lunedì 27 settembre 2010

ODE ALL'AUTUNNO


Sto constatando sempre più che l’autunno è una stagione che piace. Da anni sono sua fan per i colori che regala ma anche per l’atmosfera che caratterizza le giornate che iniziano ad accorciarsi, a raffreddarsi, ad assumere quelle tinte velate date dalla leggera bruma mattutina…l’autunno non mi intristisce semmai accentua ancora di più la mia “voglia di casa” intesa proprio come “tana”, come luogo dove rifugiarsi e dove trovare tranquillità e calma . Inoltre la temperatura è ideale per accendere il forno che è uno degli elettrodomestici che più amo ,per sfornare dolci confortanti .
La ricetta che ho deciso di provare l’ho trovata su una rivista che avevo deciso di non prendere più, o perlomeno, di diradarne l’acquisto. Sono convinta che dopo un po’ questi giornali propongano lo stesso stile, le stesse idee e urge cambiare testata per poi, magari, ritornare alla precedente.
Su questa rivista ho trovato troppe ricette imprecise e quindi mi aveva un po’ delusa. Colpa di foto carine e di una impaginazione che mi piace e trovo vincente, mi sono però fatta catturare dal numero di ottobre .
Domenica pomeriggio tardi, umore non proprio al massimo per pensieri , freddino “inside” e bisogno ,anzi, necessità vitale di fare un dolce.
Non era l’orario della mia solita cake therapy , anche se la domenica pomeriggio spesso mi ispira a cucinare qualsiasi cosa sia dolce , sia salata. E’ toccato ad una torta con le nocciole che mi sapeva proprio di autunno e quindi l’ho trovata perfetta per omaggiare questa stagione!

TORTA DI NOCCIOLE
Ingredienti:

200 gr farina (io ho usato quella auto lievitante)
200 gr zucchero
2 uova intere
200 gr burro
100 gr di nocciole macinate finemente (ho usato quelle già macinate pronte)
(la ricetta diceva 200 gr ma…ne avevo solo 100 gr…)
La punta di un cucchiaino di “preparato in pasta di nocciole piemonte” (questo l’ho aggiunto io per sopperire ai 100 gr mancanti di nocciole)
50 gr latte
La scorza di mezzo limone (grande) grattugiata
Un pizzico di sale

In una ciotola mettete le uova e lo zucchero e montatelo fino ad ottenere un composto chiaro e schiumoso. Aggiungete il limone grattugiato, il burro morbido a pezzi, il pizzico di sale e mescolate. Aggiungete la farina setacciata, le nocciole, il preparato in pasta e il latte. Quando avrete un composto ben amalgamato versatelo in una tortiera a cerniera dal diametro 20 cm (unta con un po’ di burro).
Infornate a 160° per circa 50 minuti.
Sfornare la torta e fatela raffreddare prima di sformarla.

Marie Antoinette ha assaggiato questa mia torta e mi ha detto “ buoooona…certo che se l’avessi tagliata a metà e l’avessi farcita con la nutella sarebbe stata ancora più buona!”
Eterna insoddisfatta ma certamente … solo per etichetta ! :-)


Tra le foto un bouquet che sto facendo seccare dai toni caldi e raffinati. E’ un bouquet importante ! Marie Antoinette ha vinto una borsa di studio e durante la premiazione le è stato dato anche questo mazzo di fiori.
Non so se riuscirò nell’intento di renderlo piacevole anche se ….rinsecchito! Un tempo ci riuscivo ma lo facevo con metodo e attenzione: dividevo i fiori e li “stendevo” a testa in giù in luogo buio e adatto…ora per mille e più motivi, sono più sbrigativa anche per mancanza di tempo e…spazi (ad hoc!!) . Ho preferito fotografarlo per immortalarlo qualora dovessi…gettarlo causa avvizzimento crudele e impietoso e “profumazione” di muffa per l’aere…
Quando avevo saputo della borsa di studio le avevo mandato un sms:
“hai vinto la borsa di studio :-) “
lei mi aveva subito telefonato :
“ Pensa che appena avevo letto il tuo sms avevo pensato che volessi regalarmi ….una borsa firmata!!!invece la borsa è un’altra… ” da leggere con tono molto deluso !! sic!
Povera mia piccola regina !!! ;-)
Spero che i miei dolci possano ,ogni tanto , consolarla ! Certo non saranno macarons tanto cari alla sua settecentesca omonima ,ma vuoi mettere il mio amore infuso e fuso tra gli ingredienti ???
(dopo questa considerazione mi sento molto Tita !!! vedi : “Dolce come il cioccolato” della Laura Esquivel )
Oltre al mio amore in questa torta , secondo me, c’è lo spirito dell’autunno. Quando l’ho assaggiata tiepida ( e già ho resistito!) ha sprigionato mille ricordi di profumi di bosco : terra, castagne, funghi,noci, nocciole…Il dolce non proprio light dava il calore necessario a queste prime giornate fredde e umide. L’ho accompagnato con un caffè latte , come mi faceva la mia nonna. Caffè dal gusto delicato e latte tiepido : un conforto per l’animo che, a volte stanco, riesce a rigenerarsi con queste piccole coccole .
Direi che è stata un cake therapy perfetta!
E non poteva mancare una piccola poesia sull'autunno:
Mattino d'autunno

Che dolcezza infantile
nella mattinata tranquilla!
C'è il sole tra le foglie gialle
e i ragni tendono fra i rami
le loro strade di seta.
F.G.Lorca

venerdì 24 settembre 2010

PANE CON INTRECCIO "DA STUDIO" ...per me :-)



