domenica 26 dicembre 2010

AUGURI!!!

Solo un piccolo augurio ispirato da questo favoloso biglietto che ho ricevuto…
È una wonder renna natalizia e trovo che rappresenti bene , ehm corna a parte, la mitica wonder woman nella quel mi ritrovo spesso ma non per doti da super eroe ma piuttosto per riuscire a fare e disfare mille cose e in un nanosecondo. So di non essere sola in queste imprese titaniche che spaziano dalla gestione della casa che vogliamo perfetta, al lavoro nel quale dobbiamo dare il massimo, dai sentimenti che spesso non riusciamo (riesco) a gestire perse/a nelle complicazioni della (mia) vita agli amici ai quali dedichiamo (dedico) troppo poco tempo…
Più guardo questa wonder renna più mi fa impazzire!!! :-)….a partire dal morbido fianco largo u g u a l e a me !:-)) Poi dovrà sopportare le altre renne ( e non oso immaginare) per non parlare di babbo natale che chissà quanto sarà nervosetto e magari anche un po’ arterio…bè qualche anno ce l’ha pure lui , poi vogliamo dimenticare la noia del paesaggio artico senza un misero centro commerciale per fare un po’ di sano shopping!!! Insomma vita mica facile per la wonder renna!
Ha una faccia troppo simpatica e mi voglio illudere che nei vorticosi casini nei quali spesso mi ritrovo riesca ad essere un po’ simpatica anch’io come lei!
Sulle corna mi riservo un diplomatico “no comment” diciamo che potrebbero rappresentare tutte le cose antipatiche che dobbiamo subire e che non necessariamente colloco nella sfera sentimentale e anche in questo caso la wonder renna le porta con elegante nonchalance anche perché lei è pur sempre …una renna!!!:-)
A tutte le wonder woman più o meno manifeste , a tutte voi che un po’ lo siete (anche perché se oltre la gestione ordinaria ci aggiungiamo la gestione dei blog…..altro che super eroe!!) auguro Buone Feste !. Auguri rigorosamente in ritardo perché non si riesce ad arrivare a tutto anche per una wonder woman ( per di più di una certa età!!!) !!
All’anno prossimo! :-)

mercoledì 22 dicembre 2010

IL MIO SOLITO PAN DI SPEZIE DI NATALE


Ebbene si , il pan di spezie non si è bruciato nel forno come temevo (causa mia pausa di relax … vedi mio post precedente)
Quindi posso mostrare il risultato.
Quest’anno niente formine, tortine, mini porzioni. No. Quest’anno una bella teglia rettangolare , quella di mia nonna, che mi ha permesso di sfornare un bel rettangolo di dolce da tagliare in modo “rustico” (nel senso: senza usare il righello e la squadra!) e da confezionare in modo molto famigliare e semplice!
Mi sto un po’ stufando delle mono porzioni e dei finger’s food, mi ri-piacciono le torte che vanno tagliate e distribuite in storiche fette triangolari .In questo momento anche i cake salati preferisco farli negli stampi da plum cake piuttosto che distribuire l’impasto negli stampi muffins.
Di tutte le ricette che leggo nei blog, sulle riviste, sui libri , scarto quelle monoporzione a meno non siano le classiche tartine o crostini. Insomma il mio è un ritorno ai piatti vintage, agli anni ’70 dove le monoporzioni erano filosoficamente impensabili e i piatti erano opulenti e da condividere con la famiglia , istituzione salda e moralmente perfetta . Alla domenica di quegli anni, , tutte le domeniche, si mangiavano il risotto “giallo” (alla milanese) , l’arrosto con le patate al forno e la zuppa inglese.
La “botta di vita” era, ogni tanto, uno pseudo antipasto nel quale non mancavano mai i grissini con la fetta di crudo arrotolato e gli involtini fatti con il prosciutto cotto e l’insalata russa (che adoro!!!).
L’alternativa alla zuppa inglese per noi era spesso un vassoio di paste che il mio papà portava “dal lavoro” .Ebbene si lavorava tra pasticceri e pasticcerie vendendo, tra tante buone cose, cioccolato blasonato (che inizia con “C “e finisce con “affarel”) e se penso che avrei potuto lavorare con lui ma , per scelta, non ho voluto, mi viene oggi un vago senso di malessere per non dire altro…a parte questi ricordi , di sicuro le migliaia di formine, stampini di tutti i tipi e di tutti i materiali comprati in questi ultimi anni , li archivierò per un po’, almeno fino al mio prossimo cambio di rotta culinario. :-)
Sono fatta così, cambio umore e gusti in tempi brevissimi:sarà forse perché sono nata di lunedì, giorno della …luna??? . Non amo le parole come “assoluto”, “unico”, “per sempre” e questo mio modo fluttuante di pensare si ripercuote in ogni ambito del mio vivere.
A volte è una sensazione leggiadra a volte no… e ultimamente a questo mio umore altalenante si è aggiunto anche un “vago” senso di …storditezza che inizia a preoccuparmi .Ieri mattina a causa di questa mia “vaghezza” , che non voglio pensare legata all’età , ho lasciato a casa il cellulare …e oggi, non trovo più …le mie pastiglie per la pressione (alta, ovvio!!!) …ma si può??? Dove le avrò messe??? Di sicuro si trovano in qualche luogo estraneo al loro essere , tipo cassetto della biancheria oppure cassetto attrezzi cucina…chissà…di certo dovrò subito telefonare al mio medico per farmele prescrivere al volo . Quindi tra le mille cose che ho fatto stasera ho dovuto aggiungere : attraversare la città per raggiungere il medico, riattraversarla per andare in farmacia (si perché devo andare nella mia farmacia preferita, dove ci lavora un’amica, così ho approfittato per farle gli auguri e ho preso anche crema viso che ho finito … ) poi ultimi regali “a volo” e blitz al super…insomma il delirio di impegni continua e continuerà fino al mitico Natale!
Chiedo dunque, già venia, per la mia assenza nei prossimi giorni dal mio amatissimo e terapeutico spazioblog…: non so che ne sarà di me….:-)

Pan di spezie

Ingredienti
250 gr di farina auto lievitante
150 gr zucchero
Cannella, zenzero, noce moscata , pepe nero, anice stellato (quantità a scelta, secondo i vostri gusti)
125 gr miele
2 dl latte
Pizzico di sale

