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domenica 1 marzo 2015
PURPLE CARROTS : TRENDY CAROTE!
Non c'è che dire, queste carote sono davvero molto scenografiche.
Colore elegante e trendy questo viola scurissimo!
In inglese sono chiamate purple carrots diventate da noi, chissà perché, carote nere.
Si cucinano come le carote classiche e il sapore è simile, anche se per me ricordano un po' le rape.
Le proprietà però di queste eleganti carote sono vastissime e ben maggiori di quelle della sorella arancione : antiossidanti, proteggono la circolazione, antinfiammatorie, anti radicali liberi, anti colesterolo, insomma un vero toccasana per la nostra salute.
Le ho cucinate semplicemente in padella con il burro. Le ho salate e le ho cosparse di tutte le erbe che avevo in balcone : salvia, rosmarino, menta, maggiorana...
Poca differenza di sapore con le carote classiche ma l'immagine è senza dubbio cromaticamente perfetta.
In questo we mi ero ripromessa di cucinare qualcosa di interessante innanzi tutto per sfogare la mia voglia di cucina che non riesco ad esternare durante la settimana e anche per condividere qualche nuova ricetta.
Invece niente di tutto questo: mi sono goduta queste giornate di quasi primavera andando a zonzo per Milano e concedendomi oggi pomeriggio, la prima corsetta all'aperto (senza esagerare però!!!).
Sui fornelli quindi solo queste carote, cotte in quindici minuti o poco più, fotografate al volo e...disegnate questa sera .
lunedì 28 aprile 2014
SPAGHETTI VELOCI E SAPORITI...I MIEI PREFERITI (PURE CON LA RIMA!!!) ;-)
I miei spaghetti preferiti….
Perché lo sono? Bè, innanzi tutto perché sono super veloci, poi sono saporitissimi e hanno un gusto originale .
E poi perché è uno dei piatti che mi mette in pace con il mondo! Ha un mix di sapori perfetto ! E’ il piatto che mi cucino (cucinavo…) quando sono (ero) a cena da sola….quando ho poco tempo ma voglio/pretendo/esigo soddisfazione da quello che mangio .
È un piatto che basta. Un primo che appaga ma che con il suo sapore molto saporito chiama poi un doveroso dolce, piccolo, coccoloso…anche solo un cioccolatino ma deve essere chic e dal gusto pieno.
È un primo piatto che può salvare anche una cena improvvisata, informale ma senza perdere quel tocco di originalità e buon gusto che non deve mai mancare.
I colori sono perfetti. Il giallo caldo degli spaghetti, il marrone dell’acciuga e il caldo beige delle mandorle tostate …e se proprio volessimo aggiungere altre tinte, le uniche concessioni sarebbero il giallo acceso della buccia di limone e il verde brillante del prezzemolo : optionals da utilizzare secondo l’umore del momento.
A me piacciono anche “basic” ma è indubbio che la buccia del limone apporta freschezza a questo piatto dal sapore saporitissimo e il prezzemolo lo caratterizzerebbe ancor di più , portando il gusto e l’olfatto agli angoli dei giardini dedicati alle aromatiche .
Ingredienti per una persona (ah ah ah):
80 gr di spaghetti nr. 5 (ma se son 100 gr si mangiano tutti!!!)
3 -4 acciughe sottolio
Un cucchiaino abbondante di pasta di acciuga (la migliore )
Poco olio extravergine di oliva
Una manciata di mandorle tagliate a lamelle
Buccia di limone grattugiata
Prezzemolo (se piace)
Mentre la pasta cuoce : tagliate i filetti di acciuga più fini che potete (io non uso il mixer, li taglio a mano perché comunque , cuocendo, si disfano un pochino) .Scaldate una padella e metteteci un filo di olio extravergine di oliva, i filetti di acciuga e la pasta di acciuga . Stemperare il tutto con un cucchiaio di legno…spegnere il fuoco.
In una padellina (o nel forno come siete più comodi) tostate le lamelle di mandorle e tenetele da parte.
Se volete aggiungere il prezzemolo , tritatene una quantità che vi aggrada.
Nel frattempo la pasta sarà cotta. Prima di scolarla , riaccendete la padella con il “sugo” di acciughe a fuoco vivo e tuffateci poi la pasta ben scolata. Fate saltare due minuti due , deve solo insaporirsi.
Mettere nel piatto e spolverizzare con il limone grattugiato e le mandorle tostate e, se volete , il prezzemolo.
È un mix di sapori e di consistenze . Lo spaghetto deve essere cotto al dente in modo perfetto , la purea di acciughe deve essere cremosa ma con micro pezzetti di acciuga qua e là per non perdere l’identità e, infine , le mandorle devono essere croccanti e abbrustolite a dovere .
