giovedì 1 febbraio 2018

IL MIO NUOVO STAMPO DA BUNDT CAKE PER UNA TORTA BUONISSIMA



Dopo tantissimo tempo ritorno al mio amato blog perchè ho bisogno di avere un luogo sicuro in cui trovare pace e certezze. Una di queste è senza dubbio quella relativa a ritrovare le ricette che scrivo su foglietti volanti e sistematicamente perdo. Proprio per questo, illo tempore, avevo deciso di aprire il mio blogghino : un contenitore aggiornato, preciso, sicuro, contenente  tutto quello che passava dalla mia cucina, pensieri compresi.
Ma, si sa, la vita a volte inventa inghippi che fanno modificare le tue abitudini, rallentare i tuoi tempi, cancellare, addirittura, spazi e luoghi...
Parto sempre con ottimi proponimenti quando mi metto ai fornelli! Mi dico "poi cara Robi scrivi bene la ricetta e la metti sul blog con qualche foto... ti metti lì tranquilla, ti regali un'oretta e via..."
Invece no. Un pò mi perdo tra altre cose da fare, un pò ci sono i doveri che son sempre di più che i piaceri, insomma mi ritrovo ancora con mille foglietti di appunti culinari, tutti da sistemare.

Le foto però quelle no, quelle le pubblico perchè è più facile, più veloce . Quindi sui miei profili "social" ( IG e FB) i miei esperimenti culinari son tutti documentati...peccato che spesso non abbia più le mie indicazioni di ingredienti, tempi&metodi ...

Mi sono imposta però di riportare qui, di lasciare una traccia rintracciabile, di questo dolce che ho trovato non buono, di più!
Da non sottovalutare lo stampo stupendo, regalo di un'amica : lo voglio appendere in cucina per poterlo guardare tutti i giorni e sospirare felice!



Quando decido di preparare un dolce che non ho mai fatto, per prima cosa, raccolgo informazioni ;-) : inizio a prendere tutti i miei libri, riviste, appunti di cucina. Vago tra blog di cui mi fido, e inizio a cercare ... Quindi  "comparo" le ricette : faccio proprio uno schema con ingredienti e quantità, divisi per ricetta e, dopo uno studio quasi serio, decido qual'è quella giusta, per me.

Ne trovo di molto simili, di totalmente diverse. Trovo quelle in cui il burro non esiste e quelle in cui è troppo protagonista . Trovo quelle in cui è indicato formato della tortiera ( dato per me importantissimo e spesso dimenticato...) e quelle in cui non se ne parla...

Insomma alla fine sono giunta ad elaborare la ricetta perfetta per il mio stampo che ha un diametro di cm 18,5 - capacità 1,4 litri.

Ingredienti 

150 gr  di zucchero
200 gr  di burro morbidissimo
3 uova 
120 gr di zucchero a velo
150 gr di farina 00
50 gr di cacao amaro
20 noci circa (un pò spezzettate e un pò no)





In una ciotola ( o nella planetaria, io ho fatto così) montare con una frusta il burro morbido con lo zucchero fino a renderlo bello gonfio. Quindi inserire le uova , una alla volta (se usate la planetaria, togliete la frusta e inserite il gancio a foglia) . Unire infine lo zucchero a velo.
In un'altra ciotola versare la farina e il cacao setacciati e unirli al composto morbido mescolando con una spatola. Unire infine le noci.



Nelle note allegate allo stampo c'era scritto di ungerlo con burro e cospargerlo di farina prima di versare l'impasto e così ho fatto.
L'ho cotto in forno a 180° per circa 45 minuti (ogni forno è fatto a modo suo quindi regolatevi con il vostro): in ogni caso la prova stecchino è sempre valida.


Ho fatto raffreddare il dolce nello stampo e quando era completamente freddo l'ho sformato senza nessuna difficoltà : è uscito così come lo vedete nelle foto, semplicemente perfetto!

Ero già emozionata nel vederlo! Questa forma così elegante e vagamente barocca mi piace tantissimo ma lo stupore ancora più grande è stato quando l'ho assaggiato! 
Credo sia uno dei dolci più buoni che io abbia mai mangiato: proporzioni zucchero, burro, cacao esatte! Le nocciole sono una piacevole sorpresa che si incontra quando lo si gusta!
La consistenza è quella di un dolce compatto, dalla superficie solida ma con il cuore morbido ( ma non "molle")

Insomma , da rifare , rifare e ancora rifare :-).

