domenica 27 novembre 2011

ZUPPA DI LIMONE : UNA RICETTA "RUBATA" E..."PICCOLE" MANIE :-)

Spesso mi succede di strappare le pagine da giornali vari, quando vedo una ricetta che mi interessa Lo faccio per non costringermi a tenere quantità esagerate di riviste anche se questo espediente non mi esime dall’avere una libreria quasi a loro dedicata! Subisco il fascino dell’edicola in modo devastante! E quando mi capita di entrare in quei bellissimi store che vendono libri e riviste italiane ed estere la debacle finanziaria è certa!
Arrivo sempre alla cassa con un discreto numero di riviste e pure qualche libro non previsto a preventivo…
Ma mentre i libri mai e poi mai li butterei, mai e poi mai potrei strappar loro pagine, con le riviste vado giù più piatta J e strappo e butto… J))
Ultimamente però mi capita di farlo anche con riviste non…mie!
La mia mamy me lo avevo detto che nella vita andava così : passano gli anni e volano via i fremi inibitori… quindi eccomi andare dal parrucchiere e strappare pagine pure dalle sue riviste. L’educazione mi fa però chiedere il permesso…
“scusa Franco, posso strappare la pagina di questo giornale?” chiedo con un sorriso reso ancora più ebete dal fatto che ho i capelli divisi in ciocche contenute in carta stagnola e fermate qua e là da mollettoni …
Lui gentile  annuisce ma a volte mi fa notare che il giornale è proprio quello nuovo, non posso proprio aspettare di strapparla la prossima volta?
Eh no, caro Franco , la psicotica raccoglitrice di pagine di giornali deve avere subito l’oggetto del desiderio, non posso aspettare…
Invece : “ah, già scusa….andrò in edicola a prendere questo numero”
Grrrrrrrr
Inutile dirvi che uscita dal parrucchiere vado davvero  a comperare la rivista incriminata  
.Il problema grande è però dove mettere tutte queste pagine volanti, come raccoglierle in modo pratico, ordinato e possibilmente…elegante ! (noblesse obblige, sono pur sempre la mamma di Marie Antoinette! J )
Allora vado alla ricerca di “porta listini” (ho scoperto si chiamano così) sorta di raccoglitori con buste di plastica nelle quali inserire i fogli . Ovviamente cerco quelli con più  “pagine” e   personalizzo le  copertine ad hoc : ecco lanciarmi su internet scaricare un po’ di foto d’autore (trad: qualsiasi purchè NON mia!!!) e, utilizzando Photoshop o similia,  creo copertine a tema : “primi piatti” “ dolci” “ to do” (di questi “porta listini” ne avrò  non so quanti) “menu importanti”, ecc…..
Questi vanno riposti nella libreria delle riviste e la giusta rotazione sarebbe :
prendo le riviste di cucina che mi ispirano, le tengo intonse per qualche anno , poi durante pomeriggio domenicale uggioso, piovoso, grigio, prendo il malloppo e inizio le mie “scelte editoriali” strappando pagine a destra e a manca , cercando già di dividerle per tema .
a queste si devono aggiungere anche le pagine volanti che raccolgo ogni tanto (ogni giorno???) da giornali, stampate da internet,ecc….
lo scenario che si presenta mi vede seduta per terra in mezzo a montagne di fogli e foglietti, impegnatissima e serissima e, soprattutto, soddisfattissima quando butto via i “poveri resti” dei giornali e risistemo la libreria con la selezione  effettuata convinta di aver creato nuovi spazi per ….nuove riviste. Il più delle volte rimango amaramente delusa perché lo spazio ottenuto è molto inferiore alle aspettative  anche perchè il numero delle riviste che ritengo "da buttare" è sempre molto esiguo  e i “porta listini” nuovi sostituiscono bene o male lo spazio occupato precedentemente  dai giornali e oltretutto, stilisticamente parlando J, non sono proprio belli da vedere. Da qui un ulteriore studio per cercare di capire se è meglio metterli di taglio o di piatto…
insomma come potete immaginare non è cosa semplice , soprattutto è molto ma molto difficile trovare una ricetta perché non mi ricordo MAI dove posso averla archiviata , per cui, ogni tanto prendo una “raccolta” a caso e scopro pagine dimenticate e trovo idee insperate…
tra le mie pagine volanti (ancora da archiviare) ecco questa :

