Visualizzazione post con etichetta KA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta KA. Mostra tutti i post

venerdì 15 settembre 2017

PERSA TRA LE MILLE RICETTE DEL BANANA BREAD...


Il banana bread era in segnato in una delle mie tantissime liste "to-do", da tempo.
Non riuscivo a farlo forse perché quando prendo le banane tendo a mangiarle ed è molto difficile che riescano a maturare in modo evidente senza essere prese in considerazione.
La banana è per me un frutto-torta nel senso che , nei rari momenti in cui vorrei mettermi a dieta, diventa il succedaneo di un dolce.
Questa convinzione però non dura molto, giusto il tempo di terminare la scorta di banane a cui segue repentina ricerca della prossima torta da fare e così via, in una sorta di circolo vizioso che dura , diciamo pure, da sempre!
Ma arriva un momento nella vita in cui il destino ti fa trovare nel frigo quattro banane dimenticate e quindi ho colto l'occasione al volo.
Le suddette banane sono state dimenticate per un motivo preciso ... Nel castello dove vivo ( a questo proposito si leggano i miei post datati 2012 in cui si narra il mio arrivo in questa casa che, rispetto alla mia precedente, ha dimensioni da maniero e che, da allora, chiamo , appunto, "castello") abbiamo, ebbene si, ben due frigoriferi.
I componenti della famiglia sono ... ehm due: io, marito e un bellissimo e stupendo gatto. MA abbiamo figli che vanno e che vengono, amici con cui condividiamo molto spesso cene  e , diciamo, che la dispensa è sempre super fornitissima . In pratica uno dei due frigo è quasi tutto destinato ai beveraggi ma nei momenti di spesa entrambi diventano stipati di ogni. E' praticamente impossibile averli ordinati perché i cibi vengono spostati da un frigorifero all'altro a seconda dello spazio a disposizione...
Insomma la faccio breve : 'ste banane erano finite nel "dietro" e sono sbucate solo quando abbiamo utilizzato i cibi del "davanti"...



Poco male, come dicevo, ho avuto la scusa per preparare finalmente il banana bread. Mi sono  dunque messa a fare una delle cose che amo di più : cercare la ricetta che mi ispiri. Quindi ho iniziato  dai miei tanti libri di cucina , poi sono passata alle riviste e infine al web.
Un vero lavoro di concetto in cui mi trovo spesso a far tabelle in cui confronto ingredienti e quantità in modo da scegliere la ricetta, per me, migliore.

Ebbene, credo che il banana bread abbia il maggior numero di ricette presenti al mondo!Non so quante ne ho incontrate, lette, viste (eh si, mi guardo anche i video...)
Quindi cosa ho fatto?
Ho fatto un "mixandmatch" e ne ho inventata una io (che probabilmente esisterà ma io non l'ho incrociata nel mio peregrinare...)

Questo il mio Banana Bread:

Ingredienti:

4 banane piccole molto mature
100 gr zucchero muscovado
100 gr zucchero bianco
3 uova intere 
60 ml di olio di mais o girasole
250 farina 00
1 bustina di lievito
latte q.b. 
cucchiaino di semi di papavero (che mi piacciono un sacco e che utilizzo spesso a sproposito tanto son carini come decoro per qualsiasi piatto io possa preparare...) 

In pratica ho messo tutti gli ingredienti nel "ciotolone" del Kitchen Aid e con il gancio a foglia ho amalgamato bene il tutto.
Il latte l'ho usato per rendere l'impasto molto morbido , tipo un semolino.
L'ho rovesciato in uno stampo da plumcake in silicone quindi senza ungere o mettere carta forno: se non avete lo stampo in silicone dovrete prevedere di farlo .
L’ho cotto a 160 gradi, modalità "ventilato",  per 50 minuti e dopo 30 minuti di cottura l’ho coperto con alluminio per evitare che bruciasse.
Vale sempre la prova stecchino per vedere se è cotto…dovrà uscire non proprio asciuttissimo (è comunque un dolce piacevolmente "umido"…) 
Per tempi e gradi del forno, sarò noiosa, ma dico sempre che ognuno conosce il proprio e deve regolarsi di conseguenza. Io ho un forno "antipatico" ed è stato un acquisto sbagliato (mea culpa): scalda tantissimo e brucia tutto da un lato...ma ho imparato a conviverci (come succede per tutto) e quindi vi dò dati indicativi che saprete certamente  tradurre alla perfezione. 



Che dire del risultato? Bè a me è sembrato ottimo! Consistenza perfetta, morbido il giusto, quantità di zucchero non invadente (grazie anche al muscovado che dolcifica di meno).
I semi di papavero nell'impasto si avvertono appena ma la spolverata che ho messo in superficie prima di infornarlo rende il mio banana bread un pò più "nordico" e carino!

Mi spiace solo una cosa: difficilmente potrò rifarlo. Comprerò, come sempre, le banane per mangiarle prima che diventino troppo mature e mi mancherà l'ingrediente principale per questo cake.
L'unica speranza è di dimenticarle un'altra volta nel frigo.
Ma forse  non  sarà così impossibile: l'età avanza e son sempre più "distratta". C'è quindi del buono anche ad invecchiare ;-)


venerdì 14 febbraio 2014

SAN VALENTINO ...:-)





Ed eccoci a san valentino…
Non ho mai amato particolarmente questa “festa” anche durante gli anni della gioventù dove ogni simpatia aveva il significato del “grande amore” e del “per sempre”…

Crescendo questi due concetti li ho sempre considerati molto virgolettati e quindi , a seconda dell’umore festeggiavo o meno.

