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domenica 29 settembre 2013

A COSA SERVONO LE MARMELLATE??? :-)



Ad essere mangiate, gustate, godute? Si, certo anche questo ma lo scopo principale delle marmellate è , possiamo dire, più elevato e altamente terapeutico: aumentano la nostra autostima.

La prima marmellata della mia vita risale a qualche decennio fa (sono volutamente vaga anche se mi ricordo esattamente dove, come e quando…ma non siamo qui a far precisi conti matematici,no?)

Anyway, dicevo la mia prima marmellata è stata quella di fichi , che adoro e che mi aveva regalato una sorpesa inaspettata : favolosi vasetti colmi di una delizia pura! Incredibile ,proprio io,  avevo fatto una marmellata!

Il cesto colmo di frutta che andava lavata, pulita, tagliata, cotta, si era trasformata …lo zucchero era stato il catalizzatore che aveva permesso questa alchimia .

Non mi sembrava vero che con pochi gesti, pochi ingredienti e solo  un po’ di pazienza avevo preparato una marmellata !

E da donna con l’autostima sempre sotto ai piedi, risalivo un po’ la china della considerazione personale , sentendomi gratificata da questa preparazione “storica”, che sa di tempi andati e che mi faceva ( e fa ) sentire sempre “brava” nel prepararla in casa invece che acquistarla al super…

Da allora sono diventata dipendente dal far marmellate e nel corso degli anni ne ho provate tante :  ho avuto, come succede nella vita, innamoramenti folli , delusioni devastanti …ho ripetuto come una paranoica  la marmellata di melone  che mi aveva assolutamente soggiogata , e ho buttato via con rabbia da donna tradita, chili di  marmellata di pomodori verdi  più volte provata e mai riuscita come volevo. Nonostante tutto ciò, fare la marmellata per me, è sempre stato terapeutico e ,a parte qualche “disfatta”,devo ammettere che i risultati mi hanno sempre soddisfatta e la mia autostima ringraziava felice !

Quanto guardare con infinito amore i vasetti sistemati a dovere nella dispensa!! E pensare : li ho fatti io!

Etichette studiate ad hoc, nastrini di rafia o gros grain rendono questi vasetti dei piccoli oggetti eleganti e personali che racchiudono in sé dolci preparazioni “fait maison” che li rendono ancor più speciali.

Piacere duplice , triplice : sono naturali, sono ecologiche perché spesso si usa la frutta che altrimenti marcirebbe , o peggio, verrebbe gettata. Io amo la marmellata con poco zucchero , quella che puoi mangiare a cucchiaiate direttamente dal vasetto , possibilmente ad occhi chiusi …perché solo così diventano più nitidi i ricordi della frutta : senti il profumo dell’aria tiepida densa , “vedi” i colori dei frutti, il verde dei campi, senti il vociare dei bambini che giocano all’aria aperta, i raggi del sole tiepido ti sfiorano …apri gli occhi e…dal tuo balcone vedi le gocce di pioggia che inesorabili scendono, l’aria è umida e freddina, la luce è fioca e ovattata.
 
 

 

Pur amando queste atmosfere autunnali,  questa marmellata mi ha regalato un attimo di estate, mi ha ricordato il giorno in cui l’avevo preparata e cosa avevo pensato mettendola nei vasi : chissà quando la mangerò dove sarò, con chi sarò, che tempo farà,…

L’ho mangiata oggi durante un’umida domenica di pioggia, l’ho mangiata con mia figlia e in sua compagnia ho fatto anche un pain brioche che ho farcito proprio con questa marnellata di amarene.
Una piccola briochette (la ricetta prossimamente ) perfetta per una merenda in casa a guardar le gocce di pioggia sui vetri…
 




 
 
 
Marmellata di amarene

Da una ricetta di Christine Ferber – “Mes Confitures”

Ingredienti:
1,250 kg di amarene (1 kg netto)
800 gr di zucchero (io ne ho messi 600 gr)
Il succo di un limone piccolo
200 gr di gelatina di mele verdi (così recita la ricetta ma io ho utilizzato la pectina …dosandola come le istruzioni sulla busta)

 
Lavare le amarene e sciugarle bene. Denocciolarle e dividerle in due .mescolarle in una terrina con lo zucchero e il succo del limone. Dopo un’ora , mettere in una pentola e portare lentamente ad ebollizione. Spegnere il fuoco, mettere in una terrina e lasciar riposare una notte.

