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domenica 28 febbraio 2016

UNA "FICHE RECETTE" : TORTA CIOCCOLATOSA E FACILISSIMA




In questo fantastico week end piovoso ho preparato due dolci. Si, avete letto bene, ho scritto "fantastico week end piovoso" : io amo queste giornate.
Mi sento molto Maga Magò  nel bellissimo cartoon "La spada nella roccia" in cui, malata dopo il duello con Mago Merlino, rifuggiva i salutari raggi solari preferendo ben più cupi scenari atmosferici.
Le grigie e bigie giornate, con pioggia fitta , mi fanno star bene con la insindacabile "conditio sine qua non", di stare rintanata a casa . Nessuna commissione, nessuna uscita ma, felicemente segregata, amo dedicarmi a tutto quello che mi piace e non riesco mai fare : leggere, sistemare i miei angoli preferiti e ,ovviamente, cucinare dolci.

Una torta l'ho preparata per il compleanno della mia mamy che ha chiesto espressamente la mia torta melosossima mentre l'altra è stata un'ispirazione mentre sistemavo i miei archivi culinari.

Nonostante i food blogs, internet, l'ipad , non smetto di acquistare (abbastanza convulsamente) libri e riviste di cucina cartacee. Tra queste ultime, "Elle à table" è una di quelle che mi piacciono di più e che acquisto da tantissimi anni.
Proprio sistemando una parte del mio archivio culinario,  è saltata fuori una "fiche recette", cioè una ricetta scritta su schede staccabili tipiche della rivista francese che riempiono scatole e scatole sistemate nelle mie librerie in mezzo a libri e riviste .
Et voilà, è comparso questo:
Gateau au chocolat facile
ed è stato un attimo decidere di fare questa semplice ma buonissima torta ,perfetta per questa giornata uggiosa e piovosissima.

Ecco gli ingredienti :

1 tavoletta di cioccolato fondente (100 gr)
125 gr di burro fuso
125 gr di zucchero
3 uova intere
1 bustina di lievito per dolci
3 cucchiai di farina

Scaldare il forno a 180°. Fate fondere il cioccolato a pezzi a bagno-maria o nel microonde.
Tagliate il burro in pezzi e fate fondere.
Mettete le uova con lo zucchero in una ciotola e montate bene con una frusta.
Aggiungete il burro fuso e mescolate. Unite il cioccolato fuso e mescolate.
Incorporate la farina poco per volta e amalgamatela al composto.
Imburrare uno stampo da plumcake di circa cm 20x12, versare il composto e cuocere in forno per circa 20 minuti.
Se vi piace, a me tantissimo, spolverate di zucchero a velo una volta raffreddato.
Potete anche utilizzare uno stampo per muffins e in questo caso cuocete per circa 8-10 minuti.




Come avete visto , la ricetta è davvero semplice e veloce e il risultato sorprendente! E' una torta che si accompagna benissimo a gelato alla vaniglia  oppure "nappata" con marmellata , ma anche mangiata così è perfetta ! Se poi la si gusta insieme ad un buon caffè tra chiacchiere simpatiche con la propria figlia, arrivata a trovarmi nel pomeriggio è ancora meglio!
Tempo volato insieme , come sempre succede e a conclusione, come non dividere questa torta con lei? Domani mattina faremo colazione lontane ma entrambe gusteremo una fetta di questo dolce cioccolatoso che ci unirà come un magico filo invisibile, come una lunga coccola che ci farà iniziare la settimana con un sorriso...





domenica 16 novembre 2014

PANE E CANDELE




Ecco due cose che mi piacciono : pane e candele.
Sono entrambi “caldi”, sanno di casa, fanno atmosfera …

È impensabile che io esca dall’ikea  , senza una candela e da  quando ho scoperto anche quelle  di zara home, i miei bottini sono sempre più ricchi.
Queste ultime, più raffinate sia nelle profumazioni che nell’allestimento, arredano ogni angolo della casa.
Quelle dell’ikea, più basic, rendono caldo anche il semplice vasetto della marmellata, al quale assolutamente, non tolgo l’etichetta  perché mi piace racconti di sé.

Di questa mia passione (insana) sono a conoscenza amici e parenti ed ecco la mia Marie Antoinette arrivare con una candela blasonata di Diptyque, dal profumo intenso ed elegante



e la mia amica Elly  me ne porta addirittura due : una alla vaniglia e una al cappuccino : dolcissime come l’aria di un  laboratorio di pasticceria.


E poi ci sono quelle che mi regalo come questa , rosa e primaverile anche nel profumo : la tengo nel mio studio dove rendo più romantica la tecnologia con raccoglitori dalla carta fiorata ,  cestini di vimini con ortensie secche e  oggettini di ceramica dai colori delicati…


Non ho buttato nemmeno la sua scatola che mi piace da matti , ricorda i fiori di Gucci o i tessuti Sanderson   e i colori accesi di certi foulard di Hermes…



E poi c’è il pane.



A d  o r o fare il pane e inebriarmi del suo profumo e assaggiarne subito un pezzo appena sfornato (lo so che non si fa…ma non resisto!!) e appoggiarlo sulla griglia di legno , materiale perfetto per accogliere questo prodigio della natura : semplice e  caldo sia nei colori , sia nel sapore.

E del pane mi piace anche l’aspetto ruvido, rustico, campagnolo , perché così è ancora più “pane”.
Quindi mi piace ancor di più preparare pani con farine integrali, con semi e semini, con lievito madre , che regala un gusto un po’ più acido . Pani dalla crosta dura, croccante, forte e sicura. Pani dall’interno morbido, ricco di “buchi” conseguenza di una lievitatura perfetta.

Fare il pane è alchimìa, fare il pane è soddisfazione per la propria autostima , fare il pane è un regalo a chi si vuol bene, fare il pane è amore puro.

Finchè al mondo esisterà il pane fresco… le cose non potranno mai guastarsi in maniera irreparabile”
“La regina dei sogni” C.B.Divakaruni

martedì 11 novembre 2014

SEMPLICE...





Amo da sempre le cose semplici. Forse perché non so gestire le cose complicate, di qualsiasi natura esse siano.

Soggetto, verbo , predicato.
Colazione, pranzo, cena.
Uova, burro, zucchero e farina.
Abito di lino e sandali bassi
Borsa grande e capiente con ballerine ai piedi.
Beige, tortora, bianco, grigio, nero.
Libro, tisana, piumone.
Fondotinta, mascara e lucidalabbra.
Cucina, soggiorno, camera , bagno, balcone.
Mare d’ inverno.
Lago sempre.
Città quando piove.
Foglio bianco e pennarello.
Bicicletta ,cestino e mazzo di margherite.