Quindi tre consistenze diverse ma in armonia.
Accompagnate questo piatto con un bianco leggermente frizzante , bello fresco e profumato come un gewurtraminer Gewurztraminer… e ,come dicevo all’inizio , dopo avrete di sicuro voglia di compensare il gusto con qualcosa di dolce: no, non dovrete cucinare nulla…sarà sufficiente farvi un regalo : un giro nella vostra cioccolateria preferita per acquistare i cioccolatini che vi piacciono.
domenica 22 settembre 2013
UVA FRAGOLA + ROSMARINO +...= UNA FOCACCIA SPECIALE!
Uva fragola e rosmarino…facile decidere cosa fare!
Basta un poco di zucchero e…la focaccia che mi faceva la mia
zia Leru è pronta!
Bè non proprio così immediata è la faccenda …
Gli ingredienti però credetemi sono pochi e speciali con i
quali si otterrà , ovviamente, una focaccia speciale.
Nella mia adorata famiglia convivono tradizioni culinarie
molto diverse tra loro : la cucina di mia nonna Angela : veneto triestina con
discendenze astroungariche (con la quale sono cresciuta), la cucina piemontese
novarese , del mio papà e la cucina toscana di mia zia Leru o meglio , di suo
marito, fiorentino doc che nonostante una vita vissuta( e “vivente”) a Milano
dai tempi che furono ,non ha ancora perso la favolosa “parlata” toscana e il
sense of humor che la completa!
Quindi la mia zia Leru ha dovuto imparare per filo e per
segno la cucina toscana (alla quale mio zio non ha mai rinunciato) e devo dire
che è diventata bravissima , ma lei è la “cuoca” di famiglia e a me piace
pensare di aver ereditato da lei la mia
passione ai fornelli.
Tutte le ricette “base” del mio bagaglio culinario sono il
frutto degli insegnamenti della mia nonna adorata e della mia zia Leru e
infatti quando ho bisogno di consulenza o di ritrovare ingredienti e metodi per
ricette dei tempi andati, lei è il porto sicuro in cui sono sempre sicura di
trovare quello che cerco.
Questa focaccia la mangio da tantissimo tempo …andavo spesso
dai miei zii a pranzo e questo era il periodo della focaccia con l’una fragola
(o con l’uva da vino,ma non è facile da trovare…) che io, semplicemente,
adoravo.
Non l’avevo mai provata ma ieri sera complici una serie di
formaggi straordinari acquistati in quel luogo di perdizione che è “Cheese” ( a
Bra) , mi è venuta in mente , trovandola un abbinamento fantastico …e così è
stato!
Ingredienti:
pasta di pane
la mia per la pizza/focaccia :
250 farina 00
250 farina 0
Una bustina di lievito liofilizzato
Un cucchiaino e mezzo di sale
325 ml di acqua calda
(ricetta della pasta magica di Hugh dal libro: river cottage
every day – vedi starbooks :e proprio QUI vi rimando per la preparazione)
Aghi di rosmarino
Duo o tre bei cucchiai di zucchero (dipende da quanto grande
sarà la vostra focaccia)
Olio extravergine di oliva abbondante
Uva fragola (non l’ho pesata ma tenete conto che dovete
cospargere tutta la focaccia)
Una volta stesa la vostra pasta di pane , copritela con gli
acini (puliti e asciugati).
Cospargete di abbondante olio exravergine di oliva
(preferibilmente toscano : che , confesso, è quello che preferisco)
Mettete quindi gli aghi di rosmarino e infine zucchero
semolato con generosità: dovrà un po’ caramellare e rendere unico questo mix di sapori.
Forno a 250° per circa venti minuti /mezz’ora ma controllate
!!! ogni forno ha il suo “carattere” e potrebbe essere necessario abbassare un
po’ la temperatura per evitare di bruciare la focaccia. Ognuno di noi conosce
il proprio e quindi lascio alla vostra esperienza il dosaggio dei tempi di
cottura che è, né più né meno, quello che utilizzate per le pizze…
Devo dirvi che per casa si spande un profumo dolcino che sa
un po’ di vino dolce, un po’ di torta di fragole, un po’ di focaccia? Devo
dirvi che una volta sfornata e tagliata non resisterete a mangiarne subito un
pezzetto ?ve lo dico! E aggiungo che l’abbinamento con i formaggi l’ho trovato
perfetto!