L’indomani filtrare il tutto,tenendo da parte la parte “solida” (le amarene un po’ disfatte)

Alla parte liquida aggiungete la pectina e portate ad ebollizione. Schiumate bene (togliete cioè quella sorta di schiuma bianca che si forma in cottura) , aggiungete le amarene e portate nuovamente ad ebollizione e mantenete la cottura a fuoco vivo per cinque minuti continuando a mescolare delicatamente. Schiumate ancora , se necessario , controllate la consistenza (facendo scorrere una goccia di marmellata su un piattino se scende a fatica , è pronta …)
Invasate fino all’orlo , chiudete bene i vasi (precedentemente sterilizzati) quindi metteteli a testa in giù fino a quando non saranno freddi (per fare il sottovuoto).

Una volta ben raffreddati, potete mettere le etichette , nastri e nastrini alla vostra marmellata oppure…potete mangiarla subito ma tenetene sempre un vasetto per i mesi freddi in cui sarà sufficiente una sola cucchiata per tornare indietro nel tempo e sentire i profumi dell’estate .

 





domenica 18 marzo 2012

LE CREPES PER L'MT, CHE PER ME SONO PALACINCHE MA...BLASONEES :-)

palacinche

A casa mia non si sono mai chiamate crepes…o meglio intorno agli anni 80 , per stare al passo con i tempi in parallelo ad un acquisto di una sorta di piastra  per prepararle, sono diventate crepes,  ma prima erano solo e sempre..palacinche.
Le origini istriane della mia mamy , della mitica zia Leru e della ancor più mitica mia nonna Angela non le ho taciute nei vari post in cui le ho citate e quindi i miei ricordi di infanzia appartengono a quelle tradizioni. Sono sempre vissuta in Piemonte ma le mie madeleines proustiane appartengono a quelle tradizioni  : strudel, crauti e wurstel, jota, minestre di orzo e legumi,pasta e fagioli, risi&bisi,  gnocchi ripieni di prugne,ecc… e anche le mitiche palancinche  appartengono al mio beato mondo d’infanzia e prepararle mi riempie di una felice nostalgia .

palacinche1


Mia nonna le faceva dolci e ripiene di marmellata,ma quando noi bambine avevamo scoperto la nutella  ce le preparava con quella crema nocciolosa e cioccolatosa J : buonissime!Le preparava solo lei e quindi per me l’equivalenza palacinche uguale a nonna è d’obbligo.
Mi emoziono sempre quando preparo un piatto che cucinava lei soprattutto quando lo assaggio e ritrovo gli stessi sapori, le stesse sensazioni che provavo allora.

Per la ricetta vi rimando al post di giovanna , preciso e perfetto. Mi sono attenuta scrupolosamente alle sue dosi e ai suoi metodi.
Il burro chiarificato (ghee) mi accompagna dai miei tempi new age J in cui era un classico…al quale mi sono abituata .Lo preparo spesso e quindi per questa ricetta ce l’avevo già.



Non uso però il metodo descritto  nel post di Giovanna, ma , una volta fatto sciogliere a bagno maria, tolgo con un cucchiaio la parte di caseina che affiora,passo il burro in un colino  e lo metto dentro ad un barattolo di vetro…

Detto ciò , volevo solo dire  che la mia ricetta è una non-ricetta , niente di originale ma è LA ricetta di mia nonna : semplicemente crepes e marmellata (a piacere) con una spolverata di zucchero a velo.


palacinche2


Così le ho fatte utilizzando una marmellata alle ciliegie acquistata in uno di quei bei negozietti di prodotti blasonés che tanto mi piacciono J

Ma di blasoné nelle mie crepes non c’e stata solo la marmellata …udite udite : c’era anche Marie Antoinette ad …aiutarmi!
Diciamo che la petite reine non si è avvicinata ai fornelli , preferendo una lettura raffinata in compagnia di Eu (le vrai chat egoiste!!!) sul divano,  ma ha saputo dare il suo tocco,  aiutandomi nella mise en place della foto…