Credo che questo stampo sarà utilizzato molto spesso nella mia cucina  e sono già alla ricerca del prossimo dolce da fare...anzi, credo che utilizzerò una ricetta già fatta e che amo ( torta di carote)  che voglio però presentare con una veste nuova. Come ben sappiamo, l'immagine è tutto e anche l'occhio vuole sempre la sua parte, o no???;-)


p.s. : come si vede nella seconda foto, mi sono imposta di raccogliere i miei appunti di cucina  (ovviamente sono ricette disegnate!!) in un quadernetto anziché i soliti foglietti...questo dovrebbe aiutarmi un pò a non perdere dati importanti. Conterei però di riportarli, prima o poi, anche sul blog ...ma non ho fatto a me stessa,  promesse in merito, vedremo....;-) 

domenica 1 ottobre 2017

TORTA ALLE MELE ( E NON SOLO) ...AD OCCHIO ;-)


Mai fatto una torta ad occhio? Io raramente, di solito peso tutto al grammo sapendo che la pasticceria è un arte esatta e le ricette vanno seguite scrupolosamente ( ehm..stendiamo un velo su quelle che seguo e che alla fine risultano essere dei flop) 
Dato che però io “esatta” non sono proprio, ogni tanto mi concedo delle libertà.
Magari arrotondo la quantità di un ingrediente e ne modifico un’altra oppure faccio sostituzioni insomma , diciamo che mi faccio guidare un pò dall’esperienza e dalla mia storia culinaria personale . Preparare una torta tutta tutta ad occhio però non l’avevo mai fatto, pur essendo la caratteristiche principale delle donne che cucinano o hanno cucinato nella mia famiglia.
Mia mamma ovviamente è esclusa dall’elenco perché la parola “cucina” le provoca un vago senso di nausea ma la mia povera nonna e la mia mitica zia Leru, sono state e sono le mie ispiratrici e maestre.
I loro ingredienti sono tutti : “un poco di”, “ma si ma poi ti regoli”, “ vedi tu”, ecc…

E quindi ho deciso di continuare questa simpatica tradizione e iniziare anch’io a fare le torte ad occhio.




Era rimasto in frigo ancora uno yogurt di quelli home made (da quando ho scoperto quanto sia facile non li compero più) e ho pensato di fare la torta classica , quella che si fa pesando gli ingredienti con il vasetto dello yogurt .

Ho recuperato  sul piano di lavoro :
farina autolievitante
un uovo
zucchero bianco (che stava finendo) 
zucchero di canna (che ho aggiunto perché quello bianco stava, appunto, finendo) 
il mio yogurt 

Senza stare troppo a pensare e soprattutto senza pesare nulla, ho messo nella ciotola lo zucchero bianco che avevo (sarà stato un cucchiaio abbondante) e ho aggiunto “a pioggia” quello di canna ( diciamo forse un paio di cucchiai)
Ho aggiunto l’uovo e ho sbattuto con le fruste il tutto, ottenendo il ben conosciuto “composto spumoso”.
Ho unito lo yogurt che ho amalgamato bene e poi ho messo la farina setacciandola ( ndr: da quando ho preso il setaccio è diventata una mania !) Ne ho messa poca e l’ho aggiunta mano a mano fino a raggiungere la consistenza , ben nota (saranno più di quarant’anni che faccio la torta di mele e una vaga idea dovrei averla !) .
Ho tagliato due mele (piccole) a cubozzi e li ho messi nell’impasto .
Ho unto con burro e poi infarinato,  una tortiera a cerniera (diametro 20cm) e ho versato la mia torta.
A questo punto scatta, quasi sempre, l’istinto creativo che è dettato un pò dal dna e un pò dalla psicosi da immagine carina .
Ho preso altre due mele e le ho sbucciate e tagliate a spicchi . Le ho inserite nell’impasto, formando una specie di raggiera (imprecisa) . Ho preso un cucchiaio abbondante di marmellata di pesche , l’ho allungata con un pò di acqua e l’ho versata delicatamente sulle mele.
Ho spolverizzato con cannella, fiocchi di avena e fiocchi di quinoa.
Altro zucchero di canna e riccioli  di burro qua e là . Non avendo messo nessun condimento nella torta mi sono sentita di osare questo burro che ha permesso allo zucchero di caramellare meglio.