Per me  san valentino è la festa degli innamorati/innamoramenti  non dei ... fidanzati…

Quindi si potrebbe essere innamorati…








del proprio gatto





di un oggetto amato e desiderato





di torte pannose e non





di libri



Quindi un buon san valentino a chi ha qualcuno o … qualcosa che ama !

mercoledì 29 gennaio 2014

PALETTE TENDRE

Palette tendre



Sempre per la serie : colori che amo, ecco un altro "set" che ben mi rappresenta !
Innanzi tutto per l'oggetto tanto desiderato e amato che è :  il kitchen aid.
La prima volta che l'avevo visto era davvero tanto e tanto tempo fa (direi quasi 15 anni fa)
Lo avevo "conosciuto" sulle riviste di cucina e arredamento inglese alle quali ero abbonata e quando ero andata a Londra l'avevo visto "di persona" da Harrods : turchese , attorniato da accessori e dai libri della mitica Nigella!
In Italia si conosceva ancora poco ma io avevo già iniziato a desiderarlo. Avrei dovuto aspettare ancora un bel po' di anni prima di averlo.
Me lo sono regalata qualche anno fa : color vaniglia , dopo aver trascorso mesi a pensare quale fosse il colore giusto.
Allora avevo una bellissima cucina bianca e qualsiasi colore avrebbe fatto bella figura. A distanza di tempo , oltre ad essere cambiata la mia vita è cambiata pure la cucina   e quindi sono felice di averlo scelto di quel colore che si adatta a tutto :-) .
Anzi devo dire che oggi dà quel tocco di luce che rende l'ambiente caldo e piacevole 




Ho inserito anche immagini di piatti e posate perché a me apparecchiare la tavola , o meglio,  "ad occuparmi delle mises en place" (che è più chic) , piace tantissimo e mi perdo davanti alle vetrine dei negozi e tra le pagine delle riviste che acquisto di arredamento, cucina, design...
Ci sono oggetti e brand che sono diventati cult per me .
Trovo allegre e simpaticamente vintage  le fantasie floreali di Marimekko e ho una passione per le posate d'argento di Christofle senza disdegnare le linee più moderne ed essenziali di Alessi o la linea "Faces" di Ferran Adrià in cui un pool di giovani designers ha disegnato oggetti e posate per la cucina. 
Una fra tutte la bravissima , per me, Julia Marsical che con il suo writing spoon ha creato un cucchiaio che sembra un pennino e che si può, in effetti usare come una penna :



E' questo che amo del design : trovare nella semplicità l'idea geniale che rende speciale l'oggetto .





domenica 13 novembre 2011

BEET CAKE...UN'ISPIRAZIONE ROMANTICA E ORIGINALE


Vagando tra i blog avevo trovato, tempo fa, un graziosissimo video (che allego alla fine del post) che mi era piaciuto tanto. L’ho trovo poetico, romantico e piacevolmente  “antico”…
Dopo l’impatto “istintivo” legato alle immagini la mia curiosità si era fatta catturare dalle ricetta : una torta con le …barbabietole.
Non le amo particolarmente, mi capita di mangiarle ma non impazzisco…rape e derivati, non sono tra i miei cibi preferiti.
Immaginarle poi in una torta dolce…mah? Non restava che provare!
Finalmente ho trovato uno sprazzo di tempo da dedicarmi e quindi oggi ho preparato la Beet Cake…J

Ingredienti:
io li ho tradotti così (nel video si parla di “cup” e di “oz” e pigramente non sono andata ad informarmi sulle equivalenze…ho fatto di testa mia ,ehm, basandomi sulle immagini e intuendo, forse, qualche  dose…)

500 gr di barbabietole cotte
260 gr circa di farina 00
200 gr di zucchero (“mascovado”) di canna integrale
100 gr circa ciccolato fondente
3 uova
130 gr di burro
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 stecca di vaniglia  (nel video si vede un cucchiaio con essenza di vaniglia che non ho trovato...)

Ho frullato le barbabietole. In una ciotola ho messo il burro morbido ,la farina con il lievito e la vaniglia (prelevata con un coltellino, raschiandola) e ho aggiunto anche lo zucchero. Ho mescolato il tutto con il KA. Nel frattempo ho fatto sciogliere a bagno maria il cioccolato e, una volta raffreddato, ho messo nella ciotola insieme alle barbabietole e il pizzico di sale.
Ho rimescolato il tutto , fino ad ottenere un impasto morbido con il quale ho riempito uno stampo da 20 cm di diametro imburrato e , dato che ne ho avanzato un po’, ho riempito anche degli stampini in silicone da crème caramel…
Ho infornato la torta a 200° per 15 min e poi ho abbassato a 180° continuando la cottura per un’altra mezz’ora. Gli pseudo muffins invece, li ho infornati a 180° per circa 20 minuti (ma ce ne sarebbero voluti anche 30…i miei sono usciti un po’ troppo “mollini”)
un bella spruzzata di zucchero a velo ..et voilà..


Fare questa torta dall’impasto rosa ciclamino è una novità per me abituata ad impasti “classici” ma non solo il colore mi sembrava “strano” …ero troppo curiosa di assaggiarla , non riuscivo ad immaginarmi il suo sapore.
Originale senza dubbio ma, per me, troppo particolare . Sentivo comunque il sapore della barbabietola che inevitabilmente condiziona questo dolce mentre il cioccolato si perde un po’, forse ne andava messo di più. La consistenza è simile alla torta di mele classica, quella  fatta in casa , solo…senza frutta :  quindi l’impasto è “umido” e morbido.
C’è da dire che mangiandola, ci si abitua al nuovo e alla fine è una torta che piace.
Un significato molto filosofico per questo dolce :  bisogna lasciarsi trasportare ,a volte, da situazioni, sapori, eventi , …“strani” per scoprire che nel nuovo , nel “non conosciuto” c’è del fascino,  c’è del buono che va scoperto e fatto nostro.
Per me difficilissimo J , sono abitudinaria, non amo gli stravolgimenti, mi dà sicurezza cucinare e mangiare una torta di mele, confortante,  senza sorprese o novità inaspettate!
Un torta filosofica che rende più ricchi , un’esperienza da gustare fino in fondo magari guardandosi anche questo bellissimo video…



beet cake from tiger in a jar on Vimeo.

domenica 6 novembre 2011

UN PAIN BRIOCHE SOTTO LA PIOGGIA...