In una ciotola mettere la farina, lo zucchero,le spezie e il pizzico di sale.
Scaldate il latte con il miele, dopodiché versatelo nella ciotola e mescolate bene.
Travasate il tutto o in uno stampo unico oppure in mini stampi (tipo muffins)
In forno a 180° per circa 45 minuti per una teglia grande oppure 25 minuti per stampi piccoli.
Il dolce è pronto quando supera la prova stecchino che deve uscire asciutto dall’impasto.
Si conserva perfettamente per giorni in scatole di latta e profuma di…Natale! Fantastico! ;-)

venerdì 17 dicembre 2010

RISOTTO POCO ...NATALIZIO :-)


Si lo so siamo tutti di corsa, abbiamo mille cose da fare , siamo in ritardo sui regali e viviamo con l’ansia da prestazione natalizia. Si lo so, non dico nulla di nuovo , tra le mie parole nessuna originalità ma la semplice constatazione che , più del solito, in questo periodo il tempo non basta mai. Il Natale mi piace , mi piacciono le decorazioni, mi piace l’idea che le città si illuminano di scintillanti luci , che tanti piatti che si cucinano sono quelli che si fanno solo in questo momento dell’anno acquistando quell’allure di tradizione secolare che fa tanto calore, …
Anche se quest’anno, devo confessare , non sono molto calata nell’atmosfera natalizia.
E dire che oggi si è messo pure a nevicare , quindi il paesaggio è più che mai perfetto per l’occasione…
Dire che non sento il Natale, in realtà, vuole dire che mi sto comportando in modo “normale” forse era negli anni passati che ero un po’ troppo, come dire, paranoica ed “entusiasta”….:-)
Adesso addobbo tutta la casa ma molto meno di prima. Quest’anno per esempio mi sono accontentata di un albero tranquillo , poco appariscente , e non ho riempito ogni stanza di orpelli natalizi : candele, ghirlande, perline e babbi natale country chic.
Solo una candela bianca con supporto dorato in soggiorno e una piccola ghirlanda di rami secchi e perline bianche in cucina.
Mi piace così questo Natale, mi piace …soft : mi piace lasciare accese le bianche microluci dell’albero spegnendo le alogene , lasciando magari un abat-jour accesa in un angolo.
Tra le mille cose da fare c’è anche quella di cucinare qualcosa per cena e , a dire il vero , il mio programma serale prevede anche di preparare dolci e biscotti hand made (si lo so : una fantasia unica!!!) , fare lavatrice e aggiornare blog (con questo post, appunto!).
Ho cucinato quindi per cena un risotto , veloce, rapido che del Natale ha ben poco…(mai avrei osato negli anni passati…)
Avevo dei pomodorini secchi sott’olio, pochini a dire il vero .
Apro il frigo e mi trovo un pezzo di toma dolce che mi guardava implorandomi di mangiarla !
Ho fatto il brodo di dado (ebbene si) , quello vegetale e biologico.
Ho messo in una padella lo scalogno tritato con una noce di butto, ho tostato il riso e ho iniziato a bagnarlo con il brodo . Dopo solo 5 minuti di cottura o messo i pomodorini tagliati fini fini .Erano pochi e …dovevano rendermi! Ecco perché nella foto si vedono e non si vedono (la quantità era esigua ma il gusto non ha patito più di tanto questa povertà di dosi)
Dopodiché ho continuato a cuocere il riso , aggiungendo i mestoli di brodo bollente.
Pochi minuti prima di spegnere il fuoco ho messo la toma tagliata a dadini.
Bè inutile dirlo, ma mentre cuocevo il riso sono riuscita a preparare le mie due teglie di pan di spezie e ho anche attaccato la lavatrice per lavare le lenzuola …eh, si, noi wonder woman siamo fatte così ;-)
Comunque anche se “poverello” questo risotto non era male e l’abbiamo mangiato con piacere.
Certo il sapore era più da primavera lacustre o marina ma non mi sono formalizzata, anche perché, ora , ci ha pensa il profumo del pan di spezie che cuoce nel forno a ripristinarmi l’atmosfera natalizia in abbinamento perfetto con la neve di fuori.

Marie Antoinette è fuori ad una cena (indovinate??? Si, una cena per gli auguri di Natale) e la dolcemetà è impegnato in una importantissima riunione serale … (ehm… partita in tv a casa di amici)
Io a casa con Eu (il gatto) che dopo essere uscito a farsi un giretto sulla neve , si è accoccolato nella sedia vicina alla mia e dorme alla grande.
E per completare l'atmosfera natalizia (??) … sapete ora cosa mi faccio? Un regalo di Natale in anticipo: in casa solitudine e silenzio , vasca da bagno bella piena e bella calda, ci metto dei sali miracolosi (che mi ha regalato tempo fa un’amica assicurandomi che , con il loro utilizzo, la cellulite sparirà magicamente e io ci voglio credere!) , accendo pure qualche candela (non natalizia ma modello lumino: made in ikea, al profumo di vaniglia) e concludo così questa giornata intensa .
w il Natale! ;-)
p.s. : speriamo di non dimenticarmi il pan di spezie nel forno..niente di più facile !Se nei prossimi giorni posterò qusto dolce vorrà dire che la mia memoria funziona ancora se invece parlerò di altro....................

mercoledì 15 dicembre 2010

SENSI DI COLPA E ... UNA TORTA CATARTICA




Secondo voi, mi dovrei sentire in colpa quando una figlia, per esempio Marie Antoinette, mi telefona in ufficio e mi chiede:
“mamma scusa posso mangiare quello che hai preparato ieri sera ho devi ancora fare foto o altro??? "
Il tono ovviamente non è del tipo : “cara mammina posso osare di mangiare il tuo piccolo capolavoro cucinato con tanta passione e amore?” ma piuttosto: “visti i tuoi problemi pscicologici e maniaci per quelle stramaledette foto di quel cavolo del blog , noi comuni mortali possiamo mangiare quelle cose che hai cucinato a mezzanotte (come una matta!!!) o dobbiamo metterci in adorazione del piatto fino a tuo cenno????”