Forno a 180° per circa mezz’ora : sempre valida la prova stecchino.



Premesso che a me le torte di mele piaccion tutte, ma proprio tutte. Tenendo conto che era davvero difficile sbagliare questa torta viste le miliardate di volte che l’ho preparata, quindi ho giocato facile, ma devo dire che è venuta proprio buona, ma buona buona davvero.
Innanzi tutto, consistenza perfetta : né troppo umida né troppo asciutta.
Le mele all’interno distribuite benissimo (raramente mi succede) . E che dire della “guarnizione” finale? Le ha dato quel leggerissimo tocco di croccantezza che ha completato il tutto.

Insomma che dire? Sono soddisfattissima della ricetta ben consapevole però che la prossima volta che mi cimenterò nella “torta di mele ad occhio” sarà diversa , innanzi tutto perché sicuramente mi verrà qualche altra idea per “rifinirla” o magari ci aggiungerò del cacao, della farina di mandorle ,….
In queste possibilità infinite ci voglio leggere un bel pensiero positivo: l’entusiasmo del fare e la curiosità nell’assaggiare mi stimoleranno ed arricchiranno il mio elenco di “torte ad occhio” in perfetto stile “larobifamily” facendomi sentire ancora più felice di far parte di questa famiglia che amo, forse un pò scombinata, ma unica .






domenica 24 settembre 2017

NON TUTTE LE ANGEL FOOD CAKE ESCONO ... DALLO STAMPO, PERFETTE ;-)



Ho provato  a fare la Angel food cake , dolce “nuvoloso”, bianco, etereo.
Mi sono impegnata e , sopratutto, ho usato il mi nuovissimo stampo ad hoc ma…il risultato non è stato proprio il top.


C’è da dire che preparare questa torta ha toccato le corde del mio cuore : adoro vedere gli albumi che si trasformano in soffici nuvole e amo setacciare la farina che diventa sempre più polvere impalpabile .
Procedimenti, questi, fondamentali per la preparazione della Angel Food cake. 




Ovviamente prima di preparare questo dolce mi sono documentata , ovviamente ho trovato tante ricette tutte diverse una dall’altra e ovviamente ho messo insieme “pesi&misure” e ho fatto l’elenco degli ingredienti che per me sono stati:

500 gr di albumi
300 gr di zucchero bianco
150 gr di farina 00
1 cucchiaio di zucchero a velo
8 gr di cremor tartaro
1 pizzico di sale 

Riscaldate il forno a 180°.
Sbattere a massima velocità gli albumi con il cremor tartaro, il pizzico di sale e il cucchiaio di zucchero a velo.
Setacciate la farina 3 volte e incorporatela poco alla volta , insieme alo zucchero negli albumi montati con movimenti avvolgenti sino ad avere un composto liscio.
Ho versato questo composto spumosissimo e bianchissimo nello stampo da angel cake senza né imburrarlo né infarinarlo, come da manuale.
Ho cotto la torta per 35 minuti nel forno e dopo una ventina di minuti l’ho coperta con la carta stagnola perché si stava scurendo troppo.

Ho fatto la prova stecchino prima di sfornarla. L’ho fatta raffreddare per tutta la notte, nello stampo capovolto appoggiato sui suoi piedini.

Sono andata a dormire felice grazie alla cake therapy che con me funziona sempre ma ero ancor più felice perché fiduciosa nella perfetta riuscita.
Un pò come quando gioco al super enalotto: sono sempre sicura di vincere e quando questo non accade (che strano!!!) ci rimango malissimo!!!

Alla mattina sono corsa in cucina per vedere se la mia angel food cake fosse perfettamente scivolata dalla pareti dello stampo … ma non è stato così.



Poco male avevo comunque letto che qualora non fosse successo questo “scivolamento” bisognava prendere un coltello e , con grazia, staccare la torta dalle pareti dello stampo.

