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martedì 6 gennaio 2015

LA PRIMA TORTA DEL 2015 : UNA TORTA DI MELE OVVIAMENTE . UNA CROSTATA? FORSE , PERCHE' NON E' QUELLO CHE SEMBRA :-)


Il mio primo post "culinario" non poteva non essere un dolce , non poteva non avere come ingrediente principale le mele, non poteva che essere una crostata , per me, la torta per eccellenza!

E se complice ci aggiungiamo anche un libro bellissimo "tremendamente" francais, che contiene solo ricette di dolci con le mele e che mi è stato regalato da un' amica del cuore, allora preparare subito una torta è stato il minimo!

Innanzi tutto vorrei sprecare due parole sul libro : molto, molto  carino! Foto, disegni e impaginazione, lo rendono simpatico e originale e devo dire che la casa editrice Marabout mi sorprende sempre piacevolmente con i suoi libri. Che si tratti di cucina o altro.

Spesso mi perdo sul loro sito e ad ogni pubblicazione che mi ispira ( e son davvero tante!)  il rischio "aggiungi a carrello" è davvero altissimo! Per questo cerco di navigare in quelle acque con moderazione ... 

Tornando alla ricetta : sembra una normale crostata ma non lo è ! Piccole differenze la rendono diversa sia come preparazione che come gusto!

Ecco quindi di cosa si tratta :








Torta del Bistrot

3 ore di preparazione di cui 1,10 di cottura e 1 di riposo
per 4-6 persone

Ingredienti:

    150 gr di farina
   1 pizzico di sale
   1 cucchiaino di lievito per dolci
    25 gr di zucchero
    metà di un uovo sbattuto
    2 cucchiaini di latte
    75 gr di burro morbido + un tot per ungere la tortiera

   Mele:
   2 kg di mele (ho usato le mele golden)
   1 cucchiaio di zucchero
   1 limone

   3 cucchiai di gelatina di mele o 6 di marmellata di albicocca (ho usato la marmellata di albicocca)

Scaldare il forno a 200°.
Mettere la farina, il sale e il lievito in una ciotola e in centro versare il latte, l'uovo e lo zucchero. Mescolare e poi aggiungere il burro a tocchetti e impastare il tutto (io ho usato il mio mitico Kitchen Aid)

Formare una palla e mettere a riposo in frigo per 1 ora.

Quindi stendere la pasta in uno stampo da 26 cm di diametro (io ho usato uno stampo da 22 cm e mi è avanzata un po' di pasta che ho utilizzato come vedrete poi...), copritela con la carta forno e mettete i pesetti di argilla per le cotture in bianco (se li avete. Io non li ho e quindi ho usato i classici e sempre perfetti fagioli secchi!) cuocete per circa 10 minuti , poi sfornate, togliete la carta e i pesetti/fagioli e rimettete in forno per circa 5 minuti.

Nel frattempo pelate e tagliate a cubetti 4-5 mele a cui aggiungerete il limone e il cucchiaio di zucchero . Fate cuocere  a fuoco dolce per circa 15-20 minuti, fino a quando le mele non saranno morbide . Riducetele in purea  che metterete sul fondo della torta.

Pelate e tagliate a spicchi fini le altre mele e disponetele a raggiera sopra la composta.
Abbassare il forno a 180° , infornare e cuocere per circa 35 minuti.

Fate scaldare la marmellata o la gelatina con 3 cucchiai di acqua e con questo "sciroppo" bagnate la torta appena uscita dal forno.

La prova assaggio è assolutamente superata! La composta  sul fondo le dona l' "umidità" giusta e il lievito nell'impasto lo rende morbido e perfetto per accogliere le mele tagliate fini fini.
Una crosta ben cotta e croccante dà quel tocco in più che completa la torta del bistrot : morbida, croccante, dolce , "melosa"... perfetta per un tè !

Come dicevo , ho avanzato un po' di pasta con cui ho fatto uno spartanissimo raviolo che ho farcito con la marmellata che ho utilizzato.





Adoro avanzare qualcosa quando cucino! Non sarà chic, ma spesso preparo piccoli assaggi dolci o salati davvero unici e irripetibili, sempre apprezzati dalla sottoscritta che si sente anche in pace con la coscienza nell'utilizzare gli ingredienti senza inutili sprechi!

Ebbene si ho un animo "green" fin da tempi antichi! Il mio passato vegetariano e macrobiotico nonché "new age", mi ha formato positivamente regalandomi profondo rispetto per la natura che ci circonda e le sue risorse.

E questo significa anche godersi questo "raviolo" inaspettato e, per questo, ancor più buono!








domenica 16 novembre 2014

PANE E CANDELE




Ecco due cose che mi piacciono : pane e candele.
Sono entrambi “caldi”, sanno di casa, fanno atmosfera …

È impensabile che io esca dall’ikea  , senza una candela e da  quando ho scoperto anche quelle  di zara home, i miei bottini sono sempre più ricchi.
Queste ultime, più raffinate sia nelle profumazioni che nell’allestimento, arredano ogni angolo della casa.
Quelle dell’ikea, più basic, rendono caldo anche il semplice vasetto della marmellata, al quale assolutamente, non tolgo l’etichetta  perché mi piace racconti di sé.

Di questa mia passione (insana) sono a conoscenza amici e parenti ed ecco la mia Marie Antoinette arrivare con una candela blasonata di Diptyque, dal profumo intenso ed elegante



e la mia amica Elly  me ne porta addirittura due : una alla vaniglia e una al cappuccino : dolcissime come l’aria di un  laboratorio di pasticceria.


E poi ci sono quelle che mi regalo come questa , rosa e primaverile anche nel profumo : la tengo nel mio studio dove rendo più romantica la tecnologia con raccoglitori dalla carta fiorata ,  cestini di vimini con ortensie secche e  oggettini di ceramica dai colori delicati…


Non ho buttato nemmeno la sua scatola che mi piace da matti , ricorda i fiori di Gucci o i tessuti Sanderson   e i colori accesi di certi foulard di Hermes…



E poi c’è il pane.



A d  o r o fare il pane e inebriarmi del suo profumo e assaggiarne subito un pezzo appena sfornato (lo so che non si fa…ma non resisto!!) e appoggiarlo sulla griglia di legno , materiale perfetto per accogliere questo prodigio della natura : semplice e  caldo sia nei colori , sia nel sapore.

E del pane mi piace anche l’aspetto ruvido, rustico, campagnolo , perché così è ancora più “pane”.
Quindi mi piace ancor di più preparare pani con farine integrali, con semi e semini, con lievito madre , che regala un gusto un po’ più acido . Pani dalla crosta dura, croccante, forte e sicura. Pani dall’interno morbido, ricco di “buchi” conseguenza di una lievitatura perfetta.

Fare il pane è alchimìa, fare il pane è soddisfazione per la propria autostima , fare il pane è un regalo a chi si vuol bene, fare il pane è amore puro.

Finchè al mondo esisterà il pane fresco… le cose non potranno mai guastarsi in maniera irreparabile”
“La regina dei sogni” C.B.Divakaruni

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