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domenica 29 marzo 2015

BEN ARRIVATA PRIMAVERA : TORTA AL LIMONE CON LA PENTOLA FORNETTO






Ancora lei : la pentola fornetto! Ebbene si, grazie a Giuliana del blog "Di cuore", da quando me l' ha fatta conoscere, sforno torte soffici, alte come non mai ma soprattutto , buonissime!!
E poi, ma quanto belle sono??
Questa, al limone, la definirei, "country chic"! I suoi ingredienti sono semplici e basic, l'aspetto è "tradizionale" , con il calore tipico delle cose "di campagna".
 Anche un semplice ciambellone diventa  elegante e perfetto non solo per una merende per i bambini ma anche per un tè con le amiche o per un brunch domenicale, com'è stato per la sottoscritta che ha festeggiato questo clima primaverile gustando qualche ( eh, si una sola non basta!!) fetta, questa mattina!

La ricetta è copiata  da quella di Giuliana e riportata qui, ma se volete ammirare il suo capolavoro vi consiglio di andare a vedere il post originale e a gustarvi il suo delizioso blog!



Come potete notare non ci sono uova quindi la magia è ancor più grande!

Ho preparato anche una glassa al limone al volo e con questo intendo senza dosi precise ma solo "sensazioni" : succo di limone (abbastanza) e zucchero a velo, emulsionati e poi fatti colare voluttuosamente sopra alla torta.
Ho aggiunto una coreografica pioggia di granella di zucchero e semi di papavero e la mia torta è diventata molto country chic!




Come potete notare da quest'ultima foto l'abbiamo gustata alla grande e confesso che non ci siamo fermati qui...;-)


venerdì 29 marzo 2013

BUONA PASQUA







Solo un piccolo augurio di Buona Pasqua a tutti voi.
E in attesa di una vera primavera vi regalo questo Haiku



E' primavera :
una collina che non ha nome
fiorisce nel mattino






mercoledì 27 marzo 2013

STARBOOKS: SANDWICH ALCHEMICO AL CIOCCOLATO



E’ inutile questo uomo è un mostro! Un mostro di bravura, eleganza, classe.
L’ultima ricetta provata fa parte del capitolo “alchimie” e infatti, questo sandwich è davvero un mix alchemico di contrasti e sapori.

Semplicissimo e raffinato questo sandwich ben si presta a serate tra amici aperti alle novità ai quali proporre questa “chicca gourmande”.
Anche un elegante “dejeuner sur l’herbe” potrebbe avere nel suo cestino di vimini questi “panini” perché anche in mezzo ad un prato possiamo stupire con ricette “blasonée” nientepopodimenoche di uno dei migliori maitre chocolatier del mondo.




Certo è che questo sandwich andrebbe mangiato caldo o perlomeno, fatto al momento.
Vi dirò che io ho provato (a fatica) a non mangiarne uno per vedere come si presentava il giorno dopo. Che dire? Un leggera (ma proprio leggera) scaldata al forno (perfetti anche i micro fornetti per scaldare le brioches al mattino) giusto per riportare gli ingredienti ad una tiepida temperatura (senza esagerare : il formaggio NON deve fondere)  e il sandwich era perfetto.
Ma ecco la ricetta :

Sandwich stilton, bacon e cioccolato

Ingredienti:
4 fette spesse di pane bianco tagliate a mano (io ho usato il pane fatto da me al germe di grano)
Burro salato
50 gr di cioccolato fondente del Venezuela al 72%
6 fette di bacon magro
75 gr di stilton (io ho utilizzato , vistala zona dove abito, del buonissimo gorgonzola naturale, stagionato)

Preriscaldate il grill a temperatura elevata e tostate entrambe le fette di pane su entrambe le facce , quindi spalmatene la metà con il burro salato.
Grattugiate sulle altre il cioccolato e ricollocatelo sotto al grill fino a farlo sciogliere facendo attenzione a non bruciarlo. (Per evitare questo, io ho sciolto il cioccolato a bagnomaria . Non ho voluto rischiare ,o meglio, non ho voluto bruciare il cioccolato perché, per me,  era cosa certa!)
Mettete il bacon sotto al grill fino a farlo diventare croccante , trasferitelo sulle fette di pane (coperte di cioccolato) e terminate generosamente con il formaggio a pezzetti . Sovrapponete le fette imburrate pressandole un poco. Servite :-), assaggiate ...e vi stupirete di quanto buono sia questo sandwich !



