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sabato 3 novembre 2012

RAVIOLI RIPIENI DI PESCE,BUFALA E PATATE AL PROFUMO D'ARANCIA E BASILICO ...EHM, SENZA RICETTA :-)



 

 
Oramai lo so, ne ho la piena consapevolezza non sono una food blogger  affidabile…
Faccio le foto rigorosamente con il cellulare (per scelta)  e spessissimo, quando cucino , non ho MAI un taccuino dove appuntare dosi e metodi e  non sempre seguo una ricetta da un libro ,  quindi …improvviso!
 
Quando poi la ricetta in questione mi viene “raccontata” in modo personale e artistico da qualcuno , farne un post è davvero  una sfida!
Ma essendo  fermamente convinta dellE super capacità tecniche e professionali,  di chi naviga nel “food web”, sono certa che le mie approssimazioni verranno di sicuro interpretate alla perfezione da chi vorrà cimentarsi in questi ravioli ripieni di pesce, patate e mozzarella di bufala al profumo  di  arancio e basilico…perché sono favolosamente delicati e buonissimi.

La ricetta è del Simone Rugiati protagonista di  una (o forse più) trasmissione su sky che non riesco quasi mai a vedere. Spesso  però le sue ricette mi vengono raccontate dalla dolcemetà che sa cucinare  e quindi  il suo  racconto non manca di commenti, critiche, proposte di varianti e la conclusione è una ricetta comunque elaborata dalla personalissima versione di chi ha visto la trasmissione (leggi: dolcemetà) e  tassativamente senza…dosi!
 
 

Gli ingredienti quindi , non ho il coraggio di scriverli nel modo classico , in quanto le quantità precise  …non ci sono. Preferisco quindi raccontarli ,scrivendo il tutto come un capitoletto , senza numeri, senza liste…
In sostanza il ripieno è fatto da cubotti di pesce (quale ???)  crudo, patate bollite anche loro a cubetti e mozzarella di bufala a cubozzi pure loro+ sale + pepe, oltre alla a pasta all’uovo fatta in casa. Per questa io di solito utilizzo uova  e aggiungo la farina al bisogno…tipo un uovo per un etto di farina
 :-) .
Il ripieno è stato fatto con due mini filetti di sarago che vanno tagliati a cubetti piccini . Sempre a cubetti si taglia anche la mozzarella di bufala , dopo averla asciugata un po’ (che per me è un po’ uno spreco: una delle cose che amo è proprio il latte che sprigiona la mozzarella quando  ne si ruba un pezzetto  con la forchetta …)

Si devono far bollire le patate (ne ho usate due piccole) con la buccia, per poi spelarle e tagliarle a mini cubetti  (ho scoperto mentre mangiavo i ravioli, che la ricetta originale prevedeva le patate viola, “piccolo” particolare omesso nel racconto…anyway, trovo l’utilizzo della patata “normale” esageratamente snob in questi tempi dove la rincorsa all’originalità culinaria è all’ordine del giorno…)
Quando sono pronti tutti i nostri cubozzi ,si mettono  in una ciotola e si mescolano .
A questo punto si tira la pasta all’uovo e si preparano dei ravioloni  con  un cucchiaio abbondante del ripieno.
Cuocere i ravioli in acqua bollente : dovrebbero essere cotti in 5 minuti ma anche meno, dipende dalla grandezza : io li avevo fatti large …

In una padella mettere un po’ d’olio extravergine di oliva e quando “sfriguglia “ ben bene, mettere  l’arancia tagliata (ho saputo mentre scrivevo il post che si dovevano utilizzare i  kumquat...)  a spicchi piccoli compresa di buccia (dopo averla lavata J ) e il basilico che deve diventare croccantino…
 
 
Palette molto autunnale con un tocco green che la rinfresca…
 

In teoria, a questo punto,  i ravioli dovrebbero essere cotti a puntino, pronti per essere insaporiti da un breve giretto nella padella …

Serviti con del pepe nero regalano un gusto delicatissimo , mix perfetto tra pesce, patate e mozzarella di bufala ,  conditi da un vago profumo di agrume …
Le “non dosi”, sono per due…ma abbondanti. A me sono usciti circa sei mega tortelli a testa.

Come dicevo, questo post non ha la pretesa di essere una ricetta vera e propria  ma quella di raccontare una storia di , ehm, cucina creativa che ognuna di voi saprà sicuramente interpretare e rendere più “sua!

La fortuna di avere un blog “in sordina” , no profit J, assolutamente libero da banner e “controlli” è anche questa: poter scrivere una ricetta senza dosi precise, come la si racconta ad un’amica al telefono senza aver sotto mano appunti o libri di cucina…e poi, l’importante è che non lo sappia il Simone e su questo, vi assicuro, non ci saranno pericoli!!! J

domenica 1 gennaio 2012

GELATINA DI MANDARINO E...ARTEMISIA GENTILESCHI...