Zuppa di limone
(dosi per 4 persone)

ingredienti:
2 cucchiai di maizena
1 lt brodo di pollo
4 cucchiai di riso
1 limone
2 uova
Noce moscata
Sale
pepe

Sciogliere i 2 cucchiai di maizena in una ciotola con parte del brodo di pollo .
Il rimanente lo mettete sul fuoco e , al bollore, buttate i 4 cucchiai di riso. Per 10 minuti li fate cuocere a pentola coperta a fuoco basso. Poi togliete il coperchio e fate cuocere per altri 10 minuti abbondanti. Nel frattempo grattugiate la buccia del limone e ne se spremete metà, tenendo il tutto da parte.
In una ciotola sbattete le uova con una piccola frusta versando il succo del limone poco alla volta.
Regolate di sale e pepe profumate con la noce moscata e aggiungete la buccia del limone precedentemente grattugiata.
Quando il riso sarà ben cotto, più del normale , versate il poco brodo nel quale avevate fatto sciogliere la maizena  e mescolate con una frusta e  frullate il tutto con il minipimer ottenendo una crema alla quale aggiungerete anche la “salsa” al limone .
Rimettere la zuppa a fiamma bassa per far addensare e servire.
A me questa zuppa è venuta densissima quindi ritengo un “di più” aggiungere la maizena. Già il riso frullato dà la giusta densità a questo piatto, almeno , secondo me.
L’ho assaggiata molto curiosa e  mi è piaciuta tantissimo! Veloce da fare e d’effetto.
Perfetta con una veste rustica ma non male anche in veste più glam, servita in  tazze bianche moderne e lineari ma senza dimenticare un tocco di “ancien” che fa chic ed ecco perfetti i mestoli della nonna per servirla !


Il preambolo a questo piatto per dirvi che la ricetta di oggi proviene dalla pagina strappata ad  una rivista …del mitico parrucchiere…ma lui non lo sa…
di sicuro lo sa la signora che era seduta vicino a me che mi aveva  guardata  malissimo ma ho cercato di far finta di niente , non senza fatica .
In effetti non ero  proprio a mio agio ma anche per questo, la mia mamy, mi ha detto che con l’età si migliora! Passando gli anni dovrei riuscire a fare anche un sorrisino alla signora in causa e magari fare anche qualche battutina ironica!!! Wow!! Non vedo l’ora di avere 80 anni!!!


lunedì 21 novembre 2011

L'EMMETI COME MASTERCHEF PER IL MIO : "BACCALA' LUNGO UN GIORNO"


PROLOGO:
Scusate se per questo MT mi sono sentita un po’ come a…masterchef…non tanto per la mistery box (gli ingredienti li sapevo…) quanto per il “pressure” !!!
Eh, si perché questa prova è stata dura !
Non sono da “secondi” questo si sa….non sono da carne, non sono da pesce ….
Amo cucinare i primi, le sfiziosità e i dolci… e queste non sono giustificazioni ma, premesse doverose :-)
E questa volta mi è toccato il baccalà : questo sconosciuto…
Mai fatto, pur vantando origini istriane/venete e pur ricordando perfettamente questo sapore: mia nonna lo preparava spesso , inoltre , quando capito in zona “venezia” , non posso non gustare il baccalà mantecato, che è una delle mie passioni.,servito in qualche bàcaro d.o.c..
Mi sono svegliata sabato con un pensiero fisso: baccalà alla livornese. Ingredienti obbligatori: baccalà e pomodoro…..che come un mantra continuavo a ripetere nella mia mente…

TIMING:

ore 10 (eh, si , era pur sempre un sabato e mi sono rifiutata di fare la solita levataccia dal letto!) Sono andata al mercato dove c’è un banchetto ad hoc, di quelli che vendono aringhe, olive,e , appunto, baccalà…
Ho chiesto consigli al giovane che mi ha servito ma non era particolarmente creativo e mi ha bellamente rimandato a sua madre che mi ha detto che il baccalà alla livornese lei lo fa …. alla livornese. Punto.
Preso atto del tutto, sono tornata a casa con il mio baccalà ( già ammollato) e un sacchetto di olive nere…

Dalle ore 12.30 alle ore 16 :ho trascorso gran parte del primo pomeriggio a sfogliare riviste, libri di cucina, a navigare in internet alla ricerca di qualche idea ispirante…: il nulla cosmico.
A parte una ricetta carina scovata in un libro “antico” (che avrò da circa 15 anni) che parlava di crackers…
si ma…..cosa c’entrano con la ricetta dell’MT???
E mentre pensavo come fare ‘sto baccalà ho preparato i crackers alle olive che di sicuro avrebbero completato il piatto che dovevo ancora pensare e soprattutto fare!!!