A dire il vero, e la mia regina non me  ne voglia, posso dire che non è proprio portata in questo…J ma posso dirvi, con un pizzico d’orgoglio materno, che segue le mie idee, le mie pensate senza troppi giudizi tranchants e senza troppi sguardi da….compatimento J,insomma la mia figlia blasonéé è cresciuta e maturata…e i suoi modi di fare nei confronti della “vecchia” madre (ehm…io!) sono rispettosi , degni della suo essere reale inside  J
A parte un “…tu sei fuori di testa…” detto simpaticamente e forse a ragion veduta , dopo avermi vista allestire  il tavolino del balcone in dieci modi diversi e aver scattato mille foto…
Nonostante ciò si è pure prestata a far parte del mio piccolo scenario, e scusate se questo non è degno di uno scoop da vip !!!

palacinche3

Dedico queste mie palacinche  alla mia nonna Angela, una delle donne più importanti della mia vita , una delle donne più forti, più toste che abbia mai conosciuto…simpatica, originale, unica.
Una donna dai modi bruschi figli di un carattere che in parte ho ereditato ma che nascondeva ben bene un cuore d'oro...
e dedico queste mie palacinche alla mia petite reine (che tanto piccola poi non è...) che mi ha reso  felice con queste piccole cose che spesso scivolano inosservate ma che a me riempiono la vita !


...e anche per marzo sono presente alla sfida dell'EMMETI

domenica 1 gennaio 2012

GELATINA DI MANDARINO E...ARTEMISIA GENTILESCHI...




Cosa c’entra Artemsia Gentileschi con la gelatina al mandarino???? C’entra, c’entra…
Non so se capita anche  a voi quando cucinate qualcosa che implica un qualcosa di ripetitivo e poco interessante (come ad esempio, sbucciare un discreto tot di patate, di frutta,…o di spremere una quantità di mandarini indefinita , con lo scopo, appunto, di fare una gelatina) di mettervi ad…elucubrare.
Secondi, minuti, nei quali di solito la mia mente vaga tra gli argomenti più disparati : questa volta è toccato alla Artemisia…
Sono andata  a vedere la mostra,a lei dedicata,  a Palazzo Reale  (Milano).
Quella pittrice,  mi aveva affascinato dopo la lettura del  romanzo “La passione di Artemisia” di Susan Vreeland e poi per essere stata considerata un'icona del femminismo a causa del processo per stupro che l’aveva vista lottare per ottenere la condanna dell’Agostino Tassi, suo stupratore.
Il volantino che accompagna la mostra recita : “…Artemisia ha dovuto aspettare oltre tre secoli per vedere riconosciuto il suo status di artista…”
Bè, guardando la mostra (allestita anche con la collaborazione dalla regista Emma Dante che, secondo me, ha dato quel  tocco teatrale che l’ha resa ancor  più coinvolgente), dicevo, guardando i quadri della pittrice , tutto traspariva tranne che la figura di una donna vittima e incapace di affermare le sue capacità artistiche. Anzi, se proprio devo dirla tutta, l’impressione che ho avuto guardando i quadri esposti, è stata quella di aver di fronte l’opera di un’artista completamente consapevole delle sue capacità oltre ad essere una donna che sapeva come muoversi negli ambienti artistici e pure reali (nel senso di re e regine…)   dell’epoca. Insomma una che, secondo me,  sfruttava anche il suo fascino per …scopi artistico-lavorativi :-) . Vagando su internet ho letto  che infatti , ci sono dubbi riguardo allo stupro subito :lei fanciulla inquieta e ,pare, in rapporti torbidi tra il padre e l’Agostino  Tassi, appunto…mah? Mentre spremevo mandarini pensavo che ogni epoca ha le sue donne in carriera pronte a tutto e, secondo me, la Artemisia era una di quelle.
Opere affascinanti, di dimensioni considerevoli a riprova che la pittrice aveva a sua disposizione uno studio bello grande e un discreto numero di ragazzotti di bottega che la aiutavano.
Mentre pensavo che l’Artemisia avrebbe dovuto essere l’emblema del femminismo non per la storia dello stupro ma piuttosto per le sue capacità manageriali e artistiche che la consacrarono tra i grandi della sua epoca,i mandarini erano finiti e quindi la mia ricetta aveva bisogno della mia attenzione e pertanto lasciavo  nell’etere, attraverso queste righe,  queste mie “riflessioni” e continuavo la mia ricetta…
Non inorridite ma ho usato il fruttapec. Dopo anni durante i quali le mie marmellate e le mie gelatine mi tenevano incollata per ore  davanti alla pentola ,con mestolo in mano continuando a mescolare, a mescolare, a schiumare, a schiumare, per…ore, ho sperimentato il fruttapec ed è diventato per me un must have per le  mie confetture , conferendo alle stesse più sapore dovuto al brevissimo tempo di cottura .Troppo spesso mi capitava di avere marmellate di prugne, mele, fichi che, sostanzialmente, avevano tutte lo stesso sapore L causato dai tempi lunghissimi di cottura che disperdevano nello zucchero (che caramellava troppo) e per l’aere,  l’essenza della frutta impiegata. Non la uso però per tutte le marmellate indistintamente…ma per le gelatine si!
E anche in questo caso ecco prendere una bustina di fruttapec, aggiungerla a 400 gr di zucchero (io uso quello fine, fine, il più fine che c’è…)e metterla in 750 cl di succo di mandarino filtrato, in una pentola. Ho portato ad ebollizione e ho fatto cuocere per circa 3 minuti dopo i quali ho fatto la famosa prova del piattino , mettendo un po’ di gelatina e facendola raffreddare, per scoprire se la consistenza fosse quella giusta (così a me è successo) altrimenti, recitava la busta J , aggiungere il succo di mezzo limone e far cuocere per 2 minuti , quindi rifare la prova.
La gelatina va messa in vasetti sterilizzati riempiti fino all’orlo, chiusi e capovolti su uno strofinaccio per almeno 5 minuto. Così si farà il sottovuoto che proteggerà la vostra gelatina.


