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sabato 14 marzo 2015

LA TORTA DEL BABBO...ANCHE SE PER ME E' DA SEMPRE LA TORTA DI PERE DELLA ZIA LERU


Ci sono dolci che non sono semplicemente "dolci". Non solo mero risultato di alchimie di ingredienti noti: burro, farina, zucchero uova e...pere.
No, questa torta è molto ma molto di più. Per me.
Devo ritornare indietro nel tempo e nemmeno di poco.
Ero una bambina di circa cinque o sei anni e come sempre trascorrevo qualche giorno al "mio" lago: il lago di Como (ramo di Lecco) in una delle case che ho amato e amo di più.

Ero insieme ai miei adorati zii e sapevo che mi sarei divertita  un sacco con mio zio, "bambino" inside, e avrei mangiato cose prelibate cucinate dalla mia zia Leru, cuoca eccellente e  mia zia preferita!

E proprio tra i mille manicaretti avevo assaggiato per la prima volta questa torta buonissima che da allora si è impressa nella mia mente e sarebbe diventata, per me,  la torta per eccellenza , una delle mie tante  madeleines di proustiana memoria.




Questa torta, in realtà, non è farina (giusto per rimanere in tema) del sacco della zia Leru ma è una ricetta di sua suocera (tipa "peperina" ma che era un'ottima cuoca) toscanaccia come suo marito e , ovviamente mio zio , il loro figliolo .
Il nome "ufficiale" di questo dolce è : "la torta del babbo", perché era la torta preferita del papà di mio zio (n.d.r.:cosa che ho scoperto pochi giorni fa!)

Ai tempi, nella casa al lago ci si ritrovava tutti, suoceri di mia zia compresi e quindi era d'obbligo preparare questa pseudo crostata visto che "il babbo" voleva solo questa!
E io ero ben felice di gustarne fette generose che sapevano di pere e di crema ma anche di giornate a scorrazzare tra i prati, di passeggiate tra gli ulivi con viste del lago mozzafiato, di partite a carte (si giocava a "famiglia" con carte che avevano come illustrazioni le farfalle...carte che sono ancora nei cassetti del mobile in cucina ), di serate piene di lucciole e di grilli canterini, di libertà di giocare , andare e venire in questo paesino senza auto e senza pericoli...

Per tanti anni l'avevo gustata con immenso piacere  ma era da tanto , troppo tempo che non la mangiavo e, pensandoci bene,  non avevo mai avuto la ricetta!

Una telefonata alla mia zia Leru ed ecco qui gli ingredienti ed esecuzione :

- Ciao zia come va? volevo chiederti la ricetta di quella buonissima crostata con le pere che facevi al lago ai tempi, ti ricordi?
- Robertina!!! (ehm, si mia zia mi chiama così...) Ti stavo pensando! Ma certo che mi ricordo della torta, l'ho fatto proprio qualche giorno fa...non è una crostata però...
- si vabbè...
- è la torta del babbo..
- del babbo?Ma dai? Per me è da sempre la tua torta di pere!!!
- eh no, è la sua !  la si faceva perché piaceva a lui. Era d'obbligo farla altrimenti lui se la prendeva! diceva : Io voglio la mi torta! e allora si doveva prepararla...
- la vorrei fare , mi dici gli ingredienti?
- Aspetta che vado a prendere il mio quaderno, che la mia memoria a volte va e viene, lì invece c'è scritto tutto!
allora prendi:

per la pasta :
100 gr di burro
200 gr di farina
1 tuorlo
100 ml d'acqua
un pluc di sale (n.d.r.: pluc: unità di misura usata dalla mia nonna e poi da tutte noi della famiglia che indica un "pizzico)

Lo sai no? Prima mescoli burro, sale e farina con le mani e riduci in briciole, poi metti il tuorlo e aggiungi l'acqua al bisogno. La pasta dovrà essere molto morbida.
Ungi una teglia e stendi con le mani la pasta. Deve essere più sottile possibile, mi raccomando!
Il babbo criticava sempre se la si faceva troppo alta!

poi tagli le pere a fettine sottili sottili e le sistemi bene ... poi tu sei un'artista e lo sai fare bene!!
-ma va, che artista !!!
- si, si tu sei un'artista, lo so...so tante cose io...
- che pere zia? qualsiasi?
- sarebbero perfette le williams o le abate ...ma van bene tutte, non facciamo i difficili!

