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domenica 27 novembre 2011

ZUPPA DI LIMONE : UNA RICETTA "RUBATA" E..."PICCOLE" MANIE :-)

Spesso mi succede di strappare le pagine da giornali vari, quando vedo una ricetta che mi interessa Lo faccio per non costringermi a tenere quantità esagerate di riviste anche se questo espediente non mi esime dall’avere una libreria quasi a loro dedicata! Subisco il fascino dell’edicola in modo devastante! E quando mi capita di entrare in quei bellissimi store che vendono libri e riviste italiane ed estere la debacle finanziaria è certa!
Arrivo sempre alla cassa con un discreto numero di riviste e pure qualche libro non previsto a preventivo…
Ma mentre i libri mai e poi mai li butterei, mai e poi mai potrei strappar loro pagine, con le riviste vado giù più piatta J e strappo e butto… J))
Ultimamente però mi capita di farlo anche con riviste non…mie!
La mia mamy me lo avevo detto che nella vita andava così : passano gli anni e volano via i fremi inibitori… quindi eccomi andare dal parrucchiere e strappare pagine pure dalle sue riviste. L’educazione mi fa però chiedere il permesso…
“scusa Franco, posso strappare la pagina di questo giornale?” chiedo con un sorriso reso ancora più ebete dal fatto che ho i capelli divisi in ciocche contenute in carta stagnola e fermate qua e là da mollettoni …
Lui gentile  annuisce ma a volte mi fa notare che il giornale è proprio quello nuovo, non posso proprio aspettare di strapparla la prossima volta?
Eh no, caro Franco , la psicotica raccoglitrice di pagine di giornali deve avere subito l’oggetto del desiderio, non posso aspettare…
Invece : “ah, già scusa….andrò in edicola a prendere questo numero”
Grrrrrrrr
Inutile dirvi che uscita dal parrucchiere vado davvero  a comperare la rivista incriminata  
.Il problema grande è però dove mettere tutte queste pagine volanti, come raccoglierle in modo pratico, ordinato e possibilmente…elegante ! (noblesse obblige, sono pur sempre la mamma di Marie Antoinette! J )
Allora vado alla ricerca di “porta listini” (ho scoperto si chiamano così) sorta di raccoglitori con buste di plastica nelle quali inserire i fogli . Ovviamente cerco quelli con più  “pagine” e   personalizzo le  copertine ad hoc : ecco lanciarmi su internet scaricare un po’ di foto d’autore (trad: qualsiasi purchè NON mia!!!) e, utilizzando Photoshop o similia,  creo copertine a tema : “primi piatti” “ dolci” “ to do” (di questi “porta listini” ne avrò  non so quanti) “menu importanti”, ecc…..
Questi vanno riposti nella libreria delle riviste e la giusta rotazione sarebbe :
prendo le riviste di cucina che mi ispirano, le tengo intonse per qualche anno , poi durante pomeriggio domenicale uggioso, piovoso, grigio, prendo il malloppo e inizio le mie “scelte editoriali” strappando pagine a destra e a manca , cercando già di dividerle per tema .
a queste si devono aggiungere anche le pagine volanti che raccolgo ogni tanto (ogni giorno???) da giornali, stampate da internet,ecc….
lo scenario che si presenta mi vede seduta per terra in mezzo a montagne di fogli e foglietti, impegnatissima e serissima e, soprattutto, soddisfattissima quando butto via i “poveri resti” dei giornali e risistemo la libreria con la selezione  effettuata convinta di aver creato nuovi spazi per ….nuove riviste. Il più delle volte rimango amaramente delusa perché lo spazio ottenuto è molto inferiore alle aspettative  anche perchè il numero delle riviste che ritengo "da buttare" è sempre molto esiguo  e i “porta listini” nuovi sostituiscono bene o male lo spazio occupato precedentemente  dai giornali e oltretutto, stilisticamente parlando J, non sono proprio belli da vedere. Da qui un ulteriore studio per cercare di capire se è meglio metterli di taglio o di piatto…
insomma come potete immaginare non è cosa semplice , soprattutto è molto ma molto difficile trovare una ricetta perché non mi ricordo MAI dove posso averla archiviata , per cui, ogni tanto prendo una “raccolta” a caso e scopro pagine dimenticate e trovo idee insperate…
tra le mie pagine volanti (ancora da archiviare) ecco questa :

Zuppa di limone
(dosi per 4 persone)

ingredienti:
2 cucchiai di maizena
1 lt brodo di pollo
4 cucchiai di riso
1 limone
2 uova
Noce moscata
Sale
pepe