Se parliamo di pane bisogna andare indietro nel tempo… diciamo anche circa a vent’anni fa .
Illo tempore (eh, si è proprio il caso di dare una connotazione antica al tutto chiedendo aiuto alla lingua latina che ben rende l’idea!) non solo non esistevano le macchine per il pane casalinghe ma era difficile trovare libri sull’argomento. A dire la verità uno l’avevo scovato. Durante le mie vacanze estive, che allora trascorrevo in trentino (posto che amo) avevo comperato uno dei primi libri sul pane (casa editrice "del posto") convinta di aver trovato finalmente il segreto per cucinarlo come si deve . Confortata dalle bellissime foto ero sicura che avrei sfornato delizie a non finire.
Ma la realtà era stata ben diversa! L’autore (furbastro) non parlava dei tempi della doppia lievitazione e di altri piccoli ma indispensabili “segreti” utili alla panificazione perfetta! :-)
I miei risultati erano stati deludenti . A volte sfornavo un pane così duro che sembrava cemento, a volte invece il mio impasto si trasformava in una specie di “blob” (si, proprio quello del film di fantascienza!) molle e appiccicoso (mi era capitato quando mi ero cimentata in un pane al formaggio !!!) ne è passata di acqua sotto i ponti e in quegli anni avevo studiato ogni libro, ogni rivista , per imparare.
Le riviste erano in inglese! Of course! Perché quelle italiane non consideravano ancora la possibilità di fare il pane in casa mentre in Inghilterra erano già dotati di macchina casalinga (che avevo incominciato a cercare in ogni dove!) . Provavo ogni cosa : impastare il pane con l’acqua minerale, usare farine speciali, tempi di lievitazione, gradi di cottura, insomma era una mania!
Poco per volta e dopo aver avuto alle spalle tanti insuccessi ecco che il mio pane diventava sempre più come lo volevo io.
Ero riuscita, anni dopo, a prendere la macchina del pane (una delle prime!) ma preferivo comunque farlo a mano. O meglio, a volte usavo la macchina solo per impastare e poi facevo fare le lievitazioni fuori macchina così come la cottura anche perché, non mi piaceva e non mi piace quel cubozzo di pane che è il risultato del procedimento completo delle macchine per pane che vorrebbe essere una sorta di pane a cassetta.
Mi piace dare diverse forme a quello che sforno : a ciambella, a girasole, sfilatino, treccia…e, ultimo, questo magico intreccio!
Uno dei miei pani preferiti e uno di quelli che mi viene meglio è il pane alle noci , forma preferita : la classica pagnotta tonda , misura media ! E poi c’è il pan brioche! Proprio con questo pane ho voluto provare questo intreccio “universitario” vista la proprio non immediata esecuzione , perché lo trovavo perfetto per questo tipo di impasto. Il suggerimento l’ho preso da un blog che seguo e che mi ha rimandato qui
Dico subito che ho dovuto stamparmi tutte le foto con i passaggi dell’intreccio convinta che dopo due o tre panini mi sarebbe venuto spontaneo. Errore! Io fino all’ultimo panino, munita di occhiali da presbite calati sulla punta del naso, ho intrecciato seguendo attentamente le istruzioni!


La soddisfazione è stata però grande! Innanzi tutto impastare e dare la forma al pane credo sia uno di quei piaceri unici che solo chi ha provato può capire. Si impasta e si crea : e’ un’espressione artistica fare il pane!
Belli questi panini solo che non sono venuti morbidi come piacciono a me. Evidentemente l’impasto avrebbe dovuto essere più molle per regalarmi più sofficità ma erano mangiabili lo stesso!
Prima di infornarli li ho spennellati con l’uovo ma non andava fatto, o forse ne andava messo pochino. Ma io quando spennello mi faccio prendere dall’entusiasmo (come con lo “spargino” dello zucchero a velo) e continuo e continuo perché mi diverto a “tinteggiare” …il riusultato è che sembrano plasticosi e troppo lucidi ,caratteristiche che stonano con la natura del pane , sia dolce che salato, che io preferisco più opaco e “rudemente elegante” :-)
Ma son dettagli!!!
Sono stati comunque apprezzati e non solo da me!
Ecco la mia ricetta per il pan brioche:

ingredienti:

500 gr farina (io mescolo circa metà di “00” con quella “0”)
200 gr latte
80 gr burro
100 gr zucchero
2 cucchiaini di sale
1 cubetto di lievito (oppure una bustina di lievito disidratato)

Mescolo e impasto bene il tutto fino ad ottenere una bella palla elastica, morbida e che non appiccica (ma che non deve essere troppo “secca”)
Metto a lievitare in luogo tiepido, per circa un’ora ( ma anche di più. Fino a quando è aumentato almeno del 50% di volume. Quando sono fortunata aumenta anche del doppio! Dipende dal clima, dall’umidità, da come doso l’impasto…dal mio umore e dalle mie paturnie. Sconsiglio di fare il pane quando si è incavolate o “disturbate” :l’insuccesso è in agguato! ) . Copro il panetto con amore con uno strofinaccio perfettamente coordinato con la ciotola che lo contiene . Capirete che è fondamentale :-) : il futuro pane sarà contento di crescere in armonia di colori !!! ;-)

Una volta lievitato, lo impasto ancora un pochino per sgonfiarlo leggermente, dopodiché gli do la forma desiderata. In questo caso : l’intreccio.
Dopo faccio lievitare almeno un’altra ora sempre coperto dando uno sguardo al pane , prima di coprirlo, come quello che si dà quando si mette a nanna un bambino! Lui (il pane) deve sentirsi…amato!