Poi devi preparare la crema :
30 gr di burro
100 gr di zucchero
1 uovo

sta a sentire bene come devi farla : metti il burro in un pentolino e fai sciogliere bene e lo fai rosolare per bene .
- come rosolare?
- quasi come fare il burro fuso...ma non troppo eh! A questo punto ci versi lo zucchero e , sempre sul fuoco, mescoli bene. Quando è tutto mescolato togli dal fuoco e metti l'uovo intero e mescoli ben bene. Versi questa crema sulla torta sopra alle pere. Forno medio...
- medio quanto?
- medio...diciamo 170-180 gradi, per circa 45 minuti. Dovrà avere un aspetto dorato, ben cotta!
- dai ci provo, poi ti faccio sapere
- ti verrà buonissima...e poi è facilissima
- si, per te tutto è facile...
- quello che ci piace è sempre facile!
...




E così ho fatto. Ho seguito tutto alla lettera. Ho usato una teglia di 24 cm di diametro . La pasta è venuta sottile (non sottilissima come diceva mia zia Leru ma perfetta ugualmente)
La base assomiglia molto ad una sfoglia ma più "corposa" : fantastica.
La "crema" descritta non è una vera e propria crema : l'aspetto è quello dell'uovo sbattuto con lo zucchero. A cucchiaiate  si versa sopra alle pere fino ad esaurimento.

Il sapore di questa torta mi ha portata lontano. La dolcezza dell'insieme della pasta con  le pere e la crema è unica!Non c'è che dire, "il babbo" la sapeva lunga e mia zia è davvero la memoria storica delle ricette di tutta la mia famiglia. 

In questa torta ci metto tanti miei amori: in primis, la zia Leru, poi la casa del lago, i bei ricordi, il preparare dolci...
e vi regalo questa ricetta che vi consiglio di provare : poi mi direte!!!





lunedì 1 settembre 2014

BUONA SETTIMANA E DUE PAROLE A PROPOSITO DI UN LAGO CHE AMO...


Il lunedì è un giorno che proprio non mi piace ...
La domenica sera sono tristissima e , fin dai tempi del liceo, mi aspetta una notte insonne ,impegnata a struggermi per il lunedì che inesorabile sta arrivando.

Lo so , non son normale, ma oramai mi sono abituata a tutto ciò e cerco, nel limite del possibile, di crearmi dei "pensieri felici" o "attività ricreative" gratificanti per trascorrere questo tempo di attesa...
Quindi eccomi qui nel mio adorato blogghino a perdermi tra cose che amo.

Una breve , brevissima vacanza lacustre che anelavo da tempo.
Agosto, quando ero bambina/ragazza,  era il mese del lago e ci si  rintanava per sfuggire al caldo soffocante e alle città vuote nella casa di vacanza dei miei zii.



Il panorama  "dalla chiesa" è sempre lo stesso ma quando son lì è sempre uno stupore nuovo per questa vista magica!

Il lago è il lago di Como, ramo di Lecco e la casa si trova in zona Varenna.
E' una casa antica, in un antico piccolo paese, in cui le macchine non possono entrare  e  le "strade" sono scale di sassi e  diventano ruscelli quando piove!


L'arredamento è sempre lo stesso, i miei zii non sentono l'esigenza di rifare il look mentre io ogni volta  e vado, studio nuovi progetti d'arredo.

Il camino troneggia nella sala da pranzo , angolo di "immagine" in quanto non lo si usa.


Qui invece una mini collezione di macina caffè , bilance e ferri da stiro e un cesto gigante pieno di pigne raccolte nei boschi.


Anche il lampadario è d'epoca : in ferro dipinto di bianco , con una lampadina in bella vista che accende le cene , con la finestra aperta e l'aria fresca che entra e obbliga a metter  il golfino (che bello!!!)
E nel cucinino ,appesi al muro irregolare , e per questo più bello, coperchi e colino : così son più comodi !