Non so se questa è la “vera” ricetta di questa focaccia, non
sono solita cercare tra libri e siti le possibili varianti o le ricette
storiche che faccio. Cucino con il cuore non con la testa e questo non mi
annovera tra le tante super esperte tra i blog , che seguo e ammiro, lo so J
Questa focaccia è a focaccia della mia zia Leru che così la
prepara e se mio zio la mangia soddisfatto e senza trovar da ridire , per me
significa che così doveva essere fatta…
E poi sono proprio i sapori che volevo ritrovare e che ho
ritrovato.
Come farsi prendere per mano da una stretta sicura, della
quale ci si fida, alla quale si vuole bene…
mercoledì 20 febbraio 2013
STARBOOKS: LE BURNT AUBERGINE WITH GARLIC,LEMON E...:-)
Mi cospargo il capo di cenere : ho fatto questa ricetta
senza un ingrediente ma, “signora
maestra ho la “giustifica” “ :-) eh, si così si diceva … e io voglio spiegarvi perché
non ho potuto mettere i grani di melagrana richiesti da Yotam.
Vivo in una graziosa città di provincia che però è , come dice Marie Antoinette, una città
depressa.
Non ci sono iniziative carine e quelle poche che organizzano
non vengono pubblicizzate oppure si conoscono dopo due o tre giorni che sono
state fatte. Per quanto riguarda i negozi di prelibatezze culinarie poi, è il
nulla cosmico. Ci scusiamo dicendo che “è la vicinanza con Milano” ma devo
ancora capire come città di provincia ugualmente vicine alla nostrana Big Apple siano invece dotate di ogni confort
gastronomico.
Sono anni che sto aspettando con ansia l’apertura di una
esselunga (super che adoro fin da bambina) che non abbiamo e i gli altri
supermercati spesso e volentieri non
sono forniti come desidererei.
Dopo aver girovagato per questi supermercati e qualche
negozio di frutta e verdura senza trovare i rossi grani , avevo organizzato una
gita ad una esselunga limitrofa : per
Yotam, questo ed altro :-) !
Certa, certissima di trovare ,anche non in periodo natalizio,
la famosa melagrana, entro nel reparto frutta e verdura serena e tranquilla.
Mi innervosisco un po’ quando mi accorgo di non vedere da
nessuna parte il frutto ambito.
Vado al reparto “macedonie” e vedo il cartellino con scritto
“grani di melagrana”, sorrido …per poco: lo spazio a loro destinato è vuoto!!!
Subito alla ricerca di un omino, salvatore della mia vita, druido
dei grani di melagrana . Eccolo!!!
“Mi scusi, ho visto che avete i grani di melagrana ma nello
scaffale non ce n’è più. Potrebbe gentilmente prendermene una confezione in
magazzino?” con sguardo vagamente da triglia lessa supplicante.
Lui: “Certo! Vado a vedere”
Ma come è gentile, com’è carino, come è da… esselunga ! :-)
Lo seguo con lo sguardo quasi innamorato e pregusto già il momento
di tenere tra le mani i preziosi grani.
“Mi spiace signora, ma non ce n’è più e non sono nemmeno in
ordine. Ci sarà da aspettare natale prossimo!!!” dice sorridendo…
Nooooooooooooooooooo!!! Senza grani di melagrana
nooooooooooooo!!
Come faccio??? Non potevo assolutamente permettermi altre gite all’”estero” alla ricerca della melagrana perduta , la dolcemetà non ce l’avrebbe fatta. Incompresa e delusa sono ritornata a casa e ho deciso di fare lo stesso il piatto (anche perché l’unico giorno free per cucinare era sabato pomeriggio: o così o pomì) chiedo venia…
Come faccio??? Non potevo assolutamente permettermi altre gite all’”estero” alla ricerca della melagrana perduta , la dolcemetà non ce l’avrebbe fatta. Incompresa e delusa sono ritornata a casa e ho deciso di fare lo stesso il piatto (anche perché l’unico giorno free per cucinare era sabato pomeriggio: o così o pomì) chiedo venia…
In questa “insalata” la melanzana la fa da protagonista e devo dire
che probabilmente i grani di melagrana non avrebbero modificato più di tanto
questo piatto dalle caratteristiche di gusto affumicate , piccanti , mentose
(di menta), agliose (di aglio) …ma, confesso, lo dico anche a mia difesa!!!
Il segreto del successo di questa ricetta è, in effetti
(come dice giustamente Yotam) la cottura delle melanzane che devono
grigliare benissimo. Ottimo sarebbe un barbecue ma nel libro vengono descritte
: la cottura su una piastra a gas coperta con foglio protettivo o la cottura con un classico forno elettrico.
Cottura :
con la piastra :
disporre le melanzane direttamente sulla superficie (protetta da carta stagnola
unta) e cuocerle per 15-18 minuti a
fuoco moderato fino a quando diventano morbide ,girandole di tanto in tanto.