Io , ovviamente, il giorno dopo ho aperto il vasetto e l’ho assaggiata (come resistere a quel colore dorato e …natalizio, in queste giornate ancora sature di atmosfera di festa?) : Dosi quasi perfette , forse avrei messo  un po’ meno zucchero ma è un dettaglio. La consistenza gelatinosa da manuale.L’ ho accompagnata al pane che avevo da poco sfornato : un semplice pane con semi di girasole e, rimandando l’inizio della dieta a settimana prossima , mi sono anche preparata un ottimo cappuccio per questa merenda da gourmet !
Un ottimo inizio d’anno non c’è che dire J tra sapori dolci e confortanti e la tranquillità di una giornata casalinga soft e nello stesso tempo piena di energia per le mille idee che mi frullano per la testa , proponimenti per l’anno nuovo stimolanti e creativi che mi appresto a scrivere nell’ennesima adorata lista “to do” …

domenica 11 dicembre 2011

IL MIO PRIMO BISCUIT, QUALCHE PENSIERO PRE NATALIZIO E...VORREI ESSERE COME NIGELLA...



Ecco iniziate le giornate frenetiche prima di Natale. Ogni anno mi riprometto di impegnarmi prima per i regali, di rifiutare troppi inviti per cene e aperitivi e brindisi, di vivere in modo più distaccato lo tsunami delle feste.
Ma invece no, non ci riesco . i regali che ho iniziato a prendere li ho presi per priorità…o meglio, sono partita da quelli più facili : zii e parents. Per tutti , da anni, un pensiero gastronomico che dalle mie parti si traduce con un bel sacchetto da 5 kg di ottimo riso  J e un libro : alla mamy la Parodi (chiedo venia ma è proprio il libro per lei!!!) , al papy un libro fotografico sulla nostra città, di cartoline d’epoca.
Poi c’è il regalo per Marie Antoinette : impresa difficile , potete immaginare! Ma quest’anno c’è stata una sua richiesta specifica che ho subito colto e quindi non rimane che completare il tutto con un pensierino balsonè per far sì che la mia petite reine,  abbia una piccola sopresa…
Inutile dirvi che stilo, quotidianamente, liste di regali che sono in costante “workinprogress” J è tutto un fare e disfare senza arrivare a nulla…per ora! So già , quasi con certezza matematica, che al 24 dicembre correrò come una pazza per trovare i regali mancanti, prenderò cose che non mi  piacciono e che pagherò carissime. In più quest’anno Natale si farà da me e quindi vuol dire che non mi toccherà fare solo la mousse di prosciutto e il patè di fegatini, della serie “poca spesa tanta resa”J, no, quest’anno sarà a mia cura allestimento e pranzo .
Devo confessare che adoro occuparmi di queste cose il problema è il solito tempo! Il dono dell’ubiquità sarebbe un plus che apprezzerei ma temo di dover trovare alternative per gestire il tutto…
Il nostro pranzo di Natale è dai tempi antichi sempre lo stesso, un po’ stile anni ’70, rimodernato da qualche ricetta proposta per lo più dalla sottoscritta , ma in sostanza le portate e i piatti sono sempre quelli.
Io lo amo da sempre questo pranzo . la mia famiglia tutta riunita intorno a piatti noti, distribuiti sempre nello stesso ordine , facendo sempre gli stessi commenti, mi fa impazzire J . Potrei sovrapporre le parole e le immagini dei miei Natali e credo che le differenze sarebbero minime a me tutta questa ripetitività piace.
Ma quest’anno , per rimanere in linea con questo mio 2011 ricco di cambiamenti epocali, cambierà anche il nostro pranzo di Natale!
