domenica 28 novembre 2010

SCOOP: LA RICETTA DELLA PANISCIA DELLA MIA MAMY!!!!


Innanzi tutto diciamo la verità : questa paniscia non l’ho fatta io ma l’ho solo fotografata durante una cena tra amici in una trattoria tipica.
L’immagine la fa sembrare più simile ad un minestrone che ad un risotto ma vi assicuro che dopo pochi minuti ,il riso si manteca il giusto e l’aspetto diventa all’onda e cremoso come deve essere.
La mia colpa è stata quella di non aver aspettato a fare la foto, ma, come potevo? Tutti che mangiavano alla grande e io ferma immobile ad aspettare la consistenza perfetta per avere un’immagine degna del piatto , no non potevo!!! poi ero tra amici ma non amici-amici che ti conoscono da tanto, che sanno le tue manie, che sanno soprattutto del blog…erano amici della dolcemetà quindi conoscono lui non la sottoscritta . Infatti quando ho tirato fuori il cellulare e ho scattato le foto subito una signora presente dice “ Ma cosa fai? Fotografi la paniscia???” con un tono da “ma questa è fuori come un balcone”
E io:” si, poi vi spiego…c’è un preciso motivo perché la fotografo.”
Pensando di instillare una certa curiosità con la possibilità di essere considerata un soggetto/oggetto (??) quantomeno originale. Assolutamente non è stato così. Hanno preso atto di questa mia “performance” e nulla più…ritornando ai loro argomenti che francamente non mi appartengono più di tanto. Ero inoltre seduta in mezzo tra il gruppo di uomini (alla mia sinistra ) e al gruppo di donne (alla mia destra) e già la disposizione dei posti la dice lunga ! Captavo un po’di discorsi da una parte e un po’ dall’altra cercando di inserirmi in quelli più affini…è stata dura. Mi sono salvata quando si è parlato di gatti e quindi ho potuto raccontare del mio chat egoiste Eu, selvaggio e anafettivo ma poi …nulla più.
Non voglio sembrare una vecchia zitella snob ma ritengo che se gli uomini vogliono parlare di argomenti da bar dello sport con modi ad hoc , lo facciano pure ma senza coinvolgere chi non è affine a loro. E con questo non intendo le donne in genere (anche perché le altre signore erano perfettamente a proprio agio!!!) ma intendo solo me stessa medesima. La dolcemetà , ovviamente, si allineava simpaticamente alla tavolata goliardica e , diciamo, vanziniana (ma è un complimento!) perché sono suoi amici da tempo, perché lui ha la capacità di sentirsi a suo agio sia tra i camalli (n.d.r.: scaricatore di porto) che tra i prìncipi , sia tra 18enni che tra matusalemme : è un’indubbia dote che a me manca completamente. Queste situazioni anzi, tirano fuori il peggio che c’è in me regalandomi un’immagine di bigotta (che non sono), di “puzza sotto al naso (che non ho), di incontentabile (lungi da me ).
Certo ammetto di aver fatto fatica a mantenere un’espressione quantomeno normale quando in tavola hanno portato un favoloso piatto di antipasti caldi : tra cui ottimi cotechini e salamini che hanno subito destato commenti pesantissimi da parte ….delle signore!!! Lì, c’è chi ha tirato fuori il cellulare è ha immortalato il salame e, giuro, non ero io, ma un’altra lady…con relativi commenti che vi lascio immaginare!
Il versante maschile, inizialmente era più pacato e discuteva coloritamente di calcio bè per poi scivolare su altro…appoggiato dalle signore che commentavano, allo stesso livello maschile: quando si dice la parità dei sessi!
A parte queste “piccole” sfumature la serata è andata bene e le persone sono di base simpatiche, intelligenti, generose , buone e soprattutto sono amici della dolcemetà e quindi vanno pazientemente sopportati, civilmente accolti nel tuo mondo anche se , diciamolo, il feeling è lontano…
Anche se la paniscia non l’ho fatta la ricetta la conosco alla perfezione perché la mia mamy, maestra in questo piatto, l’ha fatta così tante volte che l’avevo già imparata da bambina.
Premessa: di questo piatto ne esistono diverse versioni anche perché è un piatto antico che si preparava con quello che dava la terra e con gli avanzi dei salami…
Ci sono poi due versioni: quella novarese (che è questa della ricetta) e quella vercellese, che è fatta solo con lardo e fagioli.
Ma bando alle ciance, ecco qui la ricetta:

LA MITICA PANISCIA DELLA MIA MAMY

Ingredienti per 4 persone :
per il “brodo”:
350 gr di fagioli secchi borlotti
1 bella cipolla
1 o 2 gambi di sedano
1 verza piccola oppure metà di una grande
2 carote medie
(le quantità sono indicative : si possono aumentare le dosi della verdura preferita, oppure,per esempio, a chi non piace la verza , la si può sostituire con erbette, coste…ma non è la setssa cosa ;-) )

400 gr riso Carnaroli
1 scalogno per soffritto
1 bicchiere di vino rosso (un “Ghemme” o un “Gattinara” per stare in zona, altrimenti qualsiasi buon vino è perfetto)
100 gr di lardo
Burro
Sale
1 salamino della duja
(E qui è doverosa la parentesi per spiegare cos’è a chi non lo conosce :
è un tipico salume piemontese che, una volta insaccato, viene introdotto in orci di terracotta, le “duje”.
Il salame viene ricoperto di strutto fuso che, raffreddandosi, si solidifica e conserva il salame.
Prima di utilizzarlo va “pulito” dal grasso e va spelato.
E ottimo servito con sottoaceti ed è indispensabile per questo piatto.)

La mamy dice:
la sera prima metti a bagno i fagioli borlotti. La mattina seguente prepari il brodo di verdure in questo modo:
tagli a pezzetti le verdure e le metti in acqua fredda senza salare insieme ai fagioli (sciacquati).
Fai cuocere a fuoco dolce per 2 ore . Quando i fagioli sono cotti (li assaggi) e sali q.b.
Una volta pronto il brodo si può iniziare a fare il risotto:
In una larga padella metti un pezzetto di burro , il lardo e fai rosolare lo scalogno. Quando diventa biondo sbutta il riso e lo “tosti” qualche minuto affinchè assorba bene il condimento.
Sfumi con il bicchiere di vino e prosegui la cottura aggiungendo i mestoli di brodo poco per volta : quando si aggiunge il brodo, si mescola e si aspetta che il riso assorba tutto il liquido prima di aggiungere il successivo mestolo, continuando a mescolare dolcemente fino a cottura del riso (circa 20 minuti).
Quando mancano circa 5 minuti alla fine cottura , metti il salame della duja sbriciolato con le mani . Il riso va lasciato molto morbido (in effetti , come ho scritto sopra, potrebbe sembrare quasi un minestrone) perché in breve tempo si aggiusta da solo, mantecandosi e prendendo la giusta consistenza.
Formaggio grattugiato o meno, aggiunta di pepe o meno, è un piatto delizioso che sa di rustico passato e scalda i cuori…ottimo per una giornata nevosa piovosa come oggi…
Quasi quasi la preparo per cena…

martedì 23 novembre 2010

LE AMICHEDELCUORE ...