La convivenza con una food blogger, seppur senza pretese e molto al di sotto della media , come la sottoscritta, può essere un…problema??
Si, certo,lo so, bisognerebbe chiederlo a chi mi sta vicino….a mia figlia che divide lo “spazio” con me , alla dolcemetà che, pur senza quotidiana,convivenza è costretto a sopportare le mie manie quando condividiamo tempo e luoghi…alle mie amiche, alle mie colleghe….
Capita che , dopo una giornata stressante , io e Marie Antoinette ci sediamo finalmente a tavola per cena e prima di mangiare incomincio ( a prescindere dal “capolavoro” cucinato):
“secondo te devo fare la foto ?”
E lei, con sguardo da sopportazione: “ma si se vuoi…dai te la faccio con il mio cellulare???”
(così evita che io mi alzi, vada a prendere la macchina e mi metta a spostare tutto)
E io: “ma no dai, chissene….mangiamo…poi non è nemmeno un granchè…”
Dopo 2 minuti:
io:” certo che però se cambiassi piatto, che ne dici? Renderebbe di più..”
e lei (con tono leggermente scocciato): “mamma senti si raffredda, decidi. O fai la foto o mangia.”
E io: “no bè dai…mangiamo…la farò un’altra volta”
Perché un po’ sono cosciente che a volte esagero…
Dopo aver cenato…
Io: “certo che però non sarebbe venuta male la foto…e poi la tenevo in archivio…”
Lei: “senti…fotografa una mela, fotografa un bicchiere, fotografa Eu (n.d.r.: il nostro gatto) tanto poi tu con le tue parole condisci quello che vuoi e anche una tortina confezionata diventa un capolavoro…!!!”
Coooooooosaaaaaaaaa???? Che regina irriverente!!!! :-)
E cosa pensare quando invece cucino a casa della dolcemetà che chiede:” ma dopo devi fare la foto per il blog?”
Gentilissimo, mettendomi a disposizione mega macchina fotografica (che non so usare) e tavoli, e finestre,e ripiani dove poter appoggiare creativamente i miei piatti, tanto che vado in confusione e non so più cosa e come fare la foto. E giro come una matta con il piatto in mano : lo metto sul davanzale, no, non va bene. Allora lo sposto sul tavolino con sfondo di piante, no la luce non mi piace. Allora vado in cucina ma non ci sono tutti gli oggettini, tovaglioli e altro che arredano le mie “fantastiche” foto…quindi con sguardo perso cerco il luogo perfetto…e intanto vedo la dolcemetà con lo sguardo paziente (finto paziente, credo ) che aspetta sulla sedia, a mani conserte mentre guarda il suo piatto con qualsiasi cosa dentro che si sta raffreddando e che sta perdendo il sapore e il gusto dell’essere assaporato subito appena cotto, appena sfornato…

E ancora…quando ricevo mms dalle mie colleghe, amiche , con le foto dei loro dolci e muffins catturate anche loro , dal raptus irrefrenabile (perché è proprio così) di fissare in immagini i loro capolavori “forse” :-) condizionate dalla sottoscritta che le stressa ogni giorno con ricette, esperimenti, foto, testi del blog …

Morale, mi dico: ma sono proprio “spessa”??? sono proprio diventata paranoica (più di quanto non lo fossi mai stata)??? Tanto da condizionare chi mi sta intorno???
Intanto che elucubro tra i miei amati sensi di colpa, non mi resta che cucinare una torta, di quelle semplici, di quelle che rischiano di finire nel mio solaio virtuale (non mi piace dire : cestino!!!) per la banalità e la non originalità.
Una torta che è però una sicurezza per l’anima, una torta che non delude , una torta da fare di notte, da poter fotografare in pace senza urtare la sensibilità di nessuno e senza disturbare gli equilibri cosmici di chi mi sta vicino.
Una torta “segreta” ma così s”segreta” che appare qui in questo post :-) una torta che ho copiato da un’amica di blog (qui la ricetta e le sue stupende foto) con la quale ho un feeling speciale ,una torta che mi spiega che non c’è paranoia nella condivisione sana di cose belle e appaganti, una torta che mi fa capire che il senso dell’amicizia passa anche attraverso il tam tam delle ricette via web e si manifesta profumata e fumante sotto forma di dolce, una torta che mi rende simpatica l’idea di fotografarla senza mire artistiche o super tecniche, una torta divertente perché mi fa stare bene e mi rilassa nel prepararla, una torta che con il suo calore mi fa pensare agli affetti veri, ai miei amori (anche se non comprendono la mia “anima da food blogger”!), una torta letterata perché ogni mia ricetta è anche accompagnata dal libro che sto leggendo al momento, essendo questo un’appendice di me, fino a quando non arrivo alla parola “fine”, una torta che mi fa comprendere che le battute di Marie Antoinette, la disponibilità forse un po’ forzata della dolcemetà, gli mms,mail, delle colleghe e amiche, sono una manifestazione di simpatico affetto da parte del mondo che mi circonda, una torta che mi fa sentire normale nelle mie manie , una torta che appena la sforno me la mangio bollente, una torta che mi rappresenta, una torta che non fa natale ( e in questo periodo è ancora più … un mito!) , una torta …liberatoria, una torta che vorrei far assaggiare a tutti , una torta classica per nulla elaborata o dal gusto particolare, una torta che questa sera carico di significato catartico e mi regala una “laroby” alleggerita da inutili sensi di colpa !
scrivo subito un biglietto da mettere su questa torta:
“da mangiare liberamente ….foto già fatta!!! " :-))))
morale : vulpem pilum mutare, non mores!

domenica 12 dicembre 2010

A MILANO DA LADURE'E...