Cambieranno i piatti, cambieranno le portate, cambieranno i “fornitori”…insomma come ogni nuova gestione che si rispetti , proporrò piccole news alla mia famiglia super tradizionale .
Ho detto “piccole” news perché anche per me, guai a toccare il classico pranzo natalizio!
Non potrano mancare : l’insalata russa (very anni ’70) , le uova alla mimosa (anche queste molto “cucina italiana 1970”), il mio pane alle noci  fatto in casa (novità introdotta da una decina d’anni…) e per fortuna mancherà il panettone preso da mio papà…
L’uomo, che adoro, anzi di più, dopo un passato da vero intenditore di pasticcerie &affini (era anche il suo lavoro)  durante il quale acquistava solo prodotti super speciali e raffinatissimi, mi è scivolato nel delirio dei panettoni da iperstore , della serie “più farciti e strani sono, meglio è” L
Abbiamo tra i ricordi alcuni Natali festeggiati brindando davanti a d un non ben identificato panettone (???) a forma di magnum di cioccolato ripieno di creme alla fragola…Per me, uno shock ! Io sono per il classico panettone , il più standard possibile , per il quale, potrei vagare tra mille pasticcerie fino  a trovare quello  giusto!!!
E proprio in tema di dolce eccomi, in questi giorni,  sfogliare alcune riviste per farmi venire qualche idea carina …”Elle à table” mi propone una serie di bisquit ,uno meglio dell’altro,  e quindi in questa domenica tranquilla mi metto all’opera .
Non sarà il dolce che proporrò a Natale ,perché ci dovrà essere IL panettone J , ma oggi è il bisquit che voglio fare , anche perché non l’ho mai fatto!
Ingredienti:
3 uova
100 gr farina 00
20 gr cacao in polvere
120 gr zucchero
Ripieno:
Marmellata di arance
Copertura:
Cioccolato fondente
panna
Separare i tuorli dagli albumi e montarli con lo zucchero. Mescolar il cacao con la farina e aggiungerla alle uova. Poi montare i bianchi a neve ferma e incorporarli nell’impasto.
Prendere una teglia rettangolare (la mia 35x25 ca), foderarla con carta forno e stendere il composto livellandolo bene.
Forno a 200° per 10 minuti.
Dopodiché lo sfornate e lo mettete su un altro foglio di carta forno, staccando l’altro . arrotolate subito il bisquit da caldo con la carta forno e poi lo arrotolate ancora con uno strofinaccio umido, ben stretto fino a quando non è freddo.
A quel punto, lo srotolate e lo farcite. io ho usato la marmellata di arancia . lo riavvolgete e lo coprite con la ganache al cioccolato che ho fatto , ehm a occhio, mettendo a fondere a bagnomaria circa 100 gr di cioccolato . ho fatto raffreddare e ho aggiunto un tot di panna fino ad ottenere una crema morbida e spalmabile con la quale ho coperto il mio bisquit…
Non l’ho ancora assaggiato,a parte  “pulire” i cucchiai e le spatole dalla ganache e mangiucchiare i pezzi di biscquit che ho tagliato per pareggiare il rotolo…
In questo momento confesso il desiderio di voler essere come la  Nigella che si cucina un dolce a tarda sera , se lo porta a letto e se lo mangia di gusto , soddisfatta e serena : un dolce preludio per una notte costellata di sogni.
Appena finirò di scrivere farò proprio  come lei sperando di :non rovesciare il dolce sulle lenzuola, digerirlo senza problemi  e ,soprattutto ,non avere una notte costellata da…incubi anziché da sogni !!




martedì 13 settembre 2011

SE IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO...