Con il forno : segnare le melanzane con un
coltello con tagli profondi e metterle in una teglia , rivestita di carta da
forno. Opzione grill per circa un’ora quindi girarle per circa 20 minuti.
Togliere le melanzane dal forno e farle raffreddare.
Dopodiché tagliarle e scavare la polpa . scartare la buccia e mettere la polpa
in un colino per circa un’ora per togliere più acqua possibile.
Metterle in una ciotola e aggiungere l’aglio schiacciato ,
la buccia e il succo del limone, l’olio extravergine di oliva,1/2 cucchiaino di
sale e una buona macinata di pepe nero.
Mescolare bene e lasciate le melanzane a marinare per
un’ora.
Tritare il prezzemolo e la menta (adoro questi profumi !)
Prima di servire mescolare con le erbe , quindi spargere i
semi di melagrana ( ebbene si) e altre
erbe per decorare.
Nonostante la mia pecca (mea culpa) queste melanzane sono
stra buone. Accompagnano ottimamente carni e pesci ma io non le ho disdegnate
con del buon formaggio stagionato!
Che dire? Un altro dieci e lode per "Jerusalem", libro che mi
sorprende piacevolmente ad ogni ricetta che faccio e ad ogni ricetta che leggo
dalla mie amiche dello starbooks che vi invito ad andare a trovare per scoprire
nuovi profumi, nuovi sapori, nuove alchimie, del magico Yotam:
sabato 3 novembre 2012
RAVIOLI RIPIENI DI PESCE,BUFALA E PATATE AL PROFUMO D'ARANCIA E BASILICO ...EHM, SENZA RICETTA :-)
Oramai lo so, ne ho la piena consapevolezza non sono una
food blogger affidabile…
Faccio le foto rigorosamente con il cellulare (per scelta) e spessissimo, quando cucino , non ho MAI un taccuino
dove appuntare dosi e metodi e non
sempre seguo una ricetta da un libro , quindi …improvviso!
Quando poi la ricetta in questione mi viene “raccontata” in
modo personale e artistico da qualcuno , farne un post è davvero una sfida!
Ma essendo fermamente
convinta dellE super capacità tecniche e professionali, di chi naviga nel “food web”, sono certa
che le mie approssimazioni verranno di sicuro interpretate alla perfezione da
chi vorrà cimentarsi in questi ravioli ripieni di pesce, patate e mozzarella di
bufala al profumo di arancio e basilico…perché sono favolosamente
delicati e buonissimi.
La ricetta è del Simone Rugiati protagonista di una (o forse più) trasmissione su sky che non
riesco quasi mai a vedere. Spesso però le
sue ricette mi vengono raccontate dalla dolcemetà che sa cucinare e quindi
il suo racconto non manca di commenti, critiche, proposte di varianti e la
conclusione è una ricetta comunque elaborata dalla personalissima versione di
chi ha visto la trasmissione (leggi: dolcemetà) e tassativamente senza…dosi!
Gli ingredienti quindi , non ho il coraggio di scriverli nel
modo classico , in quanto le quantità precise …non ci sono. Preferisco quindi raccontarli ,scrivendo
il tutto come un capitoletto , senza numeri, senza liste…
In sostanza il ripieno è fatto da cubotti di pesce (quale ???) crudo, patate bollite anche loro a cubetti e
mozzarella di bufala a cubozzi pure loro+ sale + pepe, oltre alla a pasta all’uovo fatta in casa.
Per questa io di solito utilizzo uova e aggiungo la farina al bisogno…tipo un uovo
per un etto di farina
:-) .
Il ripieno è stato fatto con due mini filetti di sarago
che vanno tagliati a cubetti piccini . Sempre a cubetti si taglia anche la
mozzarella di bufala , dopo averla asciugata un po’ (che per me è un po’ uno
spreco: una delle cose che amo è proprio il latte che sprigiona la mozzarella
quando ne si ruba un pezzetto con la forchetta …)
Si devono far bollire le patate (ne ho usate due piccole) con
la buccia, per poi spelarle e tagliarle a mini cubetti (ho scoperto mentre mangiavo i ravioli, che
la ricetta originale prevedeva le patate viola, “piccolo” particolare omesso
nel racconto…anyway, trovo l’utilizzo della patata “normale” esageratamente
snob in questi tempi dove la rincorsa all’originalità culinaria è all’ordine
del giorno…)
Quando sono pronti tutti i nostri cubozzi ,si mettono in una ciotola e si mescolano .A questo punto si tira la pasta all’uovo e si preparano dei ravioloni con un cucchiaio abbondante del ripieno.