Impossibile uscire e quindi si sta a casa con la tristezza delle immagini di una Liguria in ginocchio e con la paura per lo stato d’allerta per alcune regioni a rischio innondazione.
Non ho voglia di far nulla complice un mal di testa “dei miei” ma tra una tregua e l’altra ,non posso non fare almeno un veloce e confortevole (per l’animo) dolce…
In pratica è una non ricetta perché ho utilizzato un preparato acquistato durante una delle mie gite in Francia . L’avevo già sperimentato qui e mi ero ripromessa di riprendere questo magico sacchettino con magica farina alla quale va aggiunto solo il latte e un po’ di burro.
I sacchettini in realtà erano tanti, ognuno con un preparato diverso: pani rustici, dolci, ecc... e io mi sono fatta ispirare da questo panbrioche campagnolo...
La fatica maggiore l’ho lasciata al mio fidato KA senza togliermi però il piacere di impastare da me qualche minuto la palla di pasta che sentivo bella, liscia e compatta tra le mani.
L’ho fatta lievita per circa 2 ore e poi ne ho fatto 4 palline che ho messo in uno stampo da plumcake. Altra lievitatura di circa un’ora e poi 35 minuti in forno a 180°. Dopo 10 minuti di cottura però,  ho coperto la superficie con la carta stagnola perché si stava bruciando.
Queste le quantità:
350 gr preparato Francine “Brioche de campagne”(e scusate il nome che è già una piccola poesia…)
200 ml di latte tiepido
75 gr di burro morbido
Un po’ di latte per spennellare l’impasto prima di metterlo in forno 

Un altro ingrediente indispensabile sarebbe quello di convincere , chi vi accompagna in gita, di fermarsi in un supermercato della zona , “giusto per dare un’occhio” , ben sapendo che dietro questa vostra “innocente” curiosità si cela invece la voglia spasmodica di acquistare quei mille prodottini che sono introvabili nei nostri supermercati  italici J
Si lo so, ci sono anche molte più “schifezze” già pronte che di solito, non finiscono nei nostri abituali carrelli ma, si sa, l’occasione fa l’uomo ladro e la donna approfittatrice, dico io ,  e quindi , oltre a questi deliziosi (molto francesi) sacchetti di farina , ho messo nel carrello: crepes integrali già pronte (che si possono anche surgelare!!!) madeleines ai mille gusti, biscotti bretoni, formaggi impanati da gustare come aperitivo , salse più o meno conosciute, miele di lavanda,  e mille altre cose delle quali un po’ mi vergogno e terrò segrete!! J


Il pan brioche mi piace tantissimo, non mi piace troppo dolce e infatti quando lo preparo senza “farine magiche” ci metto poco zucchero così lo posso abbinare sia a marmellate e creme cioccolatose che a saporiti patè…in questo caso preferisco tostarlo , trovo che la croccantezza si sposi meglio con il salato.
Devo dire che questa farina compresa di tutto , ha il giusto grado di zucchero , cioè non è troppo dolce e , soprattutto, ha un profumo delizioso che,  una volta sfornato il pan brioche,  si espande per la casa.
Continua a piovere in questa buia domenica dai ritmi rallentati e un pò mi crogiolo in questo stacco dal mondo, unico momento di quiete (nonostante il mal di testa...) nella vita frenetica e sempre di corsa che non ti permette di capire cosa sia ,in fondo, la felicità : forse .. anche fare un pain brioche ?

martedì 1 novembre 2011

PASTA CON FARINA DI CASTAGNE FATTA IN CASA E...KARMA YOGA :-)


Una ricetta a metà, "un work in progress” o semplicemente un occupare il tempo facendo una cosa che piace, ritrovando una lentezza terapeutica per  un periodo “intenso” per me.
Il fatto nr. 1 scatenante: la mia amica Donata mi ha regalato un’ottima farina di castagne, ma non di quella "modello supermercato", nossignori, una di quelle  vere, fatte macinando le castagne ottenendo così non una “talco farina” ma una farina un po’ grossolana ma profumatissima e speciale.
Non posso vantare tradizioni di famiglia  in cui donne di casa mi hanno erudito nel fare la pasta ma posso solo dire che ,anni e anni fa, avevo seguito un corso di “cucina mediterranea vegetariana” (allora andava “troppo” di moda…) nel quale ci avevano insegnato anche a preparare la pasta all’uovo, non tirata  a mano con mattarello, ma con la macchina ad hoc (però  rigorosamente a manovella…per mantenere quello spirito country e easy che tanto ci  piaceva negli anni new age)
Ho quindi rispolverato la mia vecchia Olympia (così si chiama …ma non faccio pubblcità è diventato il suo nome proprio …) e , questa volta con l’aiuto del mio mitico KA, che ha magistralmente impastato, ho fatto i ravioli di farina di castagne con ripieno ai funghi (+ tagliatelle).
Prima di scrivere la semplicissima ricetta ,due parole per condividere alcune mie riflessioni .


Perché  a me la sfoglia inizia a venir “giusta” dopo la terza striscia? Mi spiego: preparo la prima “striscia” di sfoglia : uno sfacelo, ma la rammendo….preparo la seconda: idem come sopra.
La terza,  così cosà…poi tutte perfette…
E impastando e “sfogliando”, sono giunta a questa conclusione:
quando incomincio  , ho le “fregole” (come diceva mia nonna) nel senso che voglio fare tutto in fretta…:passo la pasta nei rulli troppo velocemente , non la piego come si dovrebbe, sono disattenta e maldestra …poi mano a mano che il tempo passa, mi rilasso, trovo il piacere di perdermi nei movimenti che si fanno sempre più precisi e  attenti, la mente ed il corpo si fanno cullare dai minuti  scanditi dai ritmi dell’ impastare, infarinare, tirare, piegare  , donandomi una calma e una consapevolezza del movimento che diventa quasi un rito : un karma yoga perfetto !
Eh si, “karma yoga” ,lo yoga dell’azione, strumento per raggiungere l’obiettivo finale della propria autorealizzazion, ma ,cosa più  importante,  è che l’azione svolta mediante il karma yoga è un’azione meditativa , un momento sacro che ci unisce con…l’universo.
E se pensate che stiamo parlando di ravioli, direi che non è affatto male!:-)
Quindi ho ritrovato ,piano piano, la manualità necessaria per rendere i miei ravioli presentabili e ,di sicuro, carichi di energia positiva e…cosmica.

