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domenica 15 giugno 2014

UN SEMPLICE DISEGNO PER UNA SEMPLICE RICETTA : I BLINIS



Nulla di più semplice, nulla di più buono, nulla di più perfetto (ehm si dice???) per un aperitivo estivo!
Si vabbè, sono due giorni che piove e la temperatura è scesa di molto ma... l'idea ci sta per arricchire una cenetta fresca e informale.

In una ciotola mettete il tuorlo, con la panna e il latte. Io non ce l'avevo e l'ho sostituita con yogurt magro : perfetto!
Quindi versate la farina e il lievito, mescolate con una frusta e mettete a riposare almeno mezz'ora.
poi aggiungete il bianco d'uovo montato a neve.
Ungete una padella con poco pochissimo olio (o burro) e a cucchiaiate versate la pastella : se  ne usate una larga  ne potrete fare più per volta. L'impasto è compatto e non "scivola": appena si scalda , il vostro blinis manterrà la forma perfettamente.


Una volta cotti si possono utilizzare in mille modi.

Per me :
filetto di salmone freschissimo, creme fraiche (a d o r o !!!) e, per vezzo, un ciuffetto di aneto...

Accompagnare con vino bianco freschissimo e se vi piacciono le bollicine, sfogatevi pure : l'abbinamento è assolutamente alchemiko !! si, proprio con la "K" :-)






lunedì 18 giugno 2012

LA "PIZZA" DEGLI HARE KRISHNA...


Ebbene si , questa è una ricetta tratta da un libro di cucina e filsofia degli hare krishna…
Questo racconto si perde nella notte dei tempi ,ma non perché vi devo raccontare  la vita di Siddartha in sanscrito antico (ovvio)  , ma perché risale al tempo in cui  Marie Antoinette era appena nata e trascorrevamo le nostre vacanze , i nostri week end in una bellissima valle delle mie zone , chiamata anche la valle dei pittori.
D’estate i paesini si riempivano di villeggianti , le varie pro loco organizzavano fuochi d’artificio e manifestazioni di ogni genere, la valle si animava. E un anno arrivarono anche gli hare krishna…
Vedere quei giovani monaci vestiti di arancio , con la testa rasata e il sorriso beato stampato sul volto tra le verdi montagne mi aveva fatto un certo effetto.
Non c’entravano nulla in quel luogo e per questo si notavano ancor di più del solito…cosa li aveva spinti ad arrivare fin lì??? Mah?? Non l’ho mai saputo ma un giorno , in giro con il paseggino che trasportava la très petite reine , mi si erano avvicinati e mi avevano chiesto un’offerta …i loro sguardi beati mi avevano catturata e dato che a me basta poco, ma molto poco, per sensibilizzarmi a cause moralmente ineccepibili,   avevo dato loro qualcosa . la sorpresa grande era stata veder comparire magicamente dalle loro tuniche un libretto. Un libretto di ricette degli  hare krishna , corredato di pensieri filosofici e religiosi .

Purtroppo non so che fine abbia fatto quel libretto e mi sono stupita nel non averlo conservato…
Ricordo che avevo pensato
“Ma guarda un po’, chi l’avrebbe detto?  Esiste una cucina dei monaci tibetani…non solo riso e burro di yak?...”
Il libretto infatti,  conteneva ricette che di “tibetano” avevano molto poco, abbastanza banali e scontate e non so proprio  da dove saltassero fuori. Ma tra le pagine ecco la ricetta che mi aveva incuriosito : la pizza di riso.

E proprio questa è la ricetta  di questo post .
Dite la verità, sembra o no una pizza vera??? E giuro di non aver “truccato” la foto (troppo difficile  per me!!!)
Facilissima e d’effetto e , volendo (anzi, per me è meglio) si può usare del riso (meglio risotto) avanzato.
Non ci sono dosi non ci sono ingredienti precisi...
La base di riso bollito , per rimanere più “compatta” ha bisogno di un’aggiunta di formaggio (il parmigiano è perfetto) e un goccio d’olio. Come dicevo prima tra parentesi, il risotto avanzato è perfetto in quanto già bello condito e compatto aiutato anche dall’amido sprigionato in cottura.

Per questa “pizza tibetana” io ho utilizzato un avanzo di risotto alla parmigiana modello basico J e con questo intendo un risotto fatto con un delicato brodo di verdure , niente soffritto (ebbene si…solo un filo d’olio dove faccio tostare il riso) e solo alla fine un’abbondante pioggia di parmigiano.
Un pezzetto di burro a completare la manteca tura.
Questo è un risotto che faccio spesso , una sorta di riso in bianco ma con un po’ di gusto in più rispetto al riso semplicemente bollito.

Ho preso una teglia tonda, l’ho rivestita con carta oleata e ho steso il mio risotto La ricetta prevede niente di più che stendere in una teglia il riso freddo  e farcire con mozzarella e pomodoro fresco. Aggiungere origano e olio e sale e…infornare come una pizza.

L’effetto è simpatico, l’unica pecca è l’impossibilità di tagliarla a fette perfette in quanto il riso tende a non rimanere unito…quindi si servirà con una paletta cercando di “salvare” il più possibile le pseudo fette immaginate J meglio una teglia rettangolare perché dà la possibilità di dividere la pizza in piccoli quadrati facilmente servibili senza improvvise frane…
Dopo aver mangiato qualche fetta state pur certe che il suono cosmico OM vi uscirà spontaneo e la vostra anima si sentirà leggera e beata e vi chiederete come mai non siete a Lhasa …
J forse !

 
tibet

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