Lo so che sul web ci vuole discrezione. Va bene condividere , fare un po’ di sano outing ,ma nei giusti limiti. Questa volta però non posso resistere devo descrivere un’esperienza importante…la mia prima volta con Ladurée !!! anzi se proprio devo dirla tutta la mia prima volta con il macaron di Ladurée!!! ;-)
Da tempo ero venuta a conoscenza di questi dolci che avevo ammirato nel film “Marie Antoinette” della Sofia (Coppola, n.d.r.) ma non li avevo mai assaggiati . Entrando nel magico mondo dei food ‘s blog, sono entrata ancora di più in questo universo dei macarons ,imparando a conoscere i gusti particolarissimi , le mille ricette nelle quali bravissime food bloggers si cimentano .
Mi incantano soprattutto per i loro colori: perfetti, abbinati in modo armonico tra il guscio e la ganache al loro interno. Un dolce very glam , che ha l’immagine del prodotto di classe, destinato ai pochi che lo possono capire, una delizia solo per palati sopraffini e, inoltre, preparati sull’argomento! Eh, si perché voi non sapete le volte che ho nominato la parola “macarons” e ho visto intorno a me sguardi persi nel nulla abbinati anche a qualche sorriso sarcastico
“ i… che??????’”
Anatema!! Come possibile???non conoscere i macarons? Ladurèe? Pierre Hermé?
Leggo poi l’anno scorso che hanno aperto a Milano (praticamente sotto casa!!!) un negozio di Ladurée!!! Come non andarci, visto che sono a pochi kilometri dalla grande mela “milanesa” ??
Ci ho impiegato comunque qualche mese per organizzare la “gita” o meglio il “pellegrinaggio” in questo luogo (di ) “cult” :-)))
Finalmente , sabato, in piena bolgia natalizia ci vado accompagnata dalla dolcemetà che , pur avendomi sentito mille volte dire “macarons” non ha ancora ben chiaro cosa sia….anyway…
L’importante ,per lui, è aver scoperto che si trova in una zona dove è ubicato anche un mega store di prodotti elettronici (sancta sanctorum per lui) : e quindi la par condicio è stata rispettata!
Entriamo nella viuzza e….rimango subito male perché proprio a fianco del blasonato negozio , ma proprio attaccata attaccata c’è…una pescheria!!! Sarà anche una delle più belle , ricche, fresche , rinomate pescherie de milan, ma vendono pur sempre…pesce e la location è quella che è!
:-( delusione!
Poi entro da Ladurée , ore 9,45, porta aperta :
“Siamo chiusi! Apriamo alle 10” mi dice una tipa secca, con rossetto bordeaux , con tono gracchioso e “vagamente” antipatico!
Altra deluzione! Ma come??? Io mi aspettavo commesse caramellose come i macarons! Gentili e con parole profumate di vaniglia e cioccolato….
Che si fa? Bè, si va allo store tecnologico, nel quale abbiamo perso un po’ (un bel po’) di tempo tanto che, ad un certo punto, mi sono fiondata al bar (dello store) e mi sono fatta cappuccio e brioche con marmellata (rigorosamente surgelata) buonissima! :-)
Ritentiamo da Ladurèe: c’era gente (tutte donne) entriamo e io inizio a bearmi di quel luogo: i colori dell’arredamento, le scatole sistemate con grazia, i macarons di mille colori e gusti nel banco,il profumo da pasticceria nell’aria….sento di avere lo sguardo sognante.
La dolcemetà mi dice : io aspetto fuori!
Che onta! Come si fa ??? Sarà forse perché di fronte c’è una famosissima gastronomia milanese con vetrine altrettanto goduriose ricche di “salato”, gusto che più si addice alla dolcemetà?
Mah, io intanto mi guardo intorno e noto che si è aggiunta un’altra commessa che sembra più gentile della prima che si è piazzata invece, con aria superiore al mondo, alla cassa (ovvio!!! Donna venale e insensibile!!!!)
Tocca a me…non so davvero cosa prendere (bè, visti anche i costi non proprio easy!!!)…decido di prendere una scatoletta piccina per Marie Antoinette. La sua omonima amava questi dolci.
Li scelgo per colore :cioccolato (marrone), rosa (un bel fucsia carico) e vaniglia (un ecru molto natural) …e poi per me, prendo un sacchetto con otto macarons : cioccolato, pistacchio, rosa, frutti rossi, vaniglia, cardamomo, frutto della passione, limone.
Finalmente li assaggerò, finalmente scoprirò sapore e consistenza!
Sono uscita orgogliosa sentendomi molto chic ,con il mio sacchetto manco fosse quello di Cartier!! Abbiamo fatto veloci altre due commissioni e quando siamo saliti in macchina, non ho resistito e ho voluto assaggiarne subito uno.
Ho aperto il scchetto e, a caso, ho preso un macaron, il mio primo macaron.
Sapete che gusto mi è capitato??? Alla rosa!!!! Fantastico, sublime, originale…il primo morso mi ha fatto conoscere questa consistenza leggermente croccante ma subito morbida e dopo pochissimo ecco sopraggiungere anche il sapore della ganche…deliziosa, burrosa il giusto, fresca
Senza rendermene conto (ehm…come faccio spesso!!!) mi sono messa a sospirare e a fare “versi” che avrebbero potuto essere interpretati in modo equivoco, ma so che mi capite, e la mia esternazione era dovuta alle mille sensazioni che questo dolce mi trasmetteva, non ultima, l’emozione di mangiare proprio quel macaron, proprio di quella pasticceria…
Pensavo fosse stucchevole, certo è dolce, ma io adoro le cose dolci e quindi è stato come me l’aspettavo: dolcissimo ma non nauseante, raffinato, strano, nuovo.
La dolcemetà si stava seriamente preoccupando della mia reazione tanto che, ad un certo punto, mi aveva comunicato che lui, quella sera si sarebbe travestito da macaron sperando di destare in me le stesse sensazioni !
Uomini......
E la reazione della mia blasonata figlia ???
Arrivo a casa .
Location: cucina, lei seduta al tavolo con suo portatile, tazza con caffè lungo e piattino nel quale scorgo resti di briciole cioccolatose ( trad. : fetta di pan carrè abbrustolita con nutella)
Azione : io che le porgo il sacchetto con la scatola , scelta con la stampa della “sua” carrozza regale, a sottolineare il binomio macarons/marie antoinette… (caso mai non fosse chiaro!)
E lei ?
“ non vorrari farmi credere che l’hai preso per me??? L’avrai preso per il blog , così puoi fare le foto e io sono stata una scusa….”
Indegna oltre che odiosa regina capricciosa ,insensibile e…..ingrata!!!
Certo che la foto per il blog era d’obbligo ma il mio era un pensiero sincero, da mamma…
Dico : “ma non l’assaggi?”
“No, ha l’aria di essere dolcissimissimo…magari più tardi…”
E con questo credo non ci sia nulla da aggiungere…

p.s.: dei macarons presi ne ho avanzati due , (gli altri li ho mangiati mentre scrivevo questo post : uno più buono dell'altro!) che porterò domani in ufficio per una mia collega anche lei “malata” di macarons, di Ladurèe , di Hermè… dopotutto è un mondo per molti ma non per tutti…no???? :-)

ppss: rientrata da una serata con amici Marie Antoinette mi ha ora comunicato che, nel pomeriggio, aveva assaggiato un macaron...e con tono annoiato ricco di "smrff" "offffff" "bahhhh" ha aggiunto: si non è male ma è....dolcissimo!!! (storcendo la bocca in modo leggermente schifato)

e, guardandola dirigersi verso i suoi appartamenti lasciandomi al mio computer, io mi chiedo dove ho sbagliato.... :-)))