Cuocere i ravioli in acqua bollente : dovrebbero essere
cotti in 5 minuti ma anche meno, dipende dalla grandezza : io li avevo fatti
large …
In una padella mettere un po’ d’olio extravergine di oliva e quando “sfriguglia “
ben bene, mettere l’arancia tagliata (ho saputo mentre scrivevo il post che si dovevano utilizzare i kumquat...) a
spicchi piccoli compresa di buccia (dopo averla lavata J ) e il basilico che
deve diventare croccantino…
Palette molto autunnale con un tocco green che la rinfresca…
In teoria, a questo punto,
i ravioli dovrebbero essere cotti a puntino, pronti per essere
insaporiti da un breve giretto nella padella …
Serviti con del pepe nero regalano un gusto delicatissimo ,
mix perfetto tra pesce, patate e mozzarella di bufala , conditi da un vago profumo di agrume …
Le “non dosi”, sono per due…ma abbondanti. A me sono usciti
circa sei mega tortelli a testa.
Come dicevo, questo post non ha la pretesa di essere una ricetta vera e propria ma
quella di raccontare una storia di , ehm, cucina creativa che ognuna di voi saprà
sicuramente interpretare e rendere più “sua!
La fortuna di avere un blog “in sordina” , no profit J,
assolutamente libero da banner e “controlli” è anche questa: poter scrivere una
ricetta senza dosi precise, come la si racconta ad un’amica al telefono senza
aver sotto mano appunti o libri di cucina…e poi, l’importante è che non lo
sappia il Simone e su questo, vi assicuro, non ci saranno pericoli!!! J
mercoledì 24 ottobre 2012
STARBOOKS DI OTTOBRE: ECCO LA TERZA RICETTA
Lo sapevo. Lo sentivo che la figuraccia era in agguato (mia non della Martha, tengo a precisare fin da subito!) .Oramai convinta delle
dosi americane della Martha, very large,
leggo gli ingredienti predisposta …all’abbondanza.
Ovviamente :
“24 large button mushroons” vengono da me tradotti come 24
grandi (grandissimi) funghi, confortata anche dalla foto del libro che me ne
presenta solo 3 , in un piatto.
Ecco la foto del libro (fatta male, vabbè...:-)
Essendo in questo momento della mia vita , super presa in
ufficio ho dovuto demandare, mio magrado, l’acquisto degli ingredienti per
questa ricetta, alla dolce metà
istruendola a dovere :
“ mi raccomando i funghi devono essere tipo gli champignons
ma molto, molto più grandi”
“più grandi quanto?”
“grandi grandi. I più grandi che trovi!”
okkkkkey….quanti?” risponde
con tono paziente , ehm, finto paziente…
“ 24”
“24????????”
“ si dai, lo sai che gli americani mangiano tanto e hanno
dosi esagerate!!”
“sei sicura???”
“ceeeeerto!!! Che sono sicura” con il solito tono della
saputella che si sta spazientendo…
“si ma ...scusa, non è che ne puoi fare, chessò, 10 ???”
“cooooosa??? Ma allora non hai capito cos’è lo starbooks!!!
Si deve testare una ricetta seguendola riga per riga, virgola per virgola , in modo super preciso, proprio per
capire se tutto è chiaro, corrisponde a verità, è corretto, bla …bla…bla”
“si, si ho capito” taglia corto, pensando sicuramente che i
matti è meglio non contraddirli…
(Lo so che ha pensato esattamente così!!!) :-)
Arrivata a casa vedo
tutti quei funghi giganti, penso.
: apperò!!! ‘sti americani!! Bell’appetito!!!
Ma non dico nulla . prendo “american’s food”, apro a pagina
233 e mi accingo a prepare la ricetta .
Ecco ingredienti e preparazione , paro paro dal libro :
24 funghi champignons
1 cucchiaio da cucina di olio extravergine di oliva più un
tot per irorare pre cottura al forno
Circa 200 gr di salsiccia (senza “pelle”)
2 spicchi d’aglio tritati
1 scalogno grande
1 cucchiaio di prezzemolo fresco finemente tritato
2 cucchiaini di origano fresco finemente tritato più qualche
foglia per guarnire (io ho utilizzato il timo: l’avevo fresco e bellissimo sul
balcone…)
1 uovo grande
2 cucchiai di pan grattato
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
Scaldare il forno a 180°.oliare una teglia da 23 ai 30 cm di diametro. Pulire i funghi e
togliere i gambi che triterete fini .
In un tegame scaldare l’olio a fuoco medio cuocete la
salsiccia ,schiacciandola con una forchetta, per circa 5 minuti. Aggiungere
quindi l’aglio, lo scalogno e i gambi tritati dei funghi. Condire con sale e
pepe.
