domenica 30 gennaio 2011

BON ANNIVERSAIRE MARIE ANTOINETTE !


Quando stamattina mi sono svegliata il paesaggio che mi si è presentato aprendo la finestra è stato, a dir poco, da vera sorpresa. La neve! E chi se l’aspettava!!! Dopo qualche nanosecondo però tutto mi è stato chiaro: poteva la petite reine avere una giornata normale per il suo compleanno?? Direi di no!
Quindi ecco la bianca neve che le ha regalato uno scenario ovattato e romantico come le si addice !

Come sempre, al suo compleanno la torta la fa la mamy (cioè io) e come sempre le torte si rivelano dei…flop! Ma questo mi accade spesso ed è già documentato nel mio giovane blog (vedi mio compleanno e …suo compleanno dell’anno scorso)
Avevo chiesto alla blasonata figlia che torta volesse per son anniversaire e lei, pensandoci un po’ aveva proclamato : una millefoglie.
Ah bè, “solo” ??? ho subito escluso di preparare da me medesima la pasta sfoglia, quella sarebbe stata rigorosamente da super (surgelata, arrotolata, stesa…come l’avrei trovata , l’avrei presa)
Per la crema pasticcera mi sono letta un po’ di ricette qua e là ed ho scelto questa:

Ingredienti:

½ litro di latte intero
100 gr di zucchero
50 gr di farina
5 gr di fecola
4 tuorli
Scorza di limone grattugiata
Vaniglia
1 conf. Di Panna fresca

Ho scaldato il latte con la scorza di limone grattugiata e la vaniglia raschiata e ho portato ad ebollizione. Nel frattempo ho montato i tuorli con lo zucchero e ci ho aggiunto poi la farina e la fecola. Dopo ho versato il latte bollente sulla crema di uova e ho rimesso sul fuoco per qualche minuto, fino a quando, cioè la crema si è addensata. L’ho fatta raffreddare coprendola con una pellicola . Ho poi montato la panna che ho aggiunto alla crema e ho quindi farcito i miei tre strati di pasta sfoglia cotti nel forno a circa 200° .
Flop perché?
Punto A : la pasta sfoglia era cotta troppo poco e ne ho comprata una di un “modello” poco burroso. Quindi il risultato è stato una pasta troppo secca ma non friabile e troppo “rigida”
Punto B : la sfoglia si è gonfiata troppo nel forno nonostante l’avessi bucherellata qua e là. Quindi la millefoglie è risultata di un’altezza spropositata e inelegante !
Punto C : avendo voluto esagerare ho utilizzato tutta la pasta sfoglia comprata e la crema era sufficiente a ricoprire gli stari di un velo sottile o poco più che è stato assorbito dalla pasta rendendo il dolce piuttosto asciutto.
Punto D : nonostante gli strati gonfi e la crema scarsa la millefoglie nella notte è “svenuta! Quindi al mattino l’altezza era accettabile ma la consistenza era gnucca e poco “aerea” e leggiadra.
Punto F : ma la crema era buonissima!!!

Marie Antoinette mi ha fatto lo stesso i complimenti, o meglio, mi ha detto che “si forse non era il top delle millefoglie ma era mangiabile “ è già qualcosa.
Inutile dirvi che a metà mattina mi era preso il panico nel vedere il risultato! Tanto che ero già pronta a fare una crostata al volo . Poi ho deciso di tagliare il dolce a rettangoli e ho servito solo quelli centrali , più ricchi di crema e più presentabili!
Per fortuna il pranzo era intimo e ho potuto rimediare sfruttando meno della metà del dolce.
È il resto della torta??? Bè, come sapete non mi formalizzo e giusto a merenda ne ho mangiata un’altra fetta dal look improponibile ma dal gusto accettabile.

La petite reine diventa sempre più grande e l’augurio che le faccio è quello di saper guardare avanti con tutto l’entusiasmo possibile per affrontare la vita che ha davanti. Ha già una bella età (19 anni!!!) :-) e purtroppo si guarda intorno e il futuro la spaventa ma spero riesca a tirar fuori la grinta necessaria per manifestare al meglio le sue doti…
Tra le quali un’eleganza e una classe innate che la rendono anche fin troppo snob rispetto alle sue coetanee e come mamma di regina ( e che regina!) non potevo non contribuire alla sua immagine di charme : come piccolo pensiero un... rouge a levres chanel , noblesse obblige! :-)

lunedì 24 gennaio 2011

TORTA ZEBRATA...TORTA COPIATA! ;-)