Crackers con farina di riso e olive nere :
100 gr farina 0
120 gr farina di riso
80 gr burro
1 pizzico di sale
Un tot di olive tritate
120 ml latte caldo

in una ciotola versare le due farine, il sale ,le olive e il burro leggermente ammorbidito.
Impastare con le mani formando un composto sbricioloso. Aggiungere il latte caldo e impastare (se risultasse troppo morbido, aggiungere farina…)
Formare una palla elastica e trattabile con il mattarello :-) stendere una sfoglia sottilissima (2 mm) e ritagliare le forme che più piacciono. Io avevo uno stampo a margherita ma ne ho fatti (e non fotografati) anche a losanghe e rettangoli stretti e lunghi.
Forno a 180° per circa 5/10 minuti, cioè fino a quando non risultano ben dorati.
Si mantengono qualche giorno in scatola di latta ,ma quando li preparo finiscono in fretta…

ore 17 :da qui ho scelto la strada facile e immediata: guardando il baccalà mi è venuto spontaneo , pulirlo (togliere la pelle ed eventuali lische) , tagliarlo a pezzi, infarinarlo e friggerlo in poco olio. Nel frattempo ho tagliato a tocchetti il pomodoro e l’ ho fatto andare con olio e aglio e sale.
Il baccalà è finito nel sugo così preparato con qualche oliva nera ma per la foto è stato allestito in modo più “elegante”…

Ore 20 : finalmente all’alba delle otto di sera potevo dire che il capitolo baccalà alla livornese era chiuso, non male come tempi! Vi assicuro che , i pezzi di pesce vagamente croccanti , resi più ricchi dal sugo che li inzuppava leggermente, non erano affatto male e le sfoglie alle olive lo rendevano …più chic! :-)

EPILOGO:

Come sostengo da tempo sono stra convinta che i partecipanti a master chef sanno già che ricette dovranno fare…perché mi rifiuto di pensare che ,senza nulla sapere , questi personaggi sono in grado di pensare e cucinare ricette originali, complicate e ricche ,in un’ora soltanto … o forse la mia è sana invidia verso i creativi veri che sanno davvero improvvisare abbinamenti e sapori vincenti in tempi minimi.
Non potrei mai partecipare ad un masterchef, non ce la potrei mai fare… vedrei già cracco che annusa il mio piatto e mi guarda perplesso, barbieri che sorride, assaggia e…non sorride più e ,infine, bastianich che nemmeno assaggia, vista la banalità della mia ricetta  ed è già buona che, maleducatamente come solo lui sa fare, non mi sbatte il piatto in terra…
Non solo, mentre i miei colleghi partecipanti , furbi come faine , avrebbero già la ricetta vincente in testa, io vagherei nei meandri della mia memoria , azzerata dall’agitazione, a cercare qualche sprazzo di ricordo culinario interessante….
Non ultimo , il problema di dare un nome al piatto : i “titoli” alla Imma sono lontani da me anni luce…
Ma, visto che, questa volta,  di tempo ne ho avuto,;-),  azzardo questo “titolo” :

baccalà lungo un giorno...

per l’EMMETI (altro che mastechef!!!) di novembre !

domenica 13 novembre 2011

BEET CAKE...UN'ISPIRAZIONE ROMANTICA E ORIGINALE


Vagando tra i blog avevo trovato, tempo fa, un graziosissimo video (che allego alla fine del post) che mi era piaciuto tanto. L’ho trovo poetico, romantico e piacevolmente  “antico”…
Dopo l’impatto “istintivo” legato alle immagini la mia curiosità si era fatta catturare dalle ricetta : una torta con le …barbabietole.
Non le amo particolarmente, mi capita di mangiarle ma non impazzisco…rape e derivati, non sono tra i miei cibi preferiti.
Immaginarle poi in una torta dolce…mah? Non restava che provare!
Finalmente ho trovato uno sprazzo di tempo da dedicarmi e quindi oggi ho preparato la Beet Cake…J

Ingredienti:
io li ho tradotti così (nel video si parla di “cup” e di “oz” e pigramente non sono andata ad informarmi sulle equivalenze…ho fatto di testa mia ,ehm, basandomi sulle immagini e intuendo, forse, qualche  dose…)

500 gr di barbabietole cotte
260 gr circa di farina 00
200 gr di zucchero (“mascovado”) di canna integrale
100 gr circa ciccolato fondente
3 uova
130 gr di burro
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 stecca di vaniglia  (nel video si vede un cucchiaio con essenza di vaniglia che non ho trovato...)