Ridurre il fuoco e cuocere il tutto affinche i gambi
risultino teneri, mescolando ogni tanto (circa 4/6 minuti)
Trasferire il tutto in una ciotola , aggiungere prezzemolo e
origano (io ,timo) tritati e far raffreddare.
Dopodiché aggiungere l’uovo sbattuto , il pan grattato e il
parmigiano grattugiato,mescolare bene il tutto.
Mettere le cappelle
dei funghi nella teglia , salarle e peparle quindi riempirle con il composto .
Cospargerle d’olio e infornarle per circa 25/30 minuti.
Servire decorando con
foglioline di origano (io : timo) .
Commenti miei:
dopo aver preparato il ripieno secondo la ricetta ne guardo
la quantità nella mia ciotola e guardo le mie 24 cappelle di fungo (diametro
circa 6 cm) che aspettano nelle teglie
(plurale…of course!!!)
“ma non è che ho sbagliato le cups e le ounces ?”
Ricontrollo. Tutto ok. Cosa può essere successo???
Grazie all’alter ego della Martha, come oramai considero la
Stefania, scopro che
“button mushrooms” sono in effetti i classici champignon…i
funghi piccini piccini, tanto chic e tanto carucci…
La Martha con “large button mushrooms” evidentemente, voleva
dire di considerare quelli più grandini dovendo essere ripieni…
Anyway…
Dei 24 funghi acquistati ne ho riempiti, ehm, 8… per i
rimanenti ho dovuto inventarmi un “allestimento” alternativo e per fortuna
avevamo a cena amici che , oltre ad aver gradito gli 8 funghi (che in pratica
ci siamo quasi litigati…) mi hanno permesso di smaltire i restanti 16.
Ma cosa farei io senza gli amici???? :-)
Tralascio commenti/battute della dolcemetà che ha comunque gradito i
funghi come il resto dei commensali…
A parte questo mio misunderstanding, la ricetta è
veloce e, vi assicuro, buonissima.
laMartha ne consiglia anche una versione "vegetable" …
nel ripieno si metterà:
1 piccola cipolla tritata
1 gambo di sedano tritato
Sale e pepe
I gambi dei funghi
Circa 110 gr di noci tritate
Il procedimento rimane lo stesso.
Morale di questo Starbooks:
libro eccellente, preciso, curioso, invitante.
Confesso che non ero attratta dalla cucina americana e da
questo libro , pur considerando la Martha un’icona : ho dovuto ricredermi,
guardando la quantità di “memo” colorati che ho messo nelle pagine delle
ricette che vorrei fare…
Molte delle quali sono state interpretate in modo fantastico
dalle mie amiche dello starbooks che, come sempre, vi invito ad andare a
trovare :
La Apple Pie di Mary Pie - Zesty crab cakes
Arabafelice - Pike Place Fish and Chips
Andante con gusto - Maple bundt cake -
Ale only kitchen - Buffalo chicken Wings
Arricciaspiccia - Skillet cornbread
Vissi d'arte e di cucina - Pigs in a blanket
Menuturistico - Sweet Potatoes Pie
La Gaia Celiaca - Caramelized onion dip and onion crisps
La Apple Pie di Mary Pie - Zesty crab cakes
Arabafelice - Pike Place Fish and Chips
Andante con gusto - Maple bundt cake -
Ale only kitchen - Buffalo chicken Wings
Arricciaspiccia - Skillet cornbread
Vissi d'arte e di cucina - Pigs in a blanket
Menuturistico - Sweet Potatoes Pie
La Gaia Celiaca - Caramelized onion dip and onion crisps
domenica 10 giugno 2012
ESPERIMENTO DI LIEVITATURA IN ...FRIGO. RISULTATO? UN PANE...MAGICO! :-)
Cosa c’è di più terapeutico di fare un dolce o, ancora
meglio, il pane? Per me non c’è niente al mondo meglio di questo! Reduce da
giorni in cui non ero proprio in forma, ecco riprendere contatto con il mondo .
l’aver voglia di cucinare è sempre un ottimo segno dopo giornate da
ameba…malata!!!! J
L’idea di preparare qualcosa arriva sempre ad orari
inaspettati e scomodi (sera inoltrata per esempio..) e così è stato anche questa volta, in più
ancora qualche strascico di stanchezza da convalescente non mi permetteva di
essere nel pieno delle mie energie , . nonostante tutto ciò ho deciso di fare
un pane e , vista la situazione, di fare anche un esperimento.