Una delle cose che amo di più fare è invitare le mie amichedelcuore a cena. Il numero delle invitate può variare da 1 a 6 (il massimo che riesco ad ospitare chez moi senza intoppi), il giorno rigorosamente infrasettimanale perché ,ça va sans dire, il week end è dedicato alla famiglia (mariti, figli, fidanzati, …)la cena deve essere tassativamente informale e molto ma molto easy in quanto l’ “invitatrice” (cioè io) lavora (ebbene si) e quindi il tempo a mia disposizione per cucinare è pochino.
Via libera a ricette che fanno scena e sono buone (indispensabile!) e che si preparano in fretta o in anticipo garantendoci una bella fetta di tempo da dedicare a noi, alle nostre chiacchiere (motivo principale dei nostri incontri!) L’ultima cenetta è stata molto “intima” in quanto eravamo in…due, io e l’Alda! Marie Antoinette ha lasciato il castello per uscita con amici regalando, in modo discreto, alla madre (io) uno spazio di quieta libertà.
L’unica ricetta degna di nota della serata è stata la torta di pane salata, della quale esistono mille versioni a seconda degli ingredienti , questa la chiamo :
Di pecorino e salsiccia in torta rustica

Pane avanzato
Latte
1 uovo
pecorino grattugiato (tanto)
salsiccia a pezzi
zucchina grattugiata
sale (pochino)

il procedimento è il solito delle torte di pane: si ammolla il pane tagliato a tocchetti nel latte fino a che diventi bello morbido. Se il tutto è troppo liquido , si strizza. Si mette, poi, in una ciotola con : 1 uovo, il pecorino grattugiato , la zucchina tagliata a crudo a julienne e la salsiccia (fatta prima sfrigugliare in padella)
si aggiusta di sale e si mette in una teglia rivestita con la carta forno.
Si inforna a 160° per una ventina di minuti e poi si alza a 180° per almeno ancora mezz’ora.
Solo la prova stecchino ci darà la conferma se la torta è cotta o meno. Tenete conto che , raffreddandosi tenderà a diventare più compatta, quindi anche se vi sembra “mollina” poi si ricomporrà…si può fare bassa bassa o alta, dipende dai gusti e si può gustare sia fredda che tiepida/calda .
A me ne sono uscite due : una alta circa 2 cm e l’altra circa 4.
Le quantità sono ad occhio, in quanto dipendono dalla quantità di pane avanzato. Come avevo già detto, io assaggio il tutto da crudo per dosarmi negli ingredienti e questo metodo, anche se poco fine si è sempre rivelato infallibile!
Per questa cenetta l’ho preparata il giorno (ehm…sera/notte)prima e l’abbiamo mangiata fredda in quanto si è accompagnata ad un tomino di capra con melanzane al funghetto, quindi la sua funzione era di essere tipo un pane…il primo , dato che diluviava e il tempo ispirava un conford food, ecco super pronta la mia pasta&fagioli speedy che ultimamente , lo ammetto, sto sfruttando un po’ troppo, ma …mi ispira!!! La foto è…sfocata ma è l’unica che ho e ci tenevo a pubblicarla lo stesso, per fissare ancor più nella memoria la nostra cenetta.


La mia amica Alda fa parte delle mie “amichedelcuore” con le quali condivido gioie e dolori della mia vita. Ci sono amichedelcuore che conosco da 30 anni e più, ce ne sono di più “nuove”, ma tutte accomunate da un feeling speciale che me le rende uniche e indispensabili.
Le mie “amichedelcuore” sono: alda,rita,roberta,pierangela, ilaria, cristina e ho deciso in questo piccolo mio spazio virtuale di dedicare, nel tempo, ad ognuna un post. La cena di martedì scorso è stata la prima occasione per raccontarvi dell’Alda.
L’Alda è un’amica “recente” , galeotti furono i colloqui a scuola con i prof, dato che i nostri figli erano compagni di scuola al liceo. Con lei è stato un colpo di fulmine che ci ha elettrizzate fin da subito. Primo argomento che ci ha unite : i libri e la scrittura. Lei maniaca di libri quanto me e poetessa per passione , suo è il libro “Caleidoscopio” del quale ho parlato qui che vi consiglio di prendere e, non perché è una mia amica, ma perché è un piacere per l’anima leggere le sue delicate righe nelle quali è facile ritrovarsi. Io non amo particolarmente la poesia perché non sono preparata culturalmente ad apprezzarla e capirla appieno , ma le sue poesie mi trasmettono emozioni e questo è un innegabile merito dell’autrice.
Detto questo abbiamo altre cose in comune: la passione per il web e un blog, il suo è per me un appuntamento quotidiano! Delle mie amichedelcuore è la più tecnologica e quindi capisce le mie ore trascorse a navigare perché lei fa lo stesso!!! Ci scambiamo siti e info oltre a scriverci mille sms.
È una donna manager , realizzata sul lavoro , capace ed intelligente . è una donna un po’ maschile , nel senso che non le appartiene il mondo domestico più di tanto (beata lei!) per mille motivi…non è una cuoca ma quando cucina è bravissima !! mi ricordo ancora un suo arrosto in crosta morbidissimo e cotto perfettamente. Non è una donna “mastrolindo” con la passione per i prodotti lavavetri e altro. Madre premurosa e presente ma non chioccia . amante dei viaggi , di cinema, di fotografia ,della cultura e snob quel giusto che…ci sta! Immagine: very young : caschetto castano con frangia , minuta ,look elegantemente sportivo. . Niente tacco 12 per lei : altro punto in comune!!! :-)
Amiamo entrambe la pigrizia costruttiva trascorsa , per esempio, alle terme o a farsi qualche massaggio. Amiamo le stesse borse: capienti come valigie e…ehm…preferibilmente firmate (ne abbiamo 2 o 3 preferitissime!!!) è un’amica che in un mio momento buio mi ha regalato un week end magico nella sua casetta in montagna dove abbiamo mangiato in posti deliziosi, abbiamo passeggiato in mezzo alla neve e abbiamo parlato ininterrottamente per 3 giorni…e ditemi se questo non è amore!!! :-)) è stato uno dei più bei fine settimana della mia vita e non esagero! Ha saputo prendermi per mano e farmi ritornare la voglia di fare cose belle e gliene sarò grata tutta la vita!
In ultimo scrive biglietti favolosi…e con orgoglio e un pizzicò di vanità (concedetemelo) vi scrivo questa sua piccola poesia a me dedicata scritta come biglietto per un mio compleanno di qualche anno fa.

Un mondo di seta

Chiarore profumato,
Di cera cremisi,
Acquarelli delicati,
Briciole di nuvole,
Lettere consumate,
Pagine da scrivere.

Focacce calde,
rapsodie.

