUTIS PERFETTO PER UNA CENA CON LE AMICHE DEL CUORE



Avete  presente quando trovate la ricetta perfetta per un risotto, per una mousse, per un dolce, insomma, per un qualsiasi piatto che avete provato più volte e che vi usciva , si bene , ma mancava qualcosa…?
A volte erano i tempi di cottura a non convincerci, a volte la proporzione degli ingredienti oppure il gusto non proprio come avrebbe dovuto essere…
Ebbene,  io ho finalmente trovato la ricetta perfetta per uno dei dolci che più mi piacciono!
Il clafoutis io lo amo. Da sempre. Mi piace la consistenza, il dolce sapore di crepes ma con “spessore” e soprattutto mi piace perché è abbinato alla frutta , ingrediente che mi fa apprezzare ancor di più tutti i dolci che lo contemplano.
Questo che ho trovato è dosato perfettamente : uova, zucchero, frutta, consistenza, cottura  : tutto come piace a me.
E’ un dolce che sa di primavera e infatti tra i blogs , di questi tempi, se ne trovano parecchi in varie versioni.
Ed è proprio vagando sul web , tra i miei angolini preferiti  che scopro questa ricetta (che vi copioeincollo)

*** * ***

CLAFOUTIS  DI AMARENE E PERE

INGREDIENTI PER 6 PERSONE CIRCA

300 g di pere williams
120 g di amarene sciroppate
160 g di farina 00
200 ml di panna fresca
120 ml di latte
3 uova
150 g di zucchero
qualche goccia di estratto di vaniglia

burro per ungere lo stampo
Accendete il forno a 180°. Tagliate le pere a fettine sottili. Sbattete le uova con lo zucchero, poi aggiungete la farina setacciata mescolando. Unite a filo il latte e la panna, sempre mescolando e aggiungete l’essenza di vaniglia. Ungete una pirofila da forno oppure una padella di ghisa che vada in forno con del burro, disponete le pere sul fondo, poi versate il composto ed infine le amarene. Cuocete per 40 minuti circa, fino a quando vi sembrerà dorata.
*** * ***

Ma non solo! Scopro un blog bellissimo con foto romantiche, dai colori “antichi”, scattate con luci eleganti e inquadrature studiate con finta nochalance,  nelle quali traspare  la professionalità e l’arte dell’autrice : Antonella di Fotogrammi di zucchero.
Antonella è diventata subito  il mio nuovo mito soprattutto perché mi ha fatto questo regalo : il clafoutis perfetto! Un grazie pubblico a lei e al suo blog che vi consiglio di andare a vedere!

Questo clafoutis  però è perfetto due volte perché è stato il dolce per una cena tra amiche , organizzata al volo.
Dobbiamo sempre incastrare mille cose e quindi risulta sempre difficile trovare “la” sera che vada bene a tutte … Magicamente è saltato fuori un mercoledì che ci ha viste libere tutte e quindi, come non approfittare???
Le mie amiche del cuore sono tante e non sempre riusciamo a trovarci proprio tutte . L’invito era solo per due di loro (quelle che riesco a frequentare di più)  e qualcuna di voi le conosce già, ne avevo parlato qui e anche qui. 
Una cena veloce, al limite del “frugale” . Tornata dall’ufficio con la mia super bici (chi mi segue su istagram ,la conosce bene, immortalandola quasi ogni giorno!)mi sono subito messa all’opera. A cucinare? Ma no! A disegnare  i menu!!! ;-)


Ho questa mania fin dai tempi antichi , tanto che riuscivo a disegnarli persino per le grigliate che si organizzavano ai tempi del liceo! Ovviamente allora facevano ridere queste cose  e venivano apprezzate solo da qualche amica. La maggior parte dei foglietti veniva “archiviata” nel sacco dei rifiuti dopo un rapido sguardo (ma forse nemmeno) . Io, che ero un cuor contento  e non mi curavo di tutto questo, imperterrita continuavo i miei … sfoghi creativi.