L’ho fatto ma, evidentemente, con poca grazia tanto che piccole parti della suddetta torta sono rimaste attaccate…

Morale : la mia angel food cake non era molto bella da vedere ma vi assicuro che era buonissima! Una nuvola di dolcezza, una consistenza particolarissima insomma una piacevolissima scoperta ma soprattutto prepararla, montare tutti quegli albumi, setacciare la farina, mescolare tutto con cura …bè, mi aveva  reso felice !

Nel frattempo ho letto altre ricette in merito e ho ricevuto preziosi consigli quindi mi darò un’altra possibilità perché sono buona e perché credo che 

“è meglio essere felici che avere la verità in tasca (cit. “Guida galattica per autostoppisti”)




venerdì 15 settembre 2017

PERSA TRA LE MILLE RICETTE DEL BANANA BREAD...


Il banana bread era in segnato in una delle mie tantissime liste "to-do", da tempo.
Non riuscivo a farlo forse perché quando prendo le banane tendo a mangiarle ed è molto difficile che riescano a maturare in modo evidente senza essere prese in considerazione.
La banana è per me un frutto-torta nel senso che , nei rari momenti in cui vorrei mettermi a dieta, diventa il succedaneo di un dolce.
Questa convinzione però non dura molto, giusto il tempo di terminare la scorta di banane a cui segue repentina ricerca della prossima torta da fare e così via, in una sorta di circolo vizioso che dura , diciamo pure, da sempre!
Ma arriva un momento nella vita in cui il destino ti fa trovare nel frigo quattro banane dimenticate e quindi ho colto l'occasione al volo.
Le suddette banane sono state dimenticate per un motivo preciso ... Nel castello dove vivo ( a questo proposito si leggano i miei post datati 2012 in cui si narra il mio arrivo in questa casa che, rispetto alla mia precedente, ha dimensioni da maniero e che, da allora, chiamo , appunto, "castello") abbiamo, ebbene si, ben due frigoriferi.
I componenti della famiglia sono ... ehm due: io, marito e un bellissimo e stupendo gatto. MA abbiamo figli che vanno e che vengono, amici con cui condividiamo molto spesso cene  e , diciamo, che la dispensa è sempre super fornitissima . In pratica uno dei due frigo è quasi tutto destinato ai beveraggi ma nei momenti di spesa entrambi diventano stipati di ogni. E' praticamente impossibile averli ordinati perché i cibi vengono spostati da un frigorifero all'altro a seconda dello spazio a disposizione...
Insomma la faccio breve : 'ste banane erano finite nel "dietro" e sono sbucate solo quando abbiamo utilizzato i cibi del "davanti"...



Poco male, come dicevo, ho avuto la scusa per preparare finalmente il banana bread. Mi sono  dunque messa a fare una delle cose che amo di più : cercare la ricetta che mi ispiri. Quindi ho iniziato  dai miei tanti libri di cucina , poi sono passata alle riviste e infine al web.
Un vero lavoro di concetto in cui mi trovo spesso a far tabelle in cui confronto ingredienti e quantità in modo da scegliere la ricetta, per me, migliore.

Ebbene, credo che il banana bread abbia il maggior numero di ricette presenti al mondo!Non so quante ne ho incontrate, lette, viste (eh si, mi guardo anche i video...)
Quindi cosa ho fatto?
Ho fatto un "mixandmatch" e ne ho inventata una io (che probabilmente esisterà ma io non l'ho incrociata nel mio peregrinare...)

Questo il mio Banana Bread:

Ingredienti:

4 banane piccole molto mature
100 gr zucchero muscovado
100 gr zucchero bianco
3 uova intere 
60 ml di olio di mais o girasole
250 farina 00
1 bustina di lievito
latte q.b. 
cucchiaino di semi di papavero (che mi piacciono un sacco e che utilizzo spesso a sproposito tanto son carini come decoro per qualsiasi piatto io possa preparare...) 

