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lunedì 28 aprile 2014

SPAGHETTI VELOCI E SAPORITI...I MIEI PREFERITI (PURE CON LA RIMA!!!) ;-)





I miei spaghetti preferiti….
Perché lo sono? Bè, innanzi tutto perché sono super veloci, poi sono saporitissimi e hanno un gusto originale .

E poi perché è uno dei piatti che mi mette in pace con il mondo! Ha un mix di sapori perfetto ! E’ il piatto che mi cucino (cucinavo…) quando sono (ero) a cena da sola….quando ho poco tempo ma voglio/pretendo/esigo soddisfazione da quello che mangio .
È un piatto che basta. Un primo che appaga ma che con il suo sapore molto saporito chiama poi un doveroso dolce, piccolo, coccoloso…anche solo un cioccolatino ma deve essere  chic e dal gusto pieno.


È un primo piatto che può salvare anche una cena improvvisata, informale ma senza perdere quel tocco di originalità e buon gusto che  non deve mai mancare.
I colori sono perfetti. Il giallo caldo degli spaghetti, il marrone  dell’acciuga e il caldo beige delle mandorle tostate  …e se proprio volessimo aggiungere altre tinte, le uniche concessioni sarebbero il  giallo acceso della buccia di limone  e il verde brillante del prezzemolo :  optionals da utilizzare secondo l’umore del momento.



A me piacciono anche “basic” ma è indubbio che la buccia del limone apporta freschezza a questo piatto dal sapore saporitissimo  e il prezzemolo lo caratterizzerebbe  ancor di più , portando il gusto e l’olfatto agli angoli dei giardini dedicati alle aromatiche .




Ingredienti per una persona (ah ah ah):
80 gr di spaghetti nr. 5 (ma se son 100 gr si mangiano tutti!!!)
3 -4 acciughe sottolio
Un cucchiaino abbondante di pasta di acciuga (la migliore )
Poco olio extravergine di oliva
Una manciata di mandorle tagliate a lamelle
Buccia di limone grattugiata
Prezzemolo (se piace)

Mentre la pasta cuoce : tagliate i filetti di acciuga più fini che potete (io non uso il mixer, li taglio a mano perché comunque , cuocendo, si disfano un pochino) .Scaldate una padella e metteteci un filo di olio extravergine di oliva, i filetti di acciuga e la pasta di acciuga . Stemperare il tutto con un cucchiaio di legno…spegnere il fuoco.
In una padellina (o nel forno come siete più comodi) tostate le lamelle di mandorle e tenetele da parte.
Se volete aggiungere il prezzemolo , tritatene una quantità che vi aggrada.
Nel frattempo la pasta sarà cotta. Prima di scolarla , riaccendete la padella con il “sugo” di acciughe a fuoco vivo e tuffateci poi la pasta ben scolata. Fate saltare due minuti due , deve solo insaporirsi.
Mettere nel piatto e  spolverizzare con il limone grattugiato e le mandorle tostate e, se volete , il prezzemolo.


È un mix di sapori e di consistenze . Lo spaghetto deve essere cotto al dente in modo perfetto , la purea di acciughe deve essere cremosa ma con micro pezzetti di acciuga qua e là per non perdere l’identità e, infine , le mandorle devono essere  croccanti e abbrustolite a dovere .
Quindi tre consistenze diverse ma in armonia.
Accompagnate questo piatto con un bianco leggermente frizzante , bello fresco e profumato come un gewurtraminer Gewurztraminer… e ,come dicevo all’inizio , dopo avrete di sicuro voglia di compensare il gusto con qualcosa di dolce: no, non dovrete cucinare nulla…sarà sufficiente farvi un regalo : un giro nella vostra cioccolateria preferita per acquistare i cioccolatini che vi piacciono.



lunedì 29 aprile 2013

UN SANO PIATTO DI PIZZOCCHERI E...REMEMBER LACUSTRE




Piatti primaverili??? Ma stiamo scherzando???
Non riesco nemmeno a pensare di fare un’insalata ! quindi sapete cosa ho preparato ieri? Un sano piatto di pizzoccheri!
Mi fanno impazzire! La pasta di farina di grano saraceno ha un gusto originale che ben si sposa con la verza (e le erbette :io uso queste) e il formaggio  “casera” o “bitto” , il tutto ben condito da burro fuso con uno spicchio d’aglio , abbondante pepe e ci metto anche due o tre foglie di salvia.

Vi riporto la ricetta “ufficiale” dell’Accademia del pizzocchero di Teglio :

Ingredienti (dosi per 4 persone)

400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina bianca
200 g di burro
250 g di formaggio Valtellina Casera dop
(den.ne di origine protetta)

150 g di formaggio in grana da grattugia
200 g di verze
250 g di patate
uno spicchio di aglio, pepe

Preparazione:

Mescolare le due farine, impastarle con acqua e lavorare per circa 5 minuti.
Con il mattarello tirare la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 millimetri dalla quale si ricavano delle fasce di 7-8 centimetri. Sovrapporre le fasce e tagliarle nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa 5 millimetri.

Cuocere le verdure in acqua salata, le verze a piccoli pezzi e le patate a tocchetti, unire i pizzoccheri dopo 5 minuti (le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite, a secondo delle stagioni, con coste o fagiolini).

Dopo una decina di minuti raccogliere i pizzocheri con la schiumarola e versarne una parte in una teglia ben calda, cospargere con formaggio di grana grattugiato e Valtellina Casera dop a scaglie, proseguire alternando pizzoccheri e formaggio.
Friggere il burro con l'aglio lasciandolo colorire per bene, prima di versarlo sui pizzoccheri.
Senza mescolare servire i pizzoccheri bollenti con una spruzzata di pepe.


Specialità, in effetti,  più montana ,  i pizzoccheri mi sanno però ugualmente  di giornata lacustre grigia e bigia, di quelle belle umide in cui ti prende  la voglia di scaldarti con un piatto calorico annaffiato da un generoso bicchiere di Inferno : un rosso vino pieno di carattere , che nasce nelle viti della zona di Sondrio.

Confesso di non aver preparato con le mie mani i pizzoccheri ma li ho acquistati al super J e inoltre non ho usato le verze ma delicate erbette e qualche foglia di spinacio.
Il risultato finale però è stato ugualmente soddisfacente.


Inutile dire che i pizzoccheri valtellinesi fanno parte del mondo lacustre che amo: quello del lago di Como. 




Lago che frequento fin da bambina grazie all’ospitalità dei miei zii che hanno una splendida casa a Gittana , tra Varenna e Bellano.


  

Per completare il mio remeber dedicato al lago di Como ho scritto una mail alla cara amica Elena del Varenna cafè , (delizioso bar in Varenna che vi consiglio di cuore ) per un saluto


e una lettura rilassante di uno dei libri di Andrea Vitali, storico medico condotto di Bellano convertitosi alla scrittura e al successo letterario, come ,per esempio,  “Galeotto fu il collier”



Basta in fondo poco per ricreare un’atmosfera rilassata che ci fa stare bene in compagnia di ricordi a noi cari :  affetti del cuore che non ci lasceranno mai.








domenica 2 dicembre 2012

CORSO DI CUCINA ...TUTTO IN UNA SERA (PER ORA..) :-)

 
 
E finalmente anch’io ho trovato tempo per farmi un bel corso di cucina!! Bè, corso è una parola grossa, per ora è stata una serata ma ce ne saranno di sicuro altre!

Come quasi sempre succede nella vita, le cose belle ti capitano per caso, e così è stato anche per la mia prima lezione di cucina tenuta da una vera chef!

Paola Naggi è la chef di un noto e ottimo ristorante della mia zona, il ristorante di chiama Impero , si trova  a Sizzano e ve lo consiglio di cuore : non c’è nessuna pubblicità dovuta in queste mie parole, vi dico questo come lo direi ad un amico, certa di consigliarlo per il meglio.

 

E’ stato dopo una cena all’ “Impero”che , non so perché, mi è venuto di domandare se, per caso, organizzassero dei corsi di cucina e dopo aver ricevuto risposta affermativa il mio pensiero è stato: a costo di arrivare strisciando dopo una prosciugante giornata di lavoro, farò questo corso!

È così è stato : ho  frequentato la mia prima serata con lo chef insieme ad un gruppo eterogeneo e simpatico di compagni di…scuola!