Ecco che arriva forte il profumo…era troppo tempo che non sentivo questo inebriante aroma spargersi per la casa! Zuccheroso, cioccolatoso…un dolce che sta gonfiando nel forno e sprigiona aromi caldi, rilassanti.
Un dolce che è stato una prova …dopo averlo ammirato in uno dei miei blog super preferiti ho subito voluto cucinarlo. Un dolce semplice, essenziale nei suoi ingredienti ma con un effetto assolutamente originale e sorprendente. Ho seguito alla lettera le istruzioni della Stefania et voilà, il miracolo della pasticceria si è compiuto. Anche nel mio dolce sono apparse le deliziose variegature che caratterizzano questo dolce. Questo ensamble di colori mi sembrava arduo a farsi e lo ritenevo “roba da imparati” e invece no! Anch’io sono riuscita a rendere l’immagine che volevo al mio morbido impasto bicolor !
Quante volte quante, non ho fiducia in me stessa! Non oso, mi blocco convinta di non essere all’altezza! E quante volte invece, forte della quotidianità di certi gesti, mando a farsi benedire , per esempio, il semplice e collaudato impasto delle crepes facendolo…impazzire.
Ma quando sotto ai miei occhi un pane particolarmente impegnativo lievita in modo esagerato e , una volta messo in forno, si gonfia ancora e diventa dorato e fragrante al di là delle mie aspettative, non esiste felicità maggiore! Così pure per i dolci che nel forno affrontano la prova più dura ma ne escono vittoriosi e profumati sono soddisfazione pura per me. E tutte queste cose hanno il peso del miracolo al quale assisto estasiata e soddisfatta.
Sono esagerata? Forse si ma credo di essere compresa da chi, come me, dopo giornate pesanti in cui nulla si incastra come dovrebbe o quando i pensieri sono troppo grevi anche per chi è abituato a sopportare, cosa c’è di meglio che dedicarsi a ciò che piace, che gratifica, che rilassa ?
La stanchezza del giorno si cancella alla prima mescolata di impasto, anzi, già quando preparo gli ingredienti sento una scossa nelle braccia, nelle mani…energia che si rinnova , che incomincia a fluire. Nasce e cresce l’entusiasmo per le piccole cose che fanno apprezzare il senso della vita.
Ecco l’impasto prima di cuocere nel forno che è già bello da vedere e lascia ben sperare nella sua riuscita.




Mentre i dolci cuociono nel forno spesso li guardo e quando vedo che lievitano perfetti sento dentro di me una contentezza assolutamente incomprensibile ai più…guardo attraverso il vetro del forno e sorrido e mi dico: ma quant’è bello!! Ma quanto è riuscito bene!




E non vedo l’ora si sfornarlo, di assaggiarlo presa da una sorta di frenesia ….
È un momento intimo , non c’è condivisone durante quei momenti, semmai dopo…quando lo faccio assaggiare a qualcuno o quando, forse, ne scrivo sul blog …ma fino a quei momenti è un rapporto stretto e unico tra me e il dolce /pane che preparo. In cucina ci siamo solo io e gli ingredienti, elementi alchemici che doso come una maga nel suo antro magico…niente formule esoteriche ma oggetti pratici che si trasformano in alleati mitologici (ehm…per esempio il mio KA!!!) capaci di rendere ancora più favoloso il tutto.
A volte sono sola in casa , nemmeno Eu ,il gatto, rimane sul divano ma con un miagolìo prepotente chiede di uscire. Tempo prezioso, solitario, creativo, che pochi sanno apprezzare ritenendo anche gli attimi di solitudine tristi e pesanti. Non è così per me che nell’assenza di rumori, di cose, di persone, ritrovo la pace e la quiete dopo la tempesta…confortata anche dal profumo della torta appena sfornata.
Non vedo l’ora che raffreddi. Non vedo l’ora di tagliarne una fetta per vedere se anche il mio dolce mi regala l’interno a righe che tanto mi ha colpita e mi è piaciuto. Il tempo scorre lento e quindi ne approfitto per scrivere …
“sfornatelo quando è tiepido” dice la Stefania . e io aspetto il “tiepido”…
Ecco , tocco la teglia, per essere certa della temperatura giusta per sfornarlo. Prendo la gratella , appoggio il dolce, lo lascio raffreddare ancora un po’ e intanto prendo il coltello e penso : dove mettere la fetta per la foto? Come ambientare il tutto? Di sicuro in cucina perché qui il dolce è nato, perché qui si respira ancora più forte l’aroma del cioccolato e della vaniglia. Ed ecco il taglio…siiiiiiiiiiiii!!! Ci sono le righe variegate!!! Evvvvvai!!!
Veloci le le foto (con il cellulare …eh, si) e poi l’assaggio! Che fatto da dolce tiepido è ancora più una libidine! Eh si perché gli ingredienti sono ancora più morbidi e voluttuosi! Il cioccolato si sposa alla perfezione con l’impasto che sa vagamente di vaniglia grazie allo yogurt aromatizzato…

Inutile dire che mi sono mangiata...ehm...ben 2 fette, alla faccia della dieta! :-)))
Per la ricetta vi rimando alla mia musa ispiratrice perché l’ho fatta uguale uguale…





domenica 23 gennaio 2011

RISOTTO CON ASPARAGI E SCAMPI...