Quest'anno i biscotti li abbiamo presi al "Varenna Caffè", il bellissimo bar della mia amica del quale ho più volte parlato .
Messi in un piattino, rigorosamente sbeccato, diventano protagonisti di questa foto insieme al tavolo vissuto e al pavimento di pietra dipinto di rosso scuro (stupendo!)



Una ripida scala porta al piano superiore dove ci sono le camere con le finestre con le tende di pizzo da cui traspare un pallido sole che rendo tutto moltoromantico.





E questa è Varenna vista dall'alto mentre si  passeggia tra ulivi e viottoli tra i boschi.
Si cammina tra castagni secolari , fitti ed altissimi e poi, all'improvviso, uno squarcio di panorama di questo genere : e a me si apre il cuore!




Piccoli e semplici fiori di campagna e da sfondo il panorama che amo 


Per i momenti "mondani", non resta che fare due passi in riva al lago dove un motoscafo vintage-chic, sembra far parte di una cartolina nella quale ci sei anche tu...
Bè solo a guardare e commentare queste foto mi sento già meglio...pronta ad affrontare il lunedì...
Buona settimana a voi.

venerdì 4 aprile 2014

MI PIACE ...


Mi piace andare in bicicletta quando posso. Adoro la mia bici! E' vecchiotta ma se la cava ancora bene! Anche il cestino è "storico" ! L'avevo acquistato decenni fa in un deliziosa "cesteria" che c'era nella mia città. Era di una coppia attempatella e alternativa , vagamente hippy! Trovavo un sacco di cose carine nel loro negozio! Anche se questo cesto non era nato per biciclette , con un accorgimento lo avevo adattato e svolge perfettamente  da anni la sua funzione. Ci metto il sacchetto della spesa, la mia borsa o le mie riviste preferite appena comprate in edicola. Come questo Marie Claire Maison , dalla rosea copertina che sa  di primavera!



 Tra le cose che mi piacciono c'è il pane : farlo e mangiarlo! Da quando ho scoperto la magia di prepararlo in casa,  è diventata una rilassante e appagante abitudine. Ne ho sfornati chili e chili...e non mi stancherò mai di prepararlo e di mangiarlo soprattutto quando esce ancora caldo dal forno !
Il primo pezzo croccante  e fumante, staccato con le dita scottandosi un poco,  è un piacere che mi godo ogni volta...socchiudo sempre  gli occhi per assaporare meglio questo momento !


Un altro piacere gioioso è usare lo spargizucchero! E' un gioco che mi fa ritornar bambina . E quando ho in mano questo favoloso oggetto spargerei di zucchero ogni cosa...come ho più volte detto, mi fa sentire molto Trilly di Peter Pan con la sua polvere di fata...



I muscari sono tra i miei bulbi preferiti. Li avevo scoperti anni fa, grazie ad un'illustratrice che amo : Marjiolein Bastin. I suoi acquerelli naturalistici mi affascinano e mi incantano: sto ore a sfogliare i suoi libri, le sue illustrazioni. Spesso dipinge i muscari, fiori minuti dai piccoli calici azzurro pervinca. Sono la primavera , il primo tiepido sole, i prati in fiore , la voglia di prendere in mano il pennello e dipingere...



Mi piace dormire nella quiete della casa al lago...in quel letto antico, alto , con il copriletto di pizzo antico. Ritorno bambina quando mia zia Leru mi raccontava che quello era il letto della principessa sul pisello (e io ci credevo) e sognavo favole. Ora invece mi godo il silenzio assoluto della notte, nell'antico paesino, rotto ogni tanto dall'abbaiare di un cane in lontananza , dai grilli (in estate) e sogno sempre favole ...


Mi piace disegnare e mi piace disegnare di cibo, di cucina, di ricette...mi piace pensare che le ricette che appunto sotto forma di disegno riuscirò prima o poi a farle...Non sempre è così.
Ma sto bene ugualmente a vederle sul foglio, con i colori, con le parole di quello che forse ,un giorno, sarà...


Mi piace leggere, mi piace condividere le mie letture e scambiare idee. Ogni libro che leggo mi arricchisce (anche quelli che non mi piacciono) e mi fa crescere.