Pasta con zucchine e burrata.

Ingredienti : 

Dosi per 2
160 gr Spaghetti alla chitarra 
1 zucchina grande grattugiata a julienne
½ burrata se vi basta …
Olio extravergine q.b.
Sale &pepe

Mentre fate bollire l’acqua , tagliate la zucchina . mettete in una padella un po’ d’olio extravergine e fate saltare  la julienne di zucchina ,  salandola un poco. Dovrà perdere un po’ della sua acqua e rosolarsi un pochino, quindi il fuoco dovrà essere abbastanza alto .

Quando l’acqua bolle, versare gli spaghetti e far cuocere per il tempo stabilito.
Nel frattempo tagliare a pezzi grossolani la burrata (potete rubarne qualche pezzo, io lo faccio sempre , per questo aumento la dose di quella  da tagliare!)
Scolate la pasta e fatela saltare qualche secondo nella padella con le zucchine.

Impiattare distribuendo  subito i pezzi di burrata (che con il calore si scioglieranno un poco) .
Pepe se vi piace ma , vi assicuro, che ci sta proprio bene .

Come tovaglia uno strofinaccio, come piatto uno di quelli  “antichi” anche un poco sbrecciato, rigorosamente bianco.




Trovo questa ricetta  assolutamente buonissima e  vergognosamente facile .
Perfetta per una cena improvvisata con amici ma anche per un serata tranquilla alone.
Per me è stato un pranzo con Marie Antoinette che ha scatenato piacevoli sensazioni : armonie "genetiche", luci pacate , sobri colori , silenzi intensi , parole dimenticate , sguardi d’intesa , risate sincere, sogni irrealizzabili, progetti condivisi…insomma, una pasta semplice ma davvero unica e speciale.

martedì 25 febbraio 2014

TIRAMISU': TIMELESS RECIPE...MA ...PIACERA' AD UNA REGINA???



Il tiramisù mi piace un sacco ma non lo preparo quasi mai.
Non so perché. E’ buono, veloce da fare, riesce sempre. 
Lo ritengo un dessert vintage perché me lo ricordo fin da bambina. Non lo mangiavo fatto in casa da mia mamma o da mia nonna , loro facevano altri tipi di torte…
Ma lo ricordo mangiato in casa d’altri o al ristorante dove un tempo era presentato come dolce “figo” mentre adesso è relegato a ultimo posto ,quasi sempre preconfezionato e servito nelle pizzerie, dai cinesi (ebbene si) e nei ristoranti poco chic. Io mi mangio anche questi come anche quello che trovo in un discount che è strabuonissimo. Inorridite? Mi spiace, è più forte di me.
Ultimamente capita però che anche ristoranti blasonati lo propongano, di solito, con veste nuova.
Con questo intendo che vengono leggermente modificati o aggiunti ingredienti .
Quindi ecco comparire tiramisù fatti con la ricotta, con marrons glacès, al cioccolato bianco, alla birra, ecc…
E’ un dolce che si presta in effetti a modifiche creative anche se a me piace classico, per me è un vero  proprio “timeless” della cucina :  intramontabile e senza tempo.


Questo delle foto (rigorosamente fatte con il mio cellulare senza tener conto di luci, ombre, bioritmi e trigoni planetari) l’ho preparato per regalare una coccola dolce a Marie Antoinette che , milanese adottata causa università, spesso è costretta a convivere con frigo e dispensa da studente e questo significa che ogni angolo , ogni anfratto comunichi il concetto di “vuoto cosmico”.
La petite reine è già filiforme e quindi da madre mi preoccupo del suo sostentamento.
Non è  che la mia blasonata figlia abbia espresso chiaramente la voglia di tiramisù ma, la sottoscritta , che come tutte le mamme del mondo è convinta di capire e conoscere i propri pargoli (ma dove??? Ma quando???) , decide sia indispensabile per lei e quindi lo prepara con amore infinito sperando venga effettivamente mangiato e non dimenticato in uno dei remoti angoli della casa milanese,  di cui sopra…
La mia speranza è che, dividendo la casa con altre due ragazze, il mio tiramisù venga almen intercettato da una qualsiasi delle coinquiline.

Potrebbero verificarsi vari scenari:

che la petite reine , felice e quasi commossa per questo tiramisù preparato dalla sua mani,  con entusiasmo ed orgoglio lo proponga alle coinquiline per gustarselo tutte insieme .
(cosa che la sottoscritta vorrebbe fosse proprio così. A noi madri , ragazze degli anni 80 che avrebbero fatto carte false per abitare sole con amiche, è rimasta questa idea di condivisione femminile nata probabilmente nei cortei dei tempi, mista anche al concetto di stare bene con poco e perfetto se questo “poco” è un dolce della mamma… )
ma questa è un'opzione altamente improbabile ...

Che la coinquilina nr 1 (o la nr.2) apra il frigo e non si accorga nemmeno del cake-tapperware . A questo potrebbe benissimo aggiungersi che nemmeno Marie Antoinette si ricordi più del tiramisù della mami e questo rimanga abbandonato per giorni in attesa di essere gettato nella rumenta (spazzatura) prima o poi (più poi che prima…of course!)

Che o la coinquilina nr. 1 o la nr. 2, scorgano il tapper …aprano…scoprano il tiramisù e , senza tanti problemi, se lo spazzino tutto alla faccia delle altre, generando, solo in questa situazione , l’ira di Marie Antoinette che reclamerebbe il dolce che la mami aveva fatto per LEI solo per LEI e che l’altra avrebbe almeno potuto "uozzapparla" ! (trad: mandarle un messaggio con whatsapp) prima di mangiarselo tutto.

Che tutte e tre le coinquiline intorno al tavolo aprano il tapper guardandosi negli occhi con fare semi disperato dicano, tutte in coro : io odio il tiramisù !!!

Non manderò un messaggio alla petite reine per chiederle se le sarà piaciuto o meno il tiramisù . Ci potrebbe essere il rischio che  lei ,con il suo regale ed elegante savoir faire, per nascondere una delle suddette opzioni,  potrebbe dirmi  che si le è piaciuto proprio tanto anche se , come sai mami, io le fragole proprio non le reggo!

Fragoleeeeeeeeeeeeeeee????????


martedì 21 gennaio 2014

UN DOLCE ADORATO? MA IL CRUMBLE ,OF COURSE!