Ho frullato le barbabietole. In una ciotola ho messo il burro morbido ,la farina con il lievito e la vaniglia (prelevata con un coltellino, raschiandola) e ho aggiunto anche lo zucchero. Ho mescolato il tutto con il KA. Nel frattempo ho fatto sciogliere a bagno maria il cioccolato e, una volta raffreddato, ho messo nella ciotola insieme alle barbabietole e il pizzico di sale.
Ho rimescolato il tutto , fino ad ottenere un impasto morbido con il quale ho riempito uno stampo da 20 cm di diametro imburrato e , dato che ne ho avanzato un po’, ho riempito anche degli stampini in silicone da crème caramel…
Ho infornato la torta a 200° per 15 min e poi ho abbassato a 180° continuando la cottura per un’altra mezz’ora. Gli pseudo muffins invece, li ho infornati a 180° per circa 20 minuti (ma ce ne sarebbero voluti anche 30…i miei sono usciti un po’ troppo “mollini”)
un bella spruzzata di zucchero a velo ..et voilà..


Fare questa torta dall’impasto rosa ciclamino è una novità per me abituata ad impasti “classici” ma non solo il colore mi sembrava “strano” …ero troppo curiosa di assaggiarla , non riuscivo ad immaginarmi il suo sapore.
Originale senza dubbio ma, per me, troppo particolare . Sentivo comunque il sapore della barbabietola che inevitabilmente condiziona questo dolce mentre il cioccolato si perde un po’, forse ne andava messo di più. La consistenza è simile alla torta di mele classica, quella  fatta in casa , solo…senza frutta :  quindi l’impasto è “umido” e morbido.
C’è da dire che mangiandola, ci si abitua al nuovo e alla fine è una torta che piace.
Un significato molto filosofico per questo dolce :  bisogna lasciarsi trasportare ,a volte, da situazioni, sapori, eventi , …“strani” per scoprire che nel nuovo , nel “non conosciuto” c’è del fascino,  c’è del buono che va scoperto e fatto nostro.
Per me difficilissimo J , sono abitudinaria, non amo gli stravolgimenti, mi dà sicurezza cucinare e mangiare una torta di mele, confortante,  senza sorprese o novità inaspettate!
Un torta filosofica che rende più ricchi , un’esperienza da gustare fino in fondo magari guardandosi anche questo bellissimo video…



beet cake from tiger in a jar on Vimeo.

domenica 6 novembre 2011

UN PAIN BRIOCHE SOTTO LA PIOGGIA...



Impossibile uscire e quindi si sta a casa con la tristezza delle immagini di una Liguria in ginocchio e con la paura per lo stato d’allerta per alcune regioni a rischio innondazione.
Non ho voglia di far nulla complice un mal di testa “dei miei” ma tra una tregua e l’altra ,non posso non fare almeno un veloce e confortevole (per l’animo) dolce…
In pratica è una non ricetta perché ho utilizzato un preparato acquistato durante una delle mie gite in Francia . L’avevo già sperimentato qui e mi ero ripromessa di riprendere questo magico sacchettino con magica farina alla quale va aggiunto solo il latte e un po’ di burro.
I sacchettini in realtà erano tanti, ognuno con un preparato diverso: pani rustici, dolci, ecc... e io mi sono fatta ispirare da questo panbrioche campagnolo...
La fatica maggiore l’ho lasciata al mio fidato KA senza togliermi però il piacere di impastare da me qualche minuto la palla di pasta che sentivo bella, liscia e compatta tra le mani.
L’ho fatta lievita per circa 2 ore e poi ne ho fatto 4 palline che ho messo in uno stampo da plumcake. Altra lievitatura di circa un’ora e poi 35 minuti in forno a 180°. Dopo 10 minuti di cottura però,  ho coperto la superficie con la carta stagnola perché si stava bruciando.
Queste le quantità:
350 gr preparato Francine “Brioche de campagne”(e scusate il nome che è già una piccola poesia…)
200 ml di latte tiepido
75 gr di burro morbido
Un po’ di latte per spennellare l’impasto prima di metterlo in forno 