Estrema cura nella materia prima, amore per la cucina, passione vera  ed una generosità unica fanno della Paola una persona gradevolissima, simpatica ma  soprattutto esperta e professionale.

Vi parlo di questo corso senza propinarvi ricette con  dosiEmetodi (che comunque non ho provato ma ho visto realizzare) , ma piuttosto vi voglio raccontare di questa mia felice esperienza senza privarvi delle immagini dei piatti che meritano!

La prima emozione grande è stata quella di entrare in una vera cucina da ristorante .
 
 
Già solo vedere il piano di cottura : grande, super “proffescional” J , non capivo più niente! Poi ecco il forno : mitico!  Questo proprio lo vorrei : lo userei ogni giorno!dovrei fare un corso ad hoc per imparare  le mille e più funzioni di questo “oggetto del desiderio”,  ma mi è bastato veder scaldare, cuocere, rosolare in modo perfetto ogni piatto introdotto per..innamorarmene !

Ma il fascino più grande è stata lei, la chef :  la sua  dimestichezza nel trattare gli alimenti, combinarli, gestirli, sincronizzando le cotture, i tempi di lievitazione , riscaldamento o raffreddamento, mescolando , montando con la frusta, tagliando, affettando… e tutto raccontando le ricette , passo passo, mai avara di consigli, arricchendo con aneddoti simpatici il tutto.

E che dire della composizione dei piatti? Impiattando in  modo semplice e veloce ecco creare delle piccole opere d’arte .

È sufficiente una banale tazzina da caffè per rendere originale l’entrè:
Densa  di zafferano con fettina croccante
 
 

 
Un’alternativa alle solite crepes? Farle con la farina di  mais, ma speciale! Quella utilizzata arriva da Rimella ed ha una grana grossolana e caratteristica. Impossibile trovarla se non lì.
Il ripieno? Semplici erbette . Il caldo tocco è dato da una fonduta di toma…davvero poco light ma …"scaldacuore" di sicuro!!!
Girella di farina di polenta con farcitura di erbette e fonduta alla toma

 

Tra le tante cose che ho imparato ,una su tutte ,che proprio non sapevo : la cottura al forno con la pellicola ! ero convinta che non potesse andare in forno e invece ,fino a 200° si può.

Quindi ecco cuocere le ricottine in cocotte rivestite di pellicola per meglio sformarle e ,ancora, i petti di faraona ripieni sono stati “sigillati” sempre con la pellicola cuocendo in modo perfetto riuscendo persino a dorarsi leggermente in superficie !

Ricottina calda con uovo di quaglia e crema
Piatto semplicemente poetico

 

Petti di faraona farciti con pinoli e uvetta all'aroma di arancia con finocchi e uvetta di accompagnamento
Abbinata vincente che stimola la creatività: perché non sostituire l’uvetta con le castagne e il letto di finocchi con riduzione di arancia con patate e castagne in brunoise???
 
 

e visto che tra poco sarà natale , ecco l’originale proposta della mitica Paola:
Sformatino di panettone e cioccolato bianco con salsa di vaniglia e frutta fresca
 


L'ho trovato ottimo e da amante di dolci quale sono, lo attendevo con ansia…Ho deciso che quest’anno sarà il mio dolce per il pranzo di natale : accompagnato magari alla classica crema al mascarpone per non scombinare troppo la tradizione . Già temo le facce degli amanti del panettone classico quando vedranno i miei panettoncini, serviti tiepidi con tanto di decorazione di frutta beneaugurate : ho intenzione di utilizzare solo il melograno per non confonderli troppo!!! J

La serata si è  conclusa con l’assaggio dei piatti,  serviti e riveriti, ed è proprio il caso di dirlo, nella sala del ristorante ;  il tutto accompagnato a  ottimo vino delle colline locali.
Quindi un piacere doppio: assistere dal vivo alla preparazione dei piatti e assaggiarli in un contesto elegante e chic !

La stanchezza della giornata è svanita nel momento in cui ho messo il piede al ristorante, dimenticate le ansie da ufficio e …annessiEconnessi.
Persino il viaggio di ritorno verso casa l’ho vissuto come un momento “catartico” :  fantastica libertà solitaria della quale ho bisogno per sopravvivere J
Nel silenzio completo della mia macchina (assolutamente radio spenta!) sorridevo da sola goduta per  questa serata “alone” arricchita da questa nuova esperienza.
Nella mia wish list natalizia (a dire il vero già abbastanza lunghetta …) ho messo anche :  “oboli” per corsi di cucina J eh, si perchè voglio partecipare a più lezioni possibili…dopotutto mi sono indispensabili per…esigenze di blog, no??? J

 








 

 

sabato 31 marzo 2012

RISOTTO PRIMAVERILE ALLE FRAGOLE CON ACETO BALSAMICO E UN PO’ DI SANO REMEBER…



Un semplice risotto alle fragole insaporito da un tocco di aceto balsamico che farà anche trendy ma mi ha colorato il riso di un "marroncino" che proprio non mi è piaciuto ,andando a rovinare l’immagine di fresca primavera che volevo evocasse questo risotto…
Il sapore era però intrigante e ammetto che il dolce acido dell’aceto si sposava benissimo con il dolce acido delle fragole.
Un risotto che faccio da anni che faceva parte degli esperimenti che facevo da ragazza quando mi mettevo ai fornelli scoprendo mondi nuovi, perché “a quei tempi” un risotto alle fragole era visto in modo…dubbioso!

Ingredienti per 4 persone

350 gr di riso carnaroli
1 cestino di fragole pulite e tagliate a pezzetti
aceto balsamico

Olio extravergine di oliva
1 piccola robiola
Sale e pepe
Brodo vegetale (io utilizzo spesso anche i dadi preferibilmente biologici)

In una pentola avete il brodo ben caldo : fiamma al minimo.
In una padella dai bordi alti, mettete un filo d’olio , lo fate scaldare un poco e mettete il riso a tostare due minuti. Non faccio il soffritto per questo risotto (come per tanti altri) e, credetemi, il risultato finale non ne risente per niente.
Bagnate quindi il riso con un po’ di aceto balsamico , mescolate e iniziate la cottura del risotto mettendo un mestolo di brodo per volta , facendolo assorbire fino a fine cottura.
Circa 5 minuti prima di terminare il vostro risotto mettete le fragole e infine il formaggio tipo robiola .Fate mantecare il tempo necessario per avere un perfetto risotto all’onda.
Et voilà il vostro riso primaverile è pronto…non ci starebbero male anche due on tre foglioline di menta , ora che ci penso…o anche di citronella…o prezzemolo…o basilico…o tutte insieme
La prossima volta niente aceto balsamico ma erbette fresche per trasformarlo da risotto primaverile in risotto estivo…

Ritornando al remember :I miei , "a quei tempi", al sabato e alla domenica uscivano a cena per provare ristoranti nuovi o per ritrovare conferme in luoghi divenuti famigliari con gli anni, in cui , cuoco, camerieri e clienti (nella fattispecie : i miei parents) erano diventati quasi amici…
Quando non mi univo ai “ragazzi” (mi piaceva un sacco uscire a cena insieme a loro , ma dovevo rispettare la loro privacy e farmi i fatti miei…o no?) , stavo a casa e….sperimentavo…Erano i favolosi (in tutti i sensi , per me ) anni 80 : giovincella mi gustavo una vita senza problemi che mi vedeva piena di interessi tra cui quello nuovo della cucina che condividevo invitando amici a cena . Avevo iniziato a dire il vero anni prima : avevo 15 anni quando ho cucinato per la prima volta da sola e, scusate se ho fatto …la zuppa inglese! Ebbene si! Avevo preparato proprio la crema pasticcera alla vaniglia e al cioccolato che avevo alternato a strati tra i savoiardi bagnati nell’alkermes…era stata una soddisfazione senza eguali e da lì era iniziata la mia “carriera “ culinaria…