Non so perché ma è un periodo che mi ispirano i risotti…sarà che l’inverno mi sembra la stagione più appropriata per cucinarli, sarà che mi sembra di trovare glia abbinamenti perfetti ….
Questa ricetta però è stata, in parte, ispirata dal Simone (si, il Rugiati) che ogni tanto guardo alla tv quando sono ospite da chi ha sky (trad.: quando vado dalla dolcemetà). Il Simone ha utilizzato questo brodo per una ricetta con il cous cous e, forse , le seppie, non ricordo…io l’ho copiata e leggermente modificata solo per il tipo di pesci utilizzati.
Ero convinta che questo brodo fosse troppo forte e sapesse troppo di pesce…eh, si perché io sono una di quelle persone che ama il pesce che…non sa di pesce. Non so se ho reso l’idea ;-)
Altra ispirazione è stata la quantità industriale di riso presente nella dispensa della dolcemetà.
E qui è doverosa una spiegazione:
Durante le feste di natale , tra le mille cose interessanti che ho fatto (????) ho anche tentato di sistemare un po’ cassetti e armadietti della di lui cucina…per prima cosa ho notato che non esisteva assolutamente nessuna regola fissa di stoccaggio merci . Per esempio : il caffè.
Una volta può essere messo nell’armadietto in alto a destra insieme a sale, pepe, olio …e un’altra volta messo nel cestello in basso a sinistra dove c’è la pasta…oppure, why not?, appoggiato “ma solo momentaneamente (????)” sopra la cappa , nel mobiletto dei piatti….
Sono entrata in panico totale! Io non sono assolutamente ordinata ma per alcune cose sono super maniacale e la sistemazione cucina è una di queste….
Mai e poi mai metterei il caffè con sale e olio! Il caffè lo associo al dolce e quindi lo metto tra gli zuccheri, granelle di nocciola, lieviti per torte …insomma tutto ciò che ha a che fare con preparazione di torte & c
Per contro il the, che a ben guardare, potrebbe essere messo insieme al caffè…lo metto vicino a biscotti e tortine , alle tisane e ai mieli.
È vero ognuno ha le proprie idee ma , almeno , dico io, mettere le provviste sempre allo stesso posto in modo da accorgersi se ci sono scorte o meno…per quanto riguarda ,ad esempio, il riso ne ho trovati, sparsi per la cucina , ben 6 kg, per un totale di 6 confezioni ubicate a volte nel cestello della pasta, a volte nel ripiano delle patatine, salse e schifezze varie, a volte dove capita….
Con voce assolutamente NON amorevole ho intimato : per un po’ di mesi togliere dalla lista della spesa la parola RISO !
Inutile dire che la risposta è stata “ehm…ma quale lista?” ma lasciamo stare le liste perché questa è un’altra storia!
È stato un pomeriggio molto difficile perché quando io entro nella fase “voglio sistemare il mondo” non mi ferma nessuno e non solo smonto , ricolloco, cambio idea , non sto ferma un attimo ma non sto nemmeno zitta , commentando di continuo.
Insopportabile io, stoico lui : è riuscito a non alzare nemmeno la voce, io mi sarei mandata a stendere! :-)
Ma il risultato mi ha soddisfatta: armadietti divisi per “categorie” e cassetti “monotematici” organizzati e ordinati!! Non sono arrivata a stoccare per ordine alfabetico come faceva il protagonista di “Turista per caso” ma c’è mancato poco!!! :-)
Fare il riso alla sera è stato d’obbligo aiutata anche da quel caro ragazzo del Simone , un po’ fuori di testa ma simpatico( e se avessi “qualche” anno di meno credo farei pazzie per uno così ) che con la sua ricetta mi ha ispirato !

Quindi ecco qui gli ingredienti
Per circa 4 persone
500 gr riso carnaroli
1 mazzetto di asparagi (siamo , cioè la dolcemetà, è riuscito a trovarlo fresco ma vanno bene anche quelli surgelati…ubi maior…)
un tot di scampi

un tot di cicale
sedano carota cipolla

sale


Per il brodo: sedano , carota e cipolla tagliate a tocchetti e fatte rosolare con burro e olio. Poi aggiungere le cicale , le teste dei gamberoni e far rosolare ancora qualche minuto dopodiché mettere l’acqua fino a coprire il tutto. Far cuocere per circa un ora abbondante. Salare a piacimento.
Cuocere gli asparagi al vapore e tagliarli poi a tocchetti.
Pulire le mazzancolle.
Per il risotto: burro e olio in una padella in cui far tostare il riso. Quindi sfumare con un bicchiere di vino bianco e iniziare poi a cuocerlo con il brodo . Dopo 10 minuti di cottura aggiungere gli asparagi e 5 minuti prima della fine cottura aggiungere le mazzancolle.
Il riso sarà cotto dopo circa 20 minuti ma conviene sempre assaggiarlo. Io lo amo al dente e il confine tra la cottura che ritengo ideale e quella che me lo rende “scotto” è minimo…
Non ho aggiunto formaggio (parmigiano) ma nessuno vieta di farlo : de gustibus…
Il brodo di pesce mi ha dato proprio soddisfazione : delicatissimo ma saporito al punto giusto e soprattutto perfetto per questo riso che ci ha regalato un gusto elegante e raffinato con l’armonia perfetta dei sapori,
Inutile dire che al momento di ritirare il rimanente ½ kg di riso ho sfoderato il peggio che, a volte, c’è in me , domandando :
“dove deve essere messo il riso?” assumendo toni e atteggiamenti da perfetta maestrina della penna rossa.
risposta con risatina “ devo proprio dirtelo???”
è inutile , la sindrome da goliardico peter pan non lo abbandonerà mai…e io che impazzisco per i tipi intellettualoidi e super seri! :-)
ma forse me la sono andata a cercare....;-)

venerdì 21 gennaio 2011

LE AMICHEDELCUORE ...


