Ad essere mangiate, gustate, godute? Si, certo anche questo
ma lo scopo principale delle marmellate è , possiamo dire, più elevato e altamente
terapeutico: aumentano la nostra autostima.
La prima marmellata della mia vita risale a qualche decennio
fa (sono volutamente vaga anche se mi ricordo esattamente dove, come e
quando…ma non siamo qui a far precisi conti matematici,no?)
Anyway, dicevo la mia prima marmellata è stata quella di
fichi , che adoro e che mi aveva regalato una sorpesa inaspettata : favolosi
vasetti colmi di una delizia pura! Incredibile ,proprio io, avevo fatto una marmellata!
Il cesto colmo di frutta che andava lavata, pulita,
tagliata, cotta, si era trasformata …lo zucchero era stato il catalizzatore che
aveva permesso questa alchimia .
Non mi sembrava vero che con pochi gesti, pochi ingredienti
e solo un po’ di pazienza avevo
preparato una marmellata !
E da donna con l’autostima sempre sotto ai piedi, risalivo
un po’ la china della considerazione personale , sentendomi gratificata da
questa preparazione “storica”, che sa di tempi andati e che mi faceva ( e fa )
sentire sempre “brava” nel prepararla in casa invece che acquistarla al super…
Da allora sono diventata dipendente dal far marmellate e nel
corso degli anni ne ho provate tante :
ho avuto, come succede nella vita, innamoramenti folli , delusioni
devastanti …ho ripetuto come una paranoica
la marmellata di melone che mi
aveva assolutamente soggiogata , e ho buttato via con rabbia da donna tradita, chili
di marmellata di pomodori verdi più volte provata e mai riuscita come volevo.
Nonostante tutto ciò, fare la marmellata per me, è sempre stato terapeutico e
,a parte qualche “disfatta”,devo ammettere che i risultati mi hanno sempre
soddisfatta e la mia autostima ringraziava felice !
Quanto guardare con infinito amore i vasetti sistemati a
dovere nella dispensa!! E pensare : li ho fatti io!
Etichette studiate ad hoc, nastrini di rafia o gros grain
rendono questi vasetti dei piccoli oggetti eleganti e personali che racchiudono
in sé dolci preparazioni “fait maison” che li rendono ancor più speciali.
Piacere duplice , triplice : sono naturali, sono ecologiche
perché spesso si usa la frutta che altrimenti marcirebbe , o peggio, verrebbe
gettata. Io amo la marmellata con poco zucchero , quella che puoi mangiare a
cucchiaiate direttamente dal vasetto , possibilmente ad occhi chiusi …perché
solo così diventano più nitidi i ricordi della frutta : senti il profumo
dell’aria tiepida densa , “vedi” i colori dei frutti, il verde dei campi, senti
il vociare dei bambini che giocano all’aria aperta, i raggi del sole tiepido ti
sfiorano …apri gli occhi e…dal tuo balcone vedi le gocce di pioggia che
inesorabili scendono, l’aria è umida e freddina, la luce è fioca e ovattata.
Pur amando queste atmosfere autunnali, questa marmellata mi ha regalato un attimo di
estate, mi ha ricordato il giorno in cui l’avevo preparata e cosa avevo pensato
mettendola nei vasi : chissà quando la mangerò dove sarò, con chi sarò, che
tempo farà,…
L’ho mangiata oggi durante un’umida domenica di pioggia,
l’ho mangiata con mia figlia e in sua compagnia ho fatto anche un pain brioche
che ho farcito proprio con questa marnellata di amarene.
Una piccola briochette (la ricetta prossimamente ) perfetta per
una merenda in casa a guardar le gocce di pioggia sui vetri…
Marmellata di amarene
Da una ricetta di Christine Ferber – “Mes Confitures”
Ingredienti:
1,250 kg di amarene (1 kg netto)
800 gr di zucchero (io ne ho messi 600 gr)
Il succo di un limone piccolo
200 gr di gelatina di mele verdi (così recita la ricetta ma
io ho utilizzato la pectina …dosandola come le istruzioni sulla busta)
Lavare le amarene e sciugarle bene. Denocciolarle e
dividerle in due .mescolarle in una terrina con lo zucchero e il succo del
limone. Dopo un’ora , mettere in una pentola e portare lentamente ad
ebollizione. Spegnere il fuoco, mettere in una terrina e lasciar riposare una
notte.
L’indomani filtrare il tutto,tenendo da parte la parte
“solida” (le amarene un po’ disfatte)
Alla parte liquida aggiungete la pectina e portate ad
ebollizione. Schiumate bene (togliete cioè quella sorta di schiuma bianca che
si forma in cottura) , aggiungete le amarene e portate nuovamente ad
ebollizione e mantenete la cottura a fuoco vivo per cinque minuti continuando a
mescolare delicatamente. Schiumate ancora , se necessario , controllate la
consistenza (facendo scorrere una goccia di marmellata su un piattino se scende
a fatica , è pronta …)
Invasate fino all’orlo , chiudete bene i vasi (precedentemente
sterilizzati) quindi metteteli a testa in giù fino a quando non saranno freddi
(per fare il sottovuoto).
Una volta ben raffreddati, potete mettere le etichette ,
nastri e nastrini alla vostra marmellata oppure…potete mangiarla subito ma
tenetene sempre un vasetto per i mesi freddi in cui sarà sufficiente una sola
cucchiata per tornare indietro nel tempo e sentire i profumi dell’estate .