In pratica ho messo tutti gli ingredienti nel "ciotolone" del Kitchen Aid e con il gancio a foglia ho amalgamato bene il tutto.
Il latte l'ho usato per rendere l'impasto molto morbido , tipo un semolino.
L'ho rovesciato in uno stampo da plumcake in silicone quindi senza ungere o mettere carta forno: se non avete lo stampo in silicone dovrete prevedere di farlo .
L’ho cotto a 160 gradi, modalità "ventilato",  per 50 minuti e dopo 30 minuti di cottura l’ho coperto con alluminio per evitare che bruciasse.
Vale sempre la prova stecchino per vedere se è cotto…dovrà uscire non proprio asciuttissimo (è comunque un dolce piacevolmente "umido"…) 
Per tempi e gradi del forno, sarò noiosa, ma dico sempre che ognuno conosce il proprio e deve regolarsi di conseguenza. Io ho un forno "antipatico" ed è stato un acquisto sbagliato (mea culpa): scalda tantissimo e brucia tutto da un lato...ma ho imparato a conviverci (come succede per tutto) e quindi vi dò dati indicativi che saprete certamente  tradurre alla perfezione. 



Che dire del risultato? Bè a me è sembrato ottimo! Consistenza perfetta, morbido il giusto, quantità di zucchero non invadente (grazie anche al muscovado che dolcifica di meno).
I semi di papavero nell'impasto si avvertono appena ma la spolverata che ho messo in superficie prima di infornarlo rende il mio banana bread un pò più "nordico" e carino!

Mi spiace solo una cosa: difficilmente potrò rifarlo. Comprerò, come sempre, le banane per mangiarle prima che diventino troppo mature e mi mancherà l'ingrediente principale per questo cake.
L'unica speranza è di dimenticarle un'altra volta nel frigo.
Ma forse  non  sarà così impossibile: l'età avanza e son sempre più "distratta". C'è quindi del buono anche ad invecchiare ;-)


domenica 10 settembre 2017

FROLLA : LA MIA RICETTA "STORICA"



Lo sappiamo, la pasta frolla è una ricetta molto personale. Viene dalle nostre nonne, zie, mamme (no, la mia no, odia ed ha sempre odiato cucinare) e ognuna ha la sua personalità. Certo gli ingredienti base quelli sono, ma proporzioni, quantità e metodo sono assolutamente diversi.

Ho iniziato a cucinare, o meglio, a fare esperimenti in cucina che avevo circa quindici anni. Inutile dire che preparavo solo dolci. La pasta frolla era per me un vero dramma: non mi veniva mai come avrebbe dovuto…




Mia zia Leru, la fantastica zia Leru abilissima in cucina, mi aveva dato la sua ricetta ma, nonostante le dosi dette e ripetute mille volte, la frolla era sempre un flop.
Fino a quando, un giorno, l’abbiamo preparata insieme e così ho potuto vedere i suoi gesti, i suoi tempi, la cronologia degli ingredienti,  la consistenza che doveva avere la pasta … e mi si è aperto un mondo.





Da allora la pasta frolla della zia Leru è diventata anche la mia pasta frolla, anzi, a dire la verità ho fatto una modifica : lei ci metteva anche un pizzico di bicarbonato che io non uso.
Quindi questa è la ricetta che faccio e rifaccio da…un bel pò di anni. La preparo ad occhi chiusi e viene sempre perfetta. Ho provato a fare varianti lette sui libri, sulle riviste ma poi ritorno sempre a questa. E’ una questione sentimentale, lo ammetto, e proprio per questo mi piace ancora di più:  conserva la memoria della mia famiglia e mi riporta ai sapori di quando ero bambina .

Questi sono gli 

Ingredienti:

100 gr burro
200 gr farina
1 uovo intero
100 gr zucchero
un pò di buccia di limone grattugiata 
pizzico di sale

Prepariamo,in una ciotola,  un insieme un pò “sbricioloso” con la farina, il burro a piccoli pezzi, lo zucchero e il sale.
Sbattiamo leggermente l’uovo e lo versiamo nella ciotola insieme alla buccia grattugiata del limone (quantità a gusto. Io mi regolo in base a come farcirò la mia frolla. Se ci metterò le mele, per esempio, mi piace abbondare con il limone…) 
Formiamo la nostra palla e abbiamo due possibilità : o la mettiamo in frigo e la utilizziamo dopo un’ora (ma anche il giorno dopo), oppure la stendiamo subito nella teglia imburrata, mia zia fa sempre così.
La stende e la tira fine fine, la farcisce (frutta o marmellata) e la inforna.

