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lunedì 28 febbraio 2011

LA CHARLOTTE DELLA ZIA LERU


Ci sono torte che hanno valenza proustiana …e questa è una di quelle.
L’autrice è la mia zia Leru che, in occasione del compleanno della mia mamy, ha fatto questa stupenda charlotte…
È una torta che non ha stagione è perfetta d’estate per la freschezza della frutta , è perfetta di inverno per la generosità della panna e dei savoiardi imbevuti di liquore.
È la torta che mi ricorda i pranzi in famiglia , tutti riuniti a casa da mia nonna e mia zia che arrivava da Milano con la charlotte mezza fatta! La cupola di savoiardi e frutta va tenuta in frigo fino al momento di mangiarla , poi si rovescia e , al momento, si monta la panna che la ricoprirà…
Durante il viaggio da Milano la torta era ben protetta e tenuta al fresco in modo da non arrivare sofferente e veniva subito messa in frigo e quando era giunto il momento topico, le donne di famiglia, (mia mamma, mia zia e mia nonna) andavano in cucina a completare questa dolce opera d’arte con la bianca e spumosa panna montata.
Ero bambina, magrissima e inappetente ma davanti a quel dolce non sapevo resistere.
Mi ricordo nitido il boccone voluttuoso , ricco di sapori freschi di frutta con una punta di liquore che non mi dava fastidio , ma anzi, rendeva il tutto ancora più…peccaminoso!!! E poi che dire quando ogni tanto si incontravano i pezzi di cioccolato fondente che scroccavano sotto i denti rendendo ancora più forte il contrasto con il morbido degli altri ingredienti.
La panna soffice avvolgeva il tutto in un abbraccio coccoloso e accendeva ancora di più i gusti: l’ananas sciroppato, le prugne cotte, le mele cotte, ogni frutto manteneva la sua identità sposandosi perfettamente con gli altri sapori e i poveri savoiardi resi vacui dal liquore, non potevano far altro che tenere uniti tutti gli ingredienti fino a quando , con un’abile cucchiaiata, inevitabilmente l’esile struttura cedeva e allora si raccoglieva frutta,biscotto, cioccolato, panna in un disordine dolce e godurioso…
Queste sensazioni le rivivo ogni volta che mangio questo dolce e rivivo anche i momenti passati in una sorta di remember a volte carico di piacevole nostalgia .
Una torta che consiglierei dopo un pranzo non troppo pesante perché, credetemi, una fetta sola non sarà sufficiente a farvi capire l’essenza di questa charlotte e dovendo, inevitabilmente fare il bis e forse il tris, è meglio lasciar…spazio! :-)

Ingredienti poco precisi perché è una ricetta “creativa”:
savoiardi (quanti bastano per foderare la vostra ciotola )
liquore preferito (anche alla frutta ,oppure grand marnier, cointreau, maraschino o marsala….)
panna da montare
zucchero a velo (poco)
mele cotte
pere cotte
ananas sciroppato
prugne cotte
cioccolato fondente a pezzetti

potete aggiungere , modificare il tipo di frutta che può essere sciroppata o cotta…
imbevete i savoiardi nel liquore (io lo allungo con un po’ d’acqua ad evitare che sia troppo forte) e foderate una ciotola . Avete intanto preparato la frutta che, come dicevo, può essere sciroppata e/o cotta e i pezzetti di cioccolato fondente. Riempite quindi la cupola di savoiardi con frutta e cioccolato pressando bene e chiudete con una sorta di coperchio sempre fatto di savoiardi imbevuti nel liquore.
Poi mettete in frigo almeno 2 o 3 ore, ma potete preparare il tutto anche il giorno prima.
Qualche minuto prima di mangiare il dolce tiratelo fuori dal frigorifero e sformatelo su un piatto . Dopodiché montate la panna con un po’ di zucchero e velo e ricoprite il dolce .
Et voilà..
Dolce facilissimo ma dall’effetto scenico strabiliante.
Di torte charlotte ne esistono tantissime versioni, io questa ve la consiglio per la semplicità di esecuzione e soprattutto per il sapore godurioso e ricco . Una torta creativa che si può modificare secondo del gusto o di quello che offre la dispensa. Da fare e da gustare almeno una volta nella vita…