                                                   photo by my cell - disegniegrafismi by me 


Che amo le torte di mele lo sanno tutti ma in testa alla mia classifica ci metto il crumble! Da quando l’ho scoperto è diventata la mia torta comfort che più comfort non si può!

La ricetta me l’ha data la mia amica inglese e da allora la ripeto sempre uguale.
Di solito utilizzo una pirofila tonda, alta, tipo quelle da soufflé, diametro 24 cm ,
la riempio con le mele tagliate fini fini con la mandolina per circa ¾ e poi termino con il crumble :

dosi “standard”:
175 gr. di farina 
75 gr di burro
75 gr di zucchero + un cucchiaio da "spolverare" (va bene anche lo zucchero di canna)
per la parte "frutta" : 
2 cucchiai di marmellata gusto a scelta (io di solito pesca)
un cucchiaino di cannella in polvere ( anche di più se piace) 
6/7 mele ma anche di più , diciamo che mi baso sulla pirofila : quando
raggiungo il livello dei ¾ ,la mia dose di mele è perfetta!


Per il mini crumble di oggi ho utilizzato però  una pirofila rettangolare 21x14 e quindi ho “ridimensionato “ le dosi del tutto , ve le scrivo qualora vi andasse di preparare una quantità più ridotta :

80 gr farina
35 gr di burro
20 gr zucchero + un cucchiaino da "spolverare" (va bene anche lo zucchero di canna)
3 mele
Un cucchiaio di marmellata
Cannella in polvere

Tempi : circa mezz'ora (ma anche di più: la superficie deve essere bella dorata)
forno : a 200° i primi 5 minuti e poi abbassare a 180°.

E’ un dolce da cucchiaio che servo in ciotoline , possibilmente tiepido. A volte (ma raramente) lo accompagno con una pallina di gelato alla vaniglia ma lo preferisco “nature”.
Non è forse bello da presentare ma il mix di mela cotta , dolce e profumata abbinata alla sbriciolata di frolla è semplicemente fantastica.

photo by my cell 

Lo consiglio per un pomeriggio uggioso e magari anche piovoso, per una serata davanti alla tv accompagnato da una calda tazza di buon tè, per un pomeriggio tra amiche (fidate e di vecchia data alle quali non importerà la vostra mise en place poco elegante) e chiacchiere in
libertà…

Questo mio mini crumble , era destinato alla mia adorata “bambina”  che ama questo dolce. La mia "Marie Antoinette" è alle prese con esami universitari ed ha bisogno di coccole glicemiche che le infondano l'energia giusta !
Una piccola porzione da portarsi nella sua casetta nella big apple nostrana,  per ritrovare un po' di profumo di casa...





domenica 29 settembre 2013

A COSA SERVONO LE MARMELLATE??? :-)



Ad essere mangiate, gustate, godute? Si, certo anche questo ma lo scopo principale delle marmellate è , possiamo dire, più elevato e altamente terapeutico: aumentano la nostra autostima.

La prima marmellata della mia vita risale a qualche decennio fa (sono volutamente vaga anche se mi ricordo esattamente dove, come e quando…ma non siamo qui a far precisi conti matematici,no?)

Anyway, dicevo la mia prima marmellata è stata quella di fichi , che adoro e che mi aveva regalato una sorpesa inaspettata : favolosi vasetti colmi di una delizia pura! Incredibile ,proprio io,  avevo fatto una marmellata!

Il cesto colmo di frutta che andava lavata, pulita, tagliata, cotta, si era trasformata …lo zucchero era stato il catalizzatore che aveva permesso questa alchimia .

Non mi sembrava vero che con pochi gesti, pochi ingredienti e solo  un po’ di pazienza avevo preparato una marmellata !

E da donna con l’autostima sempre sotto ai piedi, risalivo un po’ la china della considerazione personale , sentendomi gratificata da questa preparazione “storica”, che sa di tempi andati e che mi faceva ( e fa ) sentire sempre “brava” nel prepararla in casa invece che acquistarla al super…

Da allora sono diventata dipendente dal far marmellate e nel corso degli anni ne ho provate tante :  ho avuto, come succede nella vita, innamoramenti folli , delusioni devastanti …ho ripetuto come una paranoica  la marmellata di melone  che mi aveva assolutamente soggiogata , e ho buttato via con rabbia da donna tradita, chili di  marmellata di pomodori verdi  più volte provata e mai riuscita come volevo. Nonostante tutto ciò, fare la marmellata per me, è sempre stato terapeutico e ,a parte qualche “disfatta”,devo ammettere che i risultati mi hanno sempre soddisfatta e la mia autostima ringraziava felice !

Quanto guardare con infinito amore i vasetti sistemati a dovere nella dispensa!! E pensare : li ho fatti io!

Etichette studiate ad hoc, nastrini di rafia o gros grain rendono questi vasetti dei piccoli oggetti eleganti e personali che racchiudono in sé dolci preparazioni “fait maison” che li rendono ancor più speciali.

Piacere duplice , triplice : sono naturali, sono ecologiche perché spesso si usa la frutta che altrimenti marcirebbe , o peggio, verrebbe gettata. Io amo la marmellata con poco zucchero , quella che puoi mangiare a cucchiaiate direttamente dal vasetto , possibilmente ad occhi chiusi …perché solo così diventano più nitidi i ricordi della frutta : senti il profumo dell’aria tiepida densa , “vedi” i colori dei frutti, il verde dei campi, senti il vociare dei bambini che giocano all’aria aperta, i raggi del sole tiepido ti sfiorano …apri gli occhi e…dal tuo balcone vedi le gocce di pioggia che inesorabili scendono, l’aria è umida e freddina, la luce è fioca e ovattata.
 
 

 

Pur amando queste atmosfere autunnali,  questa marmellata mi ha regalato un attimo di estate, mi ha ricordato il giorno in cui l’avevo preparata e cosa avevo pensato mettendola nei vasi : chissà quando la mangerò dove sarò, con chi sarò, che tempo farà,…

L’ho mangiata oggi durante un’umida domenica di pioggia, l’ho mangiata con mia figlia e in sua compagnia ho fatto anche un pain brioche che ho farcito proprio con questa marnellata di amarene.
Una piccola briochette (la ricetta prossimamente ) perfetta per una merenda in casa a guardar le gocce di pioggia sui vetri…
 




 
 
 
Marmellata di amarene

Da una ricetta di Christine Ferber – “Mes Confitures”

Ingredienti:
1,250 kg di amarene (1 kg netto)
800 gr di zucchero (io ne ho messi 600 gr)
Il succo di un limone piccolo
200 gr di gelatina di mele verdi (così recita la ricetta ma io ho utilizzato la pectina …dosandola come le istruzioni sulla busta)

 
Lavare le amarene e sciugarle bene. Denocciolarle e dividerle in due .mescolarle in una terrina con lo zucchero e il succo del limone. Dopo un’ora , mettere in una pentola e portare lentamente ad ebollizione. Spegnere il fuoco, mettere in una terrina e lasciar riposare una notte.