Ovviamente al mattino non ho tempo da perdere anzi. Faccio sempre più fatica ad alzarmi e poi devo fare le corse per arrivare in ufficio ad un’ora , quantomeno, decorosa!
Stamattina alle solite “cose da fare” se n’erano aggiunte due : fare la foto alla torta (anche perché sarebbe stata la mia colazione e quindi l’avrei tagliata e mangiata…) e doccia&capelli che pigramente avevo saltato la sera .
Tempo a disposizione: un’ora o giù di lì.
Mi sono svegliata alle 6 e , come faccio sempre, rimanendo a letto , ho iniziato a programmare la giornata : foto, trucco e parrucco, look della giornata…
Ho pensato a come ambientare la foto, come farla, che oggetti recuperare, se farla con il cellulare o prendere la super blasonata macchina fotografica della dolcemetà (che non so usare…), poi ho pensato a come mi sarei vestita….si lo so è da paranoia, molto da paranoia….ma io mi devo alzare a devo avere già un’idea di come mi agghinderò. Lasciamo perdere che nove volte su dieci la camicia che voglio mettere è da stirare da lavare e dato che me ne accorgo al momento della “vestizione” scatta automatico il panico da look , proprio come questa mattina.
La causa scatenante? Un semplicissimo abitino nero, scollo tondo , maniche a tre quarti, corto il giusto, che avevo deciso (nella mente) sarebbe stato perfetto per oggi , visto che , in pausa pranzo vado(PURE!) in palestra e non voglio complicanze nello svestirmi e rivestirmi (il tempo, come sempre, è cronometrato!)
Ma …sorpresa! L ‘abitino nero non si trova . dove sarà? Sta a vedere che l’ho lasciato al mare, si, è proprio così. Ed ecco che …ha inizio il delirio che mi vede aprire armadio e cassetti guardare disperata il tutto e pronunciare la fatidica frase “ …sgrunt, non ho niente da mettermi!!” segue un tornado di cambi, degno di un backstage di una sfilata di haute couture.
Magliette, pantaloni, gonne, cinture, abiti e anche scarpe (da abbinare, of course!) intorno a me che , disperata, mi sento inadeguata in ogni capo che indosso, oltre a continuare a guardare l’orologio per rendermi conto che il tempo passa inesorabilmente e dovrei darmi una mossa …
Invece di decidere in fretta, tutto si complica per la disperazione legata alla mia persona del tipo: sono grassa, non sto bene con niente, guarda che fianchi, guarda che rughe, odio il mio doppio mento che mi invecchia di cent’anni (come minimo!), come sto male con ‘sta gonna, che schifo ‘sti pantaloni…e così via fino a quando mi accorgo che , per fortuna, ho già fatto la doccia ma, per sfortuna, non ho ancora asciugato i capelli….
Lascio in stand by scelta look e corro in bagno per il secondo delirio della mattina: i capelli.
Ho sempre invidiato chi con un colpo di spazzola e un giro di phon è perfetta…onde che cadono morbide dove vuoi tu, capelli dritti e lisci naturalmente…i miei capelli sono né lisci né dritti ma sicuramente crespi e sicuramente pieni di rose in posti assurdi. Se li asciugo naturalmente potrei sembrare la sorella gemella di maga magò (ma lei sarebbe la sorella bella) , se tento una piega è sempre una sorpresa. Potrebbe uscirmi perfetta o un disastro, la mia capigliatura non assicura nulla, dipende …dal tempo, dall’umidità, dall’umore (forse), da non so cosa….
Stamattina , avendo approcciato al phon con già una discreta carica di stress, i miei poveri capelli ne hanno risentito regalandomi uno pseudo carrè scalato (bel taglio, per carità) mosso dove non doveva essere, piatto dove non doveva essere ma uniformemente crespo :-(
Esco dal bagno e ripiombo in camera , guardo il delirio di vestiti sul letto....oh perdincibacco (no, non ho detto così….) le foto!!!!!!
Vado in cucina , guardo la torta già tagliata perché …già mangiata…anyway…
Prendo il cellulare così faccio prima….impossibile ! Troppa poca luce ed escono solo foto mosse …sento i capelli che si stanno increspando sempre di più…
Corro a prendere macchina fotografica super mega tecnologica professionale e riprovo…accendo computer per scaricare i miei capolavori e controllare esito …su 15 foto 3 sono a fuoco le altre no, no comment…
Mi prende lo sconforto: ok le foto vanno bene così…
Carico foto su chiavetta, spengo computer, ritiro macchina fotografica…
Ritorno in camera, guardo orologio: gasp!! tempo scaduto, da un bel po’ !!!!!
Scelgo d’istinto : si è lui, come ho fatto a non pensarci prima!!!L’abito di Michelle Obama !Eh, si, scusate se ho comperato un abito (fondo nero con pois beige e bluette ) uguale a quello indossato dalla first lady americana durante un intervista in tv, precisamente al Today show della nbc. Lei lo portava con cintura corallo (inclusa) io l’ho tolta. È un abito comodissimo, simpaticamente romantico, perfetto con ballerine o sandali super semplici .
Preferirei sentirmi Jackie ‘O (che è una delle mie icone preferite) ma anche la Michelle mi va bene…esco finalmente da casa in super ritardo, prendo la macchina , “ acc…ma com’è sporca qui urge lavaggio” (ehm…un’altra mia mania, la macchina pulita!)
Salgo, accendo e mi dirigo in ufficio. Lungo il tragitto c’è un autolavaggio, che faccio???
Bè, tardi per tardi…
Arrivata in ufficio (non dico quando…) con macchina lucida e splendente e vestita da first lady sono soddisfatta e , finalmente, rilassata…
Bè rilassata è una parola grossa….tanto che mi stavo bellamente dimenticando della