Di tutte le cose più preziose ,il tempo, è quella che metto al primo posto. Avere tempo da dedicare a ciò che si ama credo sia un privilegio di pochi. Quindi, quando riesco a regalarmi del tempo per me, sono una donna felice e appagata. Sia che si tratti di leggere un buon libro in silenzio e in sana solitudine, che riuscire ad andare a farsi un giro per negozi senza stress e senza obbligo di acquisto (anche se è difficile!)o, ancor meglio, organizzare un’uscita con le amiche del cuore più lunga della solita pausa pranzo o della colazione al volo pre ufficio, che spesso mi faccio bastare!
Ed è quello che è capitato una domenica pomeriggio senza tanto preavviso, decidendo quasi dall’oggi al domani , che sono le situazioni più belle, con la mia amica Donatella.
Tra le mie amiche del cuore ce ne sono di “storiche” e di più recenti, la Donatella è una delle “storiche” :-)
Ci conosciamo da tantissimi anni e siamo diventate “grandi” condividendo le gioie e i dolori che hanno fatto parte delle nostre vite. Per mille e più motivi non c’è una frequentazione quotidiana ma quando riusciamo a vederci e come se ci fossimo lasciate il giorno prima…
Ho due amiche trendy , eleganti e “sul pezzo” : una per la moda e l’altra per l’arredamento.
Se ho bisogno di consulenza stilistica e su news modaiole per “abiti & c” il mio faro è la mitica Rita, mentre la Donatella è l’amica dal gusto raffinato e di classe per il mondo “casa & design”.
La sua casa è tra, le mie conosciute, quella che preferisco: sia per i toni che per i pezzi, scelti con attenzione , che arredano ogni angolo. Sa dosare il giusto mix tra pezzi antichi e di gusto moderno che rendono la sua casa calda e personale . Ogni oggetto è…perfetto! Sia che serva un caffè (con tazzine e cucchiaini che non nascondono la provenienza blasonata) sia che ti debba dare un sacchetto dove mettere, per esempio, delle riviste prestate ! Ebbene si, anche il sacchetto di carta o di plastica è…glamour! Anche i suoi due gatti , in qualsiasi posto della casa si trovino, sembrano essere stati messi lì in quella posizione da un esperto fotografo di interni tanto sono chic e perfettamente in sintonia con l’ambiente…
La gattina nera , addormentata sul suo letto con copriletto bianco panna che rispetta i colori della camera molto natural white, è distesa su di una trapunta scozzese bianca, rossa e verde, messa, piegata, ai piedi del letto che dà quel tocco di colore english che ravviva la camera e crea un’armonia perfetta di colori !
Oppure la sua cucina, per i miei gusti troppo piccola, ma di design moderno e funzionale, sempre white, nella quale compaiono qua e là, con non celata nonchalanche, oggetti di design divenuti ormai dei “classici” che la rendono simpatica ,regalando allegre macchie di colore.
Ha inoltre una lampada dei miei sogni (che possiede anche la mia amica Alda….) disegnata da un architetto famoso che mi godo ogni volta che vado da lei, come i nuovi "divanetto + poltroncina" , entrambi di design “datato” ma sempre attuale tanto da essere sempre presenti nelle riviste del settore come pezzi “storici” del panorama del design internazionale.
Insomma oltre al piacere delle nostre chiacchiere io mi beo del bello che mi circonda quando vado a trovarla…tra le tante cose che avrei potuto fare nella mia vita c’è sicuramente anche quella di essere potuta diventare arredatrice . Oltre a libri e riviste di cucina casa mia deborda anche di riviste di arredamento, passione che condivido con la mia amica Donatella che non manca mai di darmi riviste nuove da leggere nelle quali trovo sempre case da sogno che sono per me spunto per i miei voli pindarici e arricchiscono la mia mania di arredare case immaginarie (ne ho a migliaia) : prima di addormentarmi, nel letto, al buio, non conto le pecore ma….arredo case! Mi invento le planimetrie e parto proprio dalla pianta per scegliere mano a mano, pavimenti, serramenti, colori pareti e infine, mobili e oggetti….queste case finiscono in un archivio della mia mente dove le ritrovo tutte quando le voglio ricordare … finchè la memoria reggerà!! :-)
La nostra domenica, tra una chiacchiera e un’altra, è trascorsa piacevole e troppo in fretta .
Ci siamo bevute un ottimo the servito in modo delizioso! Non ho potuto non fotografare le tazze con i piedini : stupendi!!! e i dolci ? buonissimi !!! Anche se non sono stati opera della padrona di casa che non ama assolutamente cucinare! Questo però non vuol dire cha la mia amica non ami mangiare e soprattutto non ami mangiare bene e cose ricercate e particolari. Anche se non è uno chef non ci sono problemi : basta andare al ristorante! Noblesse obblige……:-)
Inoltre non ho potuto non immortalare la teiera , vero pezzo vintage, in smalto sbeccato che la rende ancora più interessante e bellissima!
Luci soffuse che ci hanno regalato un ambiente ancora più caldo e accogliente nel quale ritrovarci e raccontarci di tutto e di più.
La mia amica del cuore sembra una ragazza : viso botticelliano, un filo velatissimo di trucco, bionda , eterea, ultimamente con qualche ricciolo invece del suo classico carrè liscio che le dona e la rende più dolce . Scarpe basse forever e stile classico vagamente francese (abitini deliziosi, perle e gioielli preziosi ma minimal)
Moglie e mamma, attenta alla linea e sempre in moto ma solo a piedi o in bicicletta!
Caratterino peperino! Donna decisa, assoluta, simpaticamente sincera : non si pone il benché minimo problema a dirti se sei grassa o messa male!! Infatti temo sempre il suo giudizio e quando ci vediamo metto sempre le mani avanti come ho fatto domenica : “scusa Donatella ma ho il capello non fresco e il look da week end….oltre a qualche kg in più dell’ultima volta che ci siamo viste….”
Da lì abbiamo iniziato a parlare di fianchi larghi, di rughe, di cibo, di case (ovvio), di blog, di figli, di mariti/fidanzati, di amiche, di speteguless (pettegolezzi) anche se non avevamo tante news a proposito….(sarà per la prossima volta)…
Il tempo è volato! Il tempo prezioso si è dissolto tra le dita come sabbia finissima ma mi ha regalato un “quality time” (come dice la mia amica Rita) impagabile, rilassante , da custodire nella memoria delle cose che fanno bene al cuore!