L’indomani filtrare il tutto,tenendo da parte la parte “solida” (le amarene un po’ disfatte)

Alla parte liquida aggiungete la pectina e portate ad ebollizione. Schiumate bene (togliete cioè quella sorta di schiuma bianca che si forma in cottura) , aggiungete le amarene e portate nuovamente ad ebollizione e mantenete la cottura a fuoco vivo per cinque minuti continuando a mescolare delicatamente. Schiumate ancora , se necessario , controllate la consistenza (facendo scorrere una goccia di marmellata su un piattino se scende a fatica , è pronta …)
Invasate fino all’orlo , chiudete bene i vasi (precedentemente sterilizzati) quindi metteteli a testa in giù fino a quando non saranno freddi (per fare il sottovuoto).

Una volta ben raffreddati, potete mettere le etichette , nastri e nastrini alla vostra marmellata oppure…potete mangiarla subito ma tenetene sempre un vasetto per i mesi freddi in cui sarà sufficiente una sola cucchiata per tornare indietro nel tempo e sentire i profumi dell’estate .

 





mercoledì 22 maggio 2013

E' BASTATA UNA PIZZA PER TRASFORMARE MARIE ANTOINETTE IN...ALEXA CHUNG!!!!!;-)




E allora questo sole non arriva???
Uffa uffa e ri uffa…mi sono beccata anche un mega raffreddore condito con tosse che mi fa sembrare una tisica!!!
Quindi l’altra sera per evocare l’estate o forse come una sorta di rito propiziatorio inconsapevole,  ho preparato una pizza…anzi due!




Magistralmente “tirate” dalla dolcemetà ne sono uscite due belle sottili .la farcitura? La più semplice, ovvio! Una solo mozzarella e pomodoro fresco ,arricchita solo con fresco timo dell’orto, ops, volevo dire ..balcone !!! e l’altra un po’ più saporita con l’aggiunta di olive nere e capperi.
È proprio vero che mangiare la pizza fa festa…o perlomeno per me è così. È un piatto conviviale, low cost, che piace a tutti , democratico, politically correct, bilanciato, da dieta mediterranea , colorato, simpatico, facile….quale caratteristica negativa potrebbe avere? Nessuna!
Io poi di pizza vivrei! Capitava spesso che la mangiassi sia a pranzo che a cena magari complice un’uscita a mezzogiorno con i colleghi e una voglia manifesta di Marie Antoinette quando rientravo dall’ufficio : “mamy, ci facciamo una bella pizza???”
Ed ecco che mi mettevo all’opera! Certo ,per queste “emergenze” pizzifere non potevo permettermi di fare la pasta lievitata “seriamente” ,  ci accontentavamo di quella preparata con il lievito istantaneo che ritengo comunque all’altezza della situazione!




E in un attimo il nostro tavolo della cucina si arricchiva di colore! Si sbocconcellava la pizza, si chiacchierava del più e del meno e spesso, Eu, il gatto di casa, ci faceva compagnia ascoltando i nostri discorsi (si, a lui piace un sacco!!! Credetemi!)
Queste due ultime pizze invece hanno illuminato una sera di tuoni, fulmini e pioggia scrosciante, onorata dalla presenza di Marie Antoinette di ritorno dall’università .


foto presa dal web

La petite reine ha gradito molto , confermando la sua simpatia per questo semplice piatto e mentre si chiacchierava come ai “vecchi” tempi mi sono accorta che la mia Marie Antoinette non è più la blasonata piccola regina di unn tempo  ma è cambiata, è cresciuta , è diventata una donna. La sua immagine è diventata  più semplice, basic   … jeans, t-shirt, camicia a quadri, braccialetti vari (tanti) , mocassini, capelli colore naturale e  vagamente “ribelli” …tanto che ad un certo punto le ho detto: scusa cara, ma sistemarti un po’ meglio,  no???
Ovviamente mi ha guardato malissimo dicendo che lei stava bene così pensando di certo che sono  una donna di provincia schiava di stereotipi modaioli , che fanno tremendamente “truzza” , mentre lei  ora  è influenzata positivamente dalla non-moda milanese nella quale si riconosce e ci sta bene alla grande !
Nessuna “marca” da esibire, nessun pezzo troppo modaiolo da ostentare se non quelli di  griffe semi sconosciute ai più ma che in Olanda (?????) vanno  alla grande o che vengono venduti “esclusivissimamente” in un negozietto in zona Brera….prodotti di bellezza? Banditi i griffatissimi!!! Fanno sciura datata (trad.: vecchia signora) oggi solo prodotti “natural” preferibilmente nord europei o francesi…tranne qualche pezzo “icon” J
E le borse??? Pollice verso per tutte quelle logate ! unica concessione per quelle di marca : devono essere di pelle, costosissime e che poche individuano tanto sono quasi “limited edition”!!
Scarpe??? Modelli classici , cuciti personalmente (ah ah ah)  da calzolai “blasonès” ;-) oppure per le scarpe modaiole (leggi: mega zeppa , colorate o con tacchi vertiginosi) tassativamente  acquistate in catene low cost !
Insomma la petie reine non mi è più infiocchettata, carina, perfettina ma ha un’aspetto un po’ più “grunge”, più minimal ,  terribilmente snob (e, ammetto, terribilmente chic!!!) …devo trovarle un altro avatar…tipo una di quelle “socialites” che van tanto di moda adesso….che ne dici cara figlia se d’ora in poi ti chiamerò Alexa 
Chung?

foto presa dal web 



Ebene si, si è conclusa un’epoca e ne inizia un’altra … non più  fiocchettosi  macarons ma… basic pizza !!! J

domenica 18 novembre 2012

EASY TATIN PER...MARIE ANTOINETTE!!!