Nella cornice un mondo,
il tuo mondo
di seta colorata

domenica 21 novembre 2010

L' "A(gru)MATO CONIGLIO...

mtconiglio2

mtconiglio

Nel nome di questo piatto ci sta, criptato (si fa per dire) , tutto lo spirito della mia ricetta : nelle parentesi, nelle virgolette, nei doppi sensi Questa volta è stata proprio una sfida alla grande per me. Che ci crediate o no, non avevo mai fatto il coniglio prima d’ora. L’avevo mangiato, di rado, non perché non mi piacesse, ma piuttosto perché mi spiaceva per il coniglio, lo ammetto. Avendo poi trascorsi vegetariani (durati qualche anno) mi è rimasto ancora qualche “senso di colpa” verso alcuni tipi di carne e quella del coniglio è tra queste. Ma la sfida dell’EMMETI è soprattutto una sfida per mettere alla prova noi stessi e quindi ho accettato di fare questo benedetto coniglio proposto da Ginestra, verso il quale ho avuto da subito un rapporto di odio e amore.
Amore per la piccola e tenera bestiola e odio perché non sapevo davvero che parte incominciare!
L’aspetto “sentimentale” l’ho metabolizzato leggendo quello che scriveva il mitico Artusi:
“la domesticità del coniglio rimonta ad un’epoca assai antica, giacchè Confucio, 500 anni avanti l’era cristiana, parla di questi animali, come degni di essere immolati agli dei..”
E se lo dice Confucio….. allora immoliano ‘sto coniglio!
Il coniglio l’ho fatto comprare alla dolcemetà, lui è un carnivoro doc, esperto di tagli, qualità, macellerie. Io non avrei saputo nemmeno che cosa chiedere…
La difficoltà aumentava di giorno in giorno perché vedevo la quantità esponenziale delle ricette inviate e le possibilità che la mia idea venisse sfruttata era sempre di più a rischio.
Idea, si fa per dire perché non sapevo assolutamente che ricetta fare.
Sfoglia di qui, sfoglia di là mi sono fatta ispirare da una rivista alla quale ho rubato qualche ingrediente e alla quale ne ho aggiunti dei miei.
Se non avevo (ho ) capito male le “conditio sine qua non” erano: coniglio (vabbè..) + marinatura + elemento alcoolico.
E qui il caso, o chiamalo se vuoi destino (che fa anche più scena!) è entrato in gioco.
“sai cosa mi è successo? Apro il freezer e mi accorgo che è uscita tutta la mia vodka, devo aver lasciato il tappo semi aperto!!”
Dice la dolcemetà.
Aperta parentesi: il suddetto lascia SEMPRE aperta qualsiasi cosa : che sia l’antina dei mobiletti della cucina, i cassetti, i libri (orrore!!! Aperti con la copertina in alto!!! Così mi si rovinano tutti!!!) finestre…tutto quello che potrebbe essere lasciato “aperto” è matematicamente certo che da lui non verrà quasi mai (mai!!!) chiuso! Psicologicamente c’è da studiare…
Chiusa parentesi
Colgo al volo l’occasione :
“secondo te il coniglio pagna (*) con la vodka?” (*)= sta bene :-)
Il poverino , dopo giorni e giorni in cui gli sottopongo tutti gli abbinamenti che mi vengono in mente per il coniglio, dice un “ma ceeeeerrrrttttoooo” che di sicuro sottintende un “ diciamole di si così la finisce con questo stress di ricetta ”
Quindi tutta entusiasta parto per la preparazione!
Mi sono ripromessa di non guardare le ultime ricette per non vedere il “mio” coniglio cucinato già da qualcun altro , fatto sicuramente meglio e fotografato a regola d’arte.
Quindi eccomi alla prese con questo amato e odiato coniglio che ho abbinato ad una vodka che “passava di lì” per caso, senza avere nemmeno l’idea del gusto non avendola mai bevuta! (che sfigata!!)
Anyway…

Gli ingredienti:

non so quanto di sella di coniglio
vodka
2 arance (succo )
Buccia grattugiata di 1 arancia
1 scalogno medio
Capperi sotto sale
Aceto balsamico
Salvia e rosmarino
Olio
Sale e pepe

La sera prima preparate la marinata con il succo delle 2 arance ,il bicchierino di vodka, salvia e rosmarino, buccia grattugiata di 1 arancia, sale e pepe e il mitico coniglio
Coprite con la pellicola e mettete nel frigo.
Il giorno dopo :
in una padella fate sfrigugliare in un po’ d’olio lo scalogno tagliato fine, e due fogliette di salvia. Poi mettete i pezzi del coniglio scolato dalla marinata (che terrete da parte),aggiungete qualche cappero sotto sale (precedentemente sciacquato e strizzato) e una spruzzatina di aceto balsamico.
Fate rosolare per bene e poi aggiungete ancora un goccio di vodka (giusto per sfumare) e poi la marinata (filtrata) e coprite per circa mezz’ora. Se il tutto si dovesse asciugare troppo aggiungete qualche mestolo di brodo…io , per puro caso, o ancora per destino, avevo proprio fatto il giorno prima il bollito e quindi ce l’avevo, altrimenti , ci avrei messo della semplice acqua…
Aggiustate di sale ed, eventualmente, di pepe.
Servire con il sughetto bello denso e saporito che si è formato e ,a piacere potete mettere striscioline di buccia d’arancia e qualche goccia di riduzione di aceto balsamico per decorare.
Bè, devo dire che il risultato non è proprio male. Il gusto è abbastanza sul dolce ma si sposa benissimo con la tenerissima carne del coniglio . Il sapore dell’arancia la fa da padrone regalando al piatto quel il tocco agrumato necessario e la vodka…bè quella, credo si sia persa per l’aere…sarà forse per quello che una volta pronto il piatto ridevo tutta contenta eccessivamente euforica ??? Una sorta di effetto “erba di grace”… potrebbe essere???’ ;-)))

giovedì 18 novembre 2010

PANE NOTTURNO...