Mi piace chiacchierare con le amiche, stare con la mia bambina , stringere la mano di mio papà , guardare negli occhi mia mamma, scrivere a mia sorella...mi piace appuntarmi questi  "mi piace" perché son cose belle e se le leggo tutte insieme mi sento meglio!

credits - photo : my cell - my design - my tumblr 

lunedì 29 aprile 2013

UN SANO PIATTO DI PIZZOCCHERI E...REMEMBER LACUSTRE




Piatti primaverili??? Ma stiamo scherzando???
Non riesco nemmeno a pensare di fare un’insalata ! quindi sapete cosa ho preparato ieri? Un sano piatto di pizzoccheri!
Mi fanno impazzire! La pasta di farina di grano saraceno ha un gusto originale che ben si sposa con la verza (e le erbette :io uso queste) e il formaggio  “casera” o “bitto” , il tutto ben condito da burro fuso con uno spicchio d’aglio , abbondante pepe e ci metto anche due o tre foglie di salvia.

Vi riporto la ricetta “ufficiale” dell’Accademia del pizzocchero di Teglio :

Ingredienti (dosi per 4 persone)

400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina bianca
200 g di burro
250 g di formaggio Valtellina Casera dop
(den.ne di origine protetta)

150 g di formaggio in grana da grattugia
200 g di verze
250 g di patate
uno spicchio di aglio, pepe

Preparazione:

Mescolare le due farine, impastarle con acqua e lavorare per circa 5 minuti.
Con il mattarello tirare la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 millimetri dalla quale si ricavano delle fasce di 7-8 centimetri. Sovrapporre le fasce e tagliarle nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa 5 millimetri.

Cuocere le verdure in acqua salata, le verze a piccoli pezzi e le patate a tocchetti, unire i pizzoccheri dopo 5 minuti (le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite, a secondo delle stagioni, con coste o fagiolini).

Dopo una decina di minuti raccogliere i pizzocheri con la schiumarola e versarne una parte in una teglia ben calda, cospargere con formaggio di grana grattugiato e Valtellina Casera dop a scaglie, proseguire alternando pizzoccheri e formaggio.
Friggere il burro con l'aglio lasciandolo colorire per bene, prima di versarlo sui pizzoccheri.
Senza mescolare servire i pizzoccheri bollenti con una spruzzata di pepe.


Specialità, in effetti,  più montana ,  i pizzoccheri mi sanno però ugualmente  di giornata lacustre grigia e bigia, di quelle belle umide in cui ti prende  la voglia di scaldarti con un piatto calorico annaffiato da un generoso bicchiere di Inferno : un rosso vino pieno di carattere , che nasce nelle viti della zona di Sondrio.

Confesso di non aver preparato con le mie mani i pizzoccheri ma li ho acquistati al super J e inoltre non ho usato le verze ma delicate erbette e qualche foglia di spinacio.
Il risultato finale però è stato ugualmente soddisfacente.


Inutile dire che i pizzoccheri valtellinesi fanno parte del mondo lacustre che amo: quello del lago di Como. 




Lago che frequento fin da bambina grazie all’ospitalità dei miei zii che hanno una splendida casa a Gittana , tra Varenna e Bellano.


  

Per completare il mio remeber dedicato al lago di Como ho scritto una mail alla cara amica Elena del Varenna cafè , (delizioso bar in Varenna che vi consiglio di cuore ) per un saluto


e una lettura rilassante di uno dei libri di Andrea Vitali, storico medico condotto di Bellano convertitosi alla scrittura e al successo letterario, come ,per esempio,  “Galeotto fu il collier”



Basta in fondo poco per ricreare un’atmosfera rilassata che ci fa stare bene in compagnia di ricordi a noi cari :  affetti del cuore che non ci lasceranno mai.