 

Mai sono, ehm , ero,   riuscita a fare la tatin dei miei sogni.
Ma a volte ,il caso , ti regala successi inaspettati. Senza particolari studi, impasti  speciali ,ingredienti blasonè, ecco queste mini tatin.
L’impasto: una brisé pronta, pure in offerta, al super…
Due mele .non so di che “modello” ma di certo non ad hoc per i dolci
zucchero

Fine
 
 
 
Ho cotto le mele tagliate a cubozzi con un cucchiaio di zucchero.
Ho tagliato con il coppa pasta  la sfoglia ricavandone 7 minidischi , ho  foderato gli stampini con carta forno, ho riempito con le mele cotte e infine ho appoggiato la pasta.
In forno a 180° per circa un quarto d’ora …

Servita con una favolosa crema alla vaniglia made in…ikea  ;-) e una spolverata di cannella,è diventato il dessert di oggi.
Per pranzo,  ospiti d’eccezione Marie Antoinette (oramai cittadina milanese) e una sua amica.
 
 
 
 

Doppia goia  : mini tatin riuscita e ma petite reine  alla mia tavola : cosa volere di più????
 

lunedì 18 giugno 2012

LA "PIZZA" DEGLI HARE KRISHNA...


Ebbene si , questa è una ricetta tratta da un libro di cucina e filsofia degli hare krishna…
Questo racconto si perde nella notte dei tempi ,ma non perché vi devo raccontare  la vita di Siddartha in sanscrito antico (ovvio)  , ma perché risale al tempo in cui  Marie Antoinette era appena nata e trascorrevamo le nostre vacanze , i nostri week end in una bellissima valle delle mie zone , chiamata anche la valle dei pittori.
D’estate i paesini si riempivano di villeggianti , le varie pro loco organizzavano fuochi d’artificio e manifestazioni di ogni genere, la valle si animava. E un anno arrivarono anche gli hare krishna…
Vedere quei giovani monaci vestiti di arancio , con la testa rasata e il sorriso beato stampato sul volto tra le verdi montagne mi aveva fatto un certo effetto.
Non c’entravano nulla in quel luogo e per questo si notavano ancor di più del solito…cosa li aveva spinti ad arrivare fin lì??? Mah?? Non l’ho mai saputo ma un giorno , in giro con il paseggino che trasportava la très petite reine , mi si erano avvicinati e mi avevano chiesto un’offerta …i loro sguardi beati mi avevano catturata e dato che a me basta poco, ma molto poco, per sensibilizzarmi a cause moralmente ineccepibili,   avevo dato loro qualcosa . la sorpresa grande era stata veder comparire magicamente dalle loro tuniche un libretto. Un libretto di ricette degli  hare krishna , corredato di pensieri filosofici e religiosi .

Purtroppo non so che fine abbia fatto quel libretto e mi sono stupita nel non averlo conservato…
Ricordo che avevo pensato
“Ma guarda un po’, chi l’avrebbe detto?  Esiste una cucina dei monaci tibetani…non solo riso e burro di yak?...”
Il libretto infatti,  conteneva ricette che di “tibetano” avevano molto poco, abbastanza banali e scontate e non so proprio  da dove saltassero fuori. Ma tra le pagine ecco la ricetta che mi aveva incuriosito : la pizza di riso.

E proprio questa è la ricetta  di questo post .
Dite la verità, sembra o no una pizza vera??? E giuro di non aver “truccato” la foto (troppo difficile  per me!!!)
Facilissima e d’effetto e , volendo (anzi, per me è meglio) si può usare del riso (meglio risotto) avanzato.
Non ci sono dosi non ci sono ingredienti precisi...
La base di riso bollito , per rimanere più “compatta” ha bisogno di un’aggiunta di formaggio (il parmigiano è perfetto) e un goccio d’olio. Come dicevo prima tra parentesi, il risotto avanzato è perfetto in quanto già bello condito e compatto aiutato anche dall’amido sprigionato in cottura.

Per questa “pizza tibetana” io ho utilizzato un avanzo di risotto alla parmigiana modello basico J e con questo intendo un risotto fatto con un delicato brodo di verdure , niente soffritto (ebbene si…solo un filo d’olio dove faccio tostare il riso) e solo alla fine un’abbondante pioggia di parmigiano.
Un pezzetto di burro a completare la manteca tura.
Questo è un risotto che faccio spesso , una sorta di riso in bianco ma con un po’ di gusto in più rispetto al riso semplicemente bollito.

Ho preso una teglia tonda, l’ho rivestita con carta oleata e ho steso il mio risotto La ricetta prevede niente di più che stendere in una teglia il riso freddo  e farcire con mozzarella e pomodoro fresco. Aggiungere origano e olio e sale e…infornare come una pizza.

L’effetto è simpatico, l’unica pecca è l’impossibilità di tagliarla a fette perfette in quanto il riso tende a non rimanere unito…quindi si servirà con una paletta cercando di “salvare” il più possibile le pseudo fette immaginate J meglio una teglia rettangolare perché dà la possibilità di dividere la pizza in piccoli quadrati facilmente servibili senza improvvise frane…
Dopo aver mangiato qualche fetta state pur certe che il suono cosmico OM vi uscirà spontaneo e la vostra anima si sentirà leggera e beata e vi chiederete come mai non siete a Lhasa …
J forse !

 
tibet

martedì 22 maggio 2012

REMINISCENZE NEW AGE PER I MIEI BUDINI DELL'EMMETI....

DSC_4153
Budino salato??? Proprio io??? No, non ce la posso fare…per me il budino è dolce. Punto.
Ma, come sempre accade nella mia vita, non esiste situazione nella quale sono fermamente convinta di una cosa per fare esattamente il contrario!
Quindi eccomi qui!
Dunque budino salato, con verdure, legumi, frutta e poi con anche un “complemento”, biscotto, chutney, salsa….
Belli, bellissimi i budini della Francesca !!!
Uhm….qui c’è da pensarla bene! Fermo restando che il mio motto per l’MT è “l’importante è partecipare” , questa volta ho provato ingredienti studiati per trovare un connubio di sapori interessante.Mi ha aiutato il mio passato "new age" e macrobiotico che mi ha portato ad acquistare una confezione di seitan a fette, una sorta di "imitazione" di prosciutto che lo ricorda solo per l'immagine e assai poco per il gusto. Ho sempre amato il seitan e ancora oggi , ogni tanto, lo cucino. è un ingrediente eclettico , sano e che regala ricette sfiziose! 