Tiriamo le somme: difficile per me. Lo ammetto, sono di parte. Ho amato da subito questo libro e il suo autore e l’ho amato ancor di più quando ho visto la sua foto!
Un uomo di altri tempi, gentile e delicato, dallo sguardo curioso.
Bilancio delle ricette : per me più che positivo. Ho questo libro da qualche anno e  ne avevo provate anche altre , quindi mi sento di promuoverlo, non solo per le ricette,  ma per come il libro è scritto: un’esaustiva introduzione per niente noiosa ma doverosa ,ci accoglie in questo magico mondo del cioccolato.
Un’impaginazione e un’impostazione grafica originale lo rendono ancor più piacevole . Pensate che un libro che parla di cioccolato dall’inizio alla fine, che comprenda ricette dolci e salate possa essere esagerato? Possa “nauseare” un po’? assolutamente!

Vi scrivo le parole di Paul a questo proposito:
“si potrebbe pensare che gustare lo stesso alimento più volte ogni giorno dopo un po’ finisca per venire a noia : non quando si tratta di cioccolato,e non per me, comunque. ogni giorno consumo e gusto cioccolato…
...
Con questo libro mi prefiggo di offrirvi la possibilità di compiere un viaggio alla scoperta del cioccolato…se non vi spingerete oltre al primo capitolo che riporta le mie ricette per la realizzazione di classici…non ne avrò il cuore spezzato ma se vi appassionerete ad altre più audaci ricette…sarò molto orgoglioso di voi!”

Credo che che Paul possa essere orgoglioso di tutte noi dello Starbooks ! mi pace immaginare che Paul sia andato a leggere tutti i nostri post e stia sorridendo soddisfatto gustandosi una delle sue favolose ganache dal gusto “innovativo”…certo che però un piccolo commento ce  lo poteva lasciare, però !!!
Ed ora vi invito a fare il giro dalle mie amiche cioccolatose …

Vissi di cucina - Crostata al cioccolato salato e noci pecan caramellate



con questo post auguro buona Pasqua a tutti e...preparatevi per una sorpresa davvero speciale per aprile...:-)



domenica 15 aprile 2012

UNA FRANGIPANE DATATA ...2001 :-) PER L'EMMETI' ovvero:PEACH IN SYRUP FRANGIPANE TARTLETS

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Per me ci voleva una domenica così ! Una domenica per stare in casa senza cercare troppe scuse, una domenica per trovare il tempo di fare tutto quello che non si riesce durante la settimana comprese le cose carine J !!!

Piove ,piove e la gatta non si muove…tranne Eu il mio gatto che ,agitato come sempre, reclama l’uscita. Eh no caro gattone, oggi a casa pure tu !!E dopo averlo “gentilmente” invitato ad uscire sul balcone sotto scroscio torrenziale (traduzione: preso e messo sotto l’acqua per qualche secondo!) per fargli capire che forse era meglio desistere,   l’ho visto meditare un sano ripensamento (traduzione : miagolata terrificante, della serie ma che……fai??? )  che l’ha visto dirigersi , come una saetta, sul divano.
Bene: gatto sistemato , beato e “tranzollo” e io? Bè io mi dedico all’emmetì di aprile, of course!!