Gli anni sono passati, non sono più tanto “cuor contento” ma la mania per queste cose mi è rimasta ,tanto che per me è quasi impossibile non preparare un menu, o altre “cose disegnate”, per le cene che organizzo (ricordate le serate croque? qui e qui )
Diciamo quindi che l’impegno più grande è stato fare i disegni ;-)perché la cena era composta da :
asparagi con uova al tegamino (a d o r o )
burrata giusto per rinfrescare (deciso di presentarla dopo che avevo già scritto il menu!!! Disguidi che capitano !)
pane fatto in casa (ma con preparato per pane casereccio del pennymarket! Che comunque mi sento di consigliare!)


e poi il mitico calfoutis , preparato la sera (ehm ,notte) prima e solo spolverato (con grande mio piacere) di zucchero a velo per renderlo più elegante .




Inutile dirvi che ci siamo divertite tanto a parlare di tutto : cose belle , cose meno belle, remeber  e tutta una serie di argomenti , rigorosamente scollegati tra loro ma tra i quali , noi donne, ci  ritroviamo sempre senza perderci. In un susseguirsi di rimandi, collegamenti, affinità, metafore, le nostre parole “saltellavano” allegre tra abiti, profumi, figli, lavoro, mariti, temi sociali (ebbene si), botox (di altre), cellulite (nostra , sic!),vacanze, libri,sogni,...
Un vortice da  cui è bello farsi catturare e trasportare  in ogni dove…

domenica 8 marzo 2015

UN PAN BRIOCHE PERFETTO PER ME : IL PAN BRIOCHE PER TIPI PIGRI ;-)


Che la colazione sia il mio pasto preferito non è certo un segreto e se riesco anche a preparare un dolce da mangiare al mattino appena sveglia, allora è PERFETTA!
Tra le mie mille passioni ci sono i lievitati : pani e dolci.
Purtroppo ho spesso l'inconveniente di non avere il tempo necessario per dedicarmi a queste preparazioni che richiedono attenzione, pazienza e ore (tante) a disposizione.

Ma ogni tanto ce la faccio e, complice un libro che amo, sono riuscita a regalarmi questo favoloso pan brioche che mi renderà il lunedì meno difficile del solito .

Il libro è "Fragole a merenda" , libro che tengo sul comodino perché lo trovo non solo un libro di cucina ricco di ricette una più invitante dell'altra, ma anche un libro da leggere piacevolmente grazie alle sue pagine ricche di aneddoti e storie perfette come lettura serale per assicurarmi sogni sereni!
Il mix di foto bellissime , di ricette e di scrittura scorrevole, lo trovo assolutamente vincente. Posso aprire una pagina a caso e iniziare a leggere simpatici racconti oppure posso trovare  una di quelle immagini in cui perdermi (non dimentichiamo che la maggior parte sono foto di dolci!!!) e pianificare quando e come proverò quei biscotti o quel pane .


Quindi questa mattina dovevo assolutamente preparare la ricetta letta la sera prima che mi aveva colpito dal titolo:
"Pan brioche per tipi pigri". Ma allora è il mio, e la  prova ve la fornisco subito :
ecco qui la pagina con la ricetta e gli ingredienti a riprova che la mia indole "vagamente" pigra mi ha suggerito di fare una foto, piuttosto che trascrivere il tutto! ;-)


Grazie a questa foto ci sono anche i consigli dell'autrice , Sabrine d'Aubergine, particolare assolutamente da non sottovalutare!



Ed eccolo qui il mio impasto non impastato che lievita coperto dalla pellicola e da uno strofinaccio "ad hoc" :-)
Ma mentre preparavo questo pan brioche mi era venuto in mente che non avrei potuto rispettare i tempi di lievitazione in quanto avevamo previsto una piacevole gita al lago con amici con il conseguente aumento di ore a lei dedicati!
Ahi ahi...il mio povero pan brioche era a rischio di "flop" ma, da donna fiduciosa e ottimista (quale, di solito non sono!) ho confidato nell'impasto (quasi) certa di non sbagliarmi!

Appena rientrati  a casa  ho subito controllato la mia ciotola che mi ha regalato comunque un lievitato degno di questo nome! Un po' grumoso ma comunque morbido e facile da impastare e da trasformare in tre palle che ho riposto nello stampo.