giovedì 9 dicembre 2010

ARISTA CON MELE & MIELE



Dovrei dividere il mio blog ….nel senso, ricette di primi, antipasti e soprattutto dolci by me tutto ciò che concerne la carne/pesce : dolcemetà.
Siccome sono, fondamentalmente, una persona onesta ho sempre dichiarato la paternità delle ricette da me postate e , anche in questo caso, io ho fatto solo da aiuto allo chef .
Innanzi tutto io la carne non la so nemmeno comprare, non conosco i pezzi, non so nemmeno come si chiamano e che carne è meglio usare per preparare le varie ricette. La mangio poco e non mi ispira più di tanto. Certo quando assaggio piatti cucinati con amore e professionalità , riesco ad apprezzare gli arrosti, gli stufati, i bolliti…ma , diciamo, non sono la mia passione.
Sbagliando, trovo che cucinare la carne non sia creativo e soprattutto non amo troppo i profumi che sprigionano mentre cuociono. Vuoi mettere quando cuoci una bella torta burrosa??o fai semplicemente sciogliere del cioccolato? Io mi inebrio di questi dolci profumi…
Anyway…parlavamo di carne e del fatto che se di carne si parla e si cucina, ci pensa la dolcemetà.
I problemi non sono pochi quando si decide di cucinare insieme: innanzitutto di natura logistica.
“cuciniamo ma te o da me?”
Io ho una scusa in più che è Marie Antoinette, che, all’uopo, sfodero :
“…però mi spiace lasciare "la bambina" da sola…ma fa niente…”
“ma no…allora stiamo da te, dai…”
mi sento in colpa per usare la petite reine alla quale frega un baffo di essere in (nostra) compagnia e tanto meno mangiare quello che prepariamo ,il tutto abbinato alla fantastica opportunità di stare sola a casa a farsi un bel pacco di fatti suoi!
Quando poi le dico : oggi prepariamo l’arista alle mele e miele!
E lei : “qui???” con sguardo schifato, scocciato,ecc….
Aggiungo subito, “leggermente” infastidita dai suoi modi (trad: incazzata ) : no, non qui!
Così mi libero anch’io della regina paturniosa e “spessa” che, non nascondo, faccio fatica ,a volte, a sopportare… ( firmato: madre degenere)
E lei: ah, ben….. con fare rassicurato( assolutamente incurante di avermi risposto con toni antipatici e prepotenti,)per la conferma che me ne starò fuori dalle…..
Quindi si cambia …location!
La dolcemetà è abituato ai miei cambi di programma , tanto che passo per donna inaffidabile quando invece io mi sento molto “vittima dei casi della vita nonchè delle coincidenze sfortuite”.
Si “ sfortuite” non “fortuite”
Sempre pronta a cambiare rotta quando il vento gira storto (leggi : umori regali non proprio concilianti ) mi preparo a fare la valigia per…cucinare un’arista!
Eh, si perché , tra le mie mille e più manie c’ho quella che devo portarmi dietro le MIE cose e di sicuro preferisco a mille cucinare nella MIA cucina dove trovo tutto quello che cerco, con le MIE pentole, i MIEI ingredienti, ecc, ecc…..
La dolcemetà è un santo ma non lo voglio incensare troppo perché più che di tolleranza il suo atteggiamento accomodante è ricco di …menefreghismo per certe cose, quindi a lui di cucinare qui o là non frega più di tanto , di usare quella o questa pentola pure….quindi, facile per lui dire : a me va sempre tutto bene!!! O no?????? :-)
A me non va sempre tutto bene, anzi se proprio devo dirla tutta, quasi mai! Ho questa parte di me da “zitellainside” che è figlia di una vita vissuta dovendo sempre decidere e fare e disfare da sola, quindi , diciamo, che ho uno scarso senso di…adattabilità e, non ultima, una concezione delle mie idee nonché del mio modo di pensare che rasenta…ehm…la perfezione ?? ;-))))
Io le carote le taglio in un modo lui in un altro : non va bene.
Io uso un tipo di ciotola , lui un piatto …spesso di carta …: orrore
Per non parlare di come è il suo frigo e la sua dispensa…io, nel mio disordine creativo mi trovo, da lui, un po’ meno…;-)
E poi i piatti!!! Io ho mille ciotoline, cocotte, piattini, piatti, e mi piace giocare abbinandoli , da lui non si può : è già buona trovare i piatti piani (sempre meno che quelli fondi…e questo è un mistero!!)
Insomma , lo ammetto, sono difficile ma,credetemi, cerco di trattenermi anche se non sempre ci riesco.
E questa volta sono riuscita a non portarmi nulla, se non il solito libro (oggetto che porto sempre con me in qualsiasi occasione) che con l’arista c’entra assai poco!!!
Riguardo a questo delizioso piatto vi racconto, incominciando con il dire che il profumo che sprigiona mentre cuoce è veramente accattivante…mele, miele, condimenti e profumi si fondono creando un ensamble che incuriosisce.
Ho fotografato l’arista prima della cottura e dopo, in questa pentola vintage che ha il pregio di passare dal fornello al forno senza offendersi e regala un’immagine d’altri tempi che tanto mi piace.




L’ambientazione delle foto che già mi è difficile chez moi qui lo è ancor di più mancando i miei vari orpelli decorativi (tovaglioli, patti, candele,….)ma vogliamo dire che qui c’è l’essenziale? Diciamolo!
Pentola con arrosto e ,come presentazione, il medesimo ma…nel piatto (uno dei pochi piatti lisci scovati….!)
La ricetta è semplicissima ma credete, la resa è da grande chef!