Come dico sempre : a me questa sfida ha insegnato e insegna tanto e se devo trovare il merito principale a questa iniziativa è proprio quella di dare l’opportunità di mettersi alla prova e di sperimentare ricette mai fatte. Il frangipane era una di quelle cose (come milioni di altre…) che avevo segnato nei miei quaderni “to do” di questi ultimi … dieci anni! Anzi, a dire la verità dovrei dire undici anni! Come faccio ad essere così precisa?? Anno 2001 , rivista “ Waitrose food illustrated”, mese : agosto : tra le pagine trovo  foto bellissime  e ricette interessanti tra cui  quella delle “Apricot frangipane tartlets”. La ricetta o meglio, l’idea di provare questa ricetta me la porto dietro da quell’anno  e doveva capitare questo emmetì per farmela ritrovare ma soprattutto di farmi venire la voglia di  metterla in pratica , finalmente!
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Ho seguito la ricetta di Ambra per quanto riguarda la frolla e il frangipane e quindi vi rimando al suo precisissimo  post per dosi&metodi  e  poi ho seguito la english recipe…
(Unica nota : nella mia crema  frangipane non ho messo nessun profumo se non un po’ di buccia di limone ,come nella frolla) .
Essendo la rivista del mese di agosto e prevedendo albicocche fresche mi ha un po’ spiazzato…guardando fuori dalla finestra vedevo immagini che mi facevano pensare al freddo e grigio autunno e intanto cercavo di trovare un’alternativa carina e originale per le mie tartlets…nessun lampo di genio , nessun ingrediente magico ma improvvisamente mi viene in mente di  un acquisto fatto tempo fa (NON nel 2001, tranquille!!)  con la scusa del “non si sa mai”. Sto parlando di un vaso di pesche sciroppate, delizia per Marie Antoinette (ebbene si…) ma assolutamente “out” per me,  ma ingrediente che spesso mi aveva risolto un dessert veloce per ospiti improvvisi.
Quindi le mie sono diventate :

peach in syrup frangipane tartlets.

dopo aver cotto in bianco le tortine (ho usato stampi antiaderenti , imburrati a dovere e infarinati) ho messo nei “gusci”(ehm…pastry caseJ ) la crema frangipane . ho tagliato le pesche in piccoli spicchi e li ho sistemati “on  top” J

Ho cotto le tortine per circa 20 minuti (abbondanti) nel forno a 170° (il mio che è super potente…altrimenti credo vada benissimo un classico 180°)
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Queste tartlets mi hanno dato una grandissima soddisfazione soprattutto dopo averle assaggiate: ma che delizia è la crema frangipane??? Che mix unico la frolla con questa crema alle mandorle??? Mangiavo la mia tortina quasi ad occhi chiusi, stupita per questo gusto così avvolgente…
E proprio mentre mi gustavo questo dolce ecco venirmi in mente nuove possibili varianti per farcire questa torta : marmellate, cioccolati aromatizzati, frutta di tutti i tipi…idee che puntualmente ho segnato sul quaderno “to do”del 2012 …chissà se dovrò aspettare ancora dieci anni per metterle in pratica?

 e  questo è il mio contributo "glam" per l'emmetì di aprile...
torta frangipane e voglia di primavera...

lunedì 9 aprile 2012

FRITTATA DI "LUARTIS"...BLASONATISSIMA :-)


Sono o non sono la mamma di Marie Antoinette? Sia chiaro che nessuno può uguagliare la regalità della mia petite reine ma è comunque figlia mia e di sicuro anche qualche mio gene ha contribuito  a regalarle  il suo essere…regina inside! Perché queste parole?
 Si sa che a pasquetta è giorno di fritatta e , dalle nostre parti, si usa prepararla con il “luartis” (in dialetto) : che ingrediente strano sarà mai?
È il germoglio di luppolo selvatico, chiamato anche bruscandolo o lovertisio . Si trova lungo le siepi e le rive dei canali . E’ un’erba  avvolgente che si inerpica avviluppandosi alle erbe vicine.