Ritornando ai favolosi anni 80: i miei esperimenti spaziavano dai dolci (mia passione) ai salati, con la predilezione ,che ancora oggi mi appartiene, per i primi piatti.
Ricordo ancora le pennette alla vodka (ricetta bellamente inventata e assai gradita, ai tempi, agli amici che avevano colto l’occasione per finirsi la bottiglia come….aperitivo!!!!) e soprattutto il mega flop del risotto alla crema di kiwi…..:-(
Dovete sapere che il mio adorato papy lavorava in ambito dolciario , per cui a casa mia era normale essere sommersi di cioccolato (wonderfull time!!!!) e di prodotti di laboratorio per pasticceria e gelateria…
Quando mi ero trovata tra le mani un vasetto campione con la scritta “ crema di kiwi” , non avevo resistito dal provarla per un…risotto!!!
Ricordo che  assagiandone il contenuto,  non era proprio quello che mi sarei aspettata : era troppo dolce e troppo concentrato ma l'avevo utilizzato lo stesso.
Mi aveva spiegato poi il mio caro papy che quella era una “base” per preparare il gelato al kiwi alla quale andava aggiunto il frutto vero e proprio e gli altri ingredienti base per il gelato e di quella "crema" ne serviva proprio una minima quantità. Io invece avevo abbondato nella dose cucinando uno stucchevole risotto dal colore vagamente ….marziano e assai poco invitante ma soprattutto immangiabile !
Tra gli esperimenti riusciti, c’era stato invece, il risotto alle fragole che, una volta provato , era diventato un mio classico che proponevo spesso.
Ed ancora oggi diventa quasi un appuntamento fisso di primavera.
Così è stato anche per quest’anno.

Insieme al risotto sono fioriti anche i tulipani dal colore e dalla varietà a…sorpresa.



Non c’è niente di più bello che piantare bulbi all’inizio dell’inverno e veder magicamente comparire ,alla prima aria tiepida, fiori multicolore…
Inutile dirvi che la mia richiesta al vivaista era stata : “vorrei dei tulipani dal colore bianco (ovvio!!!mio "non colore" preferito), al massimo rosa pallido e poi vorrei quella qualità viola scuro, quasi nero con i petali frastagliati.”





Eccomi accontentata : tulipani gialli e rossi e, per sbaglio, un pervinca…di petali sfrangiati nemmeno l’ombra come pure di tulipani immacolati…

Ma questa è la natura…libera e selvaggia :-)

Ho piantato anche dei mughetti (inequivocabilmente bianchi….spero!) ma non sono ancora fioriti…
Chissà cosa sbucherà fuori ??

mercoledì 4 gennaio 2012

MINESTRONE NR.1 : EBBENE SI, SONO (ALMENO UN PO') A DIETA...:-(



E’ ufficiale. Sono a dieta. Mai nella mia vita ero arrivata a tanto ma…ubi maior…
E’ da troppo tempo che i miei pantaloni mi stanno sempre più stretti, le gonne si accorciano perché quello che era il “giro fianchi” sta diventando pericolosamente il “giro vita” , i golfini bon ton, gentili e chic, sembrano striminziti sopra a forme sempre più … giunoniche. Non va bene ! io sono un ex magra, anzi, ex magrissima. Ricordo con nostalgia, le pseudo diete per ingrassare ! Inside sono ancora una magra, tanto che quando mi capita di andare in giro per negozi ed acquistare un capo senza provarlo (cosa che faccio spesso…) me lo immagino indossato e mi vedo in un certo modo che non assomiglia nemmeno lontanamente alla triste realtà che vedo davanti allo specchio di casa quando mi guardo . L’effetto di “morbida caduta” che immaginavo ,in realtà diventa un effetto fortemente …strech…orribile. Se è possibile lo passo a Marie Antoinette , dal fisico da modella , alla quale sta bene ogni ciofeca che indossa…
Capita di sovente, di acquistare entrambe lo stesso articolo : l’unica cosa che cambia è la taglia !
Ricordo, qualche anno fa, durante una nostra uscita di shopping sfrenato (bè, si fa per dire…) , appena giunte  casa , avevamo aperto sacchetti e sacchettoni per ammirare il nostro bottino e ci eravamo accorte che avevamo acquistato , in pratica, una sorta di “doppione” di quello che avevamo già solo con qualche piccola e impercettibile differenza…: il pull con scollo a V beige aveva qualche bottoncino in più ai polsi oppure la nuance era leggermente diversa da quello che era già ben riposto nell’armadio !La palette dei colori per entrambe spazia dal beige, marrone, grigio, nero e i modelli che ci piacciono sono, quasi sempre , i soliti … e se fino a qualche anno fa potevo (con orgoglio) rubare i suoi jeans  ora è una mission impossibile !
Certo la mia blasonata figlia ama arricchire il suo armadio con capi alla moda , di tendenza che per me escono ,giustamente, dal seminato ai quali non potrei comunque attingere , taglia a parte, per un discorso di…età !
Non voglio assolutamente dire che sono una “bigotta della moda”, anzi! Amo le signore agées che stanno al passo con i tempi e anzi, a questo proposito ho scoperto un blog sul look delle over anta  (ma molto ott… anta!)(advancedstyle) , favoloso! Foto rubate per strada a donne con gusto , a volte eccentrico, ma assolutamente originali e ironiche, a discapito degli anni e di un fisico non più da top model!
Insomma ho solo  voglia di sentirmi ancora a mio agio in un bel paio di jeans , per nulla stretti ma, morbidi al punto giusto , possibilmente strizzati un po’ in vita da una cintura blasonée oppure di rimettermi il mio adorato tubino nero smanicato senza sentire il contorno manica stringermi sulle spalle e sulle ascelle , con la possibilità di respirare tranquillamente senza sentire cuciture che premono . Mi piacerebbe rimettermi 3 pull (leggeri, per carità) uno sopra l’altro come un tempo…per avere quel effetto multistrato che fa molto shabby-finto hippie –ballerina di danza classica , che mi fa impazzire!
Bene , detto,questo, ecco la “ricetta” che ufficializza l’inizio della mia dieta…o meglio, l’inizio di un approccio al cibo cercando di contenersi almeno un po’ senza perdere la voglia e la passione di sperimentare ricette nuove e la necessità di trasgredire ogni tanto…altrimenti che vita è????

Minestrone di verdura nr.1

I minestroni sono tutti uguali e tutti diversi. Le verdure si susseguono in elenchi vari e variabili . ecco trasformare patate e carote in una zuppa di legumi , aggiungendo , chessò, lenticchie, fagioli o ceci.
Oppure diventare un minestrone “benessere” ai “radicali liberi” (che più liberi non si può…) aggiungendo cavoli, cavolfiori, cavolini di bruxelles e broccoli…
Questo temo (sigh…) sarà il mio minestrone nr 1 , il primo di una lunga serie che accompagnerà questo  percorso di “remise en forme”, nel quale voglio credere.

Ingrdienti:
patate
zucchine
carote
cavolfiori
broccoli
dado vegetale

tocco finale : lenticchie

mettere le verdure a bollire in una pentola d’acqua e far cuocere per circa mezz’ora.
Io ci metto un dado vegetale e poi frullo il tutto con il minipimer. Questa volta, avevo avanzato un pugno di lenticchie e le ho stufate a parte , con uno spicchio d’aglio, un goccio d’olio e due foglie di alloro.
Le ho poi aggiunte (senza frullarle) al passato.
A chi piace (a me no) grattugiare prima di servire del buon parmigiano e condire con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Per me  ecco l’inizio di una “sofferenza” . Ma se mi accorgo che dopo mesi (diciamo tre…) di sacrifici non vedo nulla…mi darò alla caccia sfrenata di ricette super ingrassanti e mega caloriche!!! Alla faccia dei jeans e del tubino….w i caftani!!! J

mercoledì 27 aprile 2011

"GLI GNOCCHI DI SEMOLINO DELL'EMMETI" OVVERO "IL SOLE DI MARIE ANTOINETTE"