martedì 18 gennaio 2011

MT GENNAIO: "OPEN" DI INVOLTINI DI VERZA ALLA PANISCIA "STRUTTURATA" ;-)

mtgennaio2010


C’è chi destruttura e chi…struttura! :-)
Un po’ per simpatia e un po’ per caso ho deciso di “copiare” la mitica Stefania
Ma al contrario ! Sono partita dall’idea della paniscia (destrutturata): piatto tipico delle mie zone (novarese) .:trattasi di risotto con salamino della duja cotto con un brodo di verdure e fagioli dove la verza la fa da padrona…e ho “strutturato” !
Ho trasformato il tutto in involtini di verza ripieni di gorgonzola e salamino , guarniti con salsa di fagioli … un piatto very very light, insomma…
D’altra parte a me la verza ispira calorie. Il suo gusto carnoso, ricco e saporito me la fa abbinare ad ingredienti ancora più sostanziosi e grassi di lei!
Quindi la ricetta è la seguente:
n.b.: attenzione è una ricetta “open” e intendo con questo che ogni suo ingrediente è una ricetta finger’s food a sé…quindi qui si mangia dal primo momento della sua preparazione fino alla fine (fin a quando cioè si sforneranno finalmente gli involtini!) o meglio, io ho fatto così ( e poi mi lamento dei fianchi mediterranei…)

Ingredienti :

verza
salame della duja o cotechino
gorgonzola (non fa parte della ricetta della paniscia ma è novarese doc!)
uovo
pane grattugiato
sale
pepe

mentre sbollentate le foglie di verza, sbriciolate il salamino della duja (salume tipico delle mie parti) in mancanza di questo, secondo me ci sta bene anche un “sano” cotechino (già cotto) …
mentre fate questa operazione è doveroso assaggiarne un po’ (magari con un pezzo di pane , bello croccante e fragrante preferibilmente integrale o alle noci ) : delizioso !!!!
Dopo pochi minuti di cottura, stendete le verze su un canovaccio e fate raffreddare.
Mettete il salamino (o cotechino) in una ciotola e aggiungete un po’ di pane grattugiato, un uovo intero e il gorgonzola. Anche qui è meglio scegliere quello bello morbido che andrà rigorosamente assaggiato (questa volta con bel grissino magari alle olive che rende l’assaggio più glamour) …divino, svenevole…..!!!
La fetta prendetela bella grande perché, si sa, questi assaggi sono tentatori, e se fate come me, metà è finito spalmato sui grissini (il numero di quelli che ho sbocconcellato non ho il coraggio di scriverlo)
Mescolate bene il tutto e vi garantisco che anche così è da libidine : lo vedrei bene spalmato sui crostini di polenta e passati in forno…..(ma non ho a casa la polenta già bell’è fatta, mannaggia!)
Prendete le foglie di verza e riempitele con il composto, formate dei pacchetti e mettete in forno a 180° per circa mezz’ora con un filo d’olio .
Nel frattempo ho aperto una scatola di borlotti (ebbene si, ho utilizzato quelli in scatola! Ma nulla vi vieta di utilizzare quelli secchi e di cuocerli secondo le ricette che sapete) scolandola e sciacquandola bene.
Ho frullato i fagioli con un filo d’acqua di bollitura delle verze, sale, pepe e un po’ di peperoncino giusto per dare un po’ di carattere al tutto senza però prevaricare troppo il sapore . Ho ottenuto una crema morbida …che ho assaggiato (e ti pareva!!!) con 3 o 4 (o 5 o 6) triangolini di famigerate pallide patatine vendute in sacchetto black (una delle mie rovine….)
Buuuuuono!!! Una sorta di “humus” che vedrei bene come aperitivo estivo sotto un pergolato…
Cotti i pacchettini di verza si “impiattano” (ma quanto mi piace ‘sta parola!!!!) così:
salsa di fagioli fatta scaldare come base sulla quali si dispongono i suddetti involtini che ho poi cosparso con una generosa macinata di pepe multicolor…(quelle miscele pronte che in pratica non danno un granchè di sapore ma fanno un po’ scena….)
Se proprio vi sentite ispirati, fate un risottino veloce ( bianco , con brodo vegetale e parmigiano o del sano riso in bianco va benissimo) che completerà questa “paniscia” strutturata…
Quindi ricapitolando:
crostini di pane alle noci con salame della duja (cotechino) sbriciolato
grissini alle olive con ciuffi di gorgonzola
mix di salame/gorgo/uova su polenta gratinata al forno
humus di borlotti al peperoncino su triangoli di patatine (rigorosamente del sacchetto black!)
e , last but not least :
saccottini di verza alla paniscia strutturata
ops….ma manca il dessert………….mannaggia!!! ;-)

e con questa ricetta partecipo al mitico mt gennaio !!!