Ingredienti:
arista di maiale (circa 1 kg) già preparata con pancetta
2 mele granny smith
1 cipolla rosa piccola
1 spicchio d’aglio schiacciato
miele d’acacia
rosmarino
salvia
sale&pepe
vino bianco
olio
burro

ho visto che la dolcemetà tagliava la carne in verticale creando fessure nelle quali metteva le fettine di mela (detorsolata e tagliata a rondelle, mantenendo la buccia)
poi metteva nella pentola burro ,olio, il pezzo di carne le cipolle tritate, l’aglio ,quindi rosolava un po’ sul fuoco, sfumava con vino bianco . Toglieva dal fuoco, aggiungeva le restanti rondelle di mele, sparpagliava gli aromi sulla carne, metteva sale e pepe e faceva colare 2 o 3 cucchiaiate abbondanti di biondo miele che cadeva sinuoso avvolgendo la carne, le mele e il condimento conferendo un aspetto dorato al tutto . Coprendo la pentola con un foglio di alluminio metteva il tutto in forno ( a 200°) per circa un’ora e mezza, controllando ogni tanto.
Il profumo dolce delle mele e del miele sprigionava dal forno insieme all’odore piacevole tipico delle carni arrosto che sa di rosmarino e di vino: un connubio dolce salato raffinato e perfetto per la giornata uggiosa , brumosa, grigia e bigia che faceva da sottofondo.
Gusto delizioso, abbinamenti perfetti dosati alla perfezione…mangio però con un leggero senso di colpa (quando mai???) bè, primo per non aver cucinato io ed essermi fatta servire e riverire (non sono abituata) e poi perché un dubbio feroce m’assale: non è che la dolcemetà sia un po’ “vittima” del mio blog??? E su questa considerazione sto già scrivendo una nuova elucubrazione che condividerò con voi al più presto…anche solo per sentirmi rincuorata e tranquillizata dai vosrti commenti! :-)

domenica 5 dicembre 2010

DI LIBRI...GODURIOSI ;-)

Lo ammetto : di Paul non sapevo nulla. Grazie alla segnalazione della cara amica di blog , patricia, che ci delizia spesso con le sue news culinario/letterarie, ho deciso di regalarmi il libro : “Avventure al ciccolato” di Paul A. Young .


Già dopo una rapida sfogliata ho capito che questo libro mi sarebbe piaciuto : per i colori (tutti i toni del cioccolato) e per qualche titolo di ricetta captato qua e là.
Me lo sono goduto prima di andare a letto , quando tutti i doveri erano stati assolti, quindi senza sensi di colpa e con una leggera stanchezza che ho accompagnato anche con una calda tisana invernale (zenzero e rosa canina). Ho inforcato gli occhiali da nonna papera e ben comoda sul divano ho iniziato…
Impaginazione originale per alcune pagine di testo, rappresentate come se venissero fotografate da un libro antico…e proprio in questo pseudo testo “recuperato” leggo di Paul..: fin da giovane appassionato ai dolci ma con una predilezione per il cioccolato. Da pasticcere studioso e curioso a diventare il proprietario di ben due cioccolaterie a Londra , è un passo segnato dal destino. Ma non solo, scopro che è stato insignito anche di varie medaglie d’oro dalla “Accademy of Chocolate” ed è nella classifica dei primi otto chocolatier del mondo e poi, ha una faccia simpatica , almeno così sembra dalla piccola foto che ci mostra un giovane uomo senza età che potrebbe appartenere a epoche passate, con lo sguardo dolce e sereno di chi conosce i risultati appaganti della propria passione e, proprio per questo, senza gelosie, li trasmette attraverso questo libro, giudicato il migliore….del mondo!!!! :-)
Dopo il primo capitolo eruditivo sulle tipologie di cioccolato, caratteristiche e tecniche base, si entra nel mondo delle sue ricette corredate da foto che meritano un ‘attenzione religiosa per assaporare , ancor prima di leggere, gli ingredienti, la voluttuosa armonia dei gusti e la ricercatezza studiata per inventare abbinamenti, a dir poco, azzardati: ganache al roquefort per accompagnare pere cotte…
Oppure fondant al cioccolato e basilico e ancora cialde di cioccolato e pecorino per accompagnare una vellutata di topinambur…strepitoso! Leggevo, guardavo e sognavo di poter assaggiare quei piatti così particolari, così “avanti”…
Non solo ricette “azzardate” ma anche mille versioni di tartufi e ganache, torte cioccolatose ricche di frutta secca e spezie ,abbinamenti più “normali” ma comunque raffinati e coinvolgenti.
Ogni foto accompagnava un mio sospiro corredato da acquolina in bocca e sempre più interessata leggevo dosi, ingredienti, commenti dell’autore…
Tutto. L ’ho letto tutto subito e una volta terminato l’ho ri iniziato e l’ho sfogliato fermandomi sulle pagine che più mi avevano catturato. E’ un libro irresistibile ,impossibile non farsi prendere dai testi e dalle immagini. Ora da qui ad affermare che proverò qualche ricetta ce ne vuole e anche se le ricette non sono facili ma non sono impossibili . Secondo me, sottointendono una preparazione abbastanza tecnica per la gestione del cioccolato per esempio : temperare e sceglierne la variante giusta (ammesso che si riesca a trovarle) .
Il simpatico autore ci dice nella sua introduzione:
“se non vi spingerete oltre al primo capitolo…non ne avrò il cuore spezzato, ma se vi appassionerete ai tartufi all’aglio verde e ad altre più audaci ricette racchiuse nell’ultimo capitolo, sarò orgoglioso di voi”
Bè, di sicuro Paul ,di me, può essere orgoglioso, certo se mai dovessi fare una qualche sua ricetta allora sarei io ad essere orgogliosa di me!!!



Questo libro ve lo consiglio perché è un piacere anche solo per gli occhi : tutto quel cioccolato marrone, scuro, lucido, elegante non può lasciare indifferenti !Un libro non solo “da libreria” ma da usare per prendere uno spunto super creativo per ricette speciali godendosi un attimo di pausa letterario/glicemica , sedute sul vostro divano, o già sotto alle coperte del vostro letto prima di dormire, o ancora alla mattina, alla domenica mattina, mentre state facendo una delle vostre colazioni preferite con la calma che solo le giornate festive possono regalare…questo libro vi renderà ancora più piacevole e stimolante andare in cucina, prendere il pentolino per la cottura a bagno maria, metterci qualche pezzo di ottimo ciccolato con qualche fiocco di burro (generosamente il giusto) e incominciare a pensare alla prossima ganache che avrete deciso di fare assolutamente coinvolte dalle idee di Paul….
ehm…ganache al….wasabi ??? ;-