martedì 18 gennaio 2011

MT GENNAIO: "OPEN" DI INVOLTINI DI VERZA ALLA PANISCIA "STRUTTURATA" ;-)

mtgennaio2010


C’è chi destruttura e chi…struttura! :-)
Un po’ per simpatia e un po’ per caso ho deciso di “copiare” la mitica Stefania
Ma al contrario ! Sono partita dall’idea della paniscia (destrutturata): piatto tipico delle mie zone (novarese) .:trattasi di risotto con salamino della duja cotto con un brodo di verdure e fagioli dove la verza la fa da padrona…e ho “strutturato” !
Ho trasformato il tutto in involtini di verza ripieni di gorgonzola e salamino , guarniti con salsa di fagioli … un piatto very very light, insomma…
D’altra parte a me la verza ispira calorie. Il suo gusto carnoso, ricco e saporito me la fa abbinare ad ingredienti ancora più sostanziosi e grassi di lei!
Quindi la ricetta è la seguente:
n.b.: attenzione è una ricetta “open” e intendo con questo che ogni suo ingrediente è una ricetta finger’s food a sé…quindi qui si mangia dal primo momento della sua preparazione fino alla fine (fin a quando cioè si sforneranno finalmente gli involtini!) o meglio, io ho fatto così ( e poi mi lamento dei fianchi mediterranei…)

Ingredienti :

verza
salame della duja o cotechino
gorgonzola (non fa parte della ricetta della paniscia ma è novarese doc!)
uovo
pane grattugiato
sale
pepe

mentre sbollentate le foglie di verza, sbriciolate il salamino della duja (salume tipico delle mie parti) in mancanza di questo, secondo me ci sta bene anche un “sano” cotechino (già cotto) …
mentre fate questa operazione è doveroso assaggiarne un po’ (magari con un pezzo di pane , bello croccante e fragrante preferibilmente integrale o alle noci ) : delizioso !!!!
Dopo pochi minuti di cottura, stendete le verze su un canovaccio e fate raffreddare.
Mettete il salamino (o cotechino) in una ciotola e aggiungete un po’ di pane grattugiato, un uovo intero e il gorgonzola. Anche qui è meglio scegliere quello bello morbido che andrà rigorosamente assaggiato (questa volta con bel grissino magari alle olive che rende l’assaggio più glamour) …divino, svenevole…..!!!
La fetta prendetela bella grande perché, si sa, questi assaggi sono tentatori, e se fate come me, metà è finito spalmato sui grissini (il numero di quelli che ho sbocconcellato non ho il coraggio di scriverlo)
Mescolate bene il tutto e vi garantisco che anche così è da libidine : lo vedrei bene spalmato sui crostini di polenta e passati in forno…..(ma non ho a casa la polenta già bell’è fatta, mannaggia!)
Prendete le foglie di verza e riempitele con il composto, formate dei pacchetti e mettete in forno a 180° per circa mezz’ora con un filo d’olio .
Nel frattempo ho aperto una scatola di borlotti (ebbene si, ho utilizzato quelli in scatola! Ma nulla vi vieta di utilizzare quelli secchi e di cuocerli secondo le ricette che sapete) scolandola e sciacquandola bene.
Ho frullato i fagioli con un filo d’acqua di bollitura delle verze, sale, pepe e un po’ di peperoncino giusto per dare un po’ di carattere al tutto senza però prevaricare troppo il sapore . Ho ottenuto una crema morbida …che ho assaggiato (e ti pareva!!!) con 3 o 4 (o 5 o 6) triangolini di famigerate pallide patatine vendute in sacchetto black (una delle mie rovine….)
Buuuuuono!!! Una sorta di “humus” che vedrei bene come aperitivo estivo sotto un pergolato…
Cotti i pacchettini di verza si “impiattano” (ma quanto mi piace ‘sta parola!!!!) così:
salsa di fagioli fatta scaldare come base sulla quali si dispongono i suddetti involtini che ho poi cosparso con una generosa macinata di pepe multicolor…(quelle miscele pronte che in pratica non danno un granchè di sapore ma fanno un po’ scena….)
Se proprio vi sentite ispirati, fate un risottino veloce ( bianco , con brodo vegetale e parmigiano o del sano riso in bianco va benissimo) che completerà questa “paniscia” strutturata…
Quindi ricapitolando:
crostini di pane alle noci con salame della duja (cotechino) sbriciolato
grissini alle olive con ciuffi di gorgonzola
mix di salame/gorgo/uova su polenta gratinata al forno
humus di borlotti al peperoncino su triangoli di patatine (rigorosamente del sacchetto black!)
e , last but not least :
saccottini di verza alla paniscia strutturata
ops….ma manca il dessert………….mannaggia!!! ;-)

e con questa ricetta partecipo al mitico mt gennaio !!!