Quando scopro l’impasto e vedo che è lievitato il giusto (non ci sono tempi standard. Diciamo che per me , un’ora è il minimo) accendo il forno .
Qui bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Ho provato mille temperature diverse e ho provato con forno statico, ventilato, ecc…
Per il mio forno è ideale la modalità “ventilato” e i 180° per la cottura.
circa mezz’ora per un pane di medie dimensioni, per i panini sono sufficienti anche solo venti minuti.

Sono monotona, lo so, ma il profumo che si spande per la casa è terapeutico , rivitalizzante, coccoloso, inebriante, materno, insomma a me mette in pace con il mondo!
Appena sforno il pane è inevitabile scottarmi per assaggiare subito . So che è sbagliato , che il pane andrebbe raffreddato ma…non ce la faccio.
Anche in questo caso ho assaggiato subito e mentre assaporavo il dolce delicato e la punta di salato che lo rende unico, ho pensato che in un cibo così povero è racchiuso l’archetipo della bontà!



martedì 21 settembre 2010

PRELUDIO D'AUTUNNO



Non so se anche voi avete dei piatti che ripetete legati , chessò, alla stagione, ad un avvenimento, …per me ,è questa ricetta che , da ormai, vent’anni faccio quando vedo l’uva sui banchi del fruttivendolo e quando la temperatura diventa un po’ fresca. Quando inizia l’autunno ma proprio inizio inizio, quando c’è ancora la coda dell’estate ma verso sera il sole si fa fioco e l’aria diventa un po’ umida e fredda…ecco questo è il momento topico per il tacchino con uva e pancetta.
Non ricordo dove avevo visto questa ricetta tanto tempo è trascorso ma so che l’associo ad un momento stagionale che amo. Adoro l’autunno, i suoi colori, l’atmosfera vagamente retrò che assume il paesaggio regalando un nota di leggiadra melanconia.
Ritirarsi nelle proprie case, con luci calde , cucinando qualcosa al forno perché incomincia a far piacere scaldare l’aria della cucina quando si sforna il piatto fumante.
Quindi sabato sera complice una stupenda giornata di pioggia (e non lo dico in senso ironico! Amo anche le giornate brumose di pioggia!) ho fatto il mio “preludio d’autunno”

Ingredienti:

1 fesa di tacchino (oppure petto di pollo intero)
pancetta a fette
uva bianca o rosata
vino bianco
rosmarino-salvia-alloro-scalogno
sale
pepe
olio extravergine di oliva

tagliare la fesa a cubozzi che metterete a marinare per circa un paio d’ore in una ciotola con: vino bianco, rosmarino, salvia, alloro ,scalogno , pepe in grani.
Dopodiché prendete i cubozzi e li rivestite con la pancetta , non è necessario coprirli tutti.
Metteteli in una pirofila ,poi prendete gli acini d’uva che taglierete a metà (quando ho voglia tolgo anche i semini, questa volta, come si vede dalla foto è un’operazione che non ho fatto…) e spargerete sulla carne.
Irorate bene con olio extravergine di oliva, salate e, se vi va, macinate ancora un po’ di pepe.
Infornate a 180° per circa mezz’ora ma anche meno. Quando il tutto avrà preso un bel aspetto rosolato,il piatto è pronto.
Quando lo preparo non lo accompagno con nessun contorno ma dopo offro un bel piatto di formaggi d’autunno (gorgonzola e tome di montagna varie) con marmellatine varie perché secondo me ci sta bene .



Quando maire antoniette ha visto cosa stavo preparando, ha sorriso , dicendo: “è arrivata l’ora?”
L’ho guardata tutta presa dalla preparazione dicendo:
“pensa che mi stavo dimenticando di questo piatto!!!”
lei, con sopracciglio alzato, di sicuro preoccupata se mai si fosse verificata questa mancanza , ha detto “ Comunque è buono !”
COMUNQUE??? Forse voleva far trasparire che questa povera donna (cioè io) si arrovella e si arrabatta a cucinare mille cose di cui qualcuna è COMUNQUE buona e mangiabile ???
No di sicuro , sono io che ho probabilmente la coda di paglia… :-) il suo dire celava un complimento velato che, giustamente, una regina non può esibire !

E’ un piatto che è buono anche il giorno dopo anzi, direi che è meglio perché il condimento viene assorbito ancor più dalla carne che diventa più saporita e più morbida. Una veloce scaldata al microonde et voilà, perfetto….non mi resta che dire:
Bon appetit !!!
(vedo che usa dire così…e vogliamo non essere glam pure noi????)