giovedì 2 dicembre 2010

TORTA AL TRENDY PISTACCHIO






C’è chi cucina dolci perché è goloso e usa determinati ingredienti per una sorta di professionale ricercatezza del gusto, dell’abbinamento perfetto, per l’armonia dei sapori.
Io li cucino perché sono golosa e spesso uso gli ingredienti per la loro forma ma soprattutto per il loro colore.
Il pistacchio, per esempio, mi fa letteralmente impazzire per il suo verde !
Lo scelgo come sceglierei una sciarpa, un golf, una borsa che deve dare un tocco di classe al mio look. Studio gli abbinamenti come quando scelgo le calze e le cinture da abbinare al contenuto del mio armadio, vagliando le possibilità, l’armonia cromatica e l’effetto finale.
Questa torta l’ho pensata come se fosse un abito, anzi no, come se fosse un look composto da abito e accessori. Ho pensato soprattutto ai colori e il mio mitico pistacchio di Bronte, dà quel “plus” che trasforma questa torta con glassa al cioccolato in qualcosa di più…
Il pistacchio fa parte anche degli ingredienti dell’impasto che hanno colorato di un bellissimo verde autunnale anche l’interno…che non ho potuto fotografare perché questa torta era un regalo per una cara coppia di amici , il carlo e la roby, nonché i proprietari della pentola magica!
L’ho fatta con amore quindi la carico di un significato profondo oltre ad essere stata molto soddisfatta del risultato dell’immagine finale!
Anni fa ho lavorato nel campo della moda e vi assicuro che il film “il diavolo veste prada” è acqua di rose in confronto al vero clima che si respira in certi ambienti. Facevo l’assistente dell’assistente :-) di campionario. Quindi : incontri con stilista, scelta dei tessuti e, infine, la parte più bella : gli abbinamenti colore !!! impazzivo per puntare con gli spilli sullo schizzo i vari pezzi di tessuto, attaccare con lo scotch i bottoni scelti in perfetta armonia di forma e colore con il tutto…
Mi piaceva e mi veniva abbastanza naturale ma il clima era così pesante , così schiavizzante e da casta (bè io ero ovviamente una “paria”), che non ho retto…e mi sono ritrovata a lavorare tra i libri, ambiente più consono alla mia personalità anche se con mansioni non proprio creative come speravo …:-(
Del periodo “moda” (ma credo sia anche una questione genetica!) mi sono trascinata un cura maniacale e psicotica per gli abbinamenti dei colori.
Non potrei mai uscire di casa (ma nemmeno stare in casa!) con colori non in equilibrio tra loro! Mi viene una sorta di malessere…fisico!! Ricordo anni fa che una mattina sono arrivata in ufficio vestita di nero con un paio di collant blu scurissimo. Evidentemente al mattino tra le mille cose da fare (avevo anche marie antoinette piccolina) non avevo prestato troppa attenzione alle calze ma una volta arrivata in ufficio, orrore, mi sono accorta. Solo io avvertivo quella sfumatura blu scurissima che, in effetti, poteva venir scambiata per un nero (sapete che di neri che ne sono tantissimi…con diverse “luci”…) . Nessuno se ne era accorto, , ma io non ce l’avevo fatta.
Morale : con in mano un permesso (non retribuito, ovvio) ero corsa a casa a cambiare le calze….
Ritornando alla torta ,una volta sfornata , non potendo tagliarne una fetta e godermi il bellissimo colore dell’interno (come mi hanno poi confermato essere il carlo e la roby), ho avuto l’idea di “colorare “ un po’ la superficie di questo dolce. La glassa cioccolatosa ben si prestava al verde del pistacchio che ha anche piccole venature quasi color ciclamino e delle nouances color nocciola/marrone…
Lo sfondo è un foglio di carta per decoupage trovato per caso rovistando nei cassetti di rattan (made ikea) della mia libreria (made ikea) : escono sempre sorprese ! nastri , fiocchi, fiori secchi, bacche, carte veline…quasi come la borsa di mary poppins (un altro mio mito!)
Trovo che il rosa antico dei ramage un po’ new romantic, stia benissimo con l’opulenza vagamente barocca di questa torta e si abbini al poco color fucsia/ciclamino dei pistacchi…peccato la foto che avevo immaginato diversa,ma oramai lo sapete, questo è uno dei miei talloni d’achille , confessato e ammesso (di fronte all’evidenza!)…
Il mio look mentre cucinavo questa torta??? Ma di certo in tinta con il tutto: leggins marron glacè, t-shirt marrone scuro e un cardigan color cammello e, udite udite, orecchini bijoux verdi…eh bè… altrimenti che psycotic-color woman sarei !!!!:-)


Ingredienti:

200 gr farina (io ho usato quella auto lievitante)
200 gr zucchero
2 uova intere
200 gr burro
100 gr di pistacchi di Bronte macinati
50 gr latte
La scorza di mezzo limone (grande) grattugiata
Un pizzico di sale

per la glassa:
100 gr cioccolato fondente 70%
un pezzo di burro ( a occhio , ma non siate tirchi!)

In una ciotola mettete le uova e lo zucchero e montatelo fino ad ottenere un composto chiaro e schiumoso. Aggiungete il limone grattugiato, il burro morbido a pezzi, il pizzico di sale e mescolate. Aggiungete la farina setacciata, i pistachi, il preparato in pasta e il latte. Quando avrete un composto ben amalgamato versatelo in una tortiera a cerniera dal diametro 20 cm (unta con un po’ di burro).Infornate a 160° per circa 50 minuti.Sfornare la torta e fatela raffreddare prima di sformarla.
Per la glassa : fondere a bagnomaria il cioccolato con il burro.far raffreddare un pochino e versare voluttuosamente (eh, si altrimenti non vale!!!) sulla torta...

Dopodichè , in preda ad un impeto cromatico/goloso/artistico, spolverizzate con pistacchi un pò tritati e un pò no...

N.B.: le foto non rendono giustizia ma vi assicuro che era una torta che...tentava parecchio!!! non fosse altro per l'abinamento dei colori!!! :-)))
Si lo so, sono irrecuperabile!!!