domenica 16 gennaio 2011

TORTA DI RISO...FINALMENTE :-)



Non so da quanti anni volevo fare la torta di riso. E quando dico anni, intendo proprio “anni anni”: già ai tempi dell’università (quindi illo tempore…) amavo questo dolce e mi concedevo, ogni tanto, una colazione in un barettino del centro (de milan. n.d.r.) in cui servivano, precorrendo i tempi, in una sorta di buffet, varie torte e brioches tra cui la mitica torta di riso.

Da allora è sempre stata nell’elenco delle “cose da fare” ma …mai fatta!

In queste giornate di inizio anno che mi vedono non proprio in forma, con mille pensieri, dubbi, timori, avevo proprio bisogno di aggrapparmi a qualcosa e , ovviamente, la soluzione è stata quella di fare una torta. Quale? Sfogliando tra i mille appunti, foglietti e fogliettini ecco spuntare la torta di riso.

Magicamente avevo tutti gli ingredienti (pochi ed essenziali a dire il vero) a parte il tipo di riso necessario: avevo solo il “carnaroli”, perfetto per fare un buon risotto un po’ meno buono per questo dolce che necessita di un riso “originario” o di un “sant andrea” (tipologie di riso ad hoc per dolci e minestre)

Uno dei tanti lati positivi di fare un dolce è il profumo che si sprigiona mentre cuoce e qui, tra la cottura nel latte e scorza di limone per circa 40 minuti più la cottura nel forno (altri 50 minuti) , l’aroma che si spande per la casa è assicurato per …ore!!!!

E l’aromaterapia insegna che , a livello sottile, i profumi sono energia positiva pura! E io confermo! :-)

Come dicevo, ho utilizzato proprio gli ingredienti “basic” ma penso si possa arricchirlo anche con altri profumi : cannella, noce moscata, vaniglia…e aggiungerci poi frutta candita e non , cioccolati vari…

I miei ingredienti sono stati:

1 l latte intero

200 gr riso

200 gr zucchero bianco

4 uova intere

la buccia grattugiata di 1 limone

uvetta ammollata

ho messo a bollire il latte con lo zucchero e mezza buccia di limone grattugiata. Raggiunto il bollore ho messo il riso e ho fatto cuocere per circa 50 minuti in modo da formare una sorta di crema densa (nella quale però i chicchi di riso rimangono “evidenti”). Ho travasato questo composto in una ciotola e ho fatto raffreddare. Ho aggiunto quindi l’altra metà di buccia grattugiata di limone, l’uvetta strizzata e le 4 uova intere (una per volta , mescolando bene prima di aggiungere l’altra).

Ho trasferito il tutto in una teglia imburrata e passata con il pane grattugiato.

Teglia da 20 cm di diametro( ma la prossima volta ne utilizzerò una più larga e più bassa)

La tortiera da 20 cm regala un dolce alto e troppo “mapposo” per i miei gusti. Per “mapposo” intendo : pesante sia in sapori che in grammi ! (dò quindi ragione a chi , a ragion veduta, approva la torta di riso bassa!)

Forno a 200° per circa 10 minuti e poi a 170/180° per almeno altri 40.

La prossima volta però la infornerò subito a 180° perché la temperatura troppo alta mi ha bruciato subito la superficie (e quindo ho abbassato la temperatura di colpo) non facendo cuocere bene “il sopra” del dolce facendo si che , anche da freddo, rimanesse una sorta di cremina in cima, risultato di una cottura non proprio perfetta. Tutto questo però non ha alterato il gusto, anzi. Quel dolce svenimento della torta , sembrava quasi fatto apposta tanto che mi hanno chiesto se avevo aggiunto panna o similia…

Il gusto della torta di riso è antico, semplice, confortante .Trovo poi che abbinata ad un buon caffè sia perfetta per una merenda o un per break in qualsiasi momento della giornata.

Una mega fetta poi, potrebbe sostituire anche un pranzo leggero magari con un succo di frutta e un cappuccio…

Sarà che io farei colazione sempre ,anche a pranzo o a cena ,quindi queste soluzioni alternative ai soliti pasti mi piacciono, so però, che sono forse idee un po’ troppo “crucche” (trad.: super nordiche) e poco italiane!

Anyway…

Finalmente l’ho fatta! Ho fatto la torta di riso! Un’idea che avevo in mente da lustri in un attimo ha preso forma , senza “preavvisi”, senza particolari organizzazioni o elucubrazioni: detto , fatto !!(da NON confondersi con “cotto e mangiato” !;-) …..) E quindi come inizio dell’anno direi che non è niente male … questa mia scelta mi fa ben sperare per trovare l’entusiasmo e il coraggio anche in altre situazioni della vita che spesso mi vedono in balìa di troppi pensieri che mi trasportano qua e là senza permettermi di aggrapparmi a ciò che è voglio veramente.

mercoledì 12 gennaio 2011

DI LIBRI...