domenica 16 gennaio 2011

TORTA DI RISO...FINALMENTE :-)



Non so da quanti anni volevo fare la torta di riso. E quando dico anni, intendo proprio “anni anni”: già ai tempi dell’università (quindi illo tempore…) amavo questo dolce e mi concedevo, ogni tanto, una colazione in un barettino del centro (de milan. n.d.r.) in cui servivano, precorrendo i tempi, in una sorta di buffet, varie torte e brioches tra cui la mitica torta di riso.

Da allora è sempre stata nell’elenco delle “cose da fare” ma …mai fatta!

In queste giornate di inizio anno che mi vedono non proprio in forma, con mille pensieri, dubbi, timori, avevo proprio bisogno di aggrapparmi a qualcosa e , ovviamente, la soluzione è stata quella di fare una torta. Quale? Sfogliando tra i mille appunti, foglietti e fogliettini ecco spuntare la torta di riso.

Magicamente avevo tutti gli ingredienti (pochi ed essenziali a dire il vero) a parte il tipo di riso necessario: avevo solo il “carnaroli”, perfetto per fare un buon risotto un po’ meno buono per questo dolce che necessita di un riso “originario” o di un “sant andrea” (tipologie di riso ad hoc per dolci e minestre)

Uno dei tanti lati positivi di fare un dolce è il profumo che si sprigiona mentre cuoce e qui, tra la cottura nel latte e scorza di limone per circa 40 minuti più la cottura nel forno (altri 50 minuti) , l’aroma che si spande per la casa è assicurato per …ore!!!!

E l’aromaterapia insegna che , a livello sottile, i profumi sono energia positiva pura! E io confermo! :-)

Come dicevo, ho utilizzato proprio gli ingredienti “basic” ma penso si possa arricchirlo anche con altri profumi : cannella, noce moscata, vaniglia…e aggiungerci poi frutta candita e non , cioccolati vari…

I miei ingredienti sono stati:

1 l latte intero

200 gr riso

200 gr zucchero bianco

4 uova intere

la buccia grattugiata di 1 limone

uvetta ammollata

ho messo a bollire il latte con lo zucchero e mezza buccia di limone grattugiata. Raggiunto il bollore ho messo il riso e ho fatto cuocere per circa 50 minuti in modo da formare una sorta di crema densa (nella quale però i chicchi di riso rimangono “evidenti”). Ho travasato questo composto in una ciotola e ho fatto raffreddare. Ho aggiunto quindi l’altra metà di buccia grattugiata di limone, l’uvetta strizzata e le 4 uova intere (una per volta , mescolando bene prima di aggiungere l’altra).

Ho trasferito il tutto in una teglia imburrata e passata con il pane grattugiato.

Teglia da 20 cm di diametro( ma la prossima volta ne utilizzerò una più larga e più bassa)

La tortiera da 20 cm regala un dolce alto e troppo “mapposo” per i miei gusti. Per “mapposo” intendo : pesante sia in sapori che in grammi ! (dò quindi ragione a chi , a ragion veduta, approva la torta di riso bassa!)

Forno a 200° per circa 10 minuti e poi a 170/180° per almeno altri 40.

La prossima volta però la infornerò subito a 180° perché la temperatura troppo alta mi ha bruciato subito la superficie (e quindo ho abbassato la temperatura di colpo) non facendo cuocere bene “il sopra” del dolce facendo si che , anche da freddo, rimanesse una sorta di cremina in cima, risultato di una cottura non proprio perfetta. Tutto questo però non ha alterato il gusto, anzi. Quel dolce svenimento della torta , sembrava quasi fatto apposta tanto che mi hanno chiesto se avevo aggiunto panna o similia…

Il gusto della torta di riso è antico, semplice, confortante .Trovo poi che abbinata ad un buon caffè sia perfetta per una merenda o un per break in qualsiasi momento della giornata.