domenica 6 febbraio 2011

ODE ALLE CROSTATE


Le crostate sono , per me, le torte per eccellenza.
“che torta faccio” chiedo
“mah… fai una crostata…!!!”risponde marie antoinette
Piace sempre. È un dolce collaudato, che dà sicurezza, che non mette ansia. Riesce sempre e può essere utilizzata anche come svuotafrigo: marmellate a metà, frutta da far fuori…
regala sempre un sapore confortante , si sposa bene con un te ma è l’ideale anche per una ricca colazione mattutina. se devi portare un dolce la crostata è perfetta: difficilmente non piace.
è bella da vedere sia che la si faccia tonda, rettangolare sia che la si decori con striscioline o la si lasci … nature!
Insomma questa ode alla crostata ci sta.
Il primo ricordo che ho della crostata mi riporta a Gittana, la casa dei miei zii al lago e a mia zia Leru che la prepara. Ai tempi, facevo le elementari, la faceva sempre con le pere, quindi per me la crostata di pere mi fa tanto “vintage”!!!
Usava una quantità minima di farina : poca pochissima e la aggiungeva mano a mano e poi incorporava il burro, che mi ricordo tantissimo…poi l’uovo ,lo zucchero , scorza di limone grattugiato , una bustina di vanillina e una punta di bicarbonato.
Poi prendeva una teglia bassa , di quella per le pizze, e piano piano la stendeva subito.
Ne teneva da parte una palla con la quale faceva fare anche a me le striscioline da mettere sopra .
Già lì davo segni di interesse per la cucina, mi piaceva allora guardare più che fare. Mi piaceva guardare mia nonna che faceva gli gnocchi e torte di ogni tipo, mi piaceva guardare mia zia che armeggiava tra i fornelli perché mentre cucinava me la contava anche un po’ su.
Mi raccontava chi le aveva insegnato a cucinare quel piatto lì e il perché e il per come…poi ci agganciava una serie di aneddoti,di storie vere (forse o forse no…) e io mi perdevo nei suoi racconti.
Mi raccontava della sua vicina di casa di Milano che le aveva insegnato a fare la crostata perfetta perché era stata edotta dalla sua “simpatica” e “gentile” e “buonissima” suocera. Le virgolette stanno ad indicare che la tipa era tutto fuorché gli aggettivi indicati…ma era un’indubbia cuoca, allieva dell’Artusi (nel senso che il suo libro era la sua bibbia) del quale conosceva quasi tutte le ricette oltre ad essere onnisciente su qualsiasi ricetta piemontese (era di Torino)
Ai tempi , quando la vicina di mia zia invitava i suoi suoceri con parenti vari, usavano dare i voti ai piatti. Usanza poco elegante e scatenante spesso delle vere e proprie diatribe tra i commensali…il piacere di gustare piatti comunque prelibati finiva in secondo piano e spesso si concludeva “l’incontro” con una vera e propria sfida al grido:
“la prossima domenica venite a pranzo da me “ detto, o quasi gridato, di solito, da chi aveva criticato (indovinate chi??’) per far capire al mondo quanto era in effetti più brava lei e quanto avesse dato il voto (pessimo!) con cognizione di causa .
La vicina di mia zia , donna dolce e mite, dava voti sempre altissimi e se veniva stroncata (come spesso accadeva) incassava con eleganza e dignità. Superiore a tutto e tutti , ovviamente, scatenava gelosie e invidie delle quali, ingenua, non si accorgeva nemmeno!
Ma con gli anni riuscì a superare il maestro (la suoceraccia!) ma nessuno ebbe mai il coraggio di darle dieci e lode negli odiosi pranzi famigliari, ma pare che in segreto, tutti si complimentassero con lei per zittirsi subito al sopraggiungere della “amabile” suocera…Era il candore in persona, anche adesso nonostante gli anni e un po’ di sana dura esperienza di vita, pare le sia rimasta quest’aura da “fuori dal mondo”. Gli anni le hanno portato però anche la consapevolezza (meglio tardi che mai…) che non era stata proprio ben accetta nella famiglia ricca e borghese del marito tanto che …bè…la pianto qui perché davvero ci sarebbe da scrivere un libro su questa signora ma di quelli che “Jane Eyre” ci fa un baffo…..
Tornando alla nostra crostata , questa dolce vicina aveva riversato ogni suo sapere relativo a questo dolce a mia zia che ne ha fatte così tante ma così tante e soprattutto, sempre più buone (un grazie anche alla povera sua vicina vessata e vittima) , che un giorno , l’abbiamo incoronata regina delle crostate!
Niente onori però per la mia nobile (d’animo) zia ma solo l’onere di preparare sempre e solo lei la crostata per il parentado, giudice insindacabile che la portò sugli allori….ehm….per loro puro tornaconto . Leggi : crostata sicura , sempre e soprattutto ottima) !!!
Però noi dieci e lode glielo abbiamo sempre dato all’unanimità !!! :-)))))