Ho spennellato la superficie con latte anziché uova sbattute perché mi ero dimenticata di tenerne da parte un poco di quelle usate e l'ho infornato per i tempi indicati.


Ed ecco il risultato! Direi niente male! Ovviamente l'ho assaggiato e l'ho trovato perfetto.

Domani mattina me ne taglierò una fetta che farcirò con marmellata o con crema di nocciole e me la gusterò con il mio amato tè. 
Di certo domani sarà un lunedì dall'incipit piacevole che mi servirà ad affrontare meglio la giornata e la settimana!

Faccio parte delle persone che soffrono di "sindrome da lunedì": fin dai tempi del liceo, per me, la domenica notte è praticamente insonne al pensiero della settimana che inizia...

Confido in questo pan brioche per rendermi meno "blue" questo lunedì ...
Auguro invece a tutti voi : buona settimana!




lunedì 16 febbraio 2015

TRA IL DIRE E IL FARE CI SON DI MEZZO ...RAVIOLI CON BARBABIETOLE E GORGONZOLA NATURALE!



Mi piace tantissimo fare la pasta in casa però la faccio poco, in realtà.
Certamente non è un’operazione immediata e richiede tempo e spazio ben organizzato, due “piccole” caratteristiche non sempre presenti nella mia vita .
Di solito il momento migliore è il we nel quale infilo mille cose da fare , che mi piacerebbe fare, che voglio assolutamente fare, che devo fare.
Ma come  dice il vecchio adagio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”  e per me è spesso così.
Un po’ perché “mi perdo”. Inizio una cosa ma poi la interrompo per farne un’altra , mi faccio rapire da immagini, suoni, colori, che incontro per strada sia che facciano parte di una copertina di una rivista che sbuca mentre spolvero o che sia un trillo di una qualsiasi “notifica” del cellulare.
La rivista in questione viene prontamente sfogliata e “analizzata” (ma guarda che bella questa cosa qua….uhhhh, non avevo visto questa notizia qui…questa cosa devo proprio segnarmela in agenda…questo pezzo di pagina la devo strappare per mio archivio “scelte editoriali”…ecc…)mentre lo straccio giace sul bracciolo del divano e la lavatrice ha smesso già da un po’ …
Poi , quasi svegliata da un incantesimo, mi ricordo che stavo facendo le pulizie (bleah e stra bleah!) e quindi mi rimetto in carreggiata ma non appena mi dirigo verso la lavatrice (lavanderia in zona cucina) mi viene una voglia di caffè e quindi… condivido quel momento spargendo per l’aere del castello  il richiamo noto : “cafferinoooo????”
Ed ecco che ci si ritrova in due a ciacolare  e il tempo passa…e tra doveri e piaceri la giornata scorre e finisce in un lampo lampante!!!

Segue la mia tipica frustrazione da we , tipica di noi del gruppo “”lacrimadicoccodrillo” condita dai soliti : ma domani mi alzo presto e faccio questo, questo e anche questo “ e altre serie di promesse a me stessa (vane) .

MA questo we non è stato così! Ogni tanto, magicamente, mi sento carica di energia e voglia di fare, programmo e organizzo. Inoltre avevo anche un invito importante e piacevolissimo: veniva a pranzo la mia amica Elly.
E tra il dire e il fare , questa volta, ci sono stati questi ravioli ripieni di barbabietola e gorgonzola naturale (gusto strong ).

Ravioli  assaggiati anni fa in un delizioso ristorante ,ora chiuso (sigh) in zona sopra  lago d’Orta  (dintorni di Ameno), apprezzati tantissimo ma senza aver saputo la ricetta quindi me la sono un po’ inventata.



Quindi niente dosi perfette e dettagliate ma una pseudo ricetta a spanne e ad intuito ma la scrivo con serenità certa delle grandissime  capacità culinarie di chi legge , capacità certamente superiori a quelle della sottoscritta.

Per la pasta fatta in casa ognuno ha la sua ricetta la mia è molto banale ma per me perfetta 

per  ogni  uovo , 1 hg di farina e un  goccio di olio 

Per il ripieno ho semplicemente preso le barbabietole già cotte e una fetta di gorgonzola  naturale.
Li ho frullati insieme aggiustandoli di sale (poco! Perché il sapore del gorgonzola è già
 forte ).