TORTA YOGURT E MARMELLATA DI PRUGNE
(unità di misura : il vasetto dello yogurt)
yogurt intero naturale: 1 vasetto
olio di semi di mais: 1 vasetto
zucchero semolato fine: 2 vasetti
farina 00: 3 vasetti
uova: 2
marmellata: 2 o 3 cucchiai
latte: 1/3 di vasetto
lievito vanigliato: 1 bustina

Accendete il forno a 180°. Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake. Versate in una ciotola lo yogurt, l'olio, lo zucchero, la farina setacciata, le uova intere e il latte. Lavorate con lo sbattitore elettrico finché il composto non è ben gonfio. Aggiungete il lievito setacciato e mescolate bene. Vesate nello stampo , mettete le cucchiaiate di marmellata e girate con un cucchiaino formando dei pseudo disegni a spirale, in modo da distribuirla, in ordine sparso, nell’impasto . infornate subito. Cuocete per 35-40 minuti e lasciare raffreddare su una gratella.

p.s.: doverosa precisazione , giusto per ridimensionare il tutto : l’abito è di una catena low cost : H&M, ! :-)

venerdì 3 settembre 2010

MARMELLATA E VOLO DI FARFALLA


Erano anni che non facevo più marmellate. Tempo fa erano per me un “classico”. Avevo iniziato con la marmellata di fichi ,raccolti direttamente dalla pianta del giardino dove abitavo. Era stato un successo ! Da lì ne erano seguite tante altre : fragole, prugne, mele cotogne, pomodori verdi…mi ero cimentata persino in una gelatina di bacche di rosa canina ! Per ottenere un mini vasetto (nemmeno da 250 gr!!!) avevo saccheggiato non so quanti cespugli di rosa selvatica e per ottenere il succo dai rossi e artistici cinorrodi c’erano voluti 3 giorni di lenta e curata macerazione nel vino bianco !
Il risultato era stata una rosea gelatina semplicemente sublime che avevo mangiato solo io (nessuno osava assaggiarla!!poveri loro!!!) in trascendente meditazione come si trattasse di ambrosia! :-)
La voglia di fare marmellate nasceva dal fatto che avevo la possibilità ,diciamo piuttosto, il privilegio, di avere frutta direttamente da orti e giardini che “conoscevo” e che non dovevo comprare in negozio. Poi ,per mille e più motivi, non ho potuto più godere di questi doni preziosi ed è scomparso lo stimolo a conservare e trasformare con amore la frutta in marmellate e gelatine.
Ma questa non è solo la storia del “ritorno alle marmellate” , c’è di mezzo anche una farfalla…
Da qualche tempo frequento il mar ligure, lo frequento grazie alla mia dolce metà che ha una deliziosa e panoramica casetta dove ci rifugiamo quando si può, lui mi ha fatto conoscere un contadino del luogo, che coltiva e vende direttamente i prodotti della sua terra e quindi l’appuntamento da lui è d’obbligo.
Mentre aspettavo il mio turno mi guardavo in giro in questa specie di cassero che funge da “negozio” e tra cassette di legno, cesti, frutta, verdura ,in un angolo ,vedo svolazzare una farfalla, di quelle grandi, con le ali gialle e nere. Sembrava avesse perso il senso dell’orientamento .Volava e cadeva, volava e cadeva.
Ho pensato : poverina! Ho creduto fosse alla fine della sua breve vita.