La ricetta  è semplicissima .
Il ripieno è un po’ una “parodata” (ehm…da Parodi, la Benedetta…) , non inorridite, credo che dentro ognuna di noi si celi, almeno ogni tanto, una piccola parodi che apre buste surgelate e usa preparati già…”cotti&magiati” J e io, lo confesso, non sono da meno….ma a me non pubblicano libri di ricette…..sgrunt! ops, scusate…mi ero lasciata prendere da ragionamenti poco da karma yoga…J
Dicevo,  per il ripieno dei miei ravioli ho   utilizzato, ebbene sì,  i funghi secchi , au lieu , di quelli freschi, belli, porcini veri, profumati, …
E ho aggiunto loro nessun formaggio blasonato, particolare, originale ma bensi il formaggio della Kaori (per chi se la ricorda…) cioè  quello tipo philadephia ma proprio uguale uguale…insomma, si proprio lui!
Dopo questi mea culpa ecco :

Ingredienti e tempi&metodi :

per la pasta :
4 uova
200 gr farina 0
200 gr farina di castagne
Ripieno:
funghi secchi ammolati in acqua tiepida (ne ho messi circa 3 manciate)
aglio
olio extravergine d’oliva
3 cucchiai di formaggio bianco spalmabile tipo J Philadelphia
sale
La pasta all’uovo è semplicissima da fare . si impasta bene, non fa grumi, insomma, riesce sempre, anche se con questa mia farina di castagne non era proprio liscia e levigata ma proprio lì stava la sua peculiarità
Una volta pronto il panetto, io lo avvolgo nella pellicola e ne prendo un pezzo per volta che lavoro nella macchina .
Ricavo sfoglie che metterò nella ravioliera, farcirò con l’impasto, ricoprirò con altra sfoglia e farò i miei ravioli che dividerò con una rotella dentata ad hoc.
Il segreto di sfoglie perfette sta nel ripiegarle sempre prima di metterle nei rulli , in 3 parti , in modo da conferire alla pasta la consistenza e l’elasticità giuste.
Ripieno : in una padella far soffriggere l’aglio nell’olio , versare quindi i funghi scolati e sciacquati bene . far cuocere stufando , aggiungendo l ‘acqua (filtrata) dell’ammollo dei funghi.
Una volta cotti li trito leggermente (non proprio una poltiglia …) e unisco il formaggio e doso di sale…
Fine….




Con la quantità di pasta che ho fatto, mi  sono usciti circa 50 ravioli,  di taglia media, e tagliatelle per 3 persone…
Per questo post ,nessuna foto di piatti cucinati ….mi ispirava fissare il momento della preparazione che, in questo caso, è quella che conta. E’ lì che mettiamo un pezzo del nostro cuore, tra i rulli della macchina, i pizzichi di farina con la quale accarezziamo le sfoglie … è lì che mettiamo un po’ dei nostri sorrisi quando siamo felici del risultato,quando la trasparenza e la sottigliezza della pasta ci rendono soddisfatte…è lì che un poco della nostra anima da cuoca si mescola agli attrezzi  , che guardiamo come preziosi alleati nel compimento di questa piccola alchimia grazie anche ad ingredienti semplici che  ci regalano piatti unici che sono un  vero dono per noi e per gli altri.
e per concludere "a tema" :

«Per colui che ama veramente l'anima, che è soddisfatto
pienamente dall'anima e trova appagamento solo nell'anima,
non esiste dovere.
Costui non ha scopi di guadagno nel mondo facendo
un'azione né perde qualcosa non compiendo azioni.
Egli non dipende da alcuno per nessuna cosa.
Compi dunque sempre le buone azioni materiali (karyam)
e le azioni spirituali (karman) senza attaccamento.
Facendo tutte le azioni senza attaccamento, si ottiene il Supremo».
(Bhagavad Gita III,17-19)


domenica 9 ottobre 2011

BENVENUTO AUTUNNO: UN PANE PER TE! :-)


Luce perfetta,  temperatura ideale per accendere il forno con piacere, voglia di cucinare qualcosa che ..mi  piace, che mi fa star bene …
Quest’estate la mia amica Chiara mi aveva regalato un “kit” di farina di spezie per fare il pane , modello altoatesino. Quei pani scuri, con tanta farina di segale che profumano di kummel, quel profumo di finocchio forte che  li caratterizza   e  mi riporta ai miei tempi di bambina. Perfetto per questa giornata di vero autunno nella quale sfogare finalmente la voglia di cucina senza le solite corse ma  con il fare lento e rilassato che richiede la preparazione del pane .
raramente riesco a muovermi con lentezza, nemmeno se me lo impongo ma , a volte, la necessità di fermarmi e di concedermi ritmi diversi prende il soppravvento e riesce a domare la mia natura. La sensazione è strana e bellissima nello stesso tempo. Mi sembra di vivere in un mondo ovattato, quasi al rallentatore ed è naturale fissare colori, immagini, sensazioni assaporandone i lenti passaggi così ,preparare il pane diventa una sorta di tempo sospeso nel quale i silenzi e le ore che scorrono diventano una vera e proprio  terapia per l’anima .
l’unica compagnia  ammessa ehm, anzi, le uniche due compagnie ammesse, sono : il KA per impastare  e…Eu, il gatto, che dorme accoccolato sulla sedia sotto al tavolo (altro segno che il freddo autunno sta davvero arrivando…)
Ho sempre preferito impastare il pane con le mani, è un piacere infinito, un rilassamento magico, ma da quando ho il mitico KA  ho demandato a lui l’onere anche perché ho qualche problema alle mani e temo anche, a breve,  interventi in vista (sarà l’età???) …anyway…
E poi la penso come la mia “amica” Nigella , che scrive :
”c’è davvero una buona ragione per lasciare che sia un mixer dotato di gancio impastatore  a fare il duro lavoro al tuo posto. Ma ciò che ti direi è permettiti il gusto di finirlo, di fare un paio di minuti di impasto terapeutico, dopo che la macchina ha svolto il suo efficente compito. Penso, forse in modo errato, che grazie a questo il pane sia migliore”
E io cara Nigella, la penso proprio come te e anch’io dopo aver guardato il KA in azione , prendo con devozione il panetto e lo lavoro ancora un po’ per sentirlo mio, per trasmettergli la passione e l’amore che serve a renderlo …migliore J
Mi piace  dosare gli ingredienti , prepararli e metterli nella ciotolona del mio KA …
ecco : 1 kg farina, spezie, 600 ml circa di acqua tiepida, lievito in cubetto (2) , olio, sale…

e poi aziono e controllo…a volte devo aggiungere farina, a volte devo aggiungere un po’ d’acqua. Il risultato deve essere comunque un panetto compatto, liscio e morbido.