Ecco un libro che è stato proprio una piacevole sorpresa !
È una sorta di passeggiata culinaria-culturale , come la definisce l’autore, nell’antico quartiere cristiano di Damasco.
Lo scrittore, Rafik Schami , vive in Germania ma la sorella , Marie Fadel, vive a Damasco ed è lei a fungere da “webcam” e permettere così a lui di scrivere questo libro oltre ad essere lei ad aver personalmente provato e testato le ricette descritte…
Quindi quasi un libro a 4 mani : 2 per scrivere e 2 per cucinare !
Leggendolo mi si è aperto un mondo : orientale, affascinante, diverso dal nostro . Personaggi , storie antiche e non, pettegolezzi e aneddoti , raccontati dalla sorella dello scrittore intervallati da ricette interessanti, alcune conosciute (poche a dire il vero) altre no.
Osservazioni, commenti curiosi e simpatici, rimandi storici e ,a volte, politici, rendono questo libro scorrevole e istruttivo , almeno per me. Non conosco il mondo arabo se non per le notizie al telegiornale o per qualche racconto di amici che hanno trascorso vacanze in quei luoghi. Non ho mai approfondito storia , cultura e…ricette, ma dopo la lettura di questo libro mi è venuta la curiosità di sapere di più di questo popolo, delle sue tradizioni e della sua cucina .
Ho scoperto che la nostra focaccia è un “regalo” che gli arabi hanno fatto agli italiani. I soldati romani portarono la “pita” in Italia circa duemila anni fa e dalla sua evoluzione nacquero la focaccia e la pizza. E il capitolo sul pane ha un titolo delizioso:

voglia di vivere
ovvero
strade che profumano di muschio e del “nostro pane quotidiano”

ogni capitolo ha titoli così strutturati: una sorta di titolo vero e proprio e poi una “traduzione” nella quale traspare un ‘anticipazione di quanto descritto.
Altri titoli che mi sono piaciuti particolarmente :

i miracoli quotidiani
ovvero
nidi di usignolo, marzapane e fiori d’arancio

abu bashir
ovvero
generosità,ospitalità e altre rarità

racconti dolci, poetici, sul filo della memoria ; ricordi che uniscono i due fratelli lontani , donandoci descrizioni delicate mentre si percorrono ,insieme a loro, le strade, i vicoli, le viuzze di Damasco. Si sentono i rumori, il vociare, le cantilene degli ambulanti, i profumi, gli odori… si vedono i colori delle spezie, dei fiori, delle stoffe degli abiti…e , leggendo le ricette, a volte, sembra di percepire anche il sapore forte, speziato, “arabo” del cibo descritto…
E che dire poi quando si legge una ricetta chiamata “kol wa shkor” che ha il seguente significato: “mangia e ringrazia” ? Ho letto gli ingredienti :pasta sfoglia, pinoli,burro chiarificato, zucchero a grana grossa,cannella, acqua di fiori di arancio, sciroppo di zucchero e pistacchi…
non sentite anche voi in bocca il sapore dolce e ricco? E non sentite una leggera brezza tiepida sul viso che vi porta anche i profumi che solo le terre esotiche sanno evocare…e non vi sembra di vedere un vicolo chiassoso dove bambini si rincorrono tra botteghe di fioristi, panettieri, caffetterie, dove il sole disegna con i suoi raggi ombre e sprazzi di luce accecante?
Ogni ricetta è una scusa per descrivere un personaggio, amico,parente . Insieme agli uomini e alle donne che popolano i racconti di Marie, si scoprono anche luoghi storici, semplici giardini nascosti o palazzi della dinastia degli omeiadi o , ancora, l’hammam Nourredin al Shahid…e, non ultime, le ricette che invogliano alla prova nonostante la irreperibilità di alcuni ingredienti da mettere in conto…
In questo libro ho scoperto un popolo dignitoso e un’antichissima città ,Damasco crocevia della storia d’Oriente , che ha visto nascere, prosperare e morire imperi .
Damasco vanta una cultura che risale a oltre ottomila anni fa e dona ai suoi abitanti una capacità che difficilmente potrebbe essere più marcata altrove: quella di rialzarsi dopo una catastrofe e ricominciare da capo
Un insegnamento importante che traspare dalle parole di questo libro.

Invece che scrivere l’incipit , questa volta, vi scrivo una delle tante ricette.
Ho aperto per caso una pagina ed ecco qui :

manakish bil sa’tar
pane con olio d’oliva e sa’tar

stendere la pasta di pane , tagliare porzioni di qualsiasi forma e spennellarle con una miscela di olio di oliva e sa’tar. Schiacciare con le dita tutte le porzioni e cuocerle nel forno preriscladto a 200° per 5 minuti sul piano inferiore e poi per 10 minuti sul piano intermedio.
Fate attenzione perché la sa’tar, come tutte le erbe tende a carbonizzarsi rapidamente. Non appena la pasta diventa dorata e croccante , togliere dal forno.
...
Ma cos’è la sa’tar?
La parola significa “timo” ma il timo esiccato costituisce solo il 20% della miscela…gli atri ingredienti sono: sesamo tostato, noci e pistacchi tostati e macinati, polvere di paprica, coriandolo, cumino, pimiento (piccante che ricorda il pepe ma sa anche di noce moscata, chiodi di garofano e cannella) e sommaco (sorta di bacca dal gusto acido) , nonché sale.
Comunque ogni città ha la sua ricetta segreta. … è indiscussa la fama eccellente della miscela di Aleppo, sa’tar halabi, che però si trova anche a Damasco. A richiesta, i venditori di spezie mescolano gli ingredienti sul momento, con estrema eleganza.