Fare il pane mi piace anche per il tempo che serve affinchè
la nostra pasta lieviti a dovere, coccolata e accudita più di un bambino. Va
impastata bene (io mi faccio aiutare dal KA ma “finisco” di impastare io prima di mettere il panetto a
lievitare…perché voglio sentire l’impasto sotte le mie mani , perché si deve
creare quel rapporto utile ed indispensabile alla buona riuscita del tutto)
Va fatta lievitare secondo i tempi prestabiliti (almeno
un’ora e mezza) ,va ripresa , rimaneggiata con delicatezza e poi messa ancora a
lievitare fino al momento topico che è
il suo ingresso nel forno!
Ma l’altra sera non avevo tempo di seguire così
amorevolmente il mio pane quindi ho
sperimentato la lievitazione a freddo : nel frigorifero!
Ma non solo, per rendere l’esperimento ancora più
interessante, ho utilizzato un misto di farine integrali quindi con un potere
lievitante minore della farina bianca manitoba.
E ho aggiunto pure
dell’uvetta sultanina ammollata che lo
avrebbe reso ancora più “pesante”…
“se lievita questo panetto, lieviterà qualsiasi tipo di
pane” mi sono detta e animata dalla speranza più ottimistica mi sono messa
all’opera.
Ingredienti:
250 gr di farine di farro, segale, integrale(generica) e
farina 0 nelle seguenti proporzioni:
50 gr farina di farro
50 gr. farina di segale
50 gr farina integrale
100 gr farina 0 manitoba
120 ml acqua tiepida
5 gr lievito granulare
Una manciata di uvetta sultanina
3 rametti di rosmarino
Olio extravergine di oliva
1 cucchiaino scarso di sale fine
Per prima cosa ho messo in ammollo in acqua tiepida l’uvetta
(circa 15 minuti) . ho quindi preso le
foglie del rosmarino e le ho tritate fini fini. Poi ho iniziato a fare il mio
impasto mettendo nel vaso del KA : le farine ,il lievito, il rosmarino tritato.
Ho strizzato bene l’uvetta e l’ho infarinata , quindi l’ho versata insieme alle
farine . ho aggiunto l’olio, l’acqua tiepida e,infine, il sale. Ho azionato il
KA fino a quando ho visto formarsi una palla della consistenza perfetta. A quel
punto l’ho tirata fuori dalla ciotola d’acciaio e l’ho impastata con le mani
per un altro po’…mi scuso per l’imprecisione dei tempi ma , dato che faccio il
pane da circa vent’anni, ed ogni volta è una nuova storia ,non ho tempi fissi e
stabiliti, come non ho quantità fisse e stabilite che dipendono molto
dall’umidità, dal tipo di ingredienti , dal mio umore…
Il pane è un processo alchemico dove insieme alle farine,
ai lieviti, alle acque utilizzate c’è la
nostra parte “sottile” che influenza il
procedimento e la resa finale. Nessuno riuscirà a farmi togliere dalla testa
questa mia idea. Il pane che sforniamo ha una parte di noi che a volte lo rende
superbo, a volte accettabile e a volte…da buttar via.
C'è un pizzico di magia intorno a noi, ogni volta che facciamo il pane...
C'è un pizzico di magia intorno a noi, ogni volta che facciamo il pane...
Sapevo di rischiare il flop : non ero in formissima, tentavo
una lievitatura poco naturale, i miei soliti tempi sarebbero stati
sfalsati…chissà cosa sarebbe successo?
Una volta reso il panetto liscio e morbido ,l’ho messo in una ciotola infarinata, l’ho
coperto con la pellicola e, ebbene si, l’ho messo in frigo.
Erano circa le 22,30 di sera…
Mattino , ore 8,30.
Apro il frigo con il timore di trovare la mia adorata palla di pane uguale
alla sera prima senza segni di “gonfiamento” e invece…
Il pane aveva lievitato benissimo gonfiando pure la
pellicola! L’ho tirato fuori e l’ho lasciato per qualche minuto a temperatura
ambiente affinchè si acclimatasse, ho tolto la pellicola e ho tolto il panetto soffice
e raddoppiato (come minimo!!!) e l’ho sgonfiato leggermente e delicatamente
,impastandolo un poco. Ho quindi dato la forma di due belle pagnottine che ho
messo sulla placca del forno, rivestita con carta oleata. Ho praticato con la
forbice tre tagli e le ho fatte riposare per circa un’ora abbondante,
coperte da uno strofinaccio
Forno a 180° (il mio è potente) pagnotte infornate e cotte
per circa 20/25 minuti. Non le ho
spennellate né con uovo, né latte, né acqua perché non volevo
rischiare che l’ottima lievitatura “sgonfiasse” a causa del liquido aggiunto “on the top” (anche se poco) …
Il risultato direi non male!!! J mi sono gustata questo
pane appena sfornato (come faccio sempre) e devo dire che era davvero buono, magico...