Le farine integrali, hanno bisogno di più liquidi e in questo mix di farine  della Chiara la percentuale di farina di segale era molto alta e quindi ho dovuto aggiungere acqua.
So giò che il pane finale non sarà ultra lievitato e bello gonfio, ma sarà basso e compatto ma è la carattersitica  delle farine povere di glutine che tendono a “gonfiare” di meno.
Ecco qui il panetto, con il taglio a croce, prima della lievitazione che sarà di almeno 2 ore…


Nel frattempo ho potuto dedicarmi a cose che rimandavo da mò, cose che hanno il sapore dell’antico alle quali ,un tempo, mi dedicavo. Anni e anni fa ricamavo, ricamavo e ricamavo…J ma anche lavoravo all’uncinetto , un ‘arte che mi aveva insegnato la mia adorata nonna che ha lavorato fino all’ultimo centrini, tende, tovaglie, bordi per lenzuola…
Morale: essendo ancora in “sistemazione casa” post trasloco , tra le mille cose c’era anche quella di “restaurare” un cuscino antico …e così,piano piano, ho fatto pure quello…:-)
Dopo 2 ore abbondanti ecco il panetto lievitato:

l’ho sgonfiato un po’ ma , sempre come dice la Nigella,  senza quella soddisfazione che regala l’impasto “bianco” (senza farina integrale)  : questo risulta più denso e molto meno morbido e soffice.
Gli ho dato la forma di due filoni , li ho coperti e messi già nella teglia , poi  li ho fatti ancora  lievitare per circa 1 ora e mezza .
Prima di infornarli li ho spennellati con acqua e olio e  ho messo , più per decorazione che per gusto , i semi di papavero
Forno a 180° per circa 30/40 minuti , dovete controllare che non bruci ed eventualmente abbassate un po’ la temperatura.
Quando ho sfornato i miei filoni,  ho “bussato” sotto al pane per sentire un suono vuoto a dimostrazione di cottura avvenuta!
Il profumo era unico! Fragranza di pane appena sfornato con note mielate e spezie, soprattutto il cumino riempiva l’aria! Il colore di corteccia rimandava alle foglie  d’autunno, la giornata si stava concludendo e la luce  era quella soffusa e sfocata prima della sera…
Per rendere meglio i colori ho fatto la foto al mattino dopo con la lue più calda  e avvolgente , per trasmettere ancor di più il calore di questo pane che rappresenta la stagione che più amo.
Lo abbiamo mangiato con amici durante una cena informale  a base di salumi e formaggi nostrani : solo taglieri addobbavano il tavolo e noi con i nostri piatti ci servivamo di pane, di gorgonzola, di salame di fegato …bevendo un ottimo Barbera e del favoloso Sauternes con i formaggi che lo richiedevano.
Un cesto colmo di uva bianca e nera era a disposizione non solo per gli occhi…
Buon autunno a tutti.



domenica 3 luglio 2011

CHEESECAKE AL CIOCCOLATO CON LA "BENEDIZIONE" DI ... NIGELLA :-)



Troppo tempo che non preparavo un dolce ma mai come in questi ultimi tempi faccio fatica a dedicarmi alla mia amata cucina. Sarà il caldo, saranno le nuove abitudini , ma non riesco a trovare i miei ritmi. Però  senza dolci non posso stare , la crisi di astinenza si presenta sempre e richiede almeno un piccolo impegno per ripristinare il livello di zuccheri che tanto mi fanno stare bene!
Non avevo mai fatto un cheesecake pur sapendo che avrei amato questo dolce .
A dire il vero anni fa (ma tanti…) l’avevo preparato senza sapere che era un cheesecake…
Esisteva (e forse c’è ancora) una scatola di quelle per fare torte aggiungendo solo gli alimenti freschi…ci sono un po’ tutti i tipi di dolce dalla classica torta margherita ,ai muffins.
Questa si chiamava/chiama torta allo yogurt e proprio lo yogurt si doveva aggiungere . la scatola conteneva una polvere di biscotti , che andava mescolata con burro fuso e una busta di un preparato non ben definito che era da versare nello yogurt e montare con le fruste.
Il preparato biscotti e burro era la base  e la crema che risultava andava messa sopra . poi il dolce andava in frigo per qualche ora e poi si poteva mangiare.
A me era piaciuto un sacco e spesso lo proponevo in casa. Era né più né meno un cheese cake (ora lo so) ,  era pseudo industriale , ma mangiabile.
Dopo anni di ricette studiate, lette, copiate, provate,mi sono accorta che anche nel campo del food esistono le mode… per esempio adesso mi sembra di leggere solo ricette di cheesecake : ne “incontro” di tutti i tipi : classiche con la frutta, con il cacao, al tè matcha…insomma non ho potuto fare a meno di provarne uno.
La ricetta l’avevo  trovata in un blog ma , chiedo venia, non mi ricordo più in quale…l’ho scelta tra tante perché prevede il…cioccolato che..amo! J
L’ho modificata leggermente ma credo che il “concetto” sia comunque lo stesso…

Ingredienti:

Per la base
- 200gr di biscotti secchi
- 100gr di burro fuso

Per la crema
2 yogurt bianchi (Muller)
- 300gr di ricotta
- 200ml di panna da montare
- 2 cucchiai di zucchero
- 6gr di colla di pesce

- 200 gr di nocciole tritate
- 2 tavolette di cioccolato fondente grattugiato (circa 100 gr l'una)