DSC_4152


L’aspetto dei miei budini non rende l’idea del suo contenuto , pur avendo avuto Marie Antoinette come assistente alle foto :  l’ora tarda non ci ha aiutate e quindi il colore (nonostante qualche aggiustata con Photoshop) non è proprio quello  “live” J

Ingredienti per 6 budini :
100gr ricotta
2 uova

100 gr seitan a fette (si trova nei negozi di prodotti biologici,macrobiotici,ecc...)
Mezza scatola di ceci
Prugne secche
Sale (poco)
foglioline di menta

Ho tritato fine il seitan, ho tritato fini 4 prugne secche, ho frullato (con un goccio d’acqua) i ceci.
Ho messo le mie “polpe” in tre ciotoline. Ho poi mescolato la ricotta con le due uova , ottenendo una bella crema alla quale ho aggiunto le mie tre polpe. Ho assaggiato e ho regolato di sale  
Ho riempito uno stampo in silicone ad hoc e ho cotto , come da disposizioni, i miei budini in forno a bagno maria per circa mezz’ora.
Ho preso altre prugne e le ho tagliate grossolanamente con qualche foglia di menta e con questo composto ho servito i budini.
Curiosa come una volpe ho voluto assaggiare subito questo piatto, inventato per l’occasione  confidando nell’abbinata dolce/salata che mi piace sempre tanto.
Bè, erano mangiabilissimi!!!:-) Marie Antoinette mi aveva , ovviamente, bocciato le prugne! Lei regina pragmatica e “classica”, non ama questi voli pindarici culinari tanto che , ha bellamente scartato la mia decorazione e composta annessa…
A parte la ricetta , in questa serata ci siamo proprio divertire a fare le foto creando set personalissimi , criticando sempre l’ideee dell’altra…  lei più dissacrante e volutamente lontana dalle mie idee modello "DonnaHay"...
Ho scelto alla fine una foto molto molto classica per i miei budini, ma vi regalo anche queste , scattate dalla petite reine un po’ “innovative” e poco “food stylist” J


 
“mamma ma pubblica una foto diversa dal solito!!!! Le fai tutte uguali!!!!”
E mentre io mi cimentavo tra macchina fotografica e …cellulare, click, ecco il suo scatto J


 
“ma noooo, non devi fotografare me!!!!” ho detto
E lei ridendo continuava a bersagliarmi di foto ! inutile dirvi che non amo essere fotografata ma mi sono divertita un sacco nel fare foto, improbabili ( e impresentabili)  per il blog,  ma che sono rimaste nel mio archivio a memoria di una serata carina e simpatica.

Quindi ecco l’ennesima magia dell’Emmeti : una scusa per condividere momenti di vita con chi si ama  e se poi si tratta pure di una blasonata come solo Marie Antoinette sa essere, la magia diventa ancora più….magica! J

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lunedì 9 aprile 2012

FRITTATA DI "LUARTIS"...BLASONATISSIMA :-)


Sono o non sono la mamma di Marie Antoinette? Sia chiaro che nessuno può uguagliare la regalità della mia petite reine ma è comunque figlia mia e di sicuro anche qualche mio gene ha contribuito  a regalarle  il suo essere…regina inside! Perché queste parole?
 Si sa che a pasquetta è giorno di fritatta e , dalle nostre parti, si usa prepararla con il “luartis” (in dialetto) : che ingrediente strano sarà mai?
È il germoglio di luppolo selvatico, chiamato anche bruscandolo o lovertisio . Si trova lungo le siepi e le rive dei canali . E’ un’erba  avvolgente che si inerpica avviluppandosi alle erbe vicine.


Purtroppo di tempo per vagare romanticamente tra le campagne intorno casa e raccogliere personalmenete i loertis, non ne ho (strano…) e questi germogli raramente si trovano dal fruttivendolo, quindi non la faccio quasi mai, per non dire mai e i ricordi legati a questo piatto devo cercarli nella mia infanzia.
Si usano oltre che per preparare frittate , per risotti e minestre. Ha un sapore che ricorda lontanamente l’asparago, infatti viene spesso erroneamente chiamato “asparago selvatico” ,  ma il suo sapore è più delicato
Questa doverosa premessa era per raccontarvi come ma soprattutto DOVE li ho trovati ( e ho avuto il coraggio di  acquistarli).
Sabato . Milano: la nostra big apple. In pieno centro , tra negozi griffatissimi e chic non posso non  fare un giro anche da Ladurée  (Marie Antoinette…obblige!) e da Peck: luogo nel quale mi perdo…
Peck è un negozio storico di Milano , una gastronomia chic-chissima, che si trova nella centralissima via Spadari (proprio di fronte a Ladurée), una libidine per occhi e palato , tutti i prodotti più blasonès  ci sono e fate conto che, scontrino alla mano, J  è come  se si facesse la spesa da…Cartier !

Girando qua e là mi accorgo che esiste anche una zona “frutta&verdura” , un mini spazio, con prodotti ricercati e sistemati ordinatamente ,in cui ben 4 commessi fanno la gara per servirvi gentilissimamente…ebbene, proprio qui…li vedo : i luartis! Da Peck?????
Un erba così sconosciuta, così “povera”che fa bella mostra in un cesto di vimini con la studiata nonchalance  delle atmosfere very snob!

Che faccio? Li prendo. Faccio un leasing (tenendo conto della sproporzione del prezzo e del tipo di articolo)  e li prendo…e quando il commesso mi porge il sacchetto logato “Peck” quasi mi emoziono manco mi fossi comperata l’ultima borsa di Chloè !!!
Penso già alla mia blasonatissima frittata..solo uova, un pizzico di sale e i mitici luarits che vanno messi a crudo tagliati grossolanamente per non fargli  perdere il vago ricordo di essere un cibo contadino , rozzo, selvatico…
Questo binomio mi fa letteralmente impazzire : un’erba che si raccoglie  nei “rivoni” (siepi/rive) campagnoli acquistata ad un prezzo quasi  da …tartufo,in un luogo che è un mito per Milano,  con la consapevolezza di aver esagerato  ma anche con il piacere sottile per queste “piccole” manìe da foodie paranoica…incompresa ai più ma proprio per questo ancor  più “goduta” , per questa scelta da…mamma di Marie Antoinette J !!!
E’ ovvio che nessuno dei miei ospiti ha lontanamente captato la provenienza blasonée dell’ingrediente e se anche l’avessi ostentata non sarebbe stato un “plus” per la sottoscritta semmai l’esatto contrario J
Quindi, regalmente ho fatto scivolare il tutto…la frittata è stata apprezzata …. germoglio "povero" a prescindere!