lunedì 6 settembre 2010

VERDURE "BAROCCHE"





Mi ricordano quei dipinti del 600 barocco queste verdure, alla Caravaggio…mi piacerebbe dire che ho studiato luce ed angolazione per rendere bene questo messaggio artistico che le verdure emanavano ma, ahimè, non è così! Sempre e solo grazie al mio magico telefonino ( bellissimo per carità!) ho scattato queste foto.
Trasmettono quest’aura di antico anche perché la location era la cucina di Gittana, luogo che amo, dove i miei zii hanno una casa. La cucina ,o meglio, uno scorcio della cucina/sala da pranzo, che ho fotografato (sempre con cellulare) è questa :



Quindi trovo che i colori rispecchino perfettamente il tocco ancient del luogo.
I fiori di zucca sono stati elevati con una pastella soffice , dorata e croccante…
Le melanzane, i peperoni verdi e le zucchine hanno fatto parte di una ratatouille fresca e intensa
I fagiolini sono finiti in un minestrone che ci ha scaldato nelle fredde sere piovose d’agosto
(minestrone doveroso pare. Mia zia Leru mi aveva detto che i fagiolini neri, molto belli da vedere, sono assai duri da cuocere e quindi pare non siano il massimo da mangiare , per esempio, in una fresca insalata estiva)
Il tutto senza foto…:-( bisogna credere sulla parola (scritta! Che vale di più!!!)

In questo borgo sembra che il tempo si sia fermato . Il panorama è il lago di Como che rimane lontano e serve solo come sfondo piacevole alla tranquillità e al silenzio di questo luogo.
Se si ha voglia di “movida” lacustre in un quarto d’ora si raggiunge il lungolago foriero di iniziative per tutti i gusti : dal ristorante caratteristico, ai fuochi d’artificio , ai mega bar…
Io (ehm, anche FORSE per l’età!!) preferisco la quiete di Gittana, le passeggiate dopo cena alla chiesa dove ,rimirando il lago “by night”, si rischia di vedere stelle cadenti anche in tempi non sospetti grazie al quasi buio :le poche luci del paese sono discrete !
Quest’anno poi in questo remoto angolo del mondo ho anche incontrato una “amica di web” , Alessandra che ha un delizioso sito ed ha a cuore questo piccolo borgo , e quindi anche lontano dalla vita frenetica e telematica ho avuto la mia occasione mondana con tanto di aperitivo nel delizioso balcone fiorito dell’Alessandra !

La mia fuga lacustre è annuale da tempo : fuggo per pochi giorni (purtroppo) con quattro stracci e raggiungo i miei amati zii che mi accolgono coccolandomi . Cosa volere di più? Non manca mai una gita gastronomica per mangiare i mitici “sciatt” , sorta di bignole di formaggio fritte , stra buone.
E poi ,mia zia Leru si diletta in manicaretti deliziosi!!La sua dolce metà, mio zio, è molto esigente e dai gusti precisi. Il mio zio Marcello è un mito ! Uomo di altri tempi non tanto per galateo ma quanto per assegnazione dei ruoli nella coppia : la donna/moglie fa tutto l’uomo/marito…nulla e ...pretende !!! :-)
Bè, sto estremizzando ma era solo per dire che dell’uomo che cucina e magari aiuta anche in casa qui non se ne parla : anatema!!!
Con la sua simpatia riesce a far digerire questo suo “modus pensandi” ,ma è anche un uomo sportivo e con un’energia da far invidia ad un bambino !
Mia zia Leru è diventata, suo malgrado, una filosofa tanto che ha simpaticamente registrato il numero di cellulare di mio zio sul suo telefonino con un nomignolo…
Quando lui chiama è simpatico vedere il suo display che si illumina con questa scritta: AMORESTRESS !!!
Sono sposati da 50 anni, un traguardo di tutto rispetto che pochi possono permettersi!
Quando guardo questa coppia che amo mi si apre il cuore e anche pochi giorni insieme a loro sono sufficienti a ricaricarmi e mi permettono di vivere questo senso di famiglia che c’è sempre stato fra noi e nel quale mi sono sempre rifugiata. Sono passati gli anni, tante cose sono cambiate, tante persone non ci sono più, ma la mia grande famiglia : mia figlia, i miei genitori, i miei zii, sono l’ancora alla quale mi aggrappo, sono l’energia dalla quale traggo la forza.
E’ il mio piccolo universo che amo .