Sbriciolare i biscotti e unirli al burro fuso.
Foderare la base di una teglia a cerchio apribile con carta forno e stendere i biscotti su tutta la base con l’aiuto di un cucchiaio e mettere nel frigo.
Nel frattempo montare la panna e mettere a bagno la colla di pesce in acqua fredda. Mescolare la ricotta, lo yogurt e lo zucchero, unire la colla di pesce sciolta in un dito di latte, 1 tavoletta di cioccolato e le nocciole  tritate grossolanamente
Con l’aiuto di una spatola unire la panna montata al composto e versare il tutto sulla base di biscotti.
Porre la cheesecake in frigo almeno 2 ore e prima di servirla decorarla con l’altra tavoletta di cioccolato sempre tritata grossolanamente
La mia “amica” Nigella non approverebbe questo cheesecake essendo lei una “purista” riguardo a questo dolce…eh, si, lei amante di dolci pannosi, ipercalorici, caramellosi e burrosi mi stima il cheesecake super classico con la sana frutta .
Ma, leggendo il suo libro “Delizie divine” ho scoperto che  è “scivolata” anche lei  sul  “cheesecake al cioccolato”, ecco il suo commento:
se mi avessero detto che avrei scritto la ricetta di un cheesecake al cioccolato, avrei negato inorridita. In teoria, la purista del cheesecake che è in me rabbrividisce all’idea di qualcosa di così poco ortodosso, ma per qualche ragione ne ho fatto uno e ho scoperto che l’unica cosa che mi dava i brividi era il suo sapore delizioso”
Quindi con la benedizione della mia food writer preferita ho fatto il mio primo cheesecake …al cioccolato!
Ma per il prossimo, io che adoro il cioccolato in tutte le sue sfumature, farò la purista anch’io : cheesecake solo con la frutta J
Cosa non si fa per emulare il proprio mito….


venerdì 11 marzo 2011

DANUBIO THERAPY O BEAUTY RELAX???

danubio3mt



Ci sono momenti in cui tutto si incastra magicamente. Vi trovate del tempo inaspettato, magari dopo giornata d’ufficio pesante, e vi regalate, chessò, un giro in centro, una visita ad un’amica ,una puntatine dall’estetista per un bel massaggio, ;-) …oppure vi fiondate dritte a casa (senza fare le solite mille commissioni) , chiudete a doppia mandata , vi mettete comode et voilà….cominciate a preparare un lievitato…
Ci vuole tempo, tanto tempo , perché il risultato soddisfi e quindi, non è cucina da tutti i giorni.
Ci vuole l’occasione, ci vuole l’ispirazione ed è proprio quello che è successo a me l'altra sera : un incastro magico!
Arrivata a casa con ancora la luce (e già questo sa un po’ di miracolo!) …sola! La regina era , come sapete, in India, la dolcemetà con i suoi ragazzi fuori a cena e io nella mia casa (mia ancora per poco) con Eu che comunque appena svuotata la ciotola se n’era uscito .
L’idea era di godere di questo qualitytime (come dice la mia amica Rita) in un dolce far niente , tra libri, riviste sfogliate con (finta) noia dopo un bagno rilassante tra candele e profumi e invece, sono andata in cucina e mi sono accorta della bella fetta di gorgonzola piccante e pensare ad un’idea per la sfida dell’MT di marzo ,è stato un attimo…mi sono guardata intorno ed ecco che un sacchetto di prugne secche mi capita a tiro. Why not?
Avrei preferito i fichi secchi ma ho fatto di necessità virtù : le prugne avrebbero ingentilito il forte sapore del gorgonzola : aggiudicato!
Ho guardato con sguardo amorevole il mio KA e mi sono messa all’opera…
Fantastico impasto, dosato perfettamente, complimenti alle indicazioni della tery!
È lievitato in modo fantastico e questa è la soddisfazione più grande quando si preparano pani & C.
Mi è piaciuta l’idea delle palline che lievitano e formano un unico insieme gobboso e carino.
Ho utilizzato uno stampo a forma di cuore ma non si è rivelata una buona soluzione perché la resa “stilistica” è stata quella di un pane che avrebbe dovuto essere tondo al quale mancava un pezzo: dell’idea romantica del cuore si è persa la traccia…
Pezzo che in effetti ci sarebbe stato, essendo avanzata la quantità di pasta proprio per fare l’ultimo panetto che ho dovuto cuocere solo soletto…ma tutto nella vita ha un senso: infatti questo panetto fuori dal coro è stato quello che ho assaggiato e fotografato ,appena sfornato .
Bè devo dire che non era malaccio: il formaggio fuso al punto giusto avvolgeva la prugna e smorzava il suo essere dolce.
Doppia contentezza: la prima di aver “panificato”, per me una foodtherapy che non delude mai e la seconda di aver preparato un Danubio in netto anticipo sui tempi da me fissati, cosa che capita molto ma molto raramente !
Riflessione doverosa: sarà normale scegliere di impastare, aspettare le lievitazioni, mettere in forno, fotografare (si fa per dire) , assaggiare e andare a letto ad ore turche piuttosto che pensare pigramente a sé, concedendosi coccole da area benessere : doccia, bagno, creme e relax????
Probabilmente faccio parte di quella categoria di donne che si lamenta per non avere mai tempo per fare tutte quelle belle cose che ci piacciono , tipo manicure, cure capelli, beauty & c, ma che forse, non le ha tra le sue priorità .
E quando ,la mattina seguente, ho visto sul tavolo in cucina il mio Danubio l’ho trovato davvero bello ! bè, al contrario di me che avevo il capello sconvolto , il viso stanco ,bisognoso forse di qualche maschera rivitalizzante e un leggero mal di schiena (sarà un po’ di stanchezza …) ma la prossima volta che mi trovo del tempo regalato, mi occuperò di me, me lo prometto pur sapendo che davanti ad una crema corpo da spalmare con calma e devozione e davanti ad un libro ricco di ricette invitanti, sceglierei di sicuro il secondo!
Eh si, è proprio vero: al cuor non si comanda! :-)

Ingredienti:
500 gr farina (300 gr Manitoba + 200 gr farina 00)
150 ml latte
3 tuorli e 1 uovo intero
1 cucchiaino di sale
Lievito di birra
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino di miele
100 ml di olio extravergine di oliva
Ripieno:gorgonzola prugne secche


per l’impasto ho seguito la ricetta di Tery e dopo la prima lievitatura ho fatto i panozzi tondi riempiendoli con un pezzo di gorgonzola e una prugna secca.Li ho messi nello stampo e ho fatto lievitare fino al raddoppio , poi spennellata di uovo e ho infornato a 180° per circa 20/25 minuti.

lunedì 24 gennaio 2011

TORTA ZEBRATA...TORTA COPIATA! ;-)