domenica 9 gennaio 2011

RICETTE...HIPPIES :-)



Come primo post dopo le vacanza di Natale sembrerà forse irriverente o poco elegante scrivere di avanzi ma , non so voi, io adoro le ricette “svuota frigo”, di qualsiasi ricetta si tratti: dolce, salata, agrodolce…
Innanzi tutto queste ricette mi fanno sentire a posto con la mia coscienza: non si butta via niente ma si “ricicla” in modo creativo creando piatti unici (nel vero senso della parola!) e ci si sente “verdi inside” ;-) e poi questi sono avanzi blasonati che hanno ancora in sé il fasto dei pasti delle grandi feste .
Diciamo che la ricetta principe del riciclo creativo è la famosa torta di pane nella quale ci finisce tutto, ma proprio tutto (di mangereccio ovvio!)
Nei giorni passati però ho superato me stessa perché ho “mischiato” anche vari tipi di pane, dolci e salati: pane con olive nere, pane bianco, pan di spezie e pure del pane di segale. A questo variopinto mix ho aggiunto “solo” del formaggio dal gusto abbastanza delicato , quindi solo al pane la responsabilità di guidare i sapori offrendo ora il salato dell’oliva ora il dolce del pan di spezie . Il tutto unito dal formaggio che morbidamente ha abbracciato l’impasto senza prevaricare nessun gusto.
titolo : Seulement...fromage...et des pains ;-)
Sapete una cosa? Non era nemmeno tanto male! Di una banalità disarmante ma con una nota di carattere che ha reso unico e di sicuro irripetibile questo cake ai pani misti.
Il problema di queste ricette è…l’immagine! A parte il fatto che è very rustica ma questo va benissimo ,la cosa grave è che si somigliano tutte! Poca differenza tra la torta di pane al cioccolato e uvetta e quella con pane di segale , speck e parmigiano! Bisogna giocare con la location e la ….presentation (licenza poetica…) queste torte di pane vanno presentate una volta in forma tonda, un’altra rettangolare o quadrata, oppure tagliata in triangoli, rombi, oppure in fette sottili, in fette spesse magari intercalate da una verdurina o un prosciutto (se salate) o fichi secchi e creme pasticcere (se dolci), bisogna “arredarle” per far capire che sono diverse tra loro , che hanno un carattere ben determinato e, soprattutto, unico!
Questa ho deciso di tagliarla a fette, intercalate con un …nulla cosmico. Non solo! Ho usato un fantastico piatto di…carta! Tutto ciò per enfatizzare ancora di più il messaggio “povero” di questo cake, ricco però di riflessioni ecologiche (riciclo) , morali (non buttar via il cibo) nonché storiche (rimando alle guerre nelle quali il cibo scarseggiava )…non male eh???:-)
Sempre rapita oramai dalla psicosi “svuota frigo” (o forse da mera necessità…) ecco un’altra ricetta di sicuro effetto scenico :
Croissants con cuore rosa ;-)
Prosciutto: un avanzo natalizio
Robiola: idem. Era servita per la mousse al salmone (buonina !!)
Pasta brisèe: ehm…dimenticata nel frigo…e, lo ammetto, scaduta da 2 giorni! Sic…
(ma ha assolto decorosamente al suo compito, regalandomi cornetti fragranti e friabili al punto giusto, o quasi !)
Il tocco in più è stato innanzi tutto decidere di fare dei croissants anziché la solita torta tonda e poi utilizzare il mitico papavero!! Ma quanto è bello??? Mi rapisce il suo colore nero/viola/blu per non parlare dell’effetto (detto anche “porca figura”, termine rubato a illustri amiche di blog!) che fa in ogni occasione! Qui era doveroso in quanto, una volta spennellata la pasta con l’uovo, avevo visto un rapido cedimento della medesima con rischio di svenire ancor di più durante la cottura , regalandomi alla fine dei cornetti spatasciati (diciamo molli…) e mi son detta: “bè, almeno agghindiamoli un po’, così magari si nota di meno la….caduta di tono e di stile!”
Ed ecco che con fare leggermente scenico ho sparso i miei semi di papavero sui mini croissants…
Saggia decisione perché, in effetti ,un po’ di svenimento c’è stato ma il tocco di colore dei semini distrae l’occhio attento ed indagatore…ehm, o no???
Foto da svuota frigo e quindi “interpretate”come sorta di “memo” , foglietti volanti, poco importanti da buttare dopo aver fatto la ricetta anche perché mai e poi mai avremo gli stessi ingredienti in medesime dosi, in condimenti non replicabili . Ricette rigorosamente “ad occhio”, ricette “rischiose” perché il risultato finale non sempre è positivo ma di sicuro ricette dalla forte personalità , ricette originali , ricette colorate e allegre, ricette “doverose” (verificare date di scadenza e colorito più o meno preoccupante degli alimenti) , ricette ecologicamente corrette,insomma potrei definirle "ricette hippies" che mi suggeriscono questo augurio per il nuovo anno da poco iniziato :
PEACE & LOVE :-)




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