EbBene si anche per il pane, per me, vale il discorso della cake therapy, per ben due fondamentali motivi.
Il primo : fare il pane è terapeutico e mi fa star bene e poi , preferibilmente lo faccio di sera/notte Non esagero a dire “notte” in quanto come ben sapete il tempo delle lievitazioni , quelli devono essere e, non solo, spesso variano (prolungandosi…) a causa della temperatura esterna, dell’umidità, delle…paturnie nell’aria. Si, perché di tutti cibi ,il pane è quello che , sempre secondo la sottoscritta, percepisce di più le “energie sottili” della panificatrice e con questo intendo affermare che sei hai le .... in giostra è meglio non fare il pane ma forse è meglio mettersi sul divano a leggere un bel libro, uscire a farsi una corsetta (che scarica) , farsi un bagno caldo corredato da candele,ecc….
Questo però, paturnie a prescindere, non è stato caricato da influssi grevi ,piuttosto è stato un pane stranamente trascurato a causa le circa mille altre “cosette” che avevo da fare quella sera (pre party - vedi post precedente)…
Di solito il pane io lo amo e lo accudisco dal primo momento della preparazione. Da quando preparo gli ingredienti…mi muovo già in modo lento, armonioso, pieno d’amore vero verso quello che sarà il mio pane e durante le lievitazioni lo seguo, lo controllo, lo accarezzo, rispettando i suoi tempi e le sue richieste.
Con questo pane non è stato così, o meglio, all’inizio l’amore c’era (ehm…come sempre nella vita…) anche perché il pane alle noci è il mio preferito, sia da fare che da mangiare, poi…bè poi mi sono persa (ehm…come a volte accade nella vita…) . Insieme alla sua preparazione avevo da preparare altri due cake, una decina di tartellette di brisè (che andavano cotte in bianco) + il “ragù” di castagne che avrebbe accompagnato un saporito cotechino (inserito poi nelle tartellette con il suddetto ragù)
Inoltre, perché no?, ho caricato una lavatrice, dimenticando di togliere dallo stendino i panni già asciutti (che ho tolto poi al volo, quando i nuovi panni lavati e umidi chiedevano asilo per essere stesi ) , ho sistemato rumenta ( o pattume,o scovazze o…immondizia) differenziata (traduzione: 6 viaggi ,carica come un cammello , da casa al cortile , con Eu, il gatto che simpaticamente giocava tra le mie gambe con il rischio di inciampo…)
Non contenta , e assolutamente dimentica del mio pane che lievitava da troppo tempo, ho deciso anche di farmi una frettolosa manicure : mi ero illusa che il più era fatto e che era finalmente giunto il tempo per me.
Mi ricordo del pane: acc…..!!!Andata bene! Lo ritrovo lievitato benissimo: il panetto è bello gonfio e morbido, una goduria! Lo sgonfio delicatamente preparandolo alla seconda lievitazione dandogli già la forma desiderata : treccia.
Ricopro e…accendo il computer!!! Errore, anzi, errorissimo! I minuti, le ore volano . Mi muovo leggiadra tra un sito e un altro, tra un blog e un video su youtube…ma non solo!!!
Udite, udite , Marie Antoinette decide proprio in quel momento (ore circa 22,30) di sconvolgere la sua camera : spostare il letto e la scrivania e il comodino e la cassettiera…insomma un mini trasloco.
Temendo di sicuro rimostranze dei “simpatici” vicini per rumori “fuori orario” con il rischio di sfratto immediato, tento di convincere la petite reine di rimandare a…data da destinarsi.
Non se ne parla nemmeno! La regina ha deciso, punto e basta.
Trovarci entrambe (era inevitabile che il “popolino” venisse coinvolto nelle grandi manovre di palazzo….) immerse tra scatole, abat-jour, cuscini, libri, ecc….è stato un attimo…
“sposta di qui”
“no, gira di là”
“ahia, mi fai male…ferma …ferma….così mi pesti un ditoooooo”
“miiiiiiiiii…che imbranata!!! Lascia stare , faccio io… tu sei anziana…”
Inutile che indichi chi diceva cosa, di sicuro lo avete capito!
Morale, sfidando il verdetto della possibile riunione di condominio straordinaria che verrà di sicuro indetta dopo il casotto che abbiamo fatto, siamo riuscite a sistemare il tutto verso quasi mezzanotte!
Stremate e totalmente insoddisfatte (urge nuova sistemazione) ,ci siamo buttate sul divano.
“faccio una tisana?” dico
“oh, si grazie cara”fa Marie Antoinette
appena entro in cucina: IL PANE!!!! Oh my God!!!!!
Stralievitato…troppo!!! Perchè il rischio è lo sgonfiamento repentino al primo cambio di temperatura, come, in effetti, è stato!!!
Non solo, vista l’ora e la stanchezza, l’idea di dover aspettare che fosse cotto, mi faceva venire una leggera nausea…
Ho fatto le tisane, per la precisione: camomilla a me (doverosa!) e tisana al finocchio a Marie Antoinette.
Lei poi si è ritirata nei suoi appartamenti , ala nord/ est del castello…e io mi sono ritirata nelle cucine ala nord/nord fino a completa cottura del pane, rigorosamente seduta al tavolo per non addormentarmi!
Il mio pane alle noci, nonostante sia stato trascurato ,si è comportato bene e mi ha regalato un profumo rassicurante e caldo , una croccantezza quasi da forno a legna e un sapore sublime…
Cosa ho fatto nel mentre???? Ho preso una delle mie adorate (famigerate) moleskine delle liste e ho iniziato : titolo “cose da fare”
Masochista??? Forse un cicinin (trad.: pochino) ma dovevo occupare quel tempo con qualcosa di carino, stimolante e energizzante, come sono , per me, le liste “whath-to-do”….
Morale: dopo la cottura del pane sono riuscita a stare in cucina un’altra mezzo’ora buona : ehm…dovevo completare , come piace a me , la lista…altrimenti che senso aveva , o no???
p.s.: secondo me la camomilla ha su di me un effetto contrario…la prossima volta provo con …una tanica di caffè, vuoi mai che mi rilassi ???:-)))))

domenica 14 novembre 2010

THE "PARTY" &...THE DAY AFTER...