Purtroppo di tempo per vagare romanticamente tra le campagne intorno casa e raccogliere personalmenete i loertis, non ne ho (strano…) e questi germogli raramente si trovano dal fruttivendolo, quindi non la faccio quasi mai, per non dire mai e i ricordi legati a questo piatto devo cercarli nella mia infanzia.
Si usano oltre che per preparare frittate , per risotti e minestre. Ha un sapore che ricorda lontanamente l’asparago, infatti viene spesso erroneamente chiamato “asparago selvatico” ,  ma il suo sapore è più delicato
Questa doverosa premessa era per raccontarvi come ma soprattutto DOVE li ho trovati ( e ho avuto il coraggio di  acquistarli).
Sabato . Milano: la nostra big apple. In pieno centro , tra negozi griffatissimi e chic non posso non  fare un giro anche da Ladurée  (Marie Antoinette…obblige!) e da Peck: luogo nel quale mi perdo…
Peck è un negozio storico di Milano , una gastronomia chic-chissima, che si trova nella centralissima via Spadari (proprio di fronte a Ladurée), una libidine per occhi e palato , tutti i prodotti più blasonès  ci sono e fate conto che, scontrino alla mano, J  è come  se si facesse la spesa da…Cartier !

Girando qua e là mi accorgo che esiste anche una zona “frutta&verdura” , un mini spazio, con prodotti ricercati e sistemati ordinatamente ,in cui ben 4 commessi fanno la gara per servirvi gentilissimamente…ebbene, proprio qui…li vedo : i luartis! Da Peck?????
Un erba così sconosciuta, così “povera”che fa bella mostra in un cesto di vimini con la studiata nonchalance  delle atmosfere very snob!

Che faccio? Li prendo. Faccio un leasing (tenendo conto della sproporzione del prezzo e del tipo di articolo)  e li prendo…e quando il commesso mi porge il sacchetto logato “Peck” quasi mi emoziono manco mi fossi comperata l’ultima borsa di Chloè !!!
Penso già alla mia blasonatissima frittata..solo uova, un pizzico di sale e i mitici luarits che vanno messi a crudo tagliati grossolanamente per non fargli  perdere il vago ricordo di essere un cibo contadino , rozzo, selvatico…
Questo binomio mi fa letteralmente impazzire : un’erba che si raccoglie  nei “rivoni” (siepi/rive) campagnoli acquistata ad un prezzo quasi  da …tartufo,in un luogo che è un mito per Milano,  con la consapevolezza di aver esagerato  ma anche con il piacere sottile per queste “piccole” manìe da foodie paranoica…incompresa ai più ma proprio per questo ancor  più “goduta” , per questa scelta da…mamma di Marie Antoinette J !!!
E’ ovvio che nessuno dei miei ospiti ha lontanamente captato la provenienza blasonée dell’ingrediente e se anche l’avessi ostentata non sarebbe stato un “plus” per la sottoscritta semmai l’esatto contrario J
Quindi, regalmente ho fatto scivolare il tutto…la frittata è stata apprezzata …. germoglio "povero" a prescindere!

Ed ecco il mio contributo glamour a questo piatto :
seeds

seeds by lechategoiste su Polyvore

sabato 31 marzo 2012

RISOTTO PRIMAVERILE ALLE FRAGOLE CON ACETO BALSAMICO E UN PO’ DI SANO REMEBER…



Un semplice risotto alle fragole insaporito da un tocco di aceto balsamico che farà anche trendy ma mi ha colorato il riso di un "marroncino" che proprio non mi è piaciuto ,andando a rovinare l’immagine di fresca primavera che volevo evocasse questo risotto…
Il sapore era però intrigante e ammetto che il dolce acido dell’aceto si sposava benissimo con il dolce acido delle fragole.
Un risotto che faccio da anni che faceva parte degli esperimenti che facevo da ragazza quando mi mettevo ai fornelli scoprendo mondi nuovi, perché “a quei tempi” un risotto alle fragole era visto in modo…dubbioso!