La percentuale esatta dei due ingredienti  diciamo che dipende dai gusti : provate ad assaggiare il composto che , a grandi linee, dovrà avere queste proporzioni : 70% barbabietola e 30% di gorgonzola , variabili a seconda delle vostre preferenze.

Vi consiglio di mettere il ripieno dentro ad un sac à poche : idea comodissima e pratica!




Ho utilizzato uno di quegli stampi da 12 ravioli con incavo abbastanza profondo : quelli per ripieni importanti per intenderci e di formato leggermente più grande dei ravioli normali.

Conditi con burro fuso e salvia sono un piatto dal sapore particolare  e di  carattere . Il mix dolce / piccante non è il solito ma è connotato dal tipico gusto da “blue cheese” abbinato al retrogusto  della barbabietola : assolutamente gourmand!
Il tocco "glam" è solo una pioggia di semi di papavero , che adoro e che "arreda" anche i piatti più basic! ;-) 






giovedì 17 aprile 2014

BUONA PASQUA


Le chat Egoiste si prende una piccola  pausa  in vista delle prossime festività.
In anticipo su tempi gli auguri per non dover sempre fare le solite corse ...
Auguro a voi e alle vostre famiglie Buona Pasqua.
a presto...

mercoledì 5 marzo 2014

LA NY CHEESECAKE...NON PROPRIO UN SUCCESSO...





È la mia prima cheesecake cotta...e la terza  in totale.


La prima era stata quella della mitica nigella che avevo postato qui....la seconda qui

Secondo me la cheesecake è un dolce estivo, fresco, pur ricco dicalorie e non me lo vedo come un dolce da cuocere ma la vera nycheesecake va in forno e quindi in questo mi sono cimentata.

Confesso di aver aperto ben tre libri più ipad pronto a vagare nel webper completare le notizie, gli ingredienti, i tempi e i metodi ...

Risultato? Un po' di confusione ma gestita! Le ricette si somiglianotutte con qualche dettaglio di differenza quindi ho scelto quella dicui mi ispirava di più la foto (ovvio) e ho iniziato...






Premessa : non avevo la teglia diamtreo 20/22 cm come da ricetta ma o più piccola o più grande...ho deciso di usare la più piccola.

Ovviamente la "farcitura" era troppa ma non mi sono fatta problemi...l'ho trasformata in qualcosa che un giorno vi dirò...



Ingredienti:

per una teglia di cm 20-22 cm di diametro

per la crosta
300 gr di biscotti di farina integrale e frumento
sbriciolati finemente
80 gr di burro fuso
3 gr di cannella in polvere
1 cucchiaino di miele d'acacia

per la crema:
400 gr di formaggio fresco sfaldabile tipo robiola
300 gr di ricotta fresca
200 gr di zucchero bianco semolato 
150 ml di panna fresca 
40 gr di yogurt intero naturale
4 uova freschissime
la scorza di un limone grattugiato
 semi di bacello di vaniglia (per me un cucchiaino di estratto)
3 gr di farina bianca setacciata.

per la crosta :
mettere in una ciotola i biscotti sbriciolati, la cannella ,il miele e il burro fuso. lavorare il composto con le mani e distribuite il composto nella teglia imburrata e distribuitelo bene sia sulle pareti che sul fondo (per me un'impresa! non è proprio facile dosarlo al meglio!) mettere in frigo per mezz'ora.

per la crema:
amalgamare con un cucchiaio il formaggio con la ricotta, lo yogurt , lo zucchero,la scorza di limone grattugiata, i baccelli di vaniglia ,un uovo alla volta, la panna e, per ultima, la farina.
Versare la crema nello stampo e cuocere per 55 minuti: gli ultimi 5 minuti tenete il forno leggermente aperto per far uscire il vapore.