In forno a 180 gradi per circa venti minuti/ mezz'ora , dipende dallo spessore della frolla o dalla dimensione della tortiera. Indicativamente con tortiera di diametro 24 cm, servirá circa mezz'ora di cottura. Tenete conto che ogni forno ha la sua personalità, quindi regolatevi con il vostro ...





Di solito io la faccio un pò riposare nel frigo ma dipende dai tempi ;-) …A volte la stendo anch’io subito e la metto in frigo nella teglia . Ovviamente se la stendo subito non utilizzo il matterello ma cerco di appiattire la mia palla di pasta il più possibile e poi premo con il palmo della mano fino ad allargarla fino ai bordi del mio stampo, rigorosamente imburrato e infarinato (teglia, pirofila, ecc….)
L’immagine è più rustica ma è anche una soluzione per “sporcare” di meno e usare meno aggeggi. Questo metodo è previsto quando si vuole fare una crostata senza strisce o decori : prevede solo un bordo, più o meno spesso,  irregolare e un pò rugoso. Perfetta per essere farcita con ottima marmellata preferibilmente fatta in casa, oppure con le mele disposte a raggiera o come ci piace…
Se invece mi voglio cimentare in strisce e decori, metto la palla di pasta in frigo (almeno un’ora) poi la stendo, con attenzione, con il mattarello.

Le mie torte di frolla mantengono sempre un’aria “fatta in casa”, in cui mi concedo il lusso dell’imperfezione : cuori che si accavallano senza regole , intrecci imprecisi, strisce che si assottigliano o si allargano come capita…
Mi piacciono così, imperfette. 
E la marmellata che si caramella leggermente  crea  chiaroscuri creativi e unici che trovo estremamente poetici!






venerdì 1 settembre 2017

DEL PIACERE DI FARE IL PANE E... DI ACQUISTARE LIBRI DI CUCINA...





Bello, troppo bello preparare il pane e bello, troppo bello comperare libri di cucina.
La soddisfazione che provo in entrambi i casi è massima. Sono, lo ammetto, piaceri diversi.
Nel fare il pane c’è l’azione, c’è il “movimento”, la sensazione tattile di impastare farina, acqua, lievito per creare qualcosa di unico e  speciale. ll profumo del pane appena sfornato è sublime e tocca le corde dell’anima.
Nell’acquistare libri di ricette c’è la passione e la curiosità verso tutto ciò che “sa di cucina” e, non utimo, l’amore “feticistico” dell’ “oggetto-libro”.
Impossibile per me entrare in una libreria non cercare il reparto food. Spesso è inesistente ma quando me ne capita uno di quelli speciali, mi perdo per ore …
Anche le librerie virtuali mi catturano e lì il panorama è davvero immenso e molto rischioso, i miei carrelli on -line sono imbarazzanti! Di solito parto cercando titoli o autori conosciuti per poi spaziare in tutto il mondo trasportata da copertine bellissime e invitanti. Quanti libri di cucina ho acquistato per il potere della loro cover? Tanti, troppi forse anche perché , a volte, bella è proprio solo la veste mentre i contenuti lasciano a desiderare.
Ma non importa perché a me sfogliare ricette, guardare foto che sono capolavori d’arte mi fa star bene. Immancabili sul mio comodino libri e riviste di food. Mi assicurano sonni sereni.
Ne ho di preferiti, ovvio, ma spesso ne prendo a caso uno dalla mia libreria e lo guardo come se fosse la prima volta (ehm a volte è proprio così…) , mi stacco dal mondo e preparo piatti virtuali organizzando banchetti da re.
Ho una libreria a loro dedicata , non ho mai contato quanti libri ci sono ma diciamo che son tantini… ai quali sommo raccolte di anni di riviste patinate di food, italiane e non .
Ogni tanto li sistemo e scopro tesori dimenticati : numeri de “La cucina italiana “ degli anni ’60, “Sale&pepe” dei favolosi anni ’80 quando, ancora ragazza, mi cimentavo nei primi esperimenti culinari e tanti altri ancora.