Ecco che arriva forte il profumo…era troppo tempo che non sentivo questo inebriante aroma spargersi per la casa! Zuccheroso, cioccolatoso…un dolce che sta gonfiando nel forno e sprigiona aromi caldi, rilassanti.
Un dolce che è stato una prova …dopo averlo ammirato in uno dei miei blog super preferiti ho subito voluto cucinarlo. Un dolce semplice, essenziale nei suoi ingredienti ma con un effetto assolutamente originale e sorprendente. Ho seguito alla lettera le istruzioni della Stefania et voilà, il miracolo della pasticceria si è compiuto. Anche nel mio dolce sono apparse le deliziose variegature che caratterizzano questo dolce. Questo ensamble di colori mi sembrava arduo a farsi e lo ritenevo “roba da imparati” e invece no! Anch’io sono riuscita a rendere l’immagine che volevo al mio morbido impasto bicolor !
Quante volte quante, non ho fiducia in me stessa! Non oso, mi blocco convinta di non essere all’altezza! E quante volte invece, forte della quotidianità di certi gesti, mando a farsi benedire , per esempio, il semplice e collaudato impasto delle crepes facendolo…impazzire.
Ma quando sotto ai miei occhi un pane particolarmente impegnativo lievita in modo esagerato e , una volta messo in forno, si gonfia ancora e diventa dorato e fragrante al di là delle mie aspettative, non esiste felicità maggiore! Così pure per i dolci che nel forno affrontano la prova più dura ma ne escono vittoriosi e profumati sono soddisfazione pura per me. E tutte queste cose hanno il peso del miracolo al quale assisto estasiata e soddisfatta.
Sono esagerata? Forse si ma credo di essere compresa da chi, come me, dopo giornate pesanti in cui nulla si incastra come dovrebbe o quando i pensieri sono troppo grevi anche per chi è abituato a sopportare, cosa c’è di meglio che dedicarsi a ciò che piace, che gratifica, che rilassa ?
La stanchezza del giorno si cancella alla prima mescolata di impasto, anzi, già quando preparo gli ingredienti sento una scossa nelle braccia, nelle mani…energia che si rinnova , che incomincia a fluire. Nasce e cresce l’entusiasmo per le piccole cose che fanno apprezzare il senso della vita.
Ecco l’impasto prima di cuocere nel forno che è già bello da vedere e lascia ben sperare nella sua riuscita.




Mentre i dolci cuociono nel forno spesso li guardo e quando vedo che lievitano perfetti sento dentro di me una contentezza assolutamente incomprensibile ai più…guardo attraverso il vetro del forno e sorrido e mi dico: ma quant’è bello!! Ma quanto è riuscito bene!




E non vedo l’ora si sfornarlo, di assaggiarlo presa da una sorta di frenesia ….
È un momento intimo , non c’è condivisone durante quei momenti, semmai dopo…quando lo faccio assaggiare a qualcuno o quando, forse, ne scrivo sul blog …ma fino a quei momenti è un rapporto stretto e unico tra me e il dolce /pane che preparo. In cucina ci siamo solo io e gli ingredienti, elementi alchemici che doso come una maga nel suo antro magico…niente formule esoteriche ma oggetti pratici che si trasformano in alleati mitologici (ehm…per esempio il mio KA!!!) capaci di rendere ancora più favoloso il tutto.
A volte sono sola in casa , nemmeno Eu ,il gatto, rimane sul divano ma con un miagolìo prepotente chiede di uscire. Tempo prezioso, solitario, creativo, che pochi sanno apprezzare ritenendo anche gli attimi di solitudine tristi e pesanti. Non è così per me che nell’assenza di rumori, di cose, di persone, ritrovo la pace e la quiete dopo la tempesta…confortata anche dal profumo della torta appena sfornata.
Non vedo l’ora che raffreddi. Non vedo l’ora di tagliarne una fetta per vedere se anche il mio dolce mi regala l’interno a righe che tanto mi ha colpita e mi è piaciuto. Il tempo scorre lento e quindi ne approfitto per scrivere …
“sfornatelo quando è tiepido” dice la Stefania . e io aspetto il “tiepido”…
Ecco , tocco la teglia, per essere certa della temperatura giusta per sfornarlo. Prendo la gratella , appoggio il dolce, lo lascio raffreddare ancora un po’ e intanto prendo il coltello e penso : dove mettere la fetta per la foto? Come ambientare il tutto? Di sicuro in cucina perché qui il dolce è nato, perché qui si respira ancora più forte l’aroma del cioccolato e della vaniglia. Ed ecco il taglio…siiiiiiiiiiiii!!! Ci sono le righe variegate!!! Evvvvvai!!!
Veloci le le foto (con il cellulare …eh, si) e poi l’assaggio! Che fatto da dolce tiepido è ancora più una libidine! Eh si perché gli ingredienti sono ancora più morbidi e voluttuosi! Il cioccolato si sposa alla perfezione con l’impasto che sa vagamente di vaniglia grazie allo yogurt aromatizzato…

Inutile dire che mi sono mangiata...ehm...ben 2 fette, alla faccia della dieta! :-)))
Per la ricetta vi rimando alla mia musa ispiratrice perché l’ho fatta uguale uguale…