Un altro ingrediente indispensabile sarebbe quello di convincere , chi vi accompagna in gita, di fermarsi in un supermercato della zona , “giusto per dare un’occhio” , ben sapendo che dietro questa vostra “innocente” curiosità si cela invece la voglia spasmodica di acquistare quei mille prodottini che sono introvabili nei nostri supermercati  italici J
Si lo so, ci sono anche molte più “schifezze” già pronte che di solito, non finiscono nei nostri abituali carrelli ma, si sa, l’occasione fa l’uomo ladro e la donna approfittatrice, dico io ,  e quindi , oltre a questi deliziosi (molto francesi) sacchetti di farina , ho messo nel carrello: crepes integrali già pronte (che si possono anche surgelare!!!) madeleines ai mille gusti, biscotti bretoni, formaggi impanati da gustare come aperitivo , salse più o meno conosciute, miele di lavanda,  e mille altre cose delle quali un po’ mi vergogno e terrò segrete!! J


Il pan brioche mi piace tantissimo, non mi piace troppo dolce e infatti quando lo preparo senza “farine magiche” ci metto poco zucchero così lo posso abbinare sia a marmellate e creme cioccolatose che a saporiti patè…in questo caso preferisco tostarlo , trovo che la croccantezza si sposi meglio con il salato.
Devo dire che questa farina compresa di tutto , ha il giusto grado di zucchero , cioè non è troppo dolce e , soprattutto, ha un profumo delizioso che,  una volta sfornato il pan brioche,  si espande per la casa.
Continua a piovere in questa buia domenica dai ritmi rallentati e un pò mi crogiolo in questo stacco dal mondo, unico momento di quiete (nonostante il mal di testa...) nella vita frenetica e sempre di corsa che non ti permette di capire cosa sia ,in fondo, la felicità : forse .. anche fare un pain brioche ?

martedì 1 novembre 2011

PASTA CON FARINA DI CASTAGNE FATTA IN CASA E...KARMA YOGA :-)


Una ricetta a metà, "un work in progress” o semplicemente un occupare il tempo facendo una cosa che piace, ritrovando una lentezza terapeutica per  un periodo “intenso” per me.
Il fatto nr. 1 scatenante: la mia amica Donata mi ha regalato un’ottima farina di castagne, ma non di quella "modello supermercato", nossignori, una di quelle  vere, fatte macinando le castagne ottenendo così non una “talco farina” ma una farina un po’ grossolana ma profumatissima e speciale.
Non posso vantare tradizioni di famiglia  in cui donne di casa mi hanno erudito nel fare la pasta ma posso solo dire che ,anni e anni fa, avevo seguito un corso di “cucina mediterranea vegetariana” (allora andava “troppo” di moda…) nel quale ci avevano insegnato anche a preparare la pasta all’uovo, non tirata  a mano con mattarello, ma con la macchina ad hoc (però  rigorosamente a manovella…per mantenere quello spirito country e easy che tanto ci  piaceva negli anni new age)
Ho quindi rispolverato la mia vecchia Olympia (così si chiama …ma non faccio pubblcità è diventato il suo nome proprio …) e , questa volta con l’aiuto del mio mitico KA, che ha magistralmente impastato, ho fatto i ravioli di farina di castagne con ripieno ai funghi (+ tagliatelle).
Prima di scrivere la semplicissima ricetta ,due parole per condividere alcune mie riflessioni .


Perché  a me la sfoglia inizia a venir “giusta” dopo la terza striscia? Mi spiego: preparo la prima “striscia” di sfoglia : uno sfacelo, ma la rammendo….preparo la seconda: idem come sopra.
La terza,  così cosà…poi tutte perfette…
E impastando e “sfogliando”, sono giunta a questa conclusione:
quando incomincio  , ho le “fregole” (come diceva mia nonna) nel senso che voglio fare tutto in fretta…:passo la pasta nei rulli troppo velocemente , non la piego come si dovrebbe, sono disattenta e maldestra …poi mano a mano che il tempo passa, mi rilasso, trovo il piacere di perdermi nei movimenti che si fanno sempre più precisi e  attenti, la mente ed il corpo si fanno cullare dai minuti  scanditi dai ritmi dell’ impastare, infarinare, tirare, piegare  , donandomi una calma e una consapevolezza del movimento che diventa quasi un rito : un karma yoga perfetto !
Eh si, “karma yoga” ,lo yoga dell’azione, strumento per raggiungere l’obiettivo finale della propria autorealizzazion, ma ,cosa più  importante,  è che l’azione svolta mediante il karma yoga è un’azione meditativa , un momento sacro che ci unisce con…l’universo.
E se pensate che stiamo parlando di ravioli, direi che non è affatto male!:-)
Quindi ho ritrovato ,piano piano, la manualità necessaria per rendere i miei ravioli presentabili e ,di sicuro, carichi di energia positiva e…cosmica.