domenica 19 settembre 2010

JAP MINIMAL CAKE ... OVVERO LA SFIDA MT N.3

japminimal

Torta minimal…e bè ci sta ! Stile jap, essenziale, oserei dire zen! L’aroma aggiunto alla mia torta è il più semplice, il più normale il più…minimal: la mela!
Anche perché tutte le idee che mi erano balzate in mente le vedevo già realizzate (ottimamente) da chi già aveva dato per l’MT….avevo pensato allo zenzero : fatto! Al cioccolato : fatto! Persino il mosto cotto già …fatto! Che fare?? Questa torta era di per sé un’incognita :sarei riuscita a farla gonfiare a dovere?e poi la cottura in forno sarebbe andata bene?
In mezzo a tutti questi pensieri , ecco arrivarmi in aiuto un articolo sugli haiku : sorta di piccole poesie giapponesi che in 3 righe e poche, pochissime semplici parole racchiudono l’essenza del pensiero del poeta…
Ecco la mia torta sarebbe stata un piccolo haiku .La semplicità degli ingredienti dovrà regalare un gusto che…rassicura nella sua “banalità”.
Mele e cannella: cosa c’è di più…scontato??? Quindi perfetto per questo elogio alla semplicità.
Mi sono messa all’opera .
Al posto del formaggio light della ricetta di genny , ho messo la robiola…ehm, la confezione non era 130 gr ma bensì 100 gr…
Tutto il resto tale e quale …a parte la dimenticanza del….limone ! acc….
In questa mia torta molto minimal jap ma veramente poco zen c’era anche il fatto che nel frattempo avevo fatto la lavatrice delle lenzuola (era uscito il sole dopo pioggia!!) , c’era Eu (il gatto) veramente “in forma” (continuava a miagolare perché voleva uscire e poi miagolava perché voleva rientrare…in un loop infinito!!!!) , c’era marie antoinette che dormiva beata e io che balzavo dal gatto a guardare se la lavatrice aveva finito a preparare gli ingredienti e fare torta…
In questo delirio molto poco filosofico/orientale, la mia torta prendeva vita e…il limone s’è perso e potrei dire che è stata una scelta voluta solo che non riesco a trovare un motivo plausibile per questa “scelta”… perché per me il limone doveva proprio esserci! :-)
Dopo essere finalmente riuscita a mettere l’impasto nella tortiera a cerniera diam. 20 (comprata nuova per l’occasione!) ho posto il tutto dentro una pirofila con due dita d’acqua è ho infornato a 160° per 70 minuti.
Mentre la torta cuoceva lenta ,bè , ho fatto un sacco di cose ma ho anche preparato la composta di mele e cannella .
Dosi: 2 mele tagliate a cubozzi, 2 cucchiai di zucchero e un pluc (un quid, un po’, un goccio) d’acqua. Ho fatto cuocere per circa 15 minuti, fino a quando le mele si sono cotte bene e il tutto prendeva la consistenza di una quasi marmellata ma molto più morbida. Ho frullato ed ho aggiunto un bella spolverata di cannella : ma quanto mi piace??? Troppo!!! :-)
Ammetto : ero in ansia. Guardavo la torta bella, gonfia nel forno e già temevo quando l’avrei tolta : un flop, afflosciato e…triste!
Non è andata proprio così ma…
Ho sfornato la minimal jap cake con un OM propiziatorio (e perfettamente in stile!!) , l’ho fatta raffreddare, si è sgonfiata un pochino ma “nella norma” (cioè ho deciso io che andava bene così) e al momento di tirarla fuori dallo stampo………
Arghhhhhhhhh!!! Arghhhhhhhhh!!!
(n.d.r.: come avrebbe detto Paperino…)
L’acqua della pirofila doveva essere filtrata un poco nella tortiera (apribile) regalandomi un fondo molle mollissimo, in modo preoccupante. :-(
Mi stavo sentendo male! Ma forte del fatto che stavo facendo un dolce zen , con una calma da monaco buddista (che non mi appartiene!) l’ho messa lo stesso delicatamente in un piatto e ne ho tagliata una fetta.
Pensavo svenisse inesorabilmente e dall’interno uscisse l’impasto ridotto in un liquido denso…e invece no ! la fetta stava autonomamente in piedi e l’aspetto del dolce non era poi così critico.

fettajap

Ma la vera sorpresa l’ho avuta quando l’ho mangiata : morbidissima, leggera, come mangiare una nuvola ! E’ stato proprio in quel momento che ho capito che era davvero una torta jap/zen e quando ho aggiunto la semplice/banale composta di mele e cannella e ho assaporato l’essenza dell’insieme : minimal si ma….chic!!!
Presa da questo momento “introspettivo” , creare un haiku per l’occasione è stato il minimo che potessi fare :

nuvola leggera nel meleto
profumi conosciuti
entropia di dolcezza

ehm….l’haiku non vale per il voto finale …vero??? ;-)

p.s.: sulle foto...no comment please! ;-)

venerdì 17 settembre 2010

PAN BRIOCHE E ... MITI !!! ;-)




E’ arrivato! Non mi sembra vero. E’ nella mia cucina . E’ il mitico kitchen aid! Color cream!
L’ho messo su un carrello (ikea) sotto alla stampa della Audrey (Hepburn. altro mito!)
Ieri sera l’ho testato con ben due impasti : il pan brioche e la pasta frolla.
Ho fatto l’una di notte ma la soddisfazione è stata grande!
Qui parlerò del pan brioche. Avevo preso in Francia un sacchetto con un preparato al quale si doveva aggiungere 200 ml di latte e 75 gr di burro morbido.
Ho deciso quindi di fare ben 2 test: il KA e il preparato “tutto compreso”