Potevo non relazionare del “party” di venerdì? Direi di no anche se, come reportage sono stata molto scarsa. Ho una scusante che è quella di essere stata ai fornelli tutto il giorno (quasi),di aver incastrato nella giornata il parrucchiere (lavoro lunghetto ma doveroso!) , un blitz da mia mamma (per il recupero posate che, all’ultimo, mi sono accorta mancare!) e ,non ultimo, cucinare anche “scorte” per Marie Antoinette (ovviamente, non ci ha degnati della sua presenza pretendendo però cena e pranzo pronti…) che ha espresso il desiderio di mangiare “light”…quindi ho cucinato verdure su verdure e, voi ben sapete, il tempo che ci occorre , al di là del misero risultato che salta fuori : simply …..verdure bollite ;-)
Tutta questa premessa per farvi capire che il tempo per allestimento tavolo + foto ( + sottoscritta, anzi chiamiamolo pure nel mio caso, mini restauro!!!) si è ridotto a qualche secondo…il mio restyling è stato risolto con pantaloni neri, dolcevita maniche a tre quarti nera (della serie: fantasia a mille!!) e, tocco di colore ( e glam!!) ballerine leopardate…
Per il tavolo ho seguito i vostri preziosi suggerimenti adattandoli alle possibilità , leggi: tempo e denaro!!!
La tovaglia : tela juta color nocciola (che ho cucito personalmente per far uscire questo mega “lenzuolo” che doveva coprire metà tavolo da ping pong)
Presi alla santa ikea : cestini bianchi per posate, contenitori di legno chiaro per tovaglioli (rigorosamente di carta), tovagliette nere…avevo preso anche un filo di perle (finte!) per utilizzarlo come decorazione o come ferma tovaglioli (grazie patricia!) ma quando l’ho cercato mi sono accorta che era rimasto…a casa mia. Eh, si perché questo party è stato organizzato nella casa della dolcemetà per ovvi motivi di spazio ( diciamo che da me sarebbe stato troppo…intimo, visto i pochi metri quadri a disposizione!!)
Avevo anche preso una tovaglia di pizzo che pensavo di utilizzare come coprimacchia ma l’effetto era tipo altare e non mi piaceva. Ho optato quindi per una sorta di essenzialità cromatica e...geometrica!
Quindi un runner al centro (rettangolo) e ai lati le tovagliette (altri rettangoli), con taglieri (rettangoli) rustici con formaggi e salumi…
Piatti vintage , bicchieri…idem! Avevo preso candele e avevo lucidato l’argenteria : vassoi, sotto pentola, vasi e cache pot…ma lo spazio sarebbe diventato troppo esiguo tenendo conto che il tavolo doveva servire anche come piano d’appoggio , quindi: nada!
In più , tra una commissione, una tinta e un taglio di capelli, e altre cose , ho tentato invano di prendere dei fiori bianchi (si lo so, ho aspettato l’ultimo momento…) e non ho trovato nemmeno un misero vasetto di ciclamini : solo rossi e fucsia !!
Insomma l’idea che mi ero fatta è stata un po’ modificata dagli “eventi” ma devo dire che l’apericena è stato piacevole e, tutto sommato, ben organizzato.
Non ho potuto fare foto “durante” perché non stava bene (uff…) quindi non ho immortalato la paniscia (tipico piatto novarese a base di riso, verdure e salamino della duja , al quale dedicherò un post ad hoc, perché lo merita!) e non ho immortalato nemmeno i miei dolcetti: monoporzioni di mousse au chocolat con pistacchi o con scorzette di arancia candita e monoporzioni di una sorta di zuppa inglese con savoiardi ,amaretto, crema pasticcera e cacao …
Per fortuna che, pur essendo in otto, avevo preparato 16 di questi dolcetti in modo che se qualcuno avesse voluto, poteva provare vari gusti oppure scegliere quello più …ispirante, dico questo perché, venti minuti prima dello scoccare dell’ora X , si è aggiunto un invitato non previsto…anyway…tutto ok!
Se penso che volevo fare il tiramisu in 8 cocottine 8!!! Non so perché all’ultimo ho cambiato idea ! E’ proprio vero che a volte abbiamo delle percezioni sul futuro leggermente magiche , senza nemmeno rendercene conto! Strano mi sia capitato, notoriamente sono abbastanza …sfigata (ehm…si può dire ???)
L’apericena ha lasciato uno strascico di…avanzi, buonissimi e freschissimi, quindi la mattina dopo (the day after) : idea luminosa!!!
“Perché non invitiamo i tuoi a pranzo?”dice la dolcemetà
Conoscendo i miei (per smuoverli ci vuole un carro attrezzi a meno di dover partire per terme o località marine…) ero dubbiosa, ma compongo il numero e faccio l’invito.
“Che bello! Grazie cara! A me non invita mai nessuno!”
Dolce mamy!!! Devo forse dirvi che non è assolutamente vero ma è lei che declina sempre con mille scuse ??? Tra le quali potrebbe esserci anche quella che sta semplicemente terminando un libro interessante e non può smettere….(è sempre la nonna di Marie Antoinette….temo discendenze dalla “mitica” Sissi….)
Mando anche un sms alla mia blasonata figliola per invitare pure lei ma ha già un appuntamento con il suo papy e quindi…ubi maior….:-)



Ecco quindi trasformata la casa per un tranquillo ed essenziale pranzo del sabato per quattro…
La giornata grigia ha poi conciliato un caldo caffè sui divani a parlare del più e del meno.



Mio papà ha fatto come sempre una disquisizione filosofica (da quando ha passato gli ottanta gli vengono che è un piacere!!!) con faccia da compatimento della mia mamy “ma l’hai già detta questa cosa!!! Basta….” E lui che imperterrito prosegue come se lei non avesse nemmeno aperto bocca .No, non è filosofia di vita, ma solo sordità che si (che lui) nega!!! Vade retro apparecchio acustico,e forse ,non ha tutti i torti il mio papà nel preferire un ovattato silenzio a scomode e fastidiose parole…
Adoro i miei genitori! Li chiamo “ragazzi” e quando li vado trovare, me li guardo :così in ordine, in super tiro sempre (mia mamma ci tiene tantissimo all’immagine e così anche mio papà) dico:” ma ragazzi, ma quanto siete belli???” e me li bacio!!!
La cena di venerdì molto glamour e piacevole ma un po’ di “rappresentanza”,il pranzo di sabato più da “famiglia” come piace a me e mi ha fatto piacere che questa idea l’abbia avuta la dolcemetà : dai, gli regalo una stelletta!!! :-)
Ah, ma mi sono scordata di dirvi il menu del “party”…
Tagliere di formaggi: gorgonzola (di quelli belli che “svengono”…), parmigiano, tomini di capra e primo sale con uva e marmellatine varie
Tagliere di salumi: salame della duja, salame felino, speck
Pane alle noci
Cake allo stilton e noci
Cake al prosciutto crudo e fichi
Torta di cipolle di tropea
Paniscia
Dolcetti sopra descritti
(ricette a breve!)

Il tutto annaffiato con Franciacorta Satin (favoloso) , Teroldego e per concludere in bellezza …un Ferrari bello fresco!
Per questo apericena è più che doveroso un grazie alle mie consigliere virtuali che abbraccio con affetto!

mercoledì 10 novembre 2010

SPAGHETTI DI SOIA REMEMBER...


Ancora oriente? Certo! Fa parte della mia terapia zen (???) :-) . Quindi dovete sopportare questo mio ritorno alle origini, inteso come un remember dei mie tempi new age, indiani, ayurvedici, ricchi di insegnamenti filosofici che…non sono “quasi” mai riuscita mettere in pratica. Fare il vuoto mentale, respirare nel modo corretto per caricarsi di energia vitale, cucinare cibi sani e sattvici…ecc…ecc…(non ce la posso fare….)
Mi ricordo , anni fa, di uno stage di yoga ad Anghiari, in provincia di Arezzo, al quale avevo partecipato con la mia insegnante di yoga, i miei compagni di corso e una donna indiana , Jayashri o giù di lì (non ricordo bene il nome) esperta di massaggio ayurvedico e di meditazione.
Era stata un’esperienza interessantissima durante la quale avevo avvertito netto lo stacco dalla solita vita, grazie anche al silenziosissimo e bellissimo luogo dove ci trovavamo.
La giornata iniziava presto alla mattina con una seduta di yoga e una breve meditazione, poi la colazione e poi ancora yoga fino a pranzo . Nel pomeriggio si riprendeva verso le 16 ancora con lo yoga e con qualche nozione di massaggio ayurvedico, meditazione e poi cena. Al termine della cena c’era chi si ritirava per fare esercizi di “ricarica” per reiki, ma io non ero tra quelli. Io passeggiavo nella sera intorno a questo casolare riattato in cima alla collina, tra ulivi e piante secolari. Qua e là c’erano silhouette di ferro rappresentanti fate ed elfi e c’erano piccole statue di angeli accanto a fontanelle dalle quali sgorgava acqua canterina.
Mi sembrava di essere in un luogo magico e incantato e quando la luce scompariva arrivavano le lucciole (era il mese di maggio) a rendere ancora più speciale l’atmosfera di quel luogo. Tra le tante esperienze di quei giorni ce ne sono state anche di culinarie…:-) si fa per dire !!!
La Jayashri aveva preparato ,una volta , delle verdure speziate e leggermente piccanti: tutto insipido ma buonino. Una sera mi ero proposta di cucinare ,essendo questo compito da gestire a rotazione (in realtà abbiamo sempre cucinato io e la tipa indiana, ….gli altri meditavano!!!).
Cosa fare? Gli ingredienti a disposizione erano , in pratica, verdure, semi di ogni tipo, farina (rigorosamente integrale e macinata a pietra) , olio…ma avevo scovato una mega confezione di spaghetti di soia…
Avevo quindi preparato questi spaghetti cinesi…