Una mega fetta poi, potrebbe sostituire anche un pranzo leggero magari con un succo di frutta e un cappuccio…

Sarà che io farei colazione sempre ,anche a pranzo o a cena ,quindi queste soluzioni alternative ai soliti pasti mi piacciono, so però, che sono forse idee un po’ troppo “crucche” (trad.: super nordiche) e poco italiane!

Anyway…

Finalmente l’ho fatta! Ho fatto la torta di riso! Un’idea che avevo in mente da lustri in un attimo ha preso forma , senza “preavvisi”, senza particolari organizzazioni o elucubrazioni: detto , fatto !!(da NON confondersi con “cotto e mangiato” !;-) …..) E quindi come inizio dell’anno direi che non è niente male … questa mia scelta mi fa ben sperare per trovare l’entusiasmo e il coraggio anche in altre situazioni della vita che spesso mi vedono in balìa di troppi pensieri che mi trasportano qua e là senza permettermi di aggrapparmi a ciò che è voglio veramente.

domenica 28 novembre 2010

SCOOP: LA RICETTA DELLA PANISCIA DELLA MIA MAMY!!!!


Innanzi tutto diciamo la verità : questa paniscia non l’ho fatta io ma l’ho solo fotografata durante una cena tra amici in una trattoria tipica.
L’immagine la fa sembrare più simile ad un minestrone che ad un risotto ma vi assicuro che dopo pochi minuti ,il riso si manteca il giusto e l’aspetto diventa all’onda e cremoso come deve essere.
La mia colpa è stata quella di non aver aspettato a fare la foto, ma, come potevo? Tutti che mangiavano alla grande e io ferma immobile ad aspettare la consistenza perfetta per avere un’immagine degna del piatto , no non potevo!!! poi ero tra amici ma non amici-amici che ti conoscono da tanto, che sanno le tue manie, che sanno soprattutto del blog…erano amici della dolcemetà quindi conoscono lui non la sottoscritta . Infatti quando ho tirato fuori il cellulare e ho scattato le foto subito una signora presente dice “ Ma cosa fai? Fotografi la paniscia???” con un tono da “ma questa è fuori come un balcone”
E io:” si, poi vi spiego…c’è un preciso motivo perché la fotografo.”
Pensando di instillare una certa curiosità con la possibilità di essere considerata un soggetto/oggetto (??) quantomeno originale. Assolutamente non è stato così. Hanno preso atto di questa mia “performance” e nulla più…ritornando ai loro argomenti che francamente non mi appartengono più di tanto. Ero inoltre seduta in mezzo tra il gruppo di uomini (alla mia sinistra ) e al gruppo di donne (alla mia destra) e già la disposizione dei posti la dice lunga ! Captavo un po’di discorsi da una parte e un po’ dall’altra cercando di inserirmi in quelli più affini…è stata dura. Mi sono salvata quando si è parlato di gatti e quindi ho potuto raccontare del mio chat egoiste Eu, selvaggio e anafettivo ma poi …nulla più.
Non voglio sembrare una vecchia zitella snob ma ritengo che se gli uomini vogliono parlare di argomenti da bar dello sport con modi ad hoc , lo facciano pure ma senza coinvolgere chi non è affine a loro. E con questo non intendo le donne in genere (anche perché le altre signore erano perfettamente a proprio agio!!!) ma intendo solo me stessa medesima. La dolcemetà , ovviamente, si allineava simpaticamente alla tavolata goliardica e , diciamo, vanziniana (ma è un complimento!) perché sono suoi amici da tempo, perché lui ha la capacità di sentirsi a suo agio sia tra i camalli (n.d.r.: scaricatore di porto) che tra i prìncipi , sia tra 18enni che tra matusalemme : è un’indubbia dote che a me manca completamente. Queste situazioni anzi, tirano fuori il peggio che c’è in me regalandomi un’immagine di bigotta (che non sono), di “puzza sotto al naso (che non ho), di incontentabile (lungi da me ).
Certo ammetto di aver fatto fatica a mantenere un’espressione quantomeno normale quando in tavola hanno portato un favoloso piatto di antipasti caldi : tra cui ottimi cotechini e salamini che hanno subito destato commenti pesantissimi da parte ….delle signore!!! Lì, c’è chi ha tirato fuori il cellulare è ha immortalato il salame e, giuro, non ero io, ma un’altra lady…con relativi commenti che vi lascio immaginare!
Il versante maschile, inizialmente era più pacato e discuteva coloritamente di calcio bè per poi scivolare su altro…appoggiato dalle signore che commentavano, allo stesso livello maschile: quando si dice la parità dei sessi!
A parte queste “piccole” sfumature la serata è andata bene e le persone sono di base simpatiche, intelligenti, generose , buone e soprattutto sono amici della dolcemetà e quindi vanno pazientemente sopportati, civilmente accolti nel tuo mondo anche se , diciamolo, il feeling è lontano…
Anche se la paniscia non l’ho fatta la ricetta la conosco alla perfezione perché la mia mamy, maestra in questo piatto, l’ha fatta così tante volte che l’avevo già imparata da bambina.
Premessa: di questo piatto ne esistono diverse versioni anche perché è un piatto antico che si preparava con quello che dava la terra e con gli avanzi dei salami…
Ci sono poi due versioni: quella novarese (che è questa della ricetta) e quella vercellese, che è fatta solo con lardo e fagioli.
Ma bando alle ciance, ecco qui la ricetta:

