Ebbene si , questa è una ricetta tratta da un libro di cucina
e filsofia degli hare krishna…
Questo racconto si perde nella notte dei tempi ,ma non
perché vi devo raccontare la vita di
Siddartha in sanscrito antico (ovvio) ,
ma perché risale al tempo in cui Marie
Antoinette era appena nata e trascorrevamo le nostre vacanze , i nostri week
end in una bellissima valle delle mie zone , chiamata anche la valle dei
pittori.
D’estate i paesini si riempivano di villeggianti , le varie
pro loco organizzavano fuochi d’artificio e manifestazioni di ogni genere, la
valle si animava. E un anno arrivarono anche gli hare krishna…
Vedere quei giovani monaci vestiti di arancio , con la testa
rasata e il sorriso beato stampato sul volto tra le verdi montagne mi aveva
fatto un certo effetto.
Non c’entravano nulla in quel luogo e per questo si notavano
ancor di più del solito…cosa li aveva spinti ad arrivare fin lì??? Mah?? Non
l’ho mai saputo ma un giorno , in giro con il paseggino che trasportava la très
petite reine , mi si erano avvicinati e mi avevano chiesto un’offerta …i loro
sguardi beati mi avevano catturata e dato che a me basta poco, ma molto poco,
per sensibilizzarmi a cause moralmente ineccepibili,
avevo dato loro qualcosa . la sorpresa grande
era stata veder comparire magicamente dalle loro tuniche un libretto. Un
libretto di ricette degli
hare krishna ,
corredato di pensieri filosofici e religiosi .
Purtroppo non so che fine abbia fatto quel libretto e mi
sono stupita nel non averlo conservato…
Ricordo che avevo pensato
“Ma guarda un po’, chi l’avrebbe detto?
Esiste una cucina dei monaci tibetani…non
solo riso e burro di yak?...”
Il libretto infatti,
conteneva ricette che di “tibetano” avevano
molto poco, abbastanza banali e scontate e non so proprio
da dove saltassero fuori. Ma tra le pagine
ecco la ricetta che mi aveva incuriosito : la pizza di riso.
E proprio questa è la ricetta di questo post .
Dite la verità, sembra o no una pizza vera??? E giuro di non
aver “truccato” la foto (troppo difficile
per me!!!)
Facilissima e d’effetto e , volendo (anzi, per me è meglio)
si può usare del riso (meglio risotto) avanzato.
Non ci sono dosi non ci sono ingredienti precisi...
La base di riso bollito , per rimanere più “compatta” ha
bisogno di un’aggiunta di formaggio (il parmigiano è perfetto) e un goccio
d’olio. Come dicevo prima tra parentesi, il risotto avanzato è perfetto in
quanto già bello condito e compatto aiutato anche dall’amido sprigionato in
cottura.
Per questa “pizza tibetana” io ho utilizzato un avanzo di
risotto alla parmigiana modello basico J e con questo intendo
un risotto fatto con un delicato brodo di verdure , niente soffritto (ebbene
si…solo un filo d’olio dove faccio tostare il riso) e solo alla fine
un’abbondante pioggia di parmigiano.
Un pezzetto di burro a completare la manteca tura.
Questo è un risotto che faccio spesso , una sorta di riso in
bianco ma con un po’ di gusto in più rispetto al riso semplicemente bollito.
Ho preso una teglia tonda, l’ho rivestita con carta oleata e
ho steso il mio risotto La ricetta prevede niente di più che stendere in una
teglia il riso freddo e farcire con
mozzarella e pomodoro fresco. Aggiungere origano e olio e sale e…infornare come
una pizza.
L’effetto è simpatico, l’unica pecca è l’impossibilità di
tagliarla a fette perfette in quanto il riso tende a non rimanere unito…quindi
si servirà con una paletta cercando di “salvare” il più possibile le pseudo
fette immaginate J
meglio una teglia rettangolare perché dà la possibilità di dividere la pizza in
piccoli quadrati facilmente servibili senza improvvise frane…
Dopo aver mangiato qualche fetta state pur certe che il
suono cosmico OM vi uscirà spontaneo e la vostra anima si sentirà leggera e
beata e vi chiederete come mai non siete a Lhasa …
J forse !