Titolo: il mio ristorante ritrovato ;-)

Spaghetti di soia 500 gr
4 zucchine medie
5 carote medie
3 porri grandini
olio
sale
salsa di soia

le dosi sono per circa 6 persone.
Mentre mettete a bollire l’acqua per gli spaghetti con un pizzico di sale, scaldate in una larga padella l’olio . aggiungete poi i porri, tagliati finissimi, e fate appassire leggermente . poi aggiungete anche le carote e le zucchine tagliate a julienne.
Salate e unite la salsa di soia…ad occhio…tanto se dovesse mancare potete sempre aggiungerla nei piatti alla fine.
Quando l’acqua bolle buttate la pasta e ,una volta cotta, la tuffate nella padella e la fate saltare con le verdure .
Fine
Questo piatto ha poco di sattvico o di macrobiotico ma ha comunque un gusto particolare (dato perlopiù dalla salsa di soia) ed è saporito. Quando lo avevo cucinato al ritiro di yoga, era stato letteralmente spazzato via…
Tenete conto che le persone che erano insieme a me, vivevano di cereali macinati al momento messi nel latte o addirittura nel tè verde !!! (bleah!) , piluccavano verdure crude, c’era chi non mangiava nemmeno i latticini, e chi guardava male pasta e riso “raffinati”…
Il sale era bandito come pure lo zucchero!!!(ma come potevo resistere????me lo chiedo ancora oggi….)
Ma si sa, la carne è debole (eh, si anche per dei vegetariani incalliti!!!!) e quindi, quando il profumo degli spaghetti con verdure, si era sparso per la casa erano arrivati tutti pronti a mangiare un piatto che, tutto sommato, metteva in pace la loro coscienza very green con la possibilità di godere un po’ di gusto!
Anch’io all’epoca ero vegetariana ma ero già in fase calante e da lì a poco avrei abbandonato questo modus mangiandi per dedicarmi a cibi nettamente più sostanziosi (e gratificanti!!!) abbracciando, udite udite, la cucina inglese che non conoscevo, che ho apprezzato e apprezzo tutt’ora, grazie alla mia amica Jenny , allora mia vicina di casa, che mi aveva erudito sul golden syrup, sui jelly,sul mincemeat, sul lemon curd,e sui favolosi prodotti duchy originals, ecc…..ma questa è un’altra storia…:-)

lunedì 8 novembre 2010

PASTA&FAGIOLI ZEN...


Può una pasta e fagioli essere zen? Rilassare e liberare la mente ?Una zuppa classica che è ambientata sempre in luoghi country, tra quadretti e lino grezzo, tra tegami di coccio e ceramiche campagnole può trovarsi bene tra incensi e OM che vengono dal profondo perché sono necessari per rilassarsi e per tentare di sbloccare almeno qualche chakra????
Credo di si, almeno per me. La pasta e fagioli ha per me un posto speciale nel mio cuore perché è uno dei tanti ricordi legati alla mia nonnaangela (si, tutto attaccato perché da piccola pensavo fosse un nome unico e così mi piace scriverlo) quindi è normale per me trovare conforto in questa calda e rassicurante minestra che mi riporta ad anni spensierati e felici dove i problemi non esistevano e la vita scorreva beata tra scuola, gioco e affetti sinceri. In questa sera la pasta e fagioli dei bei tempi potrebbe aiutarmi. In questo periodo in cui mi ritrovo spesso aggrovigliata in mille pensieri, in mille preoccupazioni, in mille decisioni da prendere e faccio fatica ad avere l’equilibrio che vorrei, questo caldo piatto potrebbe avvolgermi in un sicuro abbraccio . Spesso arrivo a casa così nera contro il mondo che non so davvero a cosa aggrapparmi. Sono Scrat ,lo scoiattolo presistorico dell’era glaciale che non riesce mai a conquistarsi la sua ghianda e quando pensa di averla raggiunta…la perde inesorabilmente! Mi sento sempre in corsa …senza raggiungere mai nulla di concreto, di appagante. Recentemente (sarà un caso?) ho avuto modo di rileggere la mitica poesia di Neruda “lentamente muore” e mi sono sentita presa un po’ in causa.
“…solo l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”
così si conclude questa poesia ed è qui che sta il segreto . La pazienza è una grande virtù che in piccola parte credo di avere ma è anche un difetto, per me, perché mi permette, un po’ vigliaccamente , di non agire, aspettando…Godot!
E mentre elucubro svolazzo in cucina cercando gli ingredienti per la mia terapeutica pasta e fagioli speedy:

fagioli in scatola
pasta corta
sedano carote cipolle (misto surgelato pronto)
alloro
dado vegetale
pepe

Preparo uno pseudo soffritto ,mettendo olio e il misto surgelato (sedano carota cipolla) e faccio stufare e tostare un poco. Giro con il cucchiaio di legno e già sentire questo sapore accattivante e cipolloso mi fa star meglio . Poi verso l’acqua e il dado vegetale (uso quello biologico)
Le quantità non saprei indicarle con precisione. Per fare questa minestra uso sempre la stessa pentola e quindi mi baso su di lei…potrebbe essere circa ½ litro (o qualcosa di più) di acqua.
Nel frattempo frullo metà dei fagioli , dopo averli sgocciolati e li metto nella pentola insieme alla foglia d’alloro. Prima la passo tra le dita e ne sento il profumo. Ecco questo profumo è mia nonna. La sento vicina e mi sembra di essere nella sua cucina , seduta sulla sedia che la guardo ai fornelli:
“se buta i fasoi…e poi ze. Poi se mete il lauro…e poi ze….” Mi sembra di sentire suo intercalare veneto “poi ze” (non so se riesco a rendere la dolcezza della “zeta”) che indicava una sorta di “ecco fatto” e io che annusavo nell’aria gli odori di erbe , cipolla e speck….eh si, perché lei ne aggiungeva un pezzetto per rendere ancora più profumato e saporito il tutto.
Che nostalgia!
Quando l’acqua con la purea di fagioli inizia a bollire , butto la pasta, in questo caso avevo dei ditalini rigati, ma sarebbero perfette anche le pappardelle all’uovo spezzate disordinatamente…
Quando la pasta è cotta , aggiungo i fagioli interi rimasti. Poi prendo il pepe e quasi con rabbia goduriosa lo spargo abbondante perché voglio che questa minestra diventi un po’ “pizzicorina”, voglio che mi svegli un poco da questo blocco energetico , che porti un po’ di rosso in questo grigio che mi circonda.
Ecco la pasta e fagioli fumante, pronta. Dove la metto? Come la ambiento per un eventuale post ?


