Cosa c’entra Artemsia Gentileschi con la gelatina al mandarino???? C’entra, c’entra…
Non so se capita anche
a voi quando cucinate qualcosa che implica un qualcosa di ripetitivo e poco interessante (come ad esempio, sbucciare un discreto tot di patate, di frutta,…o di spremere una quantità di mandarini indefinita , con lo scopo, appunto, di fare una gelatina) di mettervi ad…elucubrare.
Secondi, minuti, nei quali di solito la mia mente vaga tra gli argomenti più disparati : questa volta è toccato alla Artemisia…
Sono andata a vedere la mostra,a lei dedicata, a Palazzo Reale (Milano).
Quella pittrice,
mi aveva affascinato dopo la lettura del
romanzo “La passione di Artemisia” di Susan Vreeland e poi per essere stata considerata un'icona del femminismo a causa del processo per stupro che l’aveva vista lottare per ottenere la condanna dell’Agostino Tassi, suo stupratore.
Il volantino che accompagna la mostra recita : “…Artemisia ha dovuto aspettare oltre tre secoli per vedere riconosciuto il suo status di artista…”
Bè, guardando la mostra (allestita anche con la collaborazione dalla regista Emma Dante che, secondo me, ha dato quel
tocco teatrale che l’ha resa ancor
più coinvolgente), dicevo, guardando i quadri della pittrice , tutto traspariva tranne che la figura di una donna vittima e incapace di affermare le sue capacità artistiche. Anzi, se proprio devo dirla tutta, l’impressione che ho avuto guardando i quadri esposti, è stata quella di aver di fronte l’opera di un’artista completamente consapevole delle sue capacità oltre ad essere una donna che sapeva come muoversi negli ambienti artistici e pure reali (nel senso di re e regine…)
dell’epoca. Insomma una che, secondo me,
sfruttava anche il suo fascino per …scopi artistico-lavorativi :-) . Vagando su internet ho letto
che infatti , ci sono dubbi riguardo allo stupro subito :lei fanciulla inquieta e ,pare, in rapporti torbidi tra il padre e l’Agostino
Tassi, appunto…mah? Mentre spremevo mandarini pensavo che ogni epoca ha le sue donne in carriera pronte a tutto e, secondo me, la Artemisia era una di quelle.
Opere affascinanti, di dimensioni considerevoli a riprova che la pittrice aveva a sua disposizione uno studio bello grande e un discreto numero di ragazzotti di bottega che la aiutavano.
Mentre pensavo che l’Artemisia avrebbe dovuto essere l’emblema del femminismo non per la storia dello stupro ma piuttosto per le sue capacità manageriali e artistiche che la consacrarono tra i grandi della sua epoca,i mandarini erano finiti e quindi la mia ricetta aveva bisogno della mia attenzione e pertanto lasciavo
nell’etere, attraverso queste righe,
queste mie “riflessioni” e continuavo la mia ricetta…
Non inorridite ma ho usato il fruttapec. Dopo anni durante i quali le mie marmellate e le mie gelatine mi tenevano incollata per ore
davanti alla pentola ,con mestolo in mano continuando a mescolare, a mescolare, a schiumare, a schiumare, per…ore, ho sperimentato il fruttapec ed è diventato per me un must have per le
mie confetture , conferendo alle stesse più sapore dovuto al brevissimo tempo di cottura .Troppo spesso mi capitava di avere marmellate di prugne, mele, fichi che, sostanzialmente, avevano tutte lo stesso sapore
L causato dai tempi lunghissimi di cottura che disperdevano nello zucchero (che caramellava troppo) e per l’aere,
l’essenza della frutta impiegata. Non la uso però per tutte le marmellate indistintamente…ma per le gelatine si!
E anche in questo caso ecco prendere una bustina di fruttapec, aggiungerla a 400 gr di zucchero (io uso quello fine, fine, il più fine che c’è…)e metterla in 750 cl di succo di mandarino filtrato, in una pentola. Ho portato ad ebollizione e ho fatto cuocere per circa 3 minuti dopo i quali ho fatto la famosa prova del piattino , mettendo un po’ di gelatina e facendola raffreddare, per scoprire se la consistenza fosse quella giusta (così a me è successo) altrimenti, recitava la busta
J , aggiungere il succo di mezzo limone e far cuocere per 2 minuti , quindi rifare la prova.
La gelatina va messa in vasetti sterilizzati riempiti fino all’orlo, chiusi e capovolti su uno strofinaccio per almeno 5 minuto. Così si farà il sottovuoto che proteggerà la vostra gelatina.
Io , ovviamente, il giorno dopo ho aperto il vasetto e l’ho assaggiata (come resistere a quel colore dorato e …natalizio, in queste giornate ancora sature di atmosfera di festa?) : Dosi quasi perfette , forse avrei messo un po’ meno zucchero ma è un dettaglio. La consistenza gelatinosa da manuale.L’ ho accompagnata al pane che avevo da poco sfornato : un semplice pane con semi di girasole e, rimandando l’inizio della dieta a settimana prossima , mi sono anche preparata un ottimo cappuccio per questa merenda da gourmet !
Un ottimo inizio d’anno non c’è che dire
J tra sapori dolci e confortanti e la tranquillità di una giornata casalinga soft e nello stesso tempo piena di energia per le mille idee che mi frullano per la testa , proponimenti per l’anno nuovo stimolanti e creativi che mi appresto a scrivere nell’ennesima adorata lista “to do” …