Ingredienti per 4 persone

350 gr di riso carnaroli
1 cestino di fragole pulite e tagliate a pezzetti
aceto balsamico

Olio extravergine di oliva
1 piccola robiola
Sale e pepe
Brodo vegetale (io utilizzo spesso anche i dadi preferibilmente biologici)

In una pentola avete il brodo ben caldo : fiamma al minimo.
In una padella dai bordi alti, mettete un filo d’olio , lo fate scaldare un poco e mettete il riso a tostare due minuti. Non faccio il soffritto per questo risotto (come per tanti altri) e, credetemi, il risultato finale non ne risente per niente.
Bagnate quindi il riso con un po’ di aceto balsamico , mescolate e iniziate la cottura del risotto mettendo un mestolo di brodo per volta , facendolo assorbire fino a fine cottura.
Circa 5 minuti prima di terminare il vostro risotto mettete le fragole e infine il formaggio tipo robiola .Fate mantecare il tempo necessario per avere un perfetto risotto all’onda.
Et voilà il vostro riso primaverile è pronto…non ci starebbero male anche due on tre foglioline di menta , ora che ci penso…o anche di citronella…o prezzemolo…o basilico…o tutte insieme
La prossima volta niente aceto balsamico ma erbette fresche per trasformarlo da risotto primaverile in risotto estivo…

Ritornando al remember :I miei , "a quei tempi", al sabato e alla domenica uscivano a cena per provare ristoranti nuovi o per ritrovare conferme in luoghi divenuti famigliari con gli anni, in cui , cuoco, camerieri e clienti (nella fattispecie : i miei parents) erano diventati quasi amici…
Quando non mi univo ai “ragazzi” (mi piaceva un sacco uscire a cena insieme a loro , ma dovevo rispettare la loro privacy e farmi i fatti miei…o no?) , stavo a casa e….sperimentavo…Erano i favolosi (in tutti i sensi , per me ) anni 80 : giovincella mi gustavo una vita senza problemi che mi vedeva piena di interessi tra cui quello nuovo della cucina che condividevo invitando amici a cena . Avevo iniziato a dire il vero anni prima : avevo 15 anni quando ho cucinato per la prima volta da sola e, scusate se ho fatto …la zuppa inglese! Ebbene si! Avevo preparato proprio la crema pasticcera alla vaniglia e al cioccolato che avevo alternato a strati tra i savoiardi bagnati nell’alkermes…era stata una soddisfazione senza eguali e da lì era iniziata la mia “carriera “ culinaria…

Ritornando ai favolosi anni 80: i miei esperimenti spaziavano dai dolci (mia passione) ai salati, con la predilezione ,che ancora oggi mi appartiene, per i primi piatti.
Ricordo ancora le pennette alla vodka (ricetta bellamente inventata e assai gradita, ai tempi, agli amici che avevano colto l’occasione per finirsi la bottiglia come….aperitivo!!!!) e soprattutto il mega flop del risotto alla crema di kiwi…..:-(
Dovete sapere che il mio adorato papy lavorava in ambito dolciario , per cui a casa mia era normale essere sommersi di cioccolato (wonderfull time!!!!) e di prodotti di laboratorio per pasticceria e gelateria…
Quando mi ero trovata tra le mani un vasetto campione con la scritta “ crema di kiwi” , non avevo resistito dal provarla per un…risotto!!!
Ricordo che  assagiandone il contenuto,  non era proprio quello che mi sarei aspettata : era troppo dolce e troppo concentrato ma l'avevo utilizzato lo stesso.
Mi aveva spiegato poi il mio caro papy che quella era una “base” per preparare il gelato al kiwi alla quale andava aggiunto il frutto vero e proprio e gli altri ingredienti base per il gelato e di quella "crema" ne serviva proprio una minima quantità. Io invece avevo abbondato nella dose cucinando uno stucchevole risotto dal colore vagamente ….marziano e assai poco invitante ma soprattutto immangiabile !
Tra gli esperimenti riusciti, c’era stato invece, il risotto alle fragole che, una volta provato , era diventato un mio classico che proponevo spesso.
Ed ancora oggi diventa quasi un appuntamento fisso di primavera.
Così è stato anche per quest’anno.