Sono paranoica, lo so, ma so anche che mi capite : ero emozionata!!! E quando ha iniziato ad impastare con il suo gancio bellissimo…ero in estasi!
Ero già pronta con cucchiaio di legno per “aiutare” a far scendere l’impasto dai lati della ciotola (perché avevo visto che veniva dimenticato) : ho sempre fatto così con la mia macchina per fare il pane altrimenti la macchina finiva con l’impastare la metà degli ingredienti lasciando l’altra metà sui bordi…
Ma , meravilglioso!!, il KA dopo poco con il suo gancio magico mi ha preso ben bene tutto l’impasto (anche quello dei bordi!!!) senza “aiutino” , formando una palla elastica e morbida : semplicemente perfetta!
Test KA : impasto con gancio , superato a pieni voti!
Il panetto l’ho fatto lievitare per 1 ora e mezza in una ciotola coperta con la pellicola, poi ho voluto esagerare ed ho copiato la forma da un altro mito : Michel Roux (libro: “frolla & sfoglia”) . Ho messo il mio impasto come descritto nel suo libro in uno stampo da budino , creando una sorta di “bozzo” in cima in modo da ottenere la forma classica del pan brioche d.o.c.
L’ho fatto lievitare coperto per un’altra ora e mezza.
Prima di infornarlo a 180° (troppo !!) l’ho spennellato con l’uovo sbattuto .Il pan brioche si è gonfiato in modo esagerato : un trionfo . L’ho fatto cuocere per più di mezz’ora abbassando un po’ la temperatura perché avevo visto che si stava abbrustolendo troppo!
Quando l’ho sfornato era bellissimo da vedere anche se un po’ storto da un lato.
Stamattina quando ho tagliato il pan brioche per gustarmelo a colazione….dentro era …crudo!!!
:-( …anyway : ho scartato l’impasto poco cotto ed ho mangiato il resto.
Era buonissimo, ingredienti dosati perfettamente quindi il preparato “tutto compreso” è OK, test superato!!!
L’errore umano (cioè , mea culpa!) è imputabile alla cottura eseguita con troppa leggerezza , senza tener conto del formato del pane …
Ho condiviso il tutto con la mia amica Rita che mi ha detto :
“…non dirlo a nessuno del cuore crudo…d’altronde è come la maggior parte degli uomini no??? Belli ma crudi nell’intimo… :-) “
bè, qui si potrebbe aprire un capitolo a parte corredato da dibattito…
ma … glissons… e mangiamoci il pan brioche mezzo crudo che a me è piaciuto lo stesso e poi, "chi s’accontenta …!!!" :-)

giovedì 16 settembre 2010

UN PICCOLO LIBRO PER UN PROGETTO DI SOLIDARIETA'

Vi vorrei presentare un libro, in parte , un mio libro : ho scritto e illustrato una piccola storia per bambini , la storia della bicicletta Orietta. Questa è la copertina e i miei disegni non si vedono (ehm...sono in 4ta di copertina e non ho il file...) anyway... :-)
Innanzi tutto è doverosa una premessa...io per autopromuovermi valgo meno di zero e le strategie del marketing mi sono estranee ma, in questo caso, al di là che sia anche mio, questo libro è per una giusta, giustissima causa .Fa parte del progetto editoriale "Scrivere con il cuore" delle Edizione Astragalo con l'interesse primo di raccogliere fondi per varie associazioni onlus.
E’ uno dei volumi che unisce scrittura, lettura e solidarietà : un progetto dedicato ai piccoli e ai grandi e a tutti coloro che credono che l’arte e la creatività siano voce e forza potenti, capaci di trasmettere valori.
I libri per questo progetto sono 5 divisi per fasce di età e ogni libro è abbinato ad una onlus.Acquistare un libro significa dare un contributo reale a chi ne ha bisogno e inoltre un libro può essere un regalo per un bambino a noi vicino aiutando nello stesso tempo bambini meno fortunati. il costo del libro è di 9 euro .Potete richiederlo nelle librerie, su internet (ibs, unilibro,ecc...) o direttamente alle Edizioni Astragalo (via mail: redazione@edizioniastragalo.it ) in questo ultimo caso, ordinandolo direttamente dall’editore avrete anche un piccolo omaggio.
Acquistando questo volume si sostiene l’associazione “Liberi di sorridere” che s’impegna a promuovere l’integrazione scolastica e la sensibilizzazione della comunità rispetto alle esigenze dei bambini disabili .
La storia che ho scritto e disegnato è una storia semplice , l’avevo nel cassetto da tempo (anni) come tanti altri progetti. Oltre ad avere un passato new age, ho anche un passato da illustratrice per hobby: acquerelli ispirati alla mia artista preferita marjolein bastin e qualche olio … dipingere era un modo per rilassarmi ed evadere da momenti di vita non proprio simpatici , l’acquerello richiede più attenzione e metodo, almeno per me, al contrario della pittura ad olio che è stata , sempre per me, molto più “liberatoria” : le pennellate scivolano materiche sulla tela regalando una grande sensazione di libertà. Il mio preferito però rimane l’acquerello! Delicato e intenso, difficile e prezioso .
I disegni di questo breve racconto sono stati fatti con tecnica mista: acquerello ,pastelli e china e mi ero divertita a dipingerli…la storia era nata per caso e quasi per caso si ritrova in un libro.
Mi piace e mi dà soddisfazione il fatto che sia un libro che porta del bene ed è un impegno concreto verso le persone più sfortunate e bisognose .
Sono orgogliosa della piccola bicicletta che avevo disegnato ,è andata lontano portando con sé un messaggio d’amore e di solidarietà.

domenica 12 settembre 2010

PESCE DE LUXE :-)