mercoledì 1 dicembre 2010

ENGLISH RECIPE:THE CHICKEN PIE



Questa è la prima, anzi no la terza ricetta inglese che mi è stata insegnata…
La prima era stata l’apple crumble che mi piace da impazzire… poi l’apple pie e , a seguire, il chicken pie.
L’innamoramento nei confronti della cucina inglese mi era capitato una decina di anni fa, complice una mia conoscente, poi diventata amica, inglese.
Ai tempi abitavo in campagna in un paese vicino alla città, avevo una casetta con giardino, tanto spazio e mi dedicavo ,come hobby, all’acquerello e al punto croce. Mi sentivo molto topina di boscodirovo e sognavo deliziosi cottage in cui mangiare pudding caramellosi e sorseggiare the al caldo mentre fuori infuriava la bufera…bè, ci sta che nel mio scenario ci fosse questa ambientazione molto, come dire?, da “cime tempestose”, perché era inoltre un periodo molto tempestoso della mia vita…ma,vi risparmio i dettagli.
Tra una pennellata e una crocetta, cucinavo con passione , come sempre e questa mia amica era una delle mie fans.
Super sportiva e super impegnata , non aveva poi così tanto tempo ( e voglia) di mettersi ai fornelli e io spesso, con piacere, o la invitavo con la sua family oppure quando preparavo qualcosa di carino ne facevo sempre una porzione per lei.
In occasione di un natale mi regalò ben due abbonamenti a riviste inglesi “country living” e “house beautiful”: bellissime e ricche di consigli per la casa, il giardino nonché con ricette sorprendenti.
(È su queste riviste che ho visto per la prima volta il mitico Kitchen Aid, altro colpo di fulmine…) Dico, "ricette sorprendenti", perché ero convinta che la cucina inglese facesse schifo, o perlomeno era quello che si era soliti pensare. Chissà perché mi immaginavo gusti assurdi con abbinamenti improponibili e il mio stupore fu grande quando incominciai a leggere le ricette di queste riviste e a scoprire la cura e la passione che gli inglesi dedicano alla cucina. Quando poi assaggiai alcuni piatti tipici cucinati dalla sorella di questa mia amica (che fa oltretutto la cuoca e gestisce una società di catering) , che era venuta a trovarla, il mio amore per l’english food fu confermato alla grande.
I mince pies, gli shortbread, gli onion and olive scones, le scotch eggs,il Christmas pudding, il lemon curd, tutti i possibili pie dolci e salati…tutto una delizia ! Quando la mia amica ritornava in Inghilterra ,tornava carica di prodotti che noi non sappiamo nemmeno cosa siano: i jelly…il golden syrup…i barattolini con mille spezie … dei quali venivo piacevolemente omaggiata :-)Insomma mi si era aperto un mondo …sono anni che non frequento più tanto questa amica alla quale voglio bene e che sento comunque spesso. A lei dedico questa ricetta che è diventata un mio classico:

Ingredienti:
per la pasta brisée:
400 gr farina
200 gr burro
100 ml acqua fredda

Per il ripieno:
pollo : a volte prendo al super il pollo arrosto già fatto e uso quello( pulito : spellato e senza ossa) oppure prendo 2 o3 cosce e 1/2 petto e li faccio bolliti.
2 cipolle medie
Alloro
2 carote
Funghi secchi (circa 25 gr)
Panna da cucina
Parmigiano (facoltativo)

Preparare la pasta brisée unendo il burro alla farina fino a formare un composto sbricioloso , aggiungere quindi l’acqua fredda e formare una palla bella liscia che metterete in frigo per mezz’ora.
Mettete a mollo in acqua tiepida i funghi secchi .
Se fate bollire il pollo usate la pentola a pressione che è più veloce: mettete il pollo con le carote ,l’alloro e un pezzo di cipolla steccata con qualche chiodo di garofano. Chiudete e ,dopo il fischio ,calcolate una ventina di minuti. Spegnete il fuoco ma non fate sfiatare la pentola a pressione : lasciate che si sfiati da sola (circa mezz’ora)
Se invece utilizzate il pollo già pronto (o avanzato! Va benissimo, anzi rende il piatto più saporito) lo pulite e lo mettete in una terrina.
Fate cuocere le cipolle con 2 chiodi di garofano, una foglia di alloro . Quando sono cotte e quasi disfate, salate q.b.
Tirate fuori dal frigo la pasta, stendetela e ricoprite una teglia imburrata o rivestita con carta forno(diametro 20 cm) dai bordi alti (almeno 4 dita) e con la pasta rimanente fate un cerchio che servirà come “coperchio” del pie.
Nella terrina dove avete messo il pollo a pezzetti aggiungete : le cipolle, i funghi strizzati, le carote tagliate a pezzetti, la panna, sale e pepe. Io ultimamente ci aggiungo anche del parmigiano grattugiato perché mi piace il sapore che dà al piatto.
Rovesciate il tutto nel pie , livellate e coprite con il disco di pasta preparato. Rivoltate i bordi , praticate un foro al centro (il “camino”) e a piacere decorate con foglie, scritte, di pasta la superficie (io preferisco lasciarlo liscio anche se ne esce un pie troppo “rigoroso” e poco “english”!!)
Spennellate con un uovo sbattuto o con un po’ di latte e infornate a 200° per dieci minuti e poi abbassate a 180° per mezz’ora circa. Controllate che non bruci, se vi sembra che stia prendendo troppo colore, coprite con la stagnola.
Il chicken pie non deve cuocere tantissimo in quanto gli ingredienti sono già cotti…l’importante è che cuocia bene l’involucro, cioè la pasta briseé che deve risultare fragrante pur mantenendo una certa morbidezza (altrimenti vi vedo a tagliare il pie con la…sega elettrica!)
Ai tempi pensavo fosse una ricetta complicata e difficile e invece non lo è ma, soprattutto il suo pregio è che si può tranquillamente prepararlo il giorno prima, anzi è più buono! Quindi può essere la soluzione per una cena o un pranzo, da prepare in anticipo! È sufficiente una rapida scaldata in forno ed è perfetto. Ma non solo, del chicken pie esistono mille versioni che contemplano verdure diverse da quelle che vi ho detto, e se avanzate carne anche che non sia di pollo , il risultato finale è comunque degno di nota. Un piatto molto free e creativo . Diciamo che è una english idea da completare e arricchire con i gusti che più ci piacciono
Giusto per aggiungere una nota light a questo piatto, io di solito lo abbino ad un cremoso contorno di castagne e scalogni ;-)
Eh bè un’altra cosa ho imparato dalla mia amica inglese e dalla cucina della sua terra: burro, zucchero, condimenti, liquori …a iosa…e in effetti, preparare queste ricette è , a volte, peccaminoso per le quantità di grassi utilizzati! Nigella docet! Ma come ci insegna la famosa food writer quando assaggia con voluttà i suoi piatti che fanno terrore al colesterolo, in cucina bisogna lasciarsi andare…a questo proposito vi cito due righe del suo libro “Delizie Divine” (MUST HAVE) in conclusione di una sua ricetta di una torta che persino lei giudica “molto pesante” :-) :
“non sentirti obbligata a usare tutta la glassa: ha un sapore ancora migliore se la gusti ripulendo la ciotola con un dito.”
Fantastica donna inglese!!!

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