Cosa c’entra Artemsia Gentileschi con la gelatina al mandarino???? C’entra, c’entra…
Non so se capita anche  a voi quando cucinate qualcosa che implica un qualcosa di ripetitivo e poco interessante (come ad esempio, sbucciare un discreto tot di patate, di frutta,…o di spremere una quantità di mandarini indefinita , con lo scopo, appunto, di fare una gelatina) di mettervi ad…elucubrare.
Secondi, minuti, nei quali di solito la mia mente vaga tra gli argomenti più disparati : questa volta è toccato alla Artemisia…
Sono andata  a vedere la mostra,a lei dedicata,  a Palazzo Reale  (Milano).
Quella pittrice,  mi aveva affascinato dopo la lettura del  romanzo “La passione di Artemisia” di Susan Vreeland e poi per essere stata considerata un'icona del femminismo a causa del processo per stupro che l’aveva vista lottare per ottenere la condanna dell’Agostino Tassi, suo stupratore.
Il volantino che accompagna la mostra recita : “…Artemisia ha dovuto aspettare oltre tre secoli per vedere riconosciuto il suo status di artista…”
Bè, guardando la mostra (allestita anche con la collaborazione dalla regista Emma Dante che, secondo me, ha dato quel  tocco teatrale che l’ha resa ancor  più coinvolgente), dicevo, guardando i quadri della pittrice , tutto traspariva tranne che la figura di una donna vittima e incapace di affermare le sue capacità artistiche. Anzi, se proprio devo dirla tutta, l’impressione che ho avuto guardando i quadri esposti, è stata quella di aver di fronte l’opera di un’artista completamente consapevole delle sue capacità oltre ad essere una donna che sapeva come muoversi negli ambienti artistici e pure reali (nel senso di re e regine…)   dell’epoca. Insomma una che, secondo me,  sfruttava anche il suo fascino per …scopi artistico-lavorativi :-) . Vagando su internet ho letto  che infatti , ci sono dubbi riguardo allo stupro subito :lei fanciulla inquieta e ,pare, in rapporti torbidi tra il padre e l’Agostino  Tassi, appunto…mah? Mentre spremevo mandarini pensavo che ogni epoca ha le sue donne in carriera pronte a tutto e, secondo me, la Artemisia era una di quelle.
Opere affascinanti, di dimensioni considerevoli a riprova che la pittrice aveva a sua disposizione uno studio bello grande e un discreto numero di ragazzotti di bottega che la aiutavano.
Mentre pensavo che l’Artemisia avrebbe dovuto essere l’emblema del femminismo non per la storia dello stupro ma piuttosto per le sue capacità manageriali e artistiche che la consacrarono tra i grandi della sua epoca,i mandarini erano finiti e quindi la mia ricetta aveva bisogno della mia attenzione e pertanto lasciavo  nell’etere, attraverso queste righe,  queste mie “riflessioni” e continuavo la mia ricetta…
Non inorridite ma ho usato il fruttapec. Dopo anni durante i quali le mie marmellate e le mie gelatine mi tenevano incollata per ore  davanti alla pentola ,con mestolo in mano continuando a mescolare, a mescolare, a schiumare, a schiumare, per…ore, ho sperimentato il fruttapec ed è diventato per me un must have per le  mie confetture , conferendo alle stesse più sapore dovuto al brevissimo tempo di cottura .Troppo spesso mi capitava di avere marmellate di prugne, mele, fichi che, sostanzialmente, avevano tutte lo stesso sapore L causato dai tempi lunghissimi di cottura che disperdevano nello zucchero (che caramellava troppo) e per l’aere,  l’essenza della frutta impiegata. Non la uso però per tutte le marmellate indistintamente…ma per le gelatine si!
E anche in questo caso ecco prendere una bustina di fruttapec, aggiungerla a 400 gr di zucchero (io uso quello fine, fine, il più fine che c’è…)e metterla in 750 cl di succo di mandarino filtrato, in una pentola. Ho portato ad ebollizione e ho fatto cuocere per circa 3 minuti dopo i quali ho fatto la famosa prova del piattino , mettendo un po’ di gelatina e facendola raffreddare, per scoprire se la consistenza fosse quella giusta (così a me è successo) altrimenti, recitava la busta J , aggiungere il succo di mezzo limone e far cuocere per 2 minuti , quindi rifare la prova.
La gelatina va messa in vasetti sterilizzati riempiti fino all’orlo, chiusi e capovolti su uno strofinaccio per almeno 5 minuto. Così si farà il sottovuoto che proteggerà la vostra gelatina.