Amando anche preparare il pane ( e tutti i lievitati in genere…) ho parecchi libri sull’argomento e uno di  questi è “Di farina in farina “ di Marianna Franchi. Mi piacciono le foto, mi piacciono le ricette e ho messo talmente tanti “post-it” che lo spessore è diventato il doppio :-)

Questi panini li ho trovati proprio lì e ho leggermente modificato la ricetta, non me ne voglia l’autrice , è che son donna creativa :-) 


Filoncini di pane con farina di kamut  al parmigiano
(liberamente tratta dal libro “Di farina in farina” di Marianna Franchi 

300 gr farina di kamut
180 acqua tiepida
100 gr parmigiano grattugiato 
3 cucchiai di olio evo
1 cucchiaino di zucchero
20 gr di lievito di birra 
5 gr sale

Stemperare il lievito di birra con lo zucchero nell’acqua tiepida e farlo sciogliere.
Aggiungere la farina iniziando ad impastare. Unire il sale e l’olio e formare una palla.
Far lievitare un’oretta circa o fino a quando l’impasto non raddoppia di volume.

Riprendere l’impasto e sgonfiare con delicatezza e incorporare il parmigiano grattugiato.
Formare una palla e far lievitare per un’altra oretta o fino a quando l’impasto non raddoppia di volume.

Accendere il forno a 200°. Quando raggiunge la temperatura, vaporizzare con acqua . Chiudere lo sportello e riportare a 200°.
Formare dei filoncini ( o panini tondi) e mettere su una teglia rivestita di carta forno.
Infornare spruzzando ancora un pò d’acqua nel forno e sui panini. Chiudere lo sportello, portare la temperatura a 180° e cuocere per mezz’ora .
Sfornare e far raffreddare su una gratella .



Inutile dire che l’abbinata perfetta è gustarmi il pane appena sfornato (so che non si fa ma…come resistere????) sfogliando un libro ( ma anche di più) di cucina e incominciare a segnare tutte le ricette che vorrei fare, incollare post-it, scrivere liste “to-do” che diventano infinite … e stare bene, benissimo e perdere la connessione con il mondo, il concetto spazio-tempo e non voler più tornare da questo nirvana in cui la mia beatitudine è al massimo…

n.d.r.: questi stati di estasi finiscono quasi sempre con il desiderio dell’ennesimo libro di cucina , che soddisfo senza esitazioni, giudicandomi un caso senza speranza, a cui potrebbe essere pericoloso negare queste piccole gioie! Ma quanto sono brava a comprendermi e a volermi bene ??? ;-)    

lunedì 28 agosto 2017

CUCINANDO E "BRANDANDO" ;-) ...


Come ho sempre voluto precisare , questo mio blog non ha pretese da chef, anzi! Il mio approccio alla cucina è nato tanti anni fa per curiosità e passione, passando attraverso le ricette di casa della mia famiglia. Negli anni ho cucinato affinando le mie tecniche e ampliando le mie conoscenze ma la mia cucina è stata, ed è, sempre  “creativa” e “libera” . Mi piace sperimentare e quasi sempre leggo le ricette sui libri, sui blog, sui magazine e non le seguo mai alla lettera! 
Proprio per questo ho sentito l’esigenza di riprendere in mano il mio blog : per fissare i miei appunti di cucina, per non dimenticarmi dosi e metodi che non ritroverei più da nessuna parte, costringendomi a riprovare piatti già fatti che non sarebbero mai come l’ultima volta che li avevo preparati.
Certo ho ricette collaudatissime che faccio e rifaccio ad occhi chiusi (ehm , quasi…) , ma anche di queste è meglio che io abbia una traccia : quindi mi sto preparando un elenco di “ricette storiche della Robi” che caricherò su questo mio archivio pronto a soddisfare ... le mie richieste ;-)

Migliorerò anche le “tag” in cui spesso non trovavo quello che cercavo…e mi dicevo: ma come ho connotato questo piatto? Scoprivo poi strani percorsi della mia mente che di logica culinaria  avevano ben poco…vabbè che son donna creativa però …

Dunque, bando alle ciance come diceva Paperone, ecco la ricetta del Brandacujon, piatto ligure che ho conosciuto grazie ad un delizioso ristorante di Imperia. Lo chef non ha, ovviamente, svelato  la sua ricetta e quindi l’ho cercata sul web …e l’ho modificata (ovvio!)