Inspiro dal naso e poi espiro dalla bocca. Un respiro lungo, che “svuota” , mi ritornano in mente i tempi dello yoga, i tempi de “la profezia di celestino”, i tempi della mia voglia di India…
È stato un attimo allestire un angolo “orientale” dove collocare la ciotola fumante.
Il profumo caldo dell’alloro e del pepe si sentono nell’aria come un intenso incenso e, complici, mi strappano un sorriso rilassato.
Mi sento un poco ridicola con il cellulare in mano a fare questa foto ma , con una botta di ottimismo inaspettato, mi giudico comunque “simpatica” ;-)
Non so se è anche il pensiero di Marie Antoinette che affacciata sulla porta della cucina mi guarda e…non favella!
Si siede al tavolo e mi dice:
“ehm….dura molto??? O si mangia a breve?”
Cosa penserà davvero di me che sto fotografando una minestra in una mini ciotola da dessert,sul piano della cucina, con uno sfondo rubato ad una carta per decoupage , con il diffusore di profumo per ambienti che di solito sta in sala sul tavolino…
Ma non è finita qui!
Dico:
“ secondo me questa pasta e fagioli sblocca tutti i chakra!”
Sguardo preoccupato della petite reine…
E aggiungo:
“bè forse proprio tutti no ma si arriva tranquillamente al terzo e al quarto !”
“questa si che è fortuna!” dice la blasonatissima fanciulla.
Lei forse non lo sa ancora ma io si.
La mia confortante pasta e fagioli ce l’ha fatta : è diventata un mezzo per farmi stare meglio, per riportarmi ricordi speciali, ricordi d’amore. Mia nonna lo sapeva il potere del cibo,anche se lei, donna pratica , era solita dire, dei piatti che faceva per dare calore e conforto :
“dai magna che te scalda i budei”
E questo valeva per una minestra, una camomilla, qualsiasi piatto caldo e anche in questa sera di pensieri ed elucubrazioni, la pasta e fagioli “me ga fato ben ai budei” e, aggiungo, di sicuro anche ai miei poveri chakra bloccati! :-)
Semplicemente ottima (e leggermente magica) questa minestra zen!

venerdì 5 novembre 2010

CAKE DI CASTAGNE E..."SIMPATICHE MANIE" :-)



Una delle mille cose che amo mangiare sono le castagne! Mi piacciono abbrustolite, mi piacciono bollite, mi piacciono sotto forma di pane o torta , mi piacciono come sono fatte, mi piace l’idea che sono protette dal ricco, mi piacciono i loro colori, mi piacciono i boschi in cui abitano, mi piace il periodo in cui appaiono .
Solo il castagnaccio non mi piace, non so perché , ma trovo il suo gusto troppo forte , troppo “impastato”…o forse ne ho sempre assaggiati di mal fatti…chissà.
Girovagando qua e là tra i blog ho incrociato questa ricetta che copio .Ho fatto qualche variante tipo la proporzione tra le farine e il gusto di marmellata che ho utilizzato: quella di uva spina .

Ingredienti:
100 g di farina di castagne
50 g di farina di mais
100 g di farina autolievitante
3 uova (tuorli + bianco montato a neve)
1 yogurt bianco dolce
160 g di zucchero100 ml di olio di girasole
50 ml di latte
2 cucchiaia di marmellata di uva spina
Un pizzico di sale

Mescolare il tutto tranne gli albumi che sono da montare a neve e da incorporare all'impasto. Prima di infornare mettete due cucchiai di marmellata sul cake e variegate con una forchetta.
Forno a 180° per circa 1 ora (però gli ultimi 20 minuti ho coperto il cake con la stagnola e ho abbassato a 160° ).
A questa passione per le castagne se ne aggiunge una nuova nata dopo l’acquisto di una decina (eh, si mi sono fatta un po’ prendere…) di stampi in alluminio per plum cake che ho trovato e mi sono piaciuti un sacco! Dimensione giusta : né troppo piccoli né troppo grandi e poi comodissimi , leggeri, pratici . morale sto sfornando cake salati e dolci stressando tutti…
“organizziamo una cena ci siete ?”
e io “si! io faccio un cake!!”
pensiero di tutti : ancora????
Infatti sono rimasta a secco di questi preziosi stampi, banali lo so, ma per me è come aver scoperto …l’america!
L’ultimo rimasto lo utilizzato per questo dolce che vedo benissimo accompagnato ad un tè bianco delicatissimo e quindi poco invasivo e prepotente in modo da lasciare fare alla castagna la protagonista con la sola unica spalla della marmellata di uva spina che, leggermente asprina, ruba un po’ di luci della ribalta rispettando però l’ordine di…apparizione!
Oltre ai contenitori di alluminio, un’altra mia scoperta dell’america è stata : la farina autolievitante che prima snobbavo alla grande! Invece ora è diventata indispensabile per questi cake, per i muffins e per un sacco di altre preparazioni che richiedono una lievitatura anche leggera. trovo che queste farine siano migliori dell’utilizzo del lievito per dolci il quale, a volte, sa troppo di vaniglia e “scombina” gli equilibri dei sapori.


E infine, ultima passione del momento , ecco il te bianco.
Primo mi piace per il colore , non che il te abbia propriamente questo colore : si chiama "bianco" perché per ottenerlo vengono utilizzati esclusivamente i germogli (prima che si schiudano) che sono ricoperti di una lanugine bianca. Il bianco è il mio colore preferito. È un “non colore” che illumina, che è elegante, che sta bene con tutto, che è discreto.
È un tè moderatamente fermentato ed è una qualità molto rara e pregiata, tanto che in passato veniva bevuto solo alla corte imperiale , quindi perfetto anche per Marie Antoinette!Il tè bianco è una specialità cinese,povero di tannino, l’infuso è giallo con riflessi argento e il sapore , come dicevo, è delicatissimo.
Questo cake ha dunque racchiuso alcune mie ultime (ai deliri non c’è mai fine…) , simpatiche manie:
per la parte “tecnica” : farina autolievitante e stampi in alluminio ad hoc
per la parte immagine/colore: la castagna, il te bianco.
Per la parte “stylelife” ;-) : cosa ci poteva essere di meglio di un bellissimo mug (regalo di Marie Antoinette , elegante come lei sa essere) con un bel libro dalla copertina in tinta perfetta? ;-)
Questa armonia, questa “perfezione” mi riporta a quanto letto proprio oggi sul blog di una amica del cuore .
Ne riporto alcune righe :

“E’ umano cercare la perfezione, desiderare che tutto risponda nei minimi dettagli ai propri progetti, ai propri sogni. Le cose ben fatte danno un’indubbia gratificazione. Ma ostinarsi nel ricercarla a tutti i costi, la perfezione, accanirsi per realizzarla contro ogni ragionevole evidenza, diventa una malattia dell’anima. …Cerca piuttosto di ammettere che non tutto, non sempre, dipende da te. Affidati, accetta quello che non puoi cambiare. E starai meglio. Forse potrai essere addirittura felice.”