E come non concludere con questa foto che ho inserito "al volo" ma era troppo "significativa" !!!Rappresenta un omaggio erboristico/floreale di una vicina , che abbiamo trovato nel nostro portoncino al ritorno di una passeggiata! Dovevo troppo condividerla !
Come si fa a non adorare un luogo così !!! :-)

giovedì 18 febbraio 2010

ODE ALLA ... MOSCAIOLA !


Questo per me è un oggetto di culto, ma non nel senso di "cult" come si dice adesso....di culto in senso di religoso rispetto per una cosa che ha una storia, un vissuto e che mi è sempre piaciuta come oggetto in sè.

LA moscaiola è quella che si trova nella casa al lago (di Como) dei miei zii , precisamente in quel di Gittana.
Questo piccolo paese che frequento da quasi 50 anni...(oh my God!!!) c'è l'ho nel cuore.
La casa è del 1600 , è una casa ricca di storia, di ricordi e ci sono affezionata. Gittana rappresenta una "stacco dal mondo", con quel suo modo semplice di stare lontano dalla folla delle rive lacustri ma che regala panorami di pura poesia tra il silenzio dei boschi di castagni dove si sentono merli e cinciallegre cantare e ronzii di api in faccende affacendate :-)
La moscaiola sta nella dispensa da sempre , una deliziosa stanzetta che profuma di frutta ma anche di saporiti formaggi e dove vengono stipate marmellate, mieli, vini, oli, verdure preparate sotto aceto o sott'olio ...
Da sempre questo oggetto mi affascina, da piccola giocavo "al negozio" e io ero , ovviamente, "quella che vendeva" e aprivo e chiudevo la moscaiola tirando fuori rametti di erbe essicate, o il barattolo del sale aromatico, o un pezzo di formaggio che non deveva stare in frigorifero...
Crescendo ho smesso di giocare al negozio :-) ma la moscaiola mi piace sempre ,ha quel sapore di antico che trasmettono le cose belle del tempo passato.



Il suo posto, infatti, non può essere nelle moderne e tecnologiche cucine ma piuttosto , nelle case dei ricordi...il casolare in campagna dei nonni, il rustico al lago degli zii, la vecchia casa della nonna in qualche entroterra marino...E' un oggetto della memoria e come tale deve sostenere la sua parte nei luoghi adatti, perchè basta uno sguardo per attivare un ricordo, un episodio passato...
E quando si va a Gittana ,la moscaiola si usa ancora,anche se forse più per "immagine" che per vera necessità . Legno chiaro dipinto di bianco leggero, la sottile retina di metallo sempre perfetta e il gancino "antico" leggermente scurito che assicura la chiusura : è elegante la mia moscaiola.
Eh si perchè è mia : i miei zii lo sanno di questa mia passione e mi hanno assicurato che sarà mia per eredità !

E' l'eredità di un mondo che non c'è più, è l'eredità delle vacanze tra boschi profumati , è l'eredità di passeggiate tra gli ulivi guardando il lago, è l'eredità delle sere di maggio illuminate dalle lucciole, è l'eredità della partita a bocce nel circolo del paese, è l'eredità della torta di mele che fa mia zia profumando tutta Gittana, è l'eredità dell'amore per le piccole cose che ci fanno star bene e ci rendono persone migliori.

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