Davvero difficile questo MT di giugno, per me. Una sfida in tutti i sensi …il fritto! Nonostante io faccia parte di una famiglia di friggitrici perfette : mia nonna Angela friggeva di tutto in modo perfetto, croccante e asciutto e come lei le sue 3 figlie : la mia mamy, la mitica zia Leru e la zia Rita ( creativa e vagamente “out of zucca” della famiglia)
Io ho il terrore dell’olio bollente sicuramente perché in una delle mie tante vite precedenti (eh…si) sono stata una strega, non una strega vera !!! semplicemente avrò avuto qualche gatto e di sicuro avrò cucinato per qualche MT del tempo…per questo forse sarò stata buttata nell’olio bollente…chissà…
Immagine cruenta ma, c’est la vie di noi che abbiamo un passato “storico”…
Anyway…
Sta di fatto che adesso mi devo cimentare in questo kaki-age , dove l’olio bollente è indispensabile .A parte qualche esperimenti riuscito , in cui ciò che friggevo diventava davvero dorato e croccante il resto è “abbastanza sempre” un …flop.
Armata di tutta la cultura e la filosofia zen che mi ha accompagnata per diversi anni mi butto in questa impresa.
La ricetta è quella paro paro di Acquaviva, anzi mi vergogno un po’ a dire così…nel senso che ho deciso di non inventare nulla di strano perché era già un’impresa così….Per le dosi della pastella vi rimando alla sua precisa ricetta.
I “miei” ingredienti sono stati:
gamberettizucchine
fiori di zucca
trasformati in nuvolette fritte
la salsa per accompagnare il tutto , ehm, non l’ho fatta io ma ho utilizzato la salsa di soia…
Tornata dall’ufficio, con temperatura di circa 30° e umidità al 100% è stato davvero molto zen mettersi ai fornelli con una wok fumante
Nonostante cercassi nel suono primordiale “OM” l’armonia cosmica per permettermi di rilassarmi e di cucinare con consapevolezza, non è stato facile.Ho tagliato le zucchine con taglio mijingiri J e mi sono sentita “jap inside” !
La ricerca dell’ambientazione giusta è stata non facile. Il piatto che pensavo di utilizzare probabilmente è nascosto ancora in qualche scatolone vagante post trasloco e quindi ho dovuto inventarmi altro. Mi è venuto in aiuto un libro, un taccuino sul Giappone: disegni e acquerelli bellissimi . decido che questo libro farà parte del mio kaki-age perché il sottotitolo è “taccuino del mondo fluttuante”, ukiyo, che esprime la transitorietà delle cose terrestri,l’impermanenza e la radicale instabilità di questo “basso mondo”…
E', in fondo, il solito concetto del carpe diem,per me difficile da accettare, ma questo kaki-age, inconsapevolmente mi ha dato un’ulteriore occasione per meditarci su…