Insieme al risotto sono fioriti anche i tulipani dal colore e dalla varietà a…sorpresa.



Non c’è niente di più bello che piantare bulbi all’inizio dell’inverno e veder magicamente comparire ,alla prima aria tiepida, fiori multicolore…
Inutile dirvi che la mia richiesta al vivaista era stata : “vorrei dei tulipani dal colore bianco (ovvio!!!mio "non colore" preferito), al massimo rosa pallido e poi vorrei quella qualità viola scuro, quasi nero con i petali frastagliati.”





Eccomi accontentata : tulipani gialli e rossi e, per sbaglio, un pervinca…di petali sfrangiati nemmeno l’ombra come pure di tulipani immacolati…

Ma questa è la natura…libera e selvaggia :-)

Ho piantato anche dei mughetti (inequivocabilmente bianchi….spero!) ma non sono ancora fioriti…
Chissà cosa sbucherà fuori ??

mercoledì 27 aprile 2011

"GLI GNOCCHI DI SEMOLINO DELL'EMMETI" OVVERO "IL SOLE DI MARIE ANTOINETTE"

gnocchiromana1

Lo so, non merito di partecipare all’ EMMETI, anzi, diciamo forse che ho una bella faccia di tolla , soprattutto dopo aver visto le mega ricette pubblicate.
Mi ero ripromessa di non farlo : “non guardare le ricette inviate” mi dicevo “poi copi…e poi, ci rimani male perché mai ti verrà un’idea all’altezza di quelle già elaborate”
Giuro, continuavo a dirmelo ma…poi non ce l’ho fatta…le ho guardate. Tutte.
La prima cosa che ho pensato è stata : adesso scrivo una mail alle ragazze dell’EMMETI e …passo! Si, per questa volta passo…tanto si può, vero??? Il regolamento dice che fino a 3, tre, volte si può dire “no”…
Ma gli gnocchi al semolino, proprio quelli modello base, sono una sorta di madeleine proustiana per me e…per Marie Antoinette…
A dire il vero non sono proprio gli gnocchi ma è l’impasto di questi gnocchi che è stato per un discreto periodo di tempo la cena della petite reine.
Era piccina picciò e…non mangiava. Cioè, all’asilo pare divorasse tutto ma alla sera, per cena, non c’era verso di farle mangiare nulla…ero disperata e mi ricordo che c’erano sere in cui le preparavo 2 o 3 piatti che lei, ovviamente, disdegnava…
Non sapevo più che pesci pigliare e una sera magica e ispirata e forse anche illuminata, ho preparato una sorta di “gnocco alla romana” ma leggermente più morbido, mangiabile con il cucchiaio nella fondina…
Ma nella fondina c’era….il sole! Versavo l’impasto che aveva la consistenza di una polenta e con il cucchiaio facevo gli occhi , e con il semolino che toglievo facevo un bel nasino a palla, poi facevo la bocca con un grande sorriso e ,sempre con il cucchiaio, facevo tutto intorno dei “baffi” che erano i raggi del sole….
Da quella sera il sole diventò la cena ufficilae di Marie Antoinette con mia somma soddisfazione in quanto il piatto nella sua semplicità era sostanzioso otre che gustoso.
Sono passati tanti anni da allora ma ogni tanto, alla sera, ci scappa ancora di cenare con …il sole!!!
Quindi ho deciso di fare gli gnocchi alla romana nel modo più semplice del mondo perché nei suoi ingredienti base c’è…”il sole”.
Ma non solo, questa mia “non ricetta” è senza dosi in quanto ,anni di esperienza , hanno fatto si che riuscissi a dosare gli ingredienti in modo da avere la consistenza giusta per fare “il sole”.
Per questi gnocchi ho dovuto solo aumentare un po’ di più il semolino ma sempre rigorosamente ad occhio.
Non lo faccio mai, io peso sempre tutto e amo le ricette precise ma per questo EMMETI non solo presento una quasi “non ricetta” ma non posso nemmeno darvi le dosi in modo professionalmente ineccepibile…
Però vi posso raccontare le “fasi”:
prendo il mio pentolino (mi rendo conto che già qui è difficile stabilire la capienza e la quantità…ma il pentolino in questione ha una valenza remember….)
e lo riempio di latte che salo. Porto ad ebollizione e verso il semolino. Mescolo e penso a Marie Antoinette bambina : era silenziosa, seria, tranquilla , osservatrice. Il suo sguardo blu colpiva chiunque e faceva trasparire una personalità che nel corso degli anni avrebbe formato la ragazza e ora la donna…
Una volta raggiunta la consistenza giusta del semolino aggiungo l’uovo , il parmigiano e un “pluc” di burro . l’istinto mi porta subito a rovesciare il tutto nel piatto ed a disegnare un sole ma invece ho rovesciato il tutto sul piano della cucina di marmo , a raffreddare.
Ho poi fatto gli gnocchi con un bicchiere , ho cosparso di parmigiano e fiocchetti di burro.
Forno a 180° per circa 20 minuti o fino a quando rosola il giusto.
Dedico a lei quindi questa ricetta dell’EMMETI perché ha il “suo sole” inside!