Mi capita di rado una full immersion nel lusso come ho fatto questo week end al mare. La meta? Ma Montecarlo,ovvio!!! ;-)
A parte il fatto che appena metto piede nel principato mi stupisco dell’ordine, delle cose belle che si vedono in giro e parlo di macchine, di barche, di persone, di case, di fiori, di giardini, …
Incuranti di ciò, moi avec mon fiancè e sa soeur, ci siamo fatti in giro di shopping (virtuale!!!) nei negozi blasonati del principato.
Quindi via libera da louis vuitton, hermes, prada e gucci…negozi nei quali vale la pena entrare non solo per guardare con desiderio ogni cosa ma anche per rendersi conto che esistono persone che tranquillamente comperano 2 borse per volta corredate di cintura e, why not, scarpa coordinata!
Appperò!!! Mi sono persa tra i foulards di hermes e se solo avessi avuto la possibilità di prenderne almeno uno, non avrei saputo quale scegliere ! da prada ho lasciato il cuore per un paio di ballerine con fiocco di vernice che erano fatte per me, giuro!!!
Alla fine mi sono tolta la soddisfazione di regalarmi qualcosa e allora siamo entrati da… “U”.
Qu’ est-ce que c’est? Direte voi ! Ma è un supermercato !!! :-) Qui ho trovato il sale rosa himalayano ad un prezzo accettabile e ho trovato anche le confezioni di farina dotate di lievito e di annessi e connessi per fare il pane ai cereali e il pan brioche!!!
Oltre a questo ho acquistato anche due o tre formaggi francesi di quelli belli tosti che vi “profumano” il frigorifero ( e non solo) per giorni!! Non sono stata abbastanza glamour??? Diciamo che ho voluto essere esageratamente snob :-)
Borsa di vuitton??? Banale! Un acquisto “al volo” da Cartier : esagerato! Qualsiasi cosa da Hermes? Bah, magari un’altra volta!
E con i nostri sacchetti di plastica verde siamo ritornati verso casa e dimenticando scarpe, gioielli e borse (bè, insomma , si fa per dire..) , abbiamo pensato di organizzare una bella cenetta …



Rientrati a casa la sorella della mia dolce metà ci ha gentilmente invitato da lei con la scusa che aveva proprio comperato quella mattina dei favolosi ravioli di pesce da cucinare con sugo di mare (un misto di pesce preparato dal suo pescivendolo di fiducia) e cozze alla marinara ! Cosa c’è di meglio di una bella pasta con pesce quando si è al mare? Se poi il clima serale regala anche una leggera arietta e si riesce a stare in casa senza buttarsi nella mischia estiva in compagnia di persone piacevoli, è ancora meglio !La location è di tutto rispetto : un portico riparato dal vento con vista sul mare tra gelsomini e bouganville , illuminato con deliziose lanterne e una tavola apparecchiata con gusto provenzale che regala colori che scaldano il cuore! Menu perfetto e ambientazione elegante e easy : ingredienti per una semplice cenetta deliziosa degna di un ristorante gourmand! La ricetta non c'è...nel senso che non l'ho preparata io, essendo ospite , quindi vi dovete accontentare della foto e credere alle mie parole: piatto delicato e buonissimo!!
Il tutto annaffiato da un fresco roseè provenzale , preso dal mio fiancè al mitico “U” , che ha completato l’atmosfera !
E’ bello stare insieme tra persone in armonia, scaldare l’amicizia con chiacchiere e un sano bicchiere di vino… e a ben pensarci tutte le belle cose viste nei negozi nel pomeriggio sarebbero state superflue…
Aveva ragione oscar wilde ad affermare : La felicita' non e' avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha.

Certo che però quelle ballerine erano davvero carine….:-))))

venerdì 10 settembre 2010

TORTA PANELATTE



Non so perché, ho voglia di cucinare solo dolci. Mi sforzo di pensare a ricette salate: primi, secondi, ma poi finisco sempre con il preparare solo dolci…o meglio le “cose salate” che faccio, al momento, non sono degne di blog :-)
Anche questa volta un dolce svuotafrigo ma è proprio nell’essenza della torta di pane avere questa caratteristica.
Questa è senza cacao ,la chiamo : torta panelatte.

Gli ingredienti sono :
indispensabili:
pane avanzato
latte
1 uovo
zucchero

da aggiungere a scelta:
(per me questa volta):
uvetta
muesli (due “avanzi” : uno con scaglie di cioccolato e uno con frutta secca)
cannella

le dosi non sono indicate perché questa torta è “free” nel senso che ognuno se la dosa da sé. Per esempio io metto sempre un uovo solo a prescindere dalla quantità del pane. Mi serve per legare meglio il tutto , ma nessuno vieta di metterne di più.
Anche lo zucchero è a discrezione dello chef :-) . per sapere se la quantità va bene, assaggio (elegantemente però!) l’impasto e mi regolo.
Per gli ingrediente “a scelta” vale un po’ tutto certo non va messo l’avanzo di cotechino con l’avanzo dell’ovetto kinder , anche se, vuoi mai che ne esca un gusto assolutamente new e trendyssimo!!! ;-)
Confesso che la torta è stata un pretesto o meglio due pretesti! Uno, finire qualche avanzo e il secondo immortalare i nuovi piatti acquistati da… zara home , uno dei miei posti preferiti : da autentica “perdizione” ! Da lì e’ impossibile che io esca senza aver comprato nulla! Negozio con “cose” bellissime: dai tessili per la casa , piatti, bicchieri, posate…non proprio a buon mercato ma diciamo con compromessi fattibili!
Un altro motivo per cui io, a zara home, ci andrei ad abitare , è il fatto che è tutto diviso per colore!! C’è l’angolo “naturale” , quello colorato, quello “total white” e io mi beo in questo equilibrio cromatico, in questo gusto, in questa classe .
Basta poco per sentirsi meglio e i colori aiutano , eccome!!!
Dopotutto la cromoterapia insegna!
Fin dai tempi antichi l’influenza dei colori sulla salute e sullo stato d’animo d’animo dell’uomo ha da sempre avuto grande importanza
Il nostro organismo può assorbire in modo benefico i colori in vari modi:
attraverso la luce del sole, attraverso il cibo, attraverso gli abiti e anche attraverso i colori del proprio arredamento. Ogni colore ha una funzione ed è legato ad organi precisi del nostro corpo,alcune tinte ci stabilizzano altri ci scombussolano. Dipende dallo stato d’animo del momento o dal fatto che abbiamo qualche piccolo disturbo psicosomatico .
Io di disturbi psicosomatici ne ho a iosa, posso tranquillamente affermare che sono la “psicosomaticità” in persona! :-) e quando sono in un ambiente con dissonanze cromatiche (per il mio gusto !) sto fisicamente male. È grave soprattutto perché ho scoperto che non ci sono cure ma solo palliativi , uno di questi può essere ,appunto, una full immertion a zara home o in luoghi ad hoc, oppure può essere sufficiente guardare immagini di ambienti che mi piacciono (riviste, blog…) giusto per ritrovare la sensazione di benessere che spesso manca (mi manca!) anyway…
Ritornando ai miei meravigliosi piatti , devo ammettere che avevo scelto un altro modello, molto più raffinato e molto più…caro ma sballavano troppo il mio “conto economico”!!! :-)