La ricetta  è semplicissima .
Il ripieno è un po’ una “parodata” (ehm…da Parodi, la Benedetta…) , non inorridite, credo che dentro ognuna di noi si celi, almeno ogni tanto, una piccola parodi che apre buste surgelate e usa preparati già…”cotti&magiati” J e io, lo confesso, non sono da meno….ma a me non pubblicano libri di ricette…..sgrunt! ops, scusate…mi ero lasciata prendere da ragionamenti poco da karma yoga…J
Dicevo,  per il ripieno dei miei ravioli ho   utilizzato, ebbene sì,  i funghi secchi , au lieu , di quelli freschi, belli, porcini veri, profumati, …
E ho aggiunto loro nessun formaggio blasonato, particolare, originale ma bensi il formaggio della Kaori (per chi se la ricorda…) cioè  quello tipo philadephia ma proprio uguale uguale…insomma, si proprio lui!
Dopo questi mea culpa ecco :

Ingredienti e tempi&metodi :

per la pasta :
4 uova
200 gr farina 0
200 gr farina di castagne
Ripieno:
funghi secchi ammolati in acqua tiepida (ne ho messi circa 3 manciate)
aglio
olio extravergine d’oliva
3 cucchiai di formaggio bianco spalmabile tipo J Philadelphia
sale
La pasta all’uovo è semplicissima da fare . si impasta bene, non fa grumi, insomma, riesce sempre, anche se con questa mia farina di castagne non era proprio liscia e levigata ma proprio lì stava la sua peculiarità
Una volta pronto il panetto, io lo avvolgo nella pellicola e ne prendo un pezzo per volta che lavoro nella macchina .
Ricavo sfoglie che metterò nella ravioliera, farcirò con l’impasto, ricoprirò con altra sfoglia e farò i miei ravioli che dividerò con una rotella dentata ad hoc.
Il segreto di sfoglie perfette sta nel ripiegarle sempre prima di metterle nei rulli , in 3 parti , in modo da conferire alla pasta la consistenza e l’elasticità giuste.
Ripieno : in una padella far soffriggere l’aglio nell’olio , versare quindi i funghi scolati e sciacquati bene . far cuocere stufando , aggiungendo l ‘acqua (filtrata) dell’ammollo dei funghi.
Una volta cotti li trito leggermente (non proprio una poltiglia …) e unisco il formaggio e doso di sale…
Fine….




Con la quantità di pasta che ho fatto, mi  sono usciti circa 50 ravioli,  di taglia media, e tagliatelle per 3 persone…
Per questo post ,nessuna foto di piatti cucinati ….mi ispirava fissare il momento della preparazione che, in questo caso, è quella che conta. E’ lì che mettiamo un pezzo del nostro cuore, tra i rulli della macchina, i pizzichi di farina con la quale accarezziamo le sfoglie … è lì che mettiamo un po’ dei nostri sorrisi quando siamo felici del risultato,quando la trasparenza e la sottigliezza della pasta ci rendono soddisfatte…è lì che un poco della nostra anima da cuoca si mescola agli attrezzi  , che guardiamo come preziosi alleati nel compimento di questa piccola alchimia grazie anche ad ingredienti semplici che  ci regalano piatti unici che sono un  vero dono per noi e per gli altri.
e per concludere "a tema" :

«Per colui che ama veramente l'anima, che è soddisfatto
pienamente dall'anima e trova appagamento solo nell'anima,
non esiste dovere.
Costui non ha scopi di guadagno nel mondo facendo
un'azione né perde qualcosa non compiendo azioni.
Egli non dipende da alcuno per nessuna cosa.
Compi dunque sempre le buone azioni materiali (karyam)
e le azioni spirituali (karman) senza attaccamento.
Facendo tutte le azioni senza attaccamento, si ottiene il Supremo».
(Bhagavad Gita III,17-19)


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