L' abbinata uvetta e rosmarino mi è piaciuta da impazzire anche se trovo sia ancor più perfetta con la farina manitoba e basta. La prepotenza di gusto delle farine integrali ha invaso un po’ troppo il contrasto dolce/erborinato dell’uva passa e del rosmarino.
L' abbinata uvetta e rosmarino mi è piaciuta da impazzire anche se trovo sia ancor più perfetta con la farina manitoba e basta. La prepotenza di gusto delle farine integrali ha invaso un po’ troppo il contrasto dolce/erborinato dell’uva passa e del rosmarino.
Da provare quindi la versione “pane bianco”, pane più
discreto e generoso nel concedere il ruolo da protagonista agli altri
ingredienti aggiunti.
Poteva mancare il mio set di polyvore in onore al mio
pane ?
martedì 22 maggio 2012
REMINISCENZE NEW AGE PER I MIEI BUDINI DELL'EMMETI....
Budino salato??? Proprio io??? No, non ce la posso fare…per
me il budino è dolce. Punto.
Ma, come sempre accade nella mia vita, non esiste situazione
nella quale sono fermamente convinta di una cosa per fare esattamente il
contrario!Quindi eccomi qui!
Dunque budino salato, con verdure, legumi, frutta e poi con
anche un “complemento”, biscotto, chutney, salsa….
Belli, bellissimi i budini della Francesca !!!
Belli, bellissimi i budini della Francesca !!!
Uhm….qui c’è da pensarla bene! Fermo restando che il mio
motto per l’MT è “l’importante è partecipare” , questa volta ho provato
ingredienti studiati per trovare un connubio di sapori interessante.Mi ha aiutato il mio passato "new age" e macrobiotico che mi ha portato ad acquistare una confezione di seitan a fette, una sorta di "imitazione" di prosciutto che lo ricorda solo per l'immagine e assai poco per il gusto. Ho sempre amato il seitan e ancora oggi , ogni tanto, lo cucino. è un ingrediente eclettico , sano e che regala ricette sfiziose!
L’aspetto dei miei budini non rende l’idea del suo contenuto , pur avendo avuto Marie Antoinette come assistente alle foto : l’ora tarda non ci ha aiutate e quindi il colore (nonostante qualche aggiustata con Photoshop) non è proprio quello “live” J
Ingredienti per 6 budini :
100gr ricotta
2 uova
100 gr seitan a fette (si trova nei negozi di prodotti biologici,macrobiotici,ecc...)
Mezza scatola di ceci
Prugne secche
Sale (poco)
foglioline di menta
Ho tritato fine il seitan, ho tritato fini 4 prugne secche,
ho frullato (con un goccio d’acqua) i ceci.
Ho messo le mie “polpe” in tre ciotoline. Ho poi mescolato
la ricotta con le due uova , ottenendo una bella crema alla quale ho aggiunto
le mie tre polpe. Ho assaggiato e ho regolato di sale
Ho riempito uno stampo in silicone ad hoc e ho cotto , come
da disposizioni, i miei budini in forno a bagno maria per circa mezz’ora.
Ho preso altre prugne e le ho tagliate grossolanamente con
qualche foglia di menta e con questo composto ho servito i budini.
Curiosa come una volpe ho voluto assaggiare subito questo
piatto, inventato per l’occasione confidando nell’abbinata dolce/salata che mi
piace sempre tanto.
Bè, erano mangiabilissimi!!!:-) Marie Antoinette mi aveva ,
ovviamente, bocciato le prugne! Lei regina pragmatica e “classica”, non ama
questi voli pindarici culinari tanto che , ha bellamente scartato la mia
decorazione e composta annessa…
A parte la ricetta , in questa serata ci siamo proprio
divertire a fare le foto creando set personalissimi , criticando sempre l’ideee
dell’altra… lei più dissacrante e volutamente lontana dalle mie idee modello "DonnaHay"...
Ho scelto alla fine una foto molto molto classica per i miei budini, ma vi
regalo anche queste , scattate dalla petite reine un po’ “innovative” e poco
“food stylist” J
“mamma ma pubblica una foto diversa dal solito!!!! Le fai
tutte uguali!!!!”
“ma noooo, non devi fotografare me!!!!” ho detto
E lei ridendo continuava a bersagliarmi di foto ! inutile
dirvi che non amo essere fotografata ma mi sono divertita un sacco nel fare
foto, improbabili ( e impresentabili) per il blog, ma che sono rimaste nel mio archivio a memoria di
una serata carina e simpatica.
Quindi ecco l’ennesima magia dell’Emmeti : una scusa per condividere momenti di vita con chi si ama e se poi si tratta pure di una blasonata come solo Marie Antoinette sa essere, la magia diventa ancora più….magica! J
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