Quindi ho scelto questi stile : “japan/english fusion” .Quanti ne ho presi?? Bè, due, che domanda!! Perché da quando sono diventata una psicotica da foto per blog sono alla costante ricerca di “supporti” carini e originali ma non posso permettermi per euro e logistica , decine di servizi nuovi!!!
Anzi a dire la verità ne avevo preso solo uno ma mia figlia, alias marie antoinette, mi aveva detto :
“ma come?? Uno solo ???”
E poi senza aspettare risposta (ma quanto mi è intelligente da uno a dieci???) ha concluso:
“no, non mi dirai che ti serve solo per le foto del blog !! ”
con sorriso da “mi ha beccato con il dito nella marmellata”, ho detto :
“ in effetti…forse è più carino prenderne due, così li usiamo anche per noi.”
Lei:”che onore!!! Non sforziamoci troppo…” con tono volutamente enfatico e “leggermente” sarcastico ma , cosa volete, la mia regina, oltre ad essere bella, intelligente e nobile , ha pure il dono dell’ironia !!!
I miei piatti serviranno quindi per cene “intime” mamma/figlia oppure per cene romantiche…
Per cene da mega outing con amiche, ho preso invece dei favolosi piatti di carta abbinati a tovaglioli trendyssimi che, quando fotograferò, vi lascerò stupiti!!
L’arte di arrangiarsi può dare risultati insperati rivelando, in effetti, una piacevole aura di chiccheria e “nobiltà” , insomma , sono pur sempre la mamma di una regina!!! :-)

lunedì 6 settembre 2010

VERDURE "BAROCCHE"





Mi ricordano quei dipinti del 600 barocco queste verdure, alla Caravaggio…mi piacerebbe dire che ho studiato luce ed angolazione per rendere bene questo messaggio artistico che le verdure emanavano ma, ahimè, non è così! Sempre e solo grazie al mio magico telefonino ( bellissimo per carità!) ho scattato queste foto.
Trasmettono quest’aura di antico anche perché la location era la cucina di Gittana, luogo che amo, dove i miei zii hanno una casa. La cucina ,o meglio, uno scorcio della cucina/sala da pranzo, che ho fotografato (sempre con cellulare) è questa :



Quindi trovo che i colori rispecchino perfettamente il tocco ancient del luogo.
I fiori di zucca sono stati elevati con una pastella soffice , dorata e croccante…
Le melanzane, i peperoni verdi e le zucchine hanno fatto parte di una ratatouille fresca e intensa
I fagiolini sono finiti in un minestrone che ci ha scaldato nelle fredde sere piovose d’agosto
(minestrone doveroso pare. Mia zia Leru mi aveva detto che i fagiolini neri, molto belli da vedere, sono assai duri da cuocere e quindi pare non siano il massimo da mangiare , per esempio, in una fresca insalata estiva)
Il tutto senza foto…:-( bisogna credere sulla parola (scritta! Che vale di più!!!)

In questo borgo sembra che il tempo si sia fermato . Il panorama è il lago di Como che rimane lontano e serve solo come sfondo piacevole alla tranquillità e al silenzio di questo luogo.
Se si ha voglia di “movida” lacustre in un quarto d’ora si raggiunge il lungolago foriero di iniziative per tutti i gusti : dal ristorante caratteristico, ai fuochi d’artificio , ai mega bar…
Io (ehm, anche FORSE per l’età!!) preferisco la quiete di Gittana, le passeggiate dopo cena alla chiesa dove ,rimirando il lago “by night”, si rischia di vedere stelle cadenti anche in tempi non sospetti grazie al quasi buio :le poche luci del paese sono discrete !
Quest’anno poi in questo remoto angolo del mondo ho anche incontrato una “amica di web” , Alessandra che ha un delizioso sito ed ha a cuore questo piccolo borgo , e quindi anche lontano dalla vita frenetica e telematica ho avuto la mia occasione mondana con tanto di aperitivo nel delizioso balcone fiorito dell’Alessandra !