lunedì 18 aprile 2011

QU'EST-CE QUE C'EST? MAIS, UNE RILETTE... NATURELLEMENT :-) !

 “Rilette” è un nome che già di per sé mi piace : è più trendy di “mousse” che è un po’ inflazionata . Inoltre questa rilette fa parte di un libro che adoro : per le foto, le ambientazioni e la semplicità e la fattibilità delle ricette riportate : provare per credere!
Il libro è “Garden party”, “leggermente” blasoné (chi di voi non ha un podere in Normandia/Bretagna dove invitare amici per feste chiccosissime presentando deliziosi piatti cucinati da voi ????) del quale avevo parlato qui
La pagina delle rilettes l’avevo segnata subito : una più invitante dell’altra e una più semplice dell’altra: c’è quella al salmone, al tonno, alle sardine  e quella allo sgombro.
Eccomi dunque ad organizzare un pranzo per il compleanno di mia sorella con nostri parents e parenti.
Tempo poco , casa non ancora come dovrebbe essere ma mi sono impegnata ugualmente anche se non ho potuto soddisfare tutte le mie mille manìe che sfodero quando si deve apparecchiare, presentare, cucinare…
Non dispongo (e non ho mai disposto!) di tante e belle stoviglie , di tanti e bei servizi di posate e bicchieri, di tovaglie e argenterie e quindi da sempre le mie sono state tavole creative …per forza!
Ma come diceva un mio insegnante , è proprio nei limiti che esce la creatività vera . Parole sante e forte di questo concetto, mi sono sempre inventata abbinamenti e presentazioni sfruttando di base quello che avevo, aggiungendo, qua e là, vari orpelli decorativi…
Per esempio nel caso specifico , eravamo in 9 con solo 6 sottopiatti uguali…e gli altri 3???
Ne ho presi altri super economicissimi (6) diversi e li ho alternati. La fortuna vuole che nei miei acquisti , non mi discosti dai soliti colori che riesco ad abbinare senza choc cromatici! (come faccio peraltro anche nel mio abbigliamento : difficile non riuscire ad abbinare nero, beige, grigio e bianco….)
Dato che siamo in primavera la tavola è stata ecru, bianco e varie tonalità di verde .
Sottopiatti di legno chiaro e sottopiatti di rafia verde scuro , piatti bianchi, tovaglioli verde prato con fiocchetto di rafia naturale, tovaglia ecru e coprimacchia bianca con radi disegni (tipo stencil ) verdi …very simple.
Il menu tradizionale (il parentado è abbastanza “old” e non ama le novità culinarie…sigh!) quanto basta per poter introdurre un qualcosa di nuovo :
lasagne al pesto e ricotta (un classico)
vitel tonné (da menu anni ’70 ma veramente buono…carne tenerissima e salsa tonnata perfetta! Mi faccio i complimenti da sola perché io la carne non la so cucinare e ogni volta che ci azzecco mi sembra…un miracolo!)
rotolo di pan carrè con salmone e rucola (grazie a ely)
classica frittata con la mentuccia (toscana! Quella “vera”!!!!)
la mitica rilette di sgombro : new entry