Sfornare la cheesecake e lasciatela raffreddare per 3/4 ore prima di riporla in frigorifero per altre 2-3 ore almeno.
toglietela dal frigo almeno 20 minuti prima di servirla.
Potete decorarla con marmellata di frutta o con una ganache al cioccolato.
conservarla in frigorifero e consumarla entro2-3 giorni al massimo


Controllavo la mia torta a vista d'occhio nel mio forno, proprioperché non mi dà mai la certezza di una cottura perfetta, anzi! E' un forno nuovo ma è stato un acquisto completamente sbagliato e adesso pago le conseguenze : ogni volta che cucino qualcosa sto in ansia per la riuscita .


A parte questo vedevo il centro della mia cheesecake sempre molle e per non rischiare di sfornare la torta non cotta ho aumentato i tempi regalandole un colore bello abbronzato, troppo abbronzato tanto che incottura si è crepata la superficie.







Per salvare l'immagine poco simile a quella del libro mi sono letteralmente aggrappata ad una versione di cheesecake della  Donna Hay prevista accompagnata con pere sciroppate al grand marnier: un abbinamento, ammetto, ben riuscito e soprattutto perfetto per coprire un "top" poco elegante...



Ingredienti: 

300 zucchero bianco

375 ml di acqua
125 ml di liquore all'arancia (per me grand marnier)
1 stecca di vaniglia (per me 1 cucchiaino di essenza)
2 stecche di cannella (io non l'ho messa essendoci già nei biscotti) 
la buccia di un'arancia 
2 pere 

mettere 125 ml di acqua e lo zucchero in una pentola  a fuoco basso e cuocere fino a che lo zucchero non sia tutto sciolto. aumentare il fuoco e portare a bollore. cuocere per  8-10 minuti fino a quando non diventa di un bel color caramello. togliere dal fuoco e, facendo attenzione, versare la rimanente acqua e il liquore. rimettere sul fuoco e aggiungere la vaniglia, la cannella, la buccia dell'arancia e le pere spelate e tagliate a fettine. Cuocere per circa 10 minuti, fino a quando le pere non risultino cotte . Togliere le pere e far cuocere ancora fino a che lo sciroppo non sia ridotto della metà (almeno 20 minuti)
Io ho dimezzato gli ingredienti dello sciroppo per due pere perché altrimenti lo sciroppo è davvero tanto (avevo già provato la ricetta della Donna Hay e avevo avanzato un sacco di sciroppo)


La torta è comunque piaciuta io l'ho trovata davvero molto ricca e sostanziosa perfetta per un pranzo come piace a me : amo farlo con cappuccio e brioche (non inorridite!!!)









come vedete da questa ultima foto , la consistenza della crema cotta non era affatto male . Solo la superficie non risultava bella pallida come avrebbe dovuto essere...che sia stato il forno, i (miei) tempi sbagliati, non so...tutto può essere...

si vede anche la "crosta" di biscotti non distribuita in modo uniforme ...

Insomma non è stato proprio un successo ma , come sempre succede dalle mie parti, la torta è stata decorosamente spazzata ... davanti a d un dolce , sappiate, che io non mi formalizzo .Mai! ;-)

giovedì 21 novembre 2013

FRITTATA CHE SI CREDE UNA TORTA E...VOGLIO QUELLA BORSA!!!


È da tempo che non riesco a dedicarmi ai fornelli come vorrei…e quindi spesso cucino velocemente senza potermi permettere ricette blasonate da copiare a parte il discorso Starbooks (grazie di esistere) che mi regala momenti di immensa felicità nei quali posso ritornare la donna in cucina che ero…
Anyway…
Le rare volte che ho la cucina libera è difficile io abbia il tempo per “sfogarmi” e quindi mi ritrovo ad inventare piatti veloci e “parodiani” J…(n.d.r. : da Parodi) 
Come è stato per questa frittata che si crede una torta! Quandol’ho sfornata ho pensato ad un dolce mentre invece… 
Premetto che non sono una donna da ”secondi”. Amo fare tutti i tipi di dolci , poi arrivano i primi piatti e gli antipasti/assaggini/mise en bouche .
Ma i secondi proprio faccio fatica anche a pensarli. Unica eccezione :le verdure .
Apro il frigo sconosciuto, cerco di capire cosa c’è…pochi gli ingredienti famigliari ma controllando meglio ne trovo qualcuno  che chiede di essere utilizzato J ….
Ed ecco quindi che mi trasformo in una parodi per di più svuotafrigo (attività, quest’ultima, che amo tantissimo e mi dà una soddisfazione indicibile)
Un po’ mi vergogno a postare una ricetta così con tutto quello che si vede ultimamente sul web, ma ho sempre detto (e lo ribadisco) che questo mio blog è umile e senza pretese …si parla di cucina ma soprattutto con il cuore e senza sedersi su nessuna cattedra…J anzi!
Prendo 6 uova , un avanzo di gorgonzola , un avanzo di parmigiano.
Mi trasferisco nel reparto freezer e prendo (ebbene si, inorridite pure ) un sacchetto di cuori di carciofi surgelati che per preparazioni come queste son perfetti.
ed ecco le dosi per questa ricetta  molto creativa :
 