LA MITICA PANISCIA DELLA MIA MAMY

Ingredienti per 4 persone :
per il “brodo”:
350 gr di fagioli secchi borlotti
1 bella cipolla
1 o 2 gambi di sedano
1 verza piccola oppure metà di una grande
2 carote medie
(le quantità sono indicative : si possono aumentare le dosi della verdura preferita, oppure,per esempio, a chi non piace la verza , la si può sostituire con erbette, coste…ma non è la setssa cosa ;-) )

400 gr riso Carnaroli
1 scalogno per soffritto
1 bicchiere di vino rosso (un “Ghemme” o un “Gattinara” per stare in zona, altrimenti qualsiasi buon vino è perfetto)
100 gr di lardo
Burro
Sale
1 salamino della duja
(E qui è doverosa la parentesi per spiegare cos’è a chi non lo conosce :
è un tipico salume piemontese che, una volta insaccato, viene introdotto in orci di terracotta, le “duje”.
Il salame viene ricoperto di strutto fuso che, raffreddandosi, si solidifica e conserva il salame.
Prima di utilizzarlo va “pulito” dal grasso e va spelato.
E ottimo servito con sottoaceti ed è indispensabile per questo piatto.)

La mamy dice:
la sera prima metti a bagno i fagioli borlotti. La mattina seguente prepari il brodo di verdure in questo modo:
tagli a pezzetti le verdure e le metti in acqua fredda senza salare insieme ai fagioli (sciacquati).
Fai cuocere a fuoco dolce per 2 ore . Quando i fagioli sono cotti (li assaggi) e sali q.b.
Una volta pronto il brodo si può iniziare a fare il risotto:
In una larga padella metti un pezzetto di burro , il lardo e fai rosolare lo scalogno. Quando diventa biondo sbutta il riso e lo “tosti” qualche minuto affinchè assorba bene il condimento.
Sfumi con il bicchiere di vino e prosegui la cottura aggiungendo i mestoli di brodo poco per volta : quando si aggiunge il brodo, si mescola e si aspetta che il riso assorba tutto il liquido prima di aggiungere il successivo mestolo, continuando a mescolare dolcemente fino a cottura del riso (circa 20 minuti).
Quando mancano circa 5 minuti alla fine cottura , metti il salame della duja sbriciolato con le mani . Il riso va lasciato molto morbido (in effetti , come ho scritto sopra, potrebbe sembrare quasi un minestrone) perché in breve tempo si aggiusta da solo, mantecandosi e prendendo la giusta consistenza.
Formaggio grattugiato o meno, aggiunta di pepe o meno, è un piatto delizioso che sa di rustico passato e scalda i cuori…ottimo per una giornata nevosa piovosa come oggi…
Quasi quasi la preparo per cena…

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