dolce: la charlotte della zia leru (che ha portato da milano, fatta cone le sue mani d’oro) anche questa molto anni ’70 e molto , per noi di famiglia, classica per i compleanni (vedi compleanno della mia mamy)
Devo dire che questa rilette ha avuto un successo insperato! Servita con crostini di pane abbrustolito ha fatto la sua bella figura e , sapendo che era una ricetta del “Garden party” io ero molto soddisfatta di averla proposta ai miei , ….che nemmeno hanno la più pallida idea di cosa sia “Garden party”, anyway….!
Quando l’ho portata in tavola e ho detto “ Qui poi c’è anche una rilette di sgombro” con finta nonchalance cercando di darmi un po’ di tono blasonè :-) , mio zio mi ha guardato preoccupato e mi ha detto “ una che????”
e io “una rilette…” e poi non lo volevo dire ma ho aggiunto” una specie di mousse”
Un “ahhhhh” rilassato è uscito dalle sue labbra che tradotto voleva dire: stiamo tranquilli allora….
Anche perché anni fa avevo proposto , sempre a questo zio, durante un pranzo, un tortino di verdura e di miglio che lui aveva trovato buono ma quando aveva saputo gli ingredienti si era seriamente offeso e mi aveva detto “Ma come???? Mi dai da mangiare la roba che si dà ai canarini????”
Quindi era seriamente preoccupato della natura della “rilette” e probabilmente ha temuto si trattasse della pappa di Eu (mon chat egoiste !!!)
Marie Antoinette non ama troppo il pesce ma ha gradito, anche solo per il nome francais… :-)
E devo dire che ieri ha addirittura posato la sua regale corona per darmi una mano sia a servire che a sparecchiare…temo in arrivo glaciazioni improvvise da “The day after tomorrow”…
Ma forse è solo la mia cattiveria e ingratitudine a farmi parlare così : dovrei essere onorata del comportamento della petite reine che con grazia ed eleganza mi ha sparecchiato piatti e bicchieri persino con il sorriso sulle labbra…mah???
Potere della blasonata rilette???

Ingredienti:
2/4 sgombri (circa 1 kg)
timo (io avevo l'origano...)
alloro
50 gr burro morbido
1 bicchiere vino bianco
il succo di 1 limone
150 gr crème fraiche
1 mazzetto erba cipollina (che non avevo...)
4 scalogni
sale e pepe

accendere in forno a 210° (così dice la ricetta, io l'ho messo a 180°). lavare gli sgombri e metterli in una pirofila con timo (io,origano) scalogni tritati, alloro e bagnarli con il vino. cucocerli in forno per circa 15 minuti. fate raffreddare in un piatto :togliere la pelle, le lische, i profumi e schiacciate i filetti con una forchetta incorporando il burro morbido. salate e pepate  unite il sugo di cottura (io non l'ho fatto...) , il succo del limone, la crème fraiche e l'erba cipollina (che ci stava di un bene!!!ma io non avevo...) mescolare bene il tutto , schiacciare in una terrina e mettere in frigo per almeno 12 ore (conviene prepararla il giorno prima così sarà perfetta!)

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