La mia fuga lacustre è annuale da tempo : fuggo per pochi giorni (purtroppo) con quattro stracci e raggiungo i miei amati zii che mi accolgono coccolandomi . Cosa volere di più? Non manca mai una gita gastronomica per mangiare i mitici “sciatt” , sorta di bignole di formaggio fritte , stra buone.
E poi ,mia zia Leru si diletta in manicaretti deliziosi!!La sua dolce metà, mio zio, è molto esigente e dai gusti precisi. Il mio zio Marcello è un mito ! Uomo di altri tempi non tanto per galateo ma quanto per assegnazione dei ruoli nella coppia : la donna/moglie fa tutto l’uomo/marito…nulla e ...pretende !!! :-)
Bè, sto estremizzando ma era solo per dire che dell’uomo che cucina e magari aiuta anche in casa qui non se ne parla : anatema!!!
Con la sua simpatia riesce a far digerire questo suo “modus pensandi” ,ma è anche un uomo sportivo e con un’energia da far invidia ad un bambino !
Mia zia Leru è diventata, suo malgrado, una filosofa tanto che ha simpaticamente registrato il numero di cellulare di mio zio sul suo telefonino con un nomignolo…
Quando lui chiama è simpatico vedere il suo display che si illumina con questa scritta: AMORESTRESS !!!
Sono sposati da 50 anni, un traguardo di tutto rispetto che pochi possono permettersi!
Quando guardo questa coppia che amo mi si apre il cuore e anche pochi giorni insieme a loro sono sufficienti a ricaricarmi e mi permettono di vivere questo senso di famiglia che c’è sempre stato fra noi e nel quale mi sono sempre rifugiata. Sono passati gli anni, tante cose sono cambiate, tante persone non ci sono più, ma la mia grande famiglia : mia figlia, i miei genitori, i miei zii, sono l’ancora alla quale mi aggrappo, sono l’energia dalla quale traggo la forza.
E’ il mio piccolo universo che amo .



E come non concludere con questa foto che ho inserito "al volo" ma era troppo "significativa" !!!Rappresenta un omaggio erboristico/floreale di una vicina , che abbiamo trovato nel nostro portoncino al ritorno di una passeggiata! Dovevo troppo condividerla !
Come si fa a non adorare un luogo così !!! :-)

domenica 5 settembre 2010

PENTOLA MAGICA


Ebbene si quella fotografata è una pentola magica! Lo è per ben tre motivi:
il primo : è antica e quindi già solo per questo preziosa e rara , doti che la collocano già di default nel regno fatato.
Secondo: appartiene ad una persona speciale ,anzi a due persone speciali e anche questo motivo le conferisce un’allure di eccezionalità come i suoi proprietari.
Terzo: grazie alla sua proprietaria posso aggiungere un fiore al mio giardino delle amiche perché conoscendo lei mi si è aperto un mondo ricco e profondo, sensibile e creativo come lei.


Il Carlo lo conosco da tempo mentre la Roberta (eh, si siamo omonime!)l’ho conosciuta da pochissimo ma poco è bastato per capire che è una persona particolare, di quelle che è una fortuna incontrare sul proprio cammino.
La pentola magica le appartiene per discendenza e lei ha saputo captarne il vero talento : i fritti. Pare che la pentola fatata non ne sbagli uno e grazie al rame e al ferro riesca a mantenere la temperatura costante e perfetta affinchè qualsiasi “cibo” venga tuffato nell’olio bollente, diventi un’armonia di gusto, di consistenza, di croccantezza.
Certo la cuoca è abile e preparata ma ha saputo vedere nell’anima della pentola e ne ha portato alla luce la sua potenzialità. Una fata che sa scoprire il bene e il bello che ci circonda.
Di questa magia ne ho goduto anch’io: quella dell’incontro e della condivisione con persone affini .
Ho fotografato la pentola magica nel loro intimo giardino nel quale viene voglia di mettersi tranquilli a leggere un bel libro e , se la temperatura lo consente, farsi anche un tuffo nella piccola piscina che come uno zaffiro dà colore e illumina questo grazioso angolo verde.

“…di magia è pieno il mondo per chi sa vedere, sempre.
Spesso senza che nessuno se ne accorga. E quando l’indifferenza e la distrazione si fanno troppo pressanti, quando la memoria del senso viene offuscata dalle futili frenesie delle false responsabilità, ecco che arriva…”
(“Con i miei occhi” – Francesca Di Battista)

venerdì 3 settembre 2010

MARMELLATA E VOLO DI FARFALLA


Erano anni che non facevo più marmellate. Tempo fa erano per me un “classico”. Avevo iniziato con la marmellata di fichi ,raccolti direttamente dalla pianta del giardino dove abitavo. Era stato un successo ! Da lì ne erano seguite tante altre : fragole, prugne, mele cotogne, pomodori verdi…mi ero cimentata persino in una gelatina di bacche di rosa canina ! Per ottenere un mini vasetto (nemmeno da 250 gr!!!) avevo saccheggiato non so quanti cespugli di rosa selvatica e per ottenere il succo dai rossi e artistici cinorrodi c’erano voluti 3 giorni di lenta e curata macerazione nel vino bianco !
Il risultato era stata una rosea gelatina semplicemente sublime che avevo mangiato solo io (nessuno osava assaggiarla!!poveri loro!!!) in trascendente meditazione come si trattasse di ambrosia! :-)
La voglia di fare marmellate nasceva dal fatto che avevo la possibilità ,diciamo piuttosto, il privilegio, di avere frutta direttamente da orti e giardini che “conoscevo” e che non dovevo comprare in negozio. Poi ,per mille e più motivi, non ho potuto più godere di questi doni preziosi ed è scomparso lo stimolo a conservare e trasformare con amore la frutta in marmellate e gelatine.
Ma questa non è solo la storia del “ritorno alle marmellate” , c’è di mezzo anche una farfalla…
Da qualche tempo frequento il mar ligure, lo frequento grazie alla mia dolce metà che ha una deliziosa e panoramica casetta dove ci rifugiamo quando si può, lui mi ha fatto conoscere un contadino del luogo, che coltiva e vende direttamente i prodotti della sua terra e quindi l’appuntamento da lui è d’obbligo.
Mentre aspettavo il mio turno mi guardavo in giro in questa specie di cassero che funge da “negozio” e tra cassette di legno, cesti, frutta, verdura ,in un angolo ,vedo svolazzare una farfalla, di quelle