mercoledì 1 dicembre 2010

ENGLISH RECIPE:THE CHICKEN PIE



Questa è la prima, anzi no la terza ricetta inglese che mi è stata insegnata…
La prima era stata l’apple crumble che mi piace da impazzire… poi l’apple pie e , a seguire, il chicken pie.
L’innamoramento nei confronti della cucina inglese mi era capitato una decina di anni fa, complice una mia conoscente, poi diventata amica, inglese.
Ai tempi abitavo in campagna in un paese vicino alla città, avevo una casetta con giardino, tanto spazio e mi dedicavo ,come hobby, all’acquerello e al punto croce. Mi sentivo molto topina di boscodirovo e sognavo deliziosi cottage in cui mangiare pudding caramellosi e sorseggiare the al caldo mentre fuori infuriava la bufera…bè, ci sta che nel mio scenario ci fosse questa ambientazione molto, come dire?, da “cime tempestose”, perché era inoltre un periodo molto tempestoso della mia vita…ma,vi risparmio i dettagli.
Tra una pennellata e una crocetta, cucinavo con passione , come sempre e questa mia amica era una delle mie fans.
Super sportiva e super impegnata , non aveva poi così tanto tempo ( e voglia) di mettersi ai fornelli e io spesso, con piacere, o la invitavo con la sua family oppure quando preparavo qualcosa di carino ne facevo sempre una porzione per lei.
In occasione di un natale mi regalò ben due abbonamenti a riviste inglesi “country living” e “house beautiful”: bellissime e ricche di consigli per la casa, il giardino nonché con ricette sorprendenti.
(È su queste riviste che ho visto per la prima volta il mitico Kitchen Aid, altro colpo di fulmine…) Dico, "ricette sorprendenti", perché ero convinta che la cucina inglese facesse schifo, o perlomeno era quello che si era soliti pensare. Chissà perché mi immaginavo gusti assurdi con abbinamenti improponibili e il mio stupore fu grande quando incominciai a leggere le ricette di queste riviste e a scoprire la cura e la passione che gli inglesi dedicano alla cucina. Quando poi assaggiai alcuni piatti tipici cucinati dalla sorella di questa mia amica (che fa oltretutto la cuoca e gestisce una società di catering) , che era venuta a trovarla, il mio amore per l’english food fu confermato alla grande.
I mince pies, gli shortbread, gli onion and olive scones, le scotch eggs,il Christmas pudding, il lemon curd, tutti i possibili pie dolci e salati…tutto una delizia ! Quando la mia amica ritornava in Inghilterra ,tornava carica di prodotti che noi non sappiamo nemmeno cosa siano: i jelly…il golden syrup…i barattolini con mille spezie … dei quali venivo piacevolemente omaggiata :-)Insomma mi si era aperto un mondo …sono anni che non frequento più tanto questa amica alla quale voglio bene e che sento comunque spesso. A lei dedico questa ricetta che è diventata un mio classico:

Ingredienti:
per la pasta brisée:
400 gr farina
200 gr burro
100 ml acqua fredda

Per il ripieno:
pollo : a volte prendo al super il pollo arrosto già fatto e uso quello( pulito : spellato e senza ossa) oppure prendo 2 o3 cosce e 1/2 petto e li faccio bolliti.
2 cipolle medie
Alloro
2 carote
Funghi secchi (circa 25 gr)
Panna da cucina
Parmigiano (facoltativo)

Preparare la pasta brisée unendo il burro alla farina fino a formare un composto sbricioloso , aggiungere quindi l’acqua fredda e formare una palla bella liscia che metterete in frigo per mezz’ora.
Mettete a mollo in acqua tiepida i funghi secchi .
Se fate bollire il pollo usate la pentola a pressione che è più veloce: mettete il pollo con le carote ,l’alloro e un pezzo di cipolla steccata con qualche chiodo di garofano. Chiudete e ,dopo il fischio ,calcolate una ventina di minuti. Spegnete il fuoco ma non fate sfiatare la pentola a pressione : lasciate che si sfiati da sola (circa mezz’ora)
Se invece utilizzate il pollo già pronto (o avanzato! Va benissimo, anzi rende il piatto più saporito) lo pulite e lo mettete in una terrina.
Fate cuocere le cipolle con 2 chiodi di garofano, una foglia di alloro . Quando sono cotte e quasi disfate, salate q.b.
Tirate fuori dal frigo la pasta, stendetela e ricoprite una teglia imburrata o rivestita con carta forno(diametro 20 cm) dai bordi alti (almeno 4 dita) e con la pasta rimanente fate un cerchio che servirà come “coperchio” del pie.
Nella terrina dove avete messo il pollo a pezzetti aggiungete : le cipolle, i funghi strizzati, le carote tagliate a pezzetti, la panna, sale e pepe. Io ultimamente ci aggiungo anche del parmigiano grattugiato perché mi piace il sapore che dà al piatto.
Rovesciate il tutto nel pie , livellate e coprite con il disco di pasta preparato. Rivoltate i bordi , praticate un foro al centro (il “camino”) e a piacere decorate con foglie, scritte, di pasta la superficie (io preferisco lasciarlo liscio anche se ne esce un pie troppo “rigoroso” e poco “english”!!)
Spennellate con un uovo sbattuto o con un po’ di latte e infornate a 200° per dieci minuti e poi abbassate a 180° per mezz’ora circa. Controllate che non bruci, se vi sembra che stia prendendo troppo colore, coprite con la stagnola.
Il chicken pie non deve cuocere tantissimo in quanto gli ingredienti sono già cotti…l’importante è che cuocia bene l’involucro, cioè la pasta briseé che deve risultare fragrante pur mantenendo una certa morbidezza (altrimenti vi vedo a tagliare il pie con la…sega elettrica!)
Ai tempi pensavo fosse una ricetta complicata e difficile e invece non lo è ma, soprattutto il suo pregio è che si può tranquillamente prepararlo il giorno prima, anzi è più buono! Quindi può essere la soluzione per una cena o un pranzo, da prepare in anticipo! È sufficiente una rapida scaldata in forno ed è perfetto. Ma non solo, del chicken pie esistono mille versioni che contemplano verdure diverse da quelle che vi ho detto, e se avanzate carne anche che non sia di pollo , il risultato finale è comunque degno di nota. Un piatto molto free e creativo . Diciamo che è una english idea da completare e arricchire con i gusti che più ci piacciono
Giusto per aggiungere una nota light a questo piatto, io di solito lo abbino ad un cremoso contorno di castagne e scalogni ;-)
Eh bè un’altra cosa ho imparato dalla mia amica inglese e dalla cucina della sua terra: burro, zucchero, condimenti, liquori …a iosa…e in effetti, preparare queste ricette è , a volte, peccaminoso per le quantità di grassi utilizzati! Nigella docet! Ma come ci insegna la famosa food writer quando assaggia con voluttà i suoi piatti che fanno terrore al colesterolo, in cucina bisogna lasciarsi andare…a questo proposito vi cito due righe del suo libro “Delizie Divine” (MUST HAVE) in conclusione di una sua ricetta di una torta che persino lei giudica “molto pesante” :-) :
“non sentirti obbligata a usare tutta la glassa: ha un sapore ancora migliore se la gusti ripulendo la ciotola con un dito.”
Fantastica donna inglese!!!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...