Ed ecco il mio contributo glamour a questo piatto :
seeds

seeds by lechategoiste su Polyvore

domenica 18 marzo 2012

LE CREPES PER L'MT, CHE PER ME SONO PALACINCHE MA...BLASONEES :-)

palacinche

A casa mia non si sono mai chiamate crepes…o meglio intorno agli anni 80 , per stare al passo con i tempi in parallelo ad un acquisto di una sorta di piastra  per prepararle, sono diventate crepes,  ma prima erano solo e sempre..palacinche.
Le origini istriane della mia mamy , della mitica zia Leru e della ancor più mitica mia nonna Angela non le ho taciute nei vari post in cui le ho citate e quindi i miei ricordi di infanzia appartengono a quelle tradizioni. Sono sempre vissuta in Piemonte ma le mie madeleines proustiane appartengono a quelle tradizioni  : strudel, crauti e wurstel, jota, minestre di orzo e legumi,pasta e fagioli, risi&bisi,  gnocchi ripieni di prugne,ecc… e anche le mitiche palancinche  appartengono al mio beato mondo d’infanzia e prepararle mi riempie di una felice nostalgia .

palacinche1


Mia nonna le faceva dolci e ripiene di marmellata,ma quando noi bambine avevamo scoperto la nutella  ce le preparava con quella crema nocciolosa e cioccolatosa J : buonissime!Le preparava solo lei e quindi per me l’equivalenza palacinche uguale a nonna è d’obbligo.
Mi emoziono sempre quando preparo un piatto che cucinava lei soprattutto quando lo assaggio e ritrovo gli stessi sapori, le stesse sensazioni che provavo allora.

Per la ricetta vi rimando al post di giovanna , preciso e perfetto. Mi sono attenuta scrupolosamente alle sue dosi e ai suoi metodi.
Il burro chiarificato (ghee) mi accompagna dai miei tempi new age J in cui era un classico…al quale mi sono abituata .Lo preparo spesso e quindi per questa ricetta ce l’avevo già.



Non uso però il metodo descritto  nel post di Giovanna, ma , una volta fatto sciogliere a bagno maria, tolgo con un cucchiaio la parte di caseina che affiora,passo il burro in un colino  e lo metto dentro ad un barattolo di vetro…

Detto ciò , volevo solo dire  che la mia ricetta è una non-ricetta , niente di originale ma è LA ricetta di mia nonna : semplicemente crepes e marmellata (a piacere) con una spolverata di zucchero a velo.


palacinche2


Così le ho fatte utilizzando una marmellata alle ciliegie acquistata in uno di quei bei negozietti di prodotti blasonés che tanto mi piacciono J

Ma di blasoné nelle mie crepes non c’e stata solo la marmellata …udite udite : c’era anche Marie Antoinette ad …aiutarmi!
Diciamo che la petite reine non si è avvicinata ai fornelli , preferendo una lettura raffinata in compagnia di Eu (le vrai chat egoiste!!!) sul divano,  ma ha saputo dare il suo tocco,  aiutandomi nella mise en place della foto…

A dire il vero, e la mia regina non me  ne voglia, posso dire che non è proprio portata in questo…J ma posso dirvi, con un pizzico d’orgoglio materno, che segue le mie idee, le mie pensate senza troppi giudizi tranchants e senza troppi sguardi da….compatimento J,insomma la mia figlia blasonéé è cresciuta e maturata…e i suoi modi di fare nei confronti della “vecchia” madre (ehm…io!) sono rispettosi , degni della suo essere reale inside  J
A parte un “…tu sei fuori di testa…” detto simpaticamente e forse a ragion veduta , dopo avermi vista allestire  il tavolino del balcone in dieci modi diversi e aver scattato mille foto…
Nonostante ciò si è pure prestata a far parte del mio piccolo scenario, e scusate se questo non è degno di uno scoop da vip !!!

palacinche3

Dedico queste mie palacinche  alla mia nonna Angela, una delle donne più importanti della mia vita , una delle donne più forti, più toste che abbia mai conosciuto…simpatica, originale, unica.
Una donna dai modi bruschi figli di un carattere che in parte ho ereditato ma che nascondeva ben bene un cuore d'oro...
e dedico queste mie palacinche alla mia petite reine (che tanto piccola poi non è...) che mi ha reso  felice con queste piccole cose che spesso scivolano inosservate ma che a me riempiono la vita !


...e anche per marzo sono presente alla sfida dell'EMMETI

mercoledì 1 febbraio 2012

HO FATTO IL BOEUF BOURGUIGNON DELLA JULIA CHILD...:-)



Ebbene si l’ho cucinato : il boeuf bourguignon.
Erano anni che l’avevo segnato nella mia lista “to do” e nel frattempo mi ero (nell’ordine) guardata un bel po’  di volte il film “julia e julie” (ammetto che la ricetta del boeuf era anche una scusa…), scaricato l’ebook di “mastering of art of french”, tentato di leggerlo J, vagato sul web per copiare, imparare da altri che prima di me si erano cimentati in questa ricetta…, visto più volte il video della julia child in persona che cucina il BB…
Mi sono giudicata pronta per intraprendere la mia impresa…
Innanzi tutto di una cosa sono certa : la pentola che ho utilizzato per cucinarlo è uguale a quella della julia…quando l’ho vista qui nel video (che allego) mi sono detta : ma quanto sono avanti???
O forse….quanto sono indietro…visto che la pentola è visibilmente datata ma , perfetta per questo tipo di cotture.
Tenendo conto che il video sarà degli anni 50/60 , mi sento di dire che il mio boeuf è stato cucinato in una pentola, se non proprio d’antiquariato, vintage di sicuro!!!