Questo è il risultato :

Il mio brandacujon 

Ingredienti :
700 gr di stoccafisso già ammolato
500 gr di patate
prezzemolo tritato  q.b.
aglio tritato  q.b. ma non troppo invasivo
olio Evo q.b.
olive taggiasche per decorare o da inserire nel composto , a scelta ...
sale q.b.

Mettete lo stoccafisso in una pentola con l’acqua fredda e portate ad ebollizione. A questo punto aggiungete anche le patate sbucciate e tagliate in grossi pezzi (io le ho tagliate in quattro pezzi) e far cuocere per mezz’ora.
Scolate e fate raffreddare. Togliete la pelle ed eventuali lische allo stoccafisso .
A questo punto si dovrebbe “brandare” (scuotere) mettendo tutti gli ingredienti in una pentola : lo stocafisso, le patate, l’aglio e il prezzemolo tritato, l’olio evo.  Si dovrebbe mettere il coperchio e fissarlo molto bene perché si dovrebbe agitare il tutto con le mani con movimenti sussultori e ondulatori ammalgamando perfettamente il composto.








Ora , trovo molto suggestivo il tutto, ma ho fatto altrimenti…anche perché "brandare" richiede una certa forza e una resistenza che non ho.
In pratica ho messo tutti gli ingredienti in una ciotola e, aiutandomi con un mestolo di legno, ho mescolato, abbastanza grossolanamente,  il tutto .
Il risultato dovrebbe essere un  insieme omogeneo ma in cui si percepiscono sia i pezzi dello stoccafisso che delle patate.
L’olio serve ad emulsionare meglio e quindi dovrete regolarvi in base alla quantità del vostro composto. Così come per il sale , l’aglio e il prezzemolo che, mi sento di dire, regolerete secondo i vostri gusti.




E’ un piatto molto delicato in cui l’armonia regna sovrana. Niente voli pindarici di aglio prepotente o presenze invasive di prezzemolo e sale.
Il sapore più o meno “forte” potrà essere deciso dalle olive taggiasche che potrete mettere direttamente nel composto (io ne ho messe cinque o sei) oppure utilizzarle per decorarlo.
Decisamente facile, delicato e fresco, si  può servire anche tiepido ma viste le temperature di questi giorni l’ho trovato perfetto freddo.

Mi piace perché ha tra gli ingredienti lo stoccafisso, pesce che amo e che mi ricorda la mia infanzia/giovinezza quando mia nonna lo cucinava spessissimo : dorato con la polenta o mantecato. 
Mi piace moltissimo a parte il suo nome …ebbene si, in barba alla sua storia e tradizione, a me ‘sto nome non piace,  ma non perché sono bigotta!
Quindi lo chiamerò 

 “il branda” ( e metterò questa “tag”) .





Ho messo il mio brandacujon negli stampini per muffins e l’ho messo in frigorifero. Ho facilmente sformato le mie mono porzioni che ho servito con solo con un rametto prezzemolo per decorazione e qualche oliva da mangiare  : la prossima volta ci aggiungerò anche qualche pinolo, che secondo me ci sta bene. 
Si può mettere anche in una ciotola e servire con crostini di pane caldi.

Per ogni commensale un piccolo piattino dai colori tenui rafforzati però da sottopiatti e sottobicchieri di una tonalità più decisa .
Ovviamente colori dei piatti e sottopiatti tutti diversi tra loro.

La mise en place si ispira alla tradizione e al "fatto a mano" come vuole questo piatto : piatti in porcellana delicati e raffinati di  un'artista toscana che amo (tictail.com/mudmoiselleceramica) , piatti unici e personalizzati uno ad uno. Formelle in cotone bio "Itondi" con scelte di bellissimi colori ispirati alla natura che ci circonda (profilo Instagram : coseinperfette) , unici strumenti le mani usate come hanno insegnato le nonne, messaggere di antiche tradizioni.













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