Io , ovviamente, il giorno dopo ho aperto il vasetto e l’ho assaggiata (come resistere a quel colore dorato e …natalizio, in queste giornate ancora sature di atmosfera di festa?) : Dosi quasi perfette , forse avrei messo  un po’ meno zucchero ma è un dettaglio. La consistenza gelatinosa da manuale.L’ ho accompagnata al pane che avevo da poco sfornato : un semplice pane con semi di girasole e, rimandando l’inizio della dieta a settimana prossima , mi sono anche preparata un ottimo cappuccio per questa merenda da gourmet !
Un ottimo inizio d’anno non c’è che dire J tra sapori dolci e confortanti e la tranquillità di una giornata casalinga soft e nello stesso tempo piena di energia per le mille idee che mi frullano per la testa , proponimenti per l’anno nuovo stimolanti e creativi che mi appresto a scrivere nell’ennesima adorata lista “to do” …

lunedì 5 dicembre 2011

ROSE E VIOLE A DICEMBRE...


La colpa è sua solo sua. Di quel meraviglioso attrezzino che mi pela il limone in un attimo regalandomi ciuffi eterei di buccia gialla.
Era nella mia wish list da anni ma, si sa, la vita è fatta di priorità L e il mio grattugino veniva sempre scalato da oggetti più “urgenti”…
Mandavo messaggi nell’etere che ,però, non venivano mai colti fino a quando , durante una delle mie elucubrazioni culinarie con  il mio amico Carlo Maria  è uscito fuori questo argomento:bucce di limone e arance…
Lui ,sensibile quanto me a ingredienti e oggettini da maniaci culinari ( e non son cose brutte… J ),  ha colto subito e mi ha regalato questo oggetto del desiderio!!!
Molto, molto felice quando l’ho ricevuto ,oltre al dono in sé, per questo feeling speciale che ci unisce e che rende questa amicizia importante.
Da quando posseggo questa magica grattugia mi impegno a cercare ricette che contemplino l’atto del grattugiare le scorze degli agrumi…
Cosa che peraltro mi capita di fare anche in ricette in cui non è richiesto, ma questo si chiama “tocco dello chef” che poi, se vogliamo, è quello che fa la differenza!!! J
Ritornando alle ricette ,  ecco capitarmi tra le mani (ehm sempre dalparrucchiere ) questi:
dolcetti soffici glassati al mandarino o meglio:

Rose soffici alla glassa al mandarino

Ingredienti:
120 gr burro morbido
120 gr zucchero
120 gr di farina 00
2 cucchiaini di lievito (io ho usato la farina autolievitante)
2 uova
Il succo di un mandarino

Glassa:
succo di 3 o 4 mandarini
80 gr zucchero


Montare il burro con lo zucchero quindi aggiungere le 2 uova, il succo del mandarino e la farina con il lievito. Versare il composto negli stampini , io ho usato quelli a forma di rosa, regalo di Marie Antoinette ma la ricetta prevedeva di utilizzare gli stampini in alluminio per babà, quelli piccoli (diam. 4 cm).
Cuocere in forno a 180° per circa venti minuti.
Nel frattempo preparare la glassa cuocendo a fiamma media lo zucchero con il succo dei 4 mandarini fino ad ottenere un composto bello denso.
Sfornati i dolci si mettono su una gratella e si ricoprono con lo sciroppo al mandarino.
Profumati e eleganti ,perfetti per un tè con le amiche ma anche per una colazione ricca e chic.
Il “tocco dello chef” è stato, grattugiare con la mitica grattugia di cui sopra, un po’ di buccia di limone che ho messo nell’impasto…non troppa però altrimenti mi sfalsava il sapore, nascondendo l’aroma del mandarino.
Non ho grattugiato la buccia del mandarino perché avevo quelli con buccia sottilissima e non si prestavano…magari con le clementine si riesce a fare! Ci proverò di sicuro…
Tutte le bucce grattugiabili ora sono allo studio J e diciamo che mi va di lusso visto il periodo natalizio nel quale il sapore agrumato ci sta eccome…di sicuro queste nuvole di bucce finiranno nel mio classico pandispezie, così come pure nel mio classico patè di Natale, creando una sorta di “rivisitazione”  necessaria per rendere più nuove queste mie vecchie ricette e per utilizzare più spesso la mitica grattugia…J
Un Natale che arriva in sordina regalandoci giornate con temperature molto al di sopra della media tanto che nei miei piccoli balconi le viole fioriscono prorompenti.


Mi hanno detto che la viola è un fiore d’inverno, che non teme il gelo ma anzi si fortifica grazie a lui ed è per questo che l’ho scelta aspettando nebbie e temperature glaciali  che tardano ad arrivare . Nel frattempo mi godo questo anomalo  cielo azzurro che sa di primavera e mi godo anche queste rose alla glassa di mandarino dal sapore dicembrino, in attesa di vedere la neve soffice e leggera come …la nuvola di limone della mia mitika grattugia….:-)


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