Ma bando alle ciance veniamo alla ricetta…
L’ho tradotta , trovando poi nel web il corrispettivo italiano,  perfetto…vabbè…
In pratica anche degli ingredienti ne ho fatto una ricetta : un po’ del mio, un po’ del libro e un po’ dal web ecco la ricetta per il mio

Boeuf borurguigon :
Ingredienti:

- una fetta di bacon (compresa di cotenna)
1 cucchiaio di olio d'oliva
1Kg e 1/2 di manzo magro tagliato a cubetti di circa 4-5 cm di lato- (il mio era circa 1 kg scarso)
 1 carota affettata
 1 cipolla affettata
1 cucchiaino di sale
1/4 di cucchiaino di pepe
2 cucchiai di farina
1 bottiglia da 750ml di vino rosso giovane corposo-io ho usato un barbera Ceppi Vecchi 
450/500ml di brodo scuro di manzo
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
 2 spicchi d'aglio schiacciati
1/2 cucchiaio di timo
1 foglia di alloro sbriciolata
1 rametto di prezzemolo

PER LE CIPOLLINE-
Circa 25 cipolline bianche pelate ( - io ho preso una confezione di quelle borettane)
23g di burro
1 cucchiaio e 1/2 di olio
 120g circa di brodo di manzo (o vino rosso o vino bianco)
sale e pepe
prezzemolo
1/2 foglia di alloro sbriciolata
 1/2 cucchiaino di timo

PER I FUNGHETTI-
Funghi champignons (ho preso una confezione)
 2 cucchiai di burro
1 cucchiaio d'olio
sale e pepe

E adesso inizia il difficile, ma credetemi, quando dico così, intendo il difficile a scrivere il procedimento, perché poi, alla fine, posso affermare che , a parte il tempo di cottura, questo piatto è veramente facile…e se lo dico io, mi dovete credere…
Ho fatto molta più fatica a leggere le istruzioni che a fare , tanto che alla fine mi sono dimenticata di aggiungere il prezzemolo fresco al piatto e dalle foto capite che è vero! La spruzzata di verde sarebbe stata molto più scenografica e avrebbe dato al piatto quel sentore di fresco che ci stava….anyway…

Preriscaldare il forno a 250°
Per prima cosa togliere il grasso ( cotenna) dal bacon e tagliarlo a bastoncini.  e cuocerli  in 3,5 dl di acqua. Scolarli ed asciugarli con la carta da cucina.
Tagliare la carne a tocchetti abbastanza grandi e asciugarla con lo scottex

 E qui inizia il complicato : bacon e cotenna , nati fratelli siamesi, li abbiamo separati e separate continuano le loro storie :
il bacon  va rosolato con l'olio a fuoco moderato per 2-3 minuti, finchè non si brunirà leggermente, dopodiché va messo in una casseruola (di quelle che possono andare anche nel forno)
nello stesso grasso del bacon ci facciamo rosolare carota e cipolla affettate per qualche minuto.
il grasso (cotenna)  va messo in un’altra padella e rosolato o meglio, sciolto , senza superare la soglia di fumo . quindi si rosolano  i pezzi di carne pochi per volta da tutti i lati 
(se il grasso si asciuga troppo aggiungere un filo d’olio.)
Quando la carne è ben rosolata ,il tutto va aggiunto alla pentola dove abbiamo già messo il bacon.
Sempre in questa pentola aggiungiamo le cipolle e le carote rosolate nel bacon.
mettiamo sale e pepe e due cucchiai di farina   mescolando  bene in modo che tutta la carne sia ben infarinata.
Mettiamo la pentola in forno per cinque minuti, mescoliamo di nuovo e rimettiamo  in forno per altri cinque minuti.

Togliamo la pentola dal forno e portiamo la temperatura  a 160°.
A questo punto copriamo la carne con il vino rosso e il brodo affinchè sia tutta coperta.
Aggiungiamo il concentrato di pomodoro, le erbe aromatiche (timo, alloro sbriciolato e qualche foglia intera) e l’aglio
rimettiamo in forno e cuociamo per circa 3/4 ore, controllando ogni tanto che il liquido non assorba troppo (credo sia impossibile…)

Io ho tenuto la pentola coperta per circa 2 ore e l’ultima ora (l’ho cotto per 3 ore) ho lasciato la pentola scoperta.

E mentre il nostro boeuf cuoce lentamente lentamente , si posso preparare cipolline e funghi :
Cipolline:
In un tegame riscaldiamo l'olio e il burro finchè non sfrigoleranno, quindi buttiamo le cipolline e facciamo rosolare per 10 minuti .
Versiamo  il liquido : (io ho messo un pluc (pochino)  di vino e il resto brodo) ,aggiungiamo  sale e pepe, e erbe aromatiche. Copriamo e lasciamo  sobbollire piano piano per 50 minuti (girando di tanto in tanto)  : il liquido dovrà essere assorbito tutto o quasi.
Funghetti:
Tagliarli a fettine regolari. Scaldiamo  in un tegame l'olio e il burro, quando sono caldi farvi saltare i funghi.

Il tempo di cottura non è poco ma nel frattempo io sono riuscita a farmi una maschera al viso (avvenimento straordinario più che fare il boeuf bourguignon !),rispondere a mail, sistemare foto sul pc e ho anche  letto qualche pagina dell’ultimo tomo in lettura “il fiume dell’oppio “ di Amitav Gosh…e dite se questo non vuol dire ottimizzare i tempi…

Intanto fuori inziava a nevicare aggiungendo pathos a questa ricetta che vuole, esige, pretende, temperature fredde e paesaggi invernali…
Quando il tempo stava per scadere , ecco arrivare un sms della petire reine che comunicava al castello la sua presenza per cena!!
Ciambellani e valletti si erano  messi subito all’opera per allestire una tavola degna di Marie Antoinette e il cuoco di corte (ehm…io)  era tutto contento per la ricetta particolare che aveva  preparato, senza   sapere che avrebbe avuto l’onore di essere assaggiata dalla regale fanciulla…

Siamo ai tocchi finali :
togliamo la casseruola dal forno , filtriamo il fondo di cottura, tenendo da parte la carne e il resto.
Facciamo restringere la salsa (se serve. a me non era servito..)
Rimettiamo la carne nella casseruola con cipolline e funghi  e versiamo sopra la salsa ben densa…
Una “spruzzata” di prezzemolo tritato di fresco sopra il tutto e…
The end!!!


Io l’ho servita con riso integrale bollito e condito con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Avevo  annunciato in modo enfatico il piatto a Marie Antoinette che, arrivata in perfetto orario, già sedeva a tavola.
“et voilà” questa sera boeuf bourguignon “ detto con toni altisonanti
E lei : “bef …cheee?”
E io “ ma quello della julia e julie”
“ e…chi sono?”
Essendo pur sempre la madre della petite reine, ho incassato regalmente il colpo basso infertomi
Poi ho pensato che , in effetti, la regina aveva ragione a non conoscere questa ricetta….vuoi mettere l’immagine del boef e quella dei….macarons?????
Ha comunque apprezzato pure lei questo piatto che per me è stata una sorpresa di gusto…
Il vino (abbondante) ha regalato un sapore forte e deciso senza risultare pesante grazie alla lunga cottura che ha mantenuto solo i profumi e l’essenza del favoloso barbera che avevo utilizzato…
E la neve scendeva…e la serata era diventata regalmente magica …anche senza …macarons!

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