Tratto da “lo sguardo di Eva” di P.Oderda

La mia è pur sempre una perfezione imperfetta , manca sempre un dettaglio, un colore, un sapore per avere davvero quello che vorrei. Ma, filosoficamente parlando, faccio mio il pensiero di quanto sopra e, potere delle parole, sono già (quasi) felice! :-)

martedì 2 novembre 2010

DOMENICA? CUCINA LUI...;-)


Domenica . pioggia incessante. Uscire? Nemmeno per idea! La mia pigrizia atavica prende il sopravvento e ho voglia solo di…nulla cosmico! Ma ho voglia anche di cose sfiziosette da mangiare e allora che fare? Allora…oggi cucina lui! Adoro gli uomini che cucinano, lo so , sono banale e per niente originale ma io li adoravo già in tempi non sospetti. Quando non esistevano tutte quelle trasmissioni, quei canale più o meno “privati” che parlano di cucina, di chef carucci e in gamba. Da sempre l’uomo che sta ai fornelli mi cattura , mi prende! Ricordo quando diciottenne avevo un moroso che pasticciava (è proprio il caso di dirlo) in cucina ma io ero ugualmente estasiata. Il suo “piatto” per eccellenza? Ehm…uova strapazzate con pomdoro! Una vera schifezza sia di immagine che di gusto, almeno per me. Ma mi bastava vederlo in cucina che spignattava che ogni cosa facesse mi sembrava un capolavoro! Poi sono diventata una donna più esigente e…ho imparato a cucinare! :-) Quando ho iniziato a frequentare la mia dolce metà , che conoscevo già per altri motivi, non immaginavo assolutamente fosse un cuoco! Di sicuro questa sua dote ha giocato a suo favore e ha confermato che il fascino per l’uomo ai fornelli mi appartiene ancora.
L’uomo che cucina però , a mia esperienza , non è, come dire?, light…anzi!
Io quando uso l’olio sto attenta e cerco di utilizzarne poco , lui ? una cascata fluida, dorata che scorre nella padella! Cipolle? Esagerazione. Aglio? Di più . io adoro la pasta in bianco , lui minimo minimo la cotoletta impanata cotta…nel burro!
Insomma, un intenditore! E come tale il suo pranzo proposto per questa uggiosa domenica è stato:
fegato con le cipolle!
Gusto antico, forte, deciso.
Il fegato mi riporta indietro nel tempo : quando mia mamma mi imponeva di mangiarlo e a me solo a vederlo mi faceva venire da…vomitare! Adesso invece no. Adoro quel gusto dolce , particolare e ancor più buono quando sfriguglia nel burro formando una crosticina che lo rende speciale…
E le cipolle? Solo quelle di tropea! La mia dolce metà è esigente e quindi solo quando trova le cipolle che dice lui le cucina ….in quantità industriale! Ma per fortuna! Cotte svenute al punto giusto , delicate e allo stesso tempo, gustose.

Ingredienti
Fegato di vitello
Cipolle di tropea
Burro
Olio
Sale e pepe
Vino bianco

accompagnamento: purea di patate ;-)




Ha messo in una padella del burro e un goccio d’olio (l’ho detto che gli uomini in cucina non sono per niente light!) . nel frattempo tagliava il fegato a striscioline. Prima di accendere il fuoco aveva già tagliato le cipolle fini fini (senza nemmeno piangere!) e le ha poi messe a cuocere nel burro/olio e dopo averle fatte soffriggere un po’, ha versato un po’ di vino bianco.
Dopo un mini tot ha unito il fegato tagliato e lo ha cotto insieme alle cipolle.
Infine : sale e generosa macinata di pepe.
Un ottimo vino rosso, barbera, stappato nei tempi giusti e gustato mentre il fegato cuoceva, ha completato il tutto.
E io nel mentre cosa facevo???io scrivevo le mie liste, nella mia moleskine con copertina rosa fucsia : liste delle cose da fare, dei piatti da preparare (che mi piacerebbe preparare), dei libri da leggere e da acquistare, e ogni tanto guardavo lo chef all’opera…:-) poi leggevo anche un po’ il mio libro anche se ammetto è un po’ “pesante” e faticosissimo da leggere. No,nessuna trama difficile e complicata solo una storia banale che già dalle prime pagine lasciava intuiva la fine,( che peraltro non ho ancora letto, ma presagisco)…titolo “l’ultimo chef cinese”(copertina bellissima: mi ha fregato!) …anche qui un uomo che cucina, cino/americano o america/cinese…ma di sicuro un signor perfettini assolutamente fuori luogo e fuori epoca. Lui, lo chef cinese, vuole emulare i grandi cuochi della tradizione imperiale e deve preparare un pranzo per una sorta di concorso (l’MT cinese???) che designerà lo chef perfetto. Oltre a questo improbabile cuoco (ovviamente belloccio e affascinante con il suo codino che lo rende interessante…o meglio, che dovrebbe renderlo interessante…) ci sta una giornalista,esperta in food, guarda caso da poco vedova di un uomo che non era quello che credeva. Lei in Cina è anche per lavoro (indovinate??? Si, proprio per intervistare lo chef cinese) .Si instaura un’intesa tra i due tra paesaggi very china e ricette con ingredienti assurdi. Qua e là anche due “zii” del cuoco che appaiono e scompaiono che mi sono immaginata come quei personaggi manga che parlano con lacrime e scarabocchi che appaiono sopra alle loro teste !
Che fatica! Ma arriverò alla fine perché mi spiace abbandonare i libri anche se sono contro ogni tentazione…
I veri cuochi sono altri, non ‘sto cino/americano che quando cucina non trasmette amore, sensualità ma è solo preso da l gusto perfetto di quello che deve cucinare.
No, i veri cuochi sono altri…sono quelli che cucinano con tanto olio e tanto burro,che non hanno paura di mettere tanta cipolla e aglio a non finire, sono quelli che panneggiano e cioccolateggiano i dolci che preparano con pozioni glicemiche straordinarie, sono quelli che mentre cucinano si bevono anche un buon calice di vino che condividono con chi si trova …nei paraggi.
I veri cuochi sono quelli che sanno preparare piatti buoni anche riscaldati perché non è detto che sia sempre possibile assaggiare il piatto appena fatto. Esistono dei tempi per tutto e a volte anche il buon cibo può aspettare per essere gustato più tardi solo con un passata veloce al microonde…o no??? ;-)

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