Ingredienti:
 
6 uova
 
Un pezzo di gorgonzola (sarà stato un etto) o usate qualsiasi formaggio vi piaccia nella dose che più vi ispira (trattasi di ricetta creativa …vi avevo avvisato) però deve avere carattere per contrastare il “dolce” dei carciofi
 
2 cucchiai di pane grattugiato
2 cucchiai di latte
2 cucchiai di farina autolievitante
(n.d.r. : i 2 cucchiai non sono studiati, né fanno parte di proporzioni doverose, come dicevo è una ricetta creativa e quando preparavo questa frittata mi sembrava che i 2 cucchiai fossero la dose giusta )
una confezione di cuori di carciofo surgelata (circa 300 gr)
 
aglio
 
olio extravergine di oliva
 
sale
 
mandorle
 
per prima cosa dovete far stufare i carciofi: olio + aglio in una padella . aggiungere i carciofi. Far cuocere per 5 minuti a fuoco vivo e poi coprire abbassando il fuoco.Salare alla fine . Non dovrebbero attaccarsi perché, essendo surgelati, rilasceranno poco per volta l’acqua  “inside”.
Dopo circa 20 minuti dovrebbero essere cotti (verificate! Non c’è niente di peggio di un surgelato cotto poco!!!) e fate raffreddare
Nel frattempo sbattete le 6 uova in una terrina e aggiungete : il formaggio a pezzi grossolani, il latte, il pane grattugiato, la farina, un pizzico di sale.
Trasferite questa "pastella" in una teglia (io pirofila , diametro 24 cm) rivestita di carta forno.
Quindi mettete gli spicchi di carciofo  a raggiera o come preferite.
Una spolverata di parmigiano e una ,abbondante, di mandorle tritate grossolanamente.
Forno a 180° per mezz’ora (controllate. Ogni forno ha i suoi tempi…)




 
 
La frittata , credendosi una torta, lieviterà anche un pochino aiutata dalla farina autolievitante e diventerà più “densa” inventandosi una consistenza simile ad un cake salato ma molto, molto più morbido…
Le mandorle ci faranno credere di decorare una torta  che sa di autunno e quando la sforneremo,  anche il colore, caldo, abbrustolito,  ci rimanderà a ricordi dolci … 
 
Tempi di realizzazione : al max un’oretta tra tutto. Quindi direi ottima per le serate in cui, post lavoro, si arriva trafelate e magari, con poca voglia di cucinare.
 
Se proprio non abbiamo gli ingredienti , una scappata al super vicino casa riusciamo sempre a farla  …come riusciamo, “per esempio”,  a far stare la corsa nel negozio del centro in cui abbiamo visto una borsa che dobbiamo assolutamente comprare anche a costo di presentarci un minuto prima della chiusura …per sentirci dire che proprio oggi ...l’abbiamo venduta signora!
 

Ma come???? Ma forse la riassortiremo però son borse particolari…non sappiamo..
e uscendo quasi con la morte nel cuore per non avere la borsa tra le mani , ci avviamo verso casa dove troveremo la realizzazione solo cucinando in tempi brevi questa frittata che si crede una torta con in mente la borsa che, mannaggia, non è nostra….ma domani sera post ufficio ripasseremo, vuoi mai che l’abbiano riassortita???



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