gnocchiromana1

Lo so, non merito di partecipare all’ EMMETI, anzi, diciamo forse che ho una bella faccia di tolla , soprattutto dopo aver visto le mega ricette pubblicate.
Mi ero ripromessa di non farlo : “non guardare le ricette inviate” mi dicevo “poi copi…e poi, ci rimani male perché mai ti verrà un’idea all’altezza di quelle già elaborate”
Giuro, continuavo a dirmelo ma…poi non ce l’ho fatta…le ho guardate. Tutte.
La prima cosa che ho pensato è stata : adesso scrivo una mail alle ragazze dell’EMMETI e …passo! Si, per questa volta passo…tanto si può, vero??? Il regolamento dice che fino a 3, tre, volte si può dire “no”…
Ma gli gnocchi al semolino, proprio quelli modello base, sono una sorta di madeleine proustiana per me e…per Marie Antoinette…
A dire il vero non sono proprio gli gnocchi ma è l’impasto di questi gnocchi che è stato per un discreto periodo di tempo la cena della petite reine.
Era piccina picciò e…non mangiava. Cioè, all’asilo pare divorasse tutto ma alla sera, per cena, non c’era verso di farle mangiare nulla…ero disperata e mi ricordo che c’erano sere in cui le preparavo 2 o 3 piatti che lei, ovviamente, disdegnava…
Non sapevo più che pesci pigliare e una sera magica e ispirata e forse anche illuminata, ho preparato una sorta di “gnocco alla romana” ma leggermente più morbido, mangiabile con il cucchiaio nella fondina…
Ma nella fondina c’era….il sole! Versavo l’impasto che aveva la consistenza di una polenta e con il cucchiaio facevo gli occhi , e con il semolino che toglievo facevo un bel nasino a palla, poi facevo la bocca con un grande sorriso e ,sempre con il cucchiaio, facevo tutto intorno dei “baffi” che erano i raggi del sole….
Da quella sera il sole diventò la cena ufficilae di Marie Antoinette con mia somma soddisfazione in quanto il piatto nella sua semplicità era sostanzioso otre che gustoso.
Sono passati tanti anni da allora ma ogni tanto, alla sera, ci scappa ancora di cenare con …il sole!!!
Quindi ho deciso di fare gli gnocchi alla romana nel modo più semplice del mondo perché nei suoi ingredienti base c’è…”il sole”.
Ma non solo, questa mia “non ricetta” è senza dosi in quanto ,anni di esperienza , hanno fatto si che riuscissi a dosare gli ingredienti in modo da avere la consistenza giusta per fare “il sole”.
Per questi gnocchi ho dovuto solo aumentare un po’ di più il semolino ma sempre rigorosamente ad occhio.
Non lo faccio mai, io peso sempre tutto e amo le ricette precise ma per questo EMMETI non solo presento una quasi “non ricetta” ma non posso nemmeno darvi le dosi in modo professionalmente ineccepibile…
Però vi posso raccontare le “fasi”:
prendo il mio pentolino (mi rendo conto che già qui è difficile stabilire la capienza e la quantità…ma il pentolino in questione ha una valenza remember….)
e lo riempio di latte che salo. Porto ad ebollizione e verso il semolino. Mescolo e penso a Marie Antoinette bambina : era silenziosa, seria, tranquilla , osservatrice. Il suo sguardo blu colpiva chiunque e faceva trasparire una personalità che nel corso degli anni avrebbe formato la ragazza e ora la donna…
Una volta raggiunta la consistenza giusta del semolino aggiungo l’uovo , il parmigiano e un “pluc” di burro . l’istinto mi porta subito a rovesciare il tutto nel piatto ed a disegnare un sole ma invece ho rovesciato il tutto sul piano della cucina di marmo , a raffreddare.
Ho poi fatto gli gnocchi con un bicchiere , ho cosparso di parmigiano e fiocchetti di burro.
Forno a 180° per circa 20 minuti o fino a quando rosola il giusto.
Dedico a lei quindi questa ricetta dell’EMMETI perché ha il “suo sole” inside!

giovedì 14 aprile 2011

TAGLIATELLE TOTAL RED LOW COST :-)




Vi racconto una ricetta super velox ma…buuuuona!:-)
Per regalarsi un primo piatto saporito , che fa anche scena ecco questa ricetta pensata mentre facevo la spesa , così al volo …
Amo i primi piatti e i dolci. Mai mi verrebbe in mente, pensando a qualcosa da cucinare, di fare un secondo di carne o di pesce, al massimo potrei pensare a qualcosa con le verdure…
Ma come condimenti per i primi, il pesce lo penso spesso :-) innanzi tutto perché , di solito, si cuoce in fretta e rende bene !
Quindi vagando nel reparto pescheria mi vedo questo pesce “generico” (che non mi ricordo più come si chiama ma che ha l’aspetto del filetto di persico ) ad un ottimo prezzo.
L’ho subito immaginato come protagonista in un sughetto per una pasta insieme a dei pomodorini freschi, del prezzemolo , aglio e nulla più! Essenziale nella sua freschezza e semplicità.
Per rendere un po’ più originale il tutto ecco venirmi in aiuto il banco delle offerte del giorno :tagliatelle all’uovo e peperoncino del signor giovanni “primachevengabaciatodaunaoprincipessa” (ma non è “rospo”….)
Arrivo a casa con il ricco ma economico bottino: le tagliatelle si cuociono in 3 minuti e mentre si porta l’acqua a bollore si prende una padella , si mette l’olio con l’aglio . quando è ben rosolato (se piace , oppure si fa solo profumare un po’ e si toglie) si mette il pesce in filetto e si fa cuocere da entrambi i lati , dopodiché si spezzetta un poco con il cucchiaio di legno.
Sale , pomodori tagliati a cubetti, un po’ di pepe e si fa saltare qualche minuto.
In questo tempo le tagliatelle saranno già pronte , quindi si rovesciano in padella, si fanno insaporire sul fuoco qualche secondo, prezzemolo a volontà.
Et voilà….pronto un piatto con i colori che anticipano l’estate e ci stanno a pennello con le luci che ci regala i sole di questi giorni.
Si lo so, non è niente di speciale o particolarmente complicato ma non sempre gli sforzi in cucina vanno di pari passo con ottimi risultati!
Un buon vinello bianco fresco e possibilmente con bollicine completa il pasto !
Un’altra ricetta da “Taz” il velocissimo diavolo della Tasmania perchè questo posso permettermi…il boeuf bourguignon lo tengo per tempi più…quieti :-) e termicamente più adatti (lo riuscirò a fare in autunno ????)

lunedì 7 marzo 2011

RICETTA DI RISO VENERE "COPIATA" MALE...



Tempo fa, ero andata ad una cena in un locale ,di tutto rispetto, che vanta uno chef creativo e simpatico. Vengono proposte sempre ricette originali come questa che ho copiato (MALE) omettendo il particolare che l’avrebbe elevata a piatto di alta cucina : le mazzancolle erano avvolte in fili di spaghetti di soia e fatte friggere rendendo , non solo la preparazione più scenografica, ma aggiungendo un sapore croccantino e nuovo che avevo apprezzato tantissimo.
Gli spaghetti di soia li avevo in realtà presi, solo che ….non mi ricordavo più di averli!
Lo so, potrebbe essere un segnale preoccupante, mi rendo conto e non vi dico quando, alla fine della ricetta, mi è venuto in mente che gli spaghetti di soia ce li avevo!!
Ero nera, proprio come il riso venere!!! Soprattutto perché mi sarebbe piaciuto mettermi alla prova nel cuocere questi “involtini” di spaghettini+ gambero….
Sarà per un’altra volta.
La ricetta è molto semplice in realtà il tocco “speciale” è dato dagli ingredienti che devono essere di ottima qualità: il pesce fresco e carnoso, il gorgonzola rigorosamente originale e possibilmente “firmato”.Dalle mie parti, patria di questo formaggio, è facile andare direttamente dal produttore e acquistare fette di svenevole gorgonzola dal sapore inconfondibile! È già questo rende il piatto prelibato!
Anche per il riso venere esistono, sempre in zona, riserie che lo coltivano e quindi la scelta d’acquisto cade su queste aziende agricole dotate, quasi tutte oramai, di vendita al pubblico.
La pecca del riso venere è il tempo di cottura : infinitamente lungo ma si è poi premiati da questo chicco morbido ma non scotto, leggermente elastico dal sapore orientale.
È un riso nobile, nel senso che un tempo era riservato solo alla corte dell’imperatore e quello che mangiamo noi è frutto di un sapiente incrocio .
L’abbinamento classico è con il pesce e secondo me è proprio vero, trovo che il pesce , in particolare molluschi e crostacei si sposino perfettamente con questo riso .
In più il riso venere per il suo aspetto cromatico consente giochi di style life stupendi…il colore rende raffinata qualsiasi preparazione ed esalta i colori degli altri ingredienti sia che si tratti di semplici verdure o di composizioni più creative (come quelle che avrei dovuto/voluto fare io con spaghetti di soia…mannaggia!)
Morale , la mia ricetta, very simple, è di una facilità disarmante ma regala sapori in armonia tra loro.