Sciogliere i 2 cucchiai di maizena in una ciotola con parte del brodo di pollo .
Il rimanente lo mettete sul fuoco e , al bollore, buttate i 4 cucchiai di riso. Per 10 minuti li fate cuocere a pentola coperta a fuoco basso. Poi togliete il coperchio e fate cuocere per altri 10 minuti abbondanti. Nel frattempo grattugiate la buccia del limone e ne se spremete metà, tenendo il tutto da parte.
In una ciotola sbattete le uova con una piccola frusta versando il succo del limone poco alla volta.
Regolate di sale e pepe profumate con la noce moscata e aggiungete la buccia del limone precedentemente grattugiata.
Quando il riso sarà ben cotto, più del normale , versate il poco brodo nel quale avevate fatto sciogliere la maizena  e mescolate con una frusta e  frullate il tutto con il minipimer ottenendo una crema alla quale aggiungerete anche la “salsa” al limone .
Rimettere la zuppa a fiamma bassa per far addensare e servire.
A me questa zuppa è venuta densissima quindi ritengo un “di più” aggiungere la maizena. Già il riso frullato dà la giusta densità a questo piatto, almeno , secondo me.
L’ho assaggiata molto curiosa e  mi è piaciuta tantissimo! Veloce da fare e d’effetto.
Perfetta con una veste rustica ma non male anche in veste più glam, servita in  tazze bianche moderne e lineari ma senza dimenticare un tocco di “ancien” che fa chic ed ecco perfetti i mestoli della nonna per servirla !


Il preambolo a questo piatto per dirvi che la ricetta di oggi proviene dalla pagina strappata ad  una rivista …del mitico parrucchiere…ma lui non lo sa…
di sicuro lo sa la signora che era seduta vicino a me che mi aveva  guardata  malissimo ma ho cercato di far finta di niente , non senza fatica .
In effetti non ero  proprio a mio agio ma anche per questo, la mia mamy, mi ha detto che con l’età si migliora! Passando gli anni dovrei riuscire a fare anche un sorrisino alla signora in causa e magari fare anche qualche battutina ironica!!! Wow!! Non vedo l’ora di avere 80 anni!!!


domenica 13 novembre 2011

BEET CAKE...UN'ISPIRAZIONE ROMANTICA E ORIGINALE


Vagando tra i blog avevo trovato, tempo fa, un graziosissimo video (che allego alla fine del post) che mi era piaciuto tanto. L’ho trovo poetico, romantico e piacevolmente  “antico”…
Dopo l’impatto “istintivo” legato alle immagini la mia curiosità si era fatta catturare dalle ricetta : una torta con le …barbabietole.
Non le amo particolarmente, mi capita di mangiarle ma non impazzisco…rape e derivati, non sono tra i miei cibi preferiti.
Immaginarle poi in una torta dolce…mah? Non restava che provare!
Finalmente ho trovato uno sprazzo di tempo da dedicarmi e quindi oggi ho preparato la Beet Cake…J

Ingredienti:
io li ho tradotti così (nel video si parla di “cup” e di “oz” e pigramente non sono andata ad informarmi sulle equivalenze…ho fatto di testa mia ,ehm, basandomi sulle immagini e intuendo, forse, qualche  dose…)

500 gr di barbabietole cotte
260 gr circa di farina 00
200 gr di zucchero (“mascovado”) di canna integrale
100 gr circa ciccolato fondente
3 uova
130 gr di burro
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 stecca di vaniglia  (nel video si vede un cucchiaio con essenza di vaniglia che non ho trovato...)

Ho frullato le barbabietole. In una ciotola ho messo il burro morbido ,la farina con il lievito e la vaniglia (prelevata con un coltellino, raschiandola) e ho aggiunto anche lo zucchero. Ho mescolato il tutto con il KA. Nel frattempo ho fatto sciogliere a bagno maria il cioccolato e, una volta raffreddato, ho messo nella ciotola insieme alle barbabietole e il pizzico di sale.
Ho rimescolato il tutto , fino ad ottenere un impasto morbido con il quale ho riempito uno stampo da 20 cm di diametro imburrato e , dato che ne ho avanzato un po’, ho riempito anche degli stampini in silicone da crème caramel…
Ho infornato la torta a 200° per 15 min e poi ho abbassato a 180° continuando la cottura per un’altra mezz’ora. Gli pseudo muffins invece, li ho infornati a 180° per circa 20 minuti (ma ce ne sarebbero voluti anche 30…i miei sono usciti un po’ troppo “mollini”)
un bella spruzzata di zucchero a velo ..et voilà..


Fare questa torta dall’impasto rosa ciclamino è una novità per me abituata ad impasti “classici” ma non solo il colore mi sembrava “strano” …ero troppo curiosa di assaggiarla , non riuscivo ad immaginarmi il suo sapore.
Originale senza dubbio ma, per me, troppo particolare . Sentivo comunque il sapore della barbabietola che inevitabilmente condiziona questo dolce mentre il cioccolato si perde un po’, forse ne andava messo di più. La consistenza è simile alla torta di mele classica, quella  fatta in casa , solo…senza frutta :  quindi l’impasto è “umido” e morbido.
C’è da dire che mangiandola, ci si abitua al nuovo e alla fine è una torta che piace.
Un significato molto filosofico per questo dolce :  bisogna lasciarsi trasportare ,a volte, da situazioni, sapori, eventi , …“strani” per scoprire che nel nuovo , nel “non conosciuto” c’è del fascino,  c’è del buono che va scoperto e fatto nostro.
Per me difficilissimo J , sono abitudinaria, non amo gli stravolgimenti, mi dà sicurezza cucinare e mangiare una torta di mele, confortante,  senza sorprese o novità inaspettate!
Un torta filosofica che rende più ricchi , un’esperienza da gustare fino in fondo magari guardandosi anche questo bellissimo video…



beet cake from tiger in a jar on Vimeo.

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