E mentre traevo questa “ottimistica” conclusione una signora anziana vicina a me è andata verso la farfalla e l’ha presa con cura , l’ha portata all’aria aperta e l’ha lanciata delicatamente verso l’alto. La farfalla ,allegramente se n’è volata via…
La signora non ha detto nulla ma si era accorta che la stavo osservando. Mi ha guardata e mi ha sorriso. Ho ricambiato e avrei voluto dire qualcosa, commentare il suo gesto. Ma ogni parola sarebbe stata banale, fuori luogo per quel piccolo gesto che aveva in sé il segreto della vita
Sono rimasta in silenzio …
“scusi signora, guardi che tocca a lei!”
Ops…distratta da questo “stacco “ ho posato lo sguardo sulle cassette piene di pesche succose e dolci e ho chiesto senza pensare :
“pesche , vorrei delle pesche per fare la marmellata”
Non era previsto questo acquisto ,o meglio, non avevo previsto di farne una confettura ma mi sono immaginata ,in un nanosecondo, la farfalla che succhiava il nettare mieloso e invitante di un fiore e ho sentito forte la voglia di riprovare con le marmellate che rendono la frutta ancora più dolce e invitante…in più, quale frutta migliore di questa, raccolta da poco dall’albero ?
Ho fatto la marmellata di pesche e di prugne . Le ho fatte per quella farfalla, le ho fatte per la signora anziana che , al contrario di me, aveva visto la vita in quel colorato essere .

La ricetta è semplice . innanzi tutto dico subito che ho utilizzato il fruttapec che un tempo non usavo.
Il risultato erano marmellate che, dovendo cuocere molto , (anche a causa del poco zucchero che mettevo), avevano un po’ tutte lo stesso gusto. La frutta si disfava troppo e perdeva il suo sapore originale. Quando ho provato con il fruttapec 2:1 e ho scoperto che in poco più di 5 minuti la marmellata poteva essere pronta e, non solo, manteneva viva la sua identità. L’unico difetto è che questo preparato dona un gusto più acido alla frutta ,e devo ammettere che non mi piace tanto…anyway…

Ingredienti
1 kg di frutta
½ kg di zucchero
1 busta di fruttapec 2:1


Tagliare la frutta in piccoli pezzi, aggiungere zucchero e busta di fruttapec
Lasciare macerare per mezz’ora e poi mettere sul fuoco (vivace). Da quando inizia a bollire calcolate almeno 5 minuti.
Poi fate la prova piattino (mettete un goccio di marmellata su un piattino e inclinatelo in modo da far scivolare il composto. Quando vi sembra che abbia la consistenza e la “caduta” desiderata, vuol dire che la marmellata è pronta )
Mettetela in vasi (precedentemente sterilizzati) che una volta chiusi girerete a testa in giù (in modo da creare il sottovuoto)


Queste marmellate meritavano una veste colorata :eccole qui con i colori dei fiori di primavera con il profumo dell’estate , per regalarmi ,quando le mangerò,un pensiero positivo e ottimistico !
Mentre le preparavo, pensavo……sarà un caso che ho sulla caviglia tatuata una piccola farfalla (piccola trasgressione di gioventù!!) ??? :-)

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