Ingredienti
Riso venere
1 fetta di gorgonzola dolce (nella foto non si vede perchè è sotto...a tutto!!)
pesce
olio
pepe

far cuocere il riso per circa 40 minuti in acqua salata. Quando è pronto, scolarlo condirlo con un po’ di olio e nel frattempo cuocere su una griglia (o pentola antiaderente, è lo stesso!) le mazzancolle.
Mettere nei piatti un po’ di gorgonzola sul quale metterete i riso e, infine, le mazzancolle.
Una grattata di pepe et voilà, fine!
Cosa c’è di più semplice e veloce… ?
E, ultimamente , sono solo queste ricette che posso fare: velocissime e per nulla elaborate…
Sogno momenti di quiete nei quali trovare il tempo per cucinare tutti i dolci che mi sono segnata , tutti i piatti difficilissimi :-) e lunghissimi :-) che vorrei provare , per leggere e commentare i libri che ho comprato ( e messo nella libreria) , per inventarmi nuove rubriche del blog da seguire come si deve…e intanto corro a destra e a manca perdendo pezzi di me qua e là…
Riuscirò , prima o poi, a…ricostruirmi??? :-)

mercoledì 16 febbraio 2011

PASTA CON LE TRIGLIE E UN PENSIERO DA "CAMBIO VITA" EPOCALE...:-)


Ultimamente le giornate che dedico a cucinare qualcosa di diverso e appagante sono il sabato e la domenica
Quindi riservo al week end ,non solo l’ispirazione ma , soprattutto l’esecuzione pratica delle mie idee culinarie.
Era da tempo che mi ero segnata di fare questa pasta. Ogni tanto sfoglio il mio quaderno in cui annoto tutto quello che vorrei fare…ricette e non solo…
Inoltre per sfoltire le pile di riviste di cucina, semel in anno, strappo le pagine che mi interessano e “compongo” dei book personali nei quali ritrovare le idee che prima o poi potrei cucinare.
Di questo refresh sono sempre contenta perché il risultato è visibile e lo spazio nella libreria è pronto ad accogliere nuove riviste in una sorta di ciclo infinito…
Questa è una ricetta super veloce e di grandissimo effetto, quindi perfetta per una cena anche importante oppure potrebbe sostituire degnamente anche la “aio&oio&peperoncino” : il tempo di esecuzione è lo stesso.
Solo gli ingredienti sono particolari, nel senso , che , di solito, io non ho le triglie fresche nel frigo…così come l’aneto fresco…
L’idea di provare proprio questa ricetta è arrivata però da una collega che ne parlava e ha fatto scattare in me la voglia di cimentarmi, finalmente in questo piatto.
Come dicevo cucino nei we , il perché è presto detto, o forse tanto presto non lo è….
Io e la mia dolcemetà viviamo in due case separate ma nei week end mi trasferisco nel suo castello e finalmente , senza stress, riesco ad avere ritmi e tempi normali .
Quindi viene meglio anche organizzare una cena tra amici o stare a cucinare insieme e godersi poi un bel film sul divano…lo so , niente di trascendentale per la maggior parte della gente ma, credetemi, a me, questo clima mi sa di “eccezione” e mi rilassa e mi fa venir voglia di mettermi ai fornelli tranquilla e serena…
Da qui (ma non solo) sta nascendo la decisione epocale di unire le forze e decidere per un'unica magione da condividere ( con mille beghe e problemi ma non è questa la sede per lasciar loro spazio) pur con tutte le paure e dubbi che mi attanagliano.
Sono un animale solitario e indipendente , morale: non sono una donna facile con la quale dividere la propria vita. L’ho ammesso, annunciato, scritto, sottoscritto quindi “uomo avvisato…” :-)
Pertanto il tempo che tanto ora mi manca per dedicarmi in modo rilassato ai miei interessi (leggi:soprattutto al mio blog!) è sostituito da valutazioni di preventivi di imbianchini, progetti di stanze, mobili da scartare o da implementare…così alle mille cose da fare si stanno aggiungendo anche queste, piacevoli per carità, ma impegnative , incombenze
Certo se mi volto indietro, abbino alla mie scelte importanti, grandi fregature ma…non importa , nella vita nulla accade per caso nel bene e nel male e con questa filosofia forse un po’ fatalista voglio affrontare il tempo che verrà.
E proprio immersa in questi pensieri da “cambio vita” ho cucinato questa pasta con le triglie semplicemente deliziosa e la sua ottima riuscita ho voluto leggerla come un buon augurio al mio futuro….

Ingredienti:
spaghetti alla chitarra
triglie pulite
uvetta ammollata
pinoli
capperi sotto sale
scalogno
aglio
aneto fresco
olio
sale

non posso indicare le quantità perché ,ho fatto tutto ad occhio e non mi sono annotata il peso delle triglie e degli altri ingredienti (ehm…ero nel castello e non avevo la mia pesa, il mio blocco per appunti, ecc…ecc…) gli spaghetti , per esempio, sono stati “pesati” a mano dalla dolcemetà…
ma sono sicura che ognuno di voi saprà tradurre il tutto in grammi, kg, pizzichi…
ho tritato lo scalogno ed ho schiacciato uno spicchio di aglio e li ho fatti soffriggere in una padella grande ,nell’olio (non siate tirchi, l’olio servirà per abbracciare e insaporire per bene la pasta che poi tufferete ) . Quando il tutto è ben rosolato di un bel colore biondo, mettete l’uvetta strizzata , i pinoli e i capperi e quando i sapori si saranno ben armonizzati regalando all’olio un sapore nuovo, ecco che entrano in scena le triglie : adagiate i filetti (prima dalla parte della pelle) e dopo pochi minuti li girate . non mescolate, lasciate i filetti interi che saranno cotti in 5 minuti quindi salate e spegnete.
Nel frattempo avrete portato a bollore la pasta con il sale e tuffato la pasta. Io ho scelto gli spaghetti alla chitarra perché rimangono al dente e trattengono bene i sughi ma il modello di pasta da utilizzare è…libero.
Quando scolate la pasta riaccendete il sugo e tuffatela in padella. A questo punto potete amalgamare il tutto “rompendo” anche i filetti di triglia.
Servite con aneto fresco tritato.
Mai citazione fu più appropriata per descrivere questo piatto:

“La semplicità è la sofisticazione suprema
Leonardo da Vinci

giovedì 10 febbraio 2011

PSEUDO LASAGNE AL PESTO PER UNA PETITE REINE




È così difficile arrivare a casa dopo una giornata di lavoro pesantuccia (eufemismo!) e mettersi a cucinare qualcosa di originale, lievemente speciale e, perché no,dal sapore confortevole e rassicurante? Risposta : no se esiste un motivo per farlo.
Il mio? Bè, oggi primo esame universitario di Marie Antoinette, del quale non sappiamo ancora esito ma la regina,come sempre, è delusa, pessimista, insomma abbastanza in crisi.
Non rimane che tirarci su il morale con una cenetta sfiziosa nella quale raccontare e raccontarsi per trovare un angolo di pace dove rilassarsi…prima si parte dalle cose serie : l’università, gli argomenti dell’esame, considerazioni varie, il lavoro, i lacchè, le situazioni vergognose che ti fanno sentire un extraterrestre rispetto ai tuoi colleghi così diversi per atteggiamenti e morale, poi si passa a raccontarci “dei nonni”, che sarebbero i miei genitori, coppia simpatica modello sandra&raimondo che sono un’autentica macchietta , poi si passa al colore di smalto comprato, a quanto è bello il nostro gatto, a pettegolezzi ridicoli sui quali ci concentriamo più del solito visto gli ultimi eventi intorno a noi…
E nel frattempo si mangia , un piatto carino preparato in un momento…
Lasagne al pesto ma super velox…
Ho preso le lasagne fresche e ho diviso 2 rettangoli in 8 pezzi, che ho fatto bollire in acqua salata.
Avevo congelato del pesto che ho messo nel microonde e l’ho riportato alla temperatura ideale e una volta pronto ho aggiunto un cucchiaio o due di acqua della cottura delle lasagne in modo da renderlo più cremoso.
Ho poi scolato (dopo 3 minuti) i pezzi di lasagna e li ho “composti” nei piatti : uno strato di lasagna, un cucchiaio di pesto, un’altra lasagna e ancora il pesto fino al termine degli ingredienti.
Risultato : una sorta di lasagne o mega pappardelle al pesto ma presentate in modo diverso. Solo un’immagine nuova per avere il gusto sicuro di una pasta al pesto, buona nella sua semplicità.
Marie Antoinette è rimasta soddisfatta di questo piatto che , con un po’ di scena,ha reso la nostra cenetta glam !
Certo non è una ricetta da chef e , come sempre, con impensato coraggio la pubblico pur nella sua banalità : è un piatto che non stupisce , che non ha ingredienti particolari ma ha saputo ugualmente ravvivare una serata casalinga.
Appago il mio gusto per il bello e per le ricette “serie” che vorrei fare, navigando tra i miei blog preferiti, segno tutto, annoto primi piatti, secondi, dolci che prima o poi farò (forse) …
Per ora è il tempo che mi manca! Questo è il vero lusso che in questo momento, per mille motivi, non posso permettermi quindi perfetta la cena velox nella quale esprimo una piccola parte di me adattandola al mio “spazio/tempo” risicato ma intenso.
Momenti preziosi condivisi addirittura con una regina, la mia regina che a volte abbandona il suo trono e con sincero divertimento si lascia andare senza perdere però il tocco regale che è insito in lei E mentre la distaccata regina con passo giustamente regale (nonostante gli pseudo stivali di montone tanto di moda) si allontana e si ritira nei suoi appartamenti io decido di “immortalare” in questo post, con la scusa di questa “non ricetta”, la serata che ci ha rese più leggere dai pensieri …

venerdì 17 dicembre 2010

RISOTTO POCO ...NATALIZIO :-)


Si lo so siamo tutti di corsa, abbiamo mille cose da fare , siamo in ritardo sui regali e viviamo con l’ansia da prestazione natalizia. Si lo so, non dico nulla di nuovo , tra le mie parole nessuna originalità ma la semplice constatazione che , più del solito, in questo periodo il tempo non basta mai. Il Natale mi piace , mi piacciono le decorazioni, mi piace l’idea che le città si illuminano di scintillanti luci , che tanti piatti che si cucinano sono quelli che si fanno solo in questo momento dell’anno acquistando quell’allure di tradizione secolare che fa tanto calore, …
Anche se quest’anno, devo confessare , non sono molto calata nell’atmosfera natalizia.
E dire che oggi si è messo pure a nevicare , quindi il paesaggio è più che mai perfetto per l’occasione…
Dire che non sento il Natale, in realtà, vuole dire che mi sto comportando in modo “normale” forse era negli anni passati che ero un po’ troppo, come dire, paranoica ed “entusiasta”….:-)
Adesso addobbo tutta la casa ma molto meno di prima. Quest’anno per esempio mi sono accontentata di un albero tranquillo , poco appariscente , e non ho riempito ogni stanza di orpelli natalizi : candele, ghirlande, perline e babbi natale country chic.
Solo una candela bianca con supporto dorato in soggiorno e una piccola ghirlanda di rami secchi e perline bianche in cucina.
Mi piace così questo Natale, mi piace …soft : mi piace lasciare accese le bianche microluci dell’albero spegnendo le alogene , lasciando magari un abat-jour accesa in un angolo.
Tra le mille cose da fare c’è anche quella di cucinare qualcosa per cena e , a dire il vero , il mio programma serale prevede anche di preparare dolci e biscotti hand made (si lo so : una fantasia unica!!!) , fare lavatrice e aggiornare blog (con questo post, appunto!).
Ho cucinato quindi per cena un risotto , veloce, rapido che del Natale ha ben poco…(mai avrei osato negli anni passati…)
Avevo dei pomodorini secchi sott’olio, pochini a dire il vero .
Apro il frigo e mi trovo un pezzo di toma dolce che mi guardava implorandomi di mangiarla !
Ho fatto il brodo di dado (ebbene si) , quello vegetale e biologico.
Ho messo in una padella lo scalogno tritato con una noce di butto, ho tostato il riso e ho iniziato a bagnarlo con il brodo . Dopo solo 5 minuti di cottura o messo i pomodorini tagliati fini fini .Erano pochi e …dovevano rendermi! Ecco perché nella foto si vedono e non si vedono (la quantità era esigua ma il gusto non ha patito più di tanto questa povertà di dosi)
Dopodiché ho continuato a cuocere il riso , aggiungendo i mestoli di brodo bollente.
Pochi minuti prima di spegnere il fuoco ho messo la toma tagliata a dadini.
Bè inutile dirlo, ma mentre cuocevo il riso sono riuscita a preparare le mie due teglie di pan di spezie e ho anche attaccato la lavatrice per lavare le lenzuola …eh, si, noi wonder woman siamo fatte così ;-)
Comunque anche se “poverello” questo risotto non era male e l’abbiamo mangiato con piacere.
Certo il sapore era più da primavera lacustre o marina ma non mi sono formalizzata, anche perché, ora , ci ha pensa il profumo del pan di spezie che cuoce nel forno a ripristinarmi l’atmosfera natalizia in abbinamento perfetto con la neve di fuori.

Marie Antoinette è fuori ad una cena (indovinate??? Si, una cena per gli auguri di Natale) e la dolcemetà è impegnato in una importantissima riunione serale … (ehm… partita in tv a casa di amici)
Io a casa con Eu (il gatto) che dopo essere uscito a farsi un giretto sulla neve , si è accoccolato nella sedia vicina alla mia e dorme alla grande.
E per completare l'atmosfera natalizia (??) … sapete ora cosa mi faccio? Un regalo di Natale in anticipo: in casa solitudine e silenzio , vasca da bagno bella piena e bella calda, ci metto dei sali miracolosi (che mi ha regalato tempo fa un’amica assicurandomi che , con il loro utilizzo, la cellulite sparirà magicamente e io ci voglio credere!) , accendo pure qualche candela (non natalizia ma modello lumino: made in ikea, al profumo di vaniglia) e concludo così questa giornata intensa .
w il Natale! ;-)
p.s. : speriamo di non dimenticarmi il pan di spezie nel forno..niente di più facile !Se nei prossimi giorni posterò qusto dolce vorrà dire che la mia memoria funziona ancora se invece parlerò di altro....................

domenica 28 novembre 2010

SCOOP: LA RICETTA DELLA PANISCIA DELLA MIA MAMY!!!!


Innanzi tutto diciamo la verità : questa paniscia non l’ho fatta io ma l’ho solo fotografata durante una cena tra amici in una trattoria tipica.
L’immagine la fa sembrare più simile ad un minestrone che ad un risotto ma vi assicuro che dopo pochi minuti ,il riso si manteca il giusto e l’aspetto diventa all’onda e cremoso come deve essere.
La mia colpa è stata quella di non aver aspettato a fare la foto, ma, come potevo? Tutti che mangiavano alla grande e io ferma immobile ad aspettare la consistenza perfetta per avere un’immagine degna del piatto , no non potevo!!! poi ero tra amici ma non amici-amici che ti conoscono da tanto, che sanno le tue manie, che sanno soprattutto del blog…erano amici della dolcemetà quindi conoscono lui non la sottoscritta . Infatti quando ho tirato fuori il cellulare e ho scattato le foto subito una signora presente dice “ Ma cosa fai? Fotografi la paniscia???” con un tono da “ma questa è fuori come un balcone”
E io:” si, poi vi spiego…c’è un preciso motivo perché la fotografo.”
Pensando di instillare una certa curiosità con la possibilità di essere considerata un soggetto/oggetto (??) quantomeno originale. Assolutamente non è stato così. Hanno preso atto di questa mia “performance” e nulla più…ritornando ai loro argomenti che francamente non mi appartengono più di tanto. Ero inoltre seduta in mezzo tra il gruppo di uomini (alla mia sinistra ) e al gruppo di donne (alla mia destra) e già la disposizione dei posti la dice lunga ! Captavo un po’di discorsi da una parte e un po’ dall’altra cercando di inserirmi in quelli più affini…è stata dura. Mi sono salvata quando si è parlato di gatti e quindi ho potuto raccontare del mio chat egoiste Eu, selvaggio e anafettivo ma poi …nulla più.
Non voglio sembrare una vecchia zitella snob ma ritengo che se gli uomini vogliono parlare di argomenti da bar dello sport con modi ad hoc , lo facciano pure ma senza coinvolgere chi non è affine a loro. E con questo non intendo le donne in genere (anche perché le altre signore erano perfettamente a proprio agio!!!) ma intendo solo me stessa medesima. La dolcemetà , ovviamente, si allineava simpaticamente alla tavolata goliardica e , diciamo, vanziniana (ma è un complimento!) perché sono suoi amici da tempo, perché lui ha la capacità di sentirsi a suo agio sia tra i camalli (n.d.r.: scaricatore di porto) che tra i prìncipi , sia tra 18enni che tra matusalemme : è un’indubbia dote che a me manca completamente. Queste situazioni anzi, tirano fuori il peggio che c’è in me regalandomi un’immagine di bigotta (che non sono), di “puzza sotto al naso (che non ho), di incontentabile (lungi da me ).
Certo ammetto di aver fatto fatica a mantenere un’espressione quantomeno normale quando in tavola hanno portato un favoloso piatto di antipasti caldi : tra cui ottimi cotechini e salamini che hanno subito destato commenti pesantissimi da parte ….delle signore!!! Lì, c’è chi ha tirato fuori il cellulare è ha immortalato il salame e, giuro, non ero io, ma un’altra lady…con relativi commenti che vi lascio immaginare!
Il versante maschile, inizialmente era più pacato e discuteva coloritamente di calcio bè per poi scivolare su altro…appoggiato dalle signore che commentavano, allo stesso livello maschile: quando si dice la parità dei sessi!
A parte queste “piccole” sfumature la serata è andata bene e le persone sono di base simpatiche, intelligenti, generose , buone e soprattutto sono amici della dolcemetà e quindi vanno pazientemente sopportati, civilmente accolti nel tuo mondo anche se , diciamolo, il feeling è lontano…
Anche se la paniscia non l’ho fatta la ricetta la conosco alla perfezione perché la mia mamy, maestra in questo piatto, l’ha fatta così tante volte che l’avevo già imparata da bambina.
Premessa: di questo piatto ne esistono diverse versioni anche perché è un piatto antico che si preparava con quello che dava la terra e con gli avanzi dei salami…
Ci sono poi due versioni: quella novarese (che è questa della ricetta) e quella vercellese, che è fatta solo con lardo e fagioli.
Ma bando alle ciance, ecco qui la ricetta:

LA MITICA PANISCIA DELLA MIA MAMY

Ingredienti per 4 persone :
per il “brodo”:
350 gr di fagioli secchi borlotti
1 bella cipolla
1 o 2 gambi di sedano
1 verza piccola oppure metà di una grande
2 carote medie
(le quantità sono indicative : si possono aumentare le dosi della verdura preferita, oppure,per esempio, a chi non piace la verza , la si può sostituire con erbette, coste…ma non è la setssa cosa ;-) )

400 gr riso Carnaroli
1 scalogno per soffritto
1 bicchiere di vino rosso (un “Ghemme” o un “Gattinara” per stare in zona, altrimenti qualsiasi buon vino è perfetto)
100 gr di lardo
Burro
Sale
1 salamino della duja
(E qui è doverosa la parentesi per spiegare cos’è a chi non lo conosce :
è un tipico salume piemontese che, una volta insaccato, viene introdotto in orci di terracotta, le “duje”.
Il salame viene ricoperto di strutto fuso che, raffreddandosi, si solidifica e conserva il salame.
Prima di utilizzarlo va “pulito” dal grasso e va spelato.
E ottimo servito con sottoaceti ed è indispensabile per questo piatto.)

La mamy dice:
la sera prima metti a bagno i fagioli borlotti. La mattina seguente prepari il brodo di verdure in questo modo:
tagli a pezzetti le verdure e le metti in acqua fredda senza salare insieme ai fagioli (sciacquati).
Fai cuocere a fuoco dolce per 2 ore . Quando i fagioli sono cotti (li assaggi) e sali q.b.
Una volta pronto il brodo si può iniziare a fare il risotto:
In una larga padella metti un pezzetto di burro , il lardo e fai rosolare lo scalogno. Quando diventa biondo sbutta il riso e lo “tosti” qualche minuto affinchè assorba bene il condimento.
Sfumi con il bicchiere di vino e prosegui la cottura aggiungendo i mestoli di brodo poco per volta : quando si aggiunge il brodo, si mescola e si aspetta che il riso assorba tutto il liquido prima di aggiungere il successivo mestolo, continuando a mescolare dolcemente fino a cottura del riso (circa 20 minuti).
Quando mancano circa 5 minuti alla fine cottura , metti il salame della duja sbriciolato con le mani . Il riso va lasciato molto morbido (in effetti , come ho scritto sopra, potrebbe sembrare quasi un minestrone) perché in breve tempo si aggiusta da solo, mantecandosi e prendendo la giusta consistenza.
Formaggio grattugiato o meno, aggiunta di pepe o meno, è un piatto delizioso che sa di rustico passato e scalda i cuori…ottimo per una giornata nevosa piovosa come oggi…
Quasi quasi la preparo per cena…

mercoledì 10 novembre 2010

SPAGHETTI DI SOIA REMEMBER...


Ancora oriente? Certo! Fa parte della mia terapia zen (???) :-) . Quindi dovete sopportare questo mio ritorno alle origini, inteso come un remember dei mie tempi new age, indiani, ayurvedici, ricchi di insegnamenti filosofici che…non sono “quasi” mai riuscita mettere in pratica. Fare il vuoto mentale, respirare nel modo corretto per caricarsi di energia vitale, cucinare cibi sani e sattvici…ecc…ecc…(non ce la posso fare….)
Mi ricordo , anni fa, di uno stage di yoga ad Anghiari, in provincia di Arezzo, al quale avevo partecipato con la mia insegnante di yoga, i miei compagni di corso e una donna indiana , Jayashri o giù di lì (non ricordo bene il nome) esperta di massaggio ayurvedico e di meditazione.
Era stata un’esperienza interessantissima durante la quale avevo avvertito netto lo stacco dalla solita vita, grazie anche al silenziosissimo e bellissimo luogo dove ci trovavamo.
La giornata iniziava presto alla mattina con una seduta di yoga e una breve meditazione, poi la colazione e poi ancora yoga fino a pranzo . Nel pomeriggio si riprendeva verso le 16 ancora con lo yoga e con qualche nozione di massaggio ayurvedico, meditazione e poi cena. Al termine della cena c’era chi si ritirava per fare esercizi di “ricarica” per reiki, ma io non ero tra quelli. Io passeggiavo nella sera intorno a questo casolare riattato in cima alla collina, tra ulivi e piante secolari. Qua e là c’erano silhouette di ferro rappresentanti fate ed elfi e c’erano piccole statue di angeli accanto a fontanelle dalle quali sgorgava acqua canterina.
Mi sembrava di essere in un luogo magico e incantato e quando la luce scompariva arrivavano le lucciole (era il mese di maggio) a rendere ancora più speciale l’atmosfera di quel luogo. Tra le tante esperienze di quei giorni ce ne sono state anche di culinarie…:-) si fa per dire !!!
La Jayashri aveva preparato ,una volta , delle verdure speziate e leggermente piccanti: tutto insipido ma buonino. Una sera mi ero proposta di cucinare ,essendo questo compito da gestire a rotazione (in realtà abbiamo sempre cucinato io e la tipa indiana, ….gli altri meditavano!!!).
Cosa fare? Gli ingredienti a disposizione erano , in pratica, verdure, semi di ogni tipo, farina (rigorosamente integrale e macinata a pietra) , olio…ma avevo scovato una mega confezione di spaghetti di soia…
Avevo quindi preparato questi spaghetti cinesi…

Titolo: il mio ristorante ritrovato ;-)

Spaghetti di soia 500 gr
4 zucchine medie
5 carote medie
3 porri grandini
olio
sale
salsa di soia

le dosi sono per circa 6 persone.
Mentre mettete a bollire l’acqua per gli spaghetti con un pizzico di sale, scaldate in una larga padella l’olio . aggiungete poi i porri, tagliati finissimi, e fate appassire leggermente . poi aggiungete anche le carote e le zucchine tagliate a julienne.
Salate e unite la salsa di soia…ad occhio…tanto se dovesse mancare potete sempre aggiungerla nei piatti alla fine.
Quando l’acqua bolle buttate la pasta e ,una volta cotta, la tuffate nella padella e la fate saltare con le verdure .
Fine
Questo piatto ha poco di sattvico o di macrobiotico ma ha comunque un gusto particolare (dato perlopiù dalla salsa di soia) ed è saporito. Quando lo avevo cucinato al ritiro di yoga, era stato letteralmente spazzato via…
Tenete conto che le persone che erano insieme a me, vivevano di cereali macinati al momento messi nel latte o addirittura nel tè verde !!! (bleah!) , piluccavano verdure crude, c’era chi non mangiava nemmeno i latticini, e chi guardava male pasta e riso “raffinati”…
Il sale era bandito come pure lo zucchero!!!(ma come potevo resistere????me lo chiedo ancora oggi….)
Ma si sa, la carne è debole (eh, si anche per dei vegetariani incalliti!!!!) e quindi, quando il profumo degli spaghetti con verdure, si era sparso per la casa erano arrivati tutti pronti a mangiare un piatto che, tutto sommato, metteva in pace la loro coscienza very green con la possibilità di godere un po’ di gusto!
Anch’io all’epoca ero vegetariana ma ero già in fase calante e da lì a poco avrei abbandonato questo modus mangiandi per dedicarmi a cibi nettamente più sostanziosi (e gratificanti!!!) abbracciando, udite udite, la cucina inglese che non conoscevo, che ho apprezzato e apprezzo tutt’ora, grazie alla mia amica Jenny , allora mia vicina di casa, che mi aveva erudito sul golden syrup, sui jelly,sul mincemeat, sul lemon curd,e sui favolosi prodotti duchy originals, ecc…..ma questa è un’altra storia…:-)

lunedì 8 novembre 2010

PASTA&FAGIOLI ZEN...


Può una pasta e fagioli essere zen? Rilassare e liberare la mente ?Una zuppa classica che è ambientata sempre in luoghi country, tra quadretti e lino grezzo, tra tegami di coccio e ceramiche campagnole può trovarsi bene tra incensi e OM che vengono dal profondo perché sono necessari per rilassarsi e per tentare di sbloccare almeno qualche chakra????
Credo di si, almeno per me. La pasta e fagioli ha per me un posto speciale nel mio cuore perché è uno dei tanti ricordi legati alla mia nonnaangela (si, tutto attaccato perché da piccola pensavo fosse un nome unico e così mi piace scriverlo) quindi è normale per me trovare conforto in questa calda e rassicurante minestra che mi riporta ad anni spensierati e felici dove i problemi non esistevano e la vita scorreva beata tra scuola, gioco e affetti sinceri. In questa sera la pasta e fagioli dei bei tempi potrebbe aiutarmi. In questo periodo in cui mi ritrovo spesso aggrovigliata in mille pensieri, in mille preoccupazioni, in mille decisioni da prendere e faccio fatica ad avere l’equilibrio che vorrei, questo caldo piatto potrebbe avvolgermi in un sicuro abbraccio . Spesso arrivo a casa così nera contro il mondo che non so davvero a cosa aggrapparmi. Sono Scrat ,lo scoiattolo presistorico dell’era glaciale che non riesce mai a conquistarsi la sua ghianda e quando pensa di averla raggiunta…la perde inesorabilmente! Mi sento sempre in corsa …senza raggiungere mai nulla di concreto, di appagante. Recentemente (sarà un caso?) ho avuto modo di rileggere la mitica poesia di Neruda “lentamente muore” e mi sono sentita presa un po’ in causa.
“…solo l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”
così si conclude questa poesia ed è qui che sta il segreto . La pazienza è una grande virtù che in piccola parte credo di avere ma è anche un difetto, per me, perché mi permette, un po’ vigliaccamente , di non agire, aspettando…Godot!
E mentre elucubro svolazzo in cucina cercando gli ingredienti per la mia terapeutica pasta e fagioli speedy:

fagioli in scatola
pasta corta
sedano carote cipolle (misto surgelato pronto)
alloro
dado vegetale
pepe

Preparo uno pseudo soffritto ,mettendo olio e il misto surgelato (sedano carota cipolla) e faccio stufare e tostare un poco. Giro con il cucchiaio di legno e già sentire questo sapore accattivante e cipolloso mi fa star meglio . Poi verso l’acqua e il dado vegetale (uso quello biologico)
Le quantità non saprei indicarle con precisione. Per fare questa minestra uso sempre la stessa pentola e quindi mi baso su di lei…potrebbe essere circa ½ litro (o qualcosa di più) di acqua.
Nel frattempo frullo metà dei fagioli , dopo averli sgocciolati e li metto nella pentola insieme alla foglia d’alloro. Prima la passo tra le dita e ne sento il profumo. Ecco questo profumo è mia nonna. La sento vicina e mi sembra di essere nella sua cucina , seduta sulla sedia che la guardo ai fornelli:
“se buta i fasoi…e poi ze. Poi se mete il lauro…e poi ze….” Mi sembra di sentire suo intercalare veneto “poi ze” (non so se riesco a rendere la dolcezza della “zeta”) che indicava una sorta di “ecco fatto” e io che annusavo nell’aria gli odori di erbe , cipolla e speck….eh si, perché lei ne aggiungeva un pezzetto per rendere ancora più profumato e saporito il tutto.
Che nostalgia!
Quando l’acqua con la purea di fagioli inizia a bollire , butto la pasta, in questo caso avevo dei ditalini rigati, ma sarebbero perfette anche le pappardelle all’uovo spezzate disordinatamente…
Quando la pasta è cotta , aggiungo i fagioli interi rimasti. Poi prendo il pepe e quasi con rabbia goduriosa lo spargo abbondante perché voglio che questa minestra diventi un po’ “pizzicorina”, voglio che mi svegli un poco da questo blocco energetico , che porti un po’ di rosso in questo grigio che mi circonda.
Ecco la pasta e fagioli fumante, pronta. Dove la metto? Come la ambiento per un eventuale post ?


Inspiro dal naso e poi espiro dalla bocca. Un respiro lungo, che “svuota” , mi ritornano in mente i tempi dello yoga, i tempi de “la profezia di celestino”, i tempi della mia voglia di India…
È stato un attimo allestire un angolo “orientale” dove collocare la ciotola fumante.
Il profumo caldo dell’alloro e del pepe si sentono nell’aria come un intenso incenso e, complici, mi strappano un sorriso rilassato.
Mi sento un poco ridicola con il cellulare in mano a fare questa foto ma , con una botta di ottimismo inaspettato, mi giudico comunque “simpatica” ;-)
Non so se è anche il pensiero di Marie Antoinette che affacciata sulla porta della cucina mi guarda e…non favella!
Si siede al tavolo e mi dice:
“ehm….dura molto??? O si mangia a breve?”
Cosa penserà davvero di me che sto fotografando una minestra in una mini ciotola da dessert,sul piano della cucina, con uno sfondo rubato ad una carta per decoupage , con il diffusore di profumo per ambienti che di solito sta in sala sul tavolino…
Ma non è finita qui!
Dico:
“ secondo me questa pasta e fagioli sblocca tutti i chakra!”
Sguardo preoccupato della petite reine…
E aggiungo:
“bè forse proprio tutti no ma si arriva tranquillamente al terzo e al quarto !”
“questa si che è fortuna!” dice la blasonatissima fanciulla.
Lei forse non lo sa ancora ma io si.
La mia confortante pasta e fagioli ce l’ha fatta : è diventata un mezzo per farmi stare meglio, per riportarmi ricordi speciali, ricordi d’amore. Mia nonna lo sapeva il potere del cibo,anche se lei, donna pratica , era solita dire, dei piatti che faceva per dare calore e conforto :
“dai magna che te scalda i budei”
E questo valeva per una minestra, una camomilla, qualsiasi piatto caldo e anche in questa sera di pensieri ed elucubrazioni, la pasta e fagioli “me ga fato ben ai budei” e, aggiungo, di sicuro anche ai miei poveri chakra bloccati! :-)
Semplicemente ottima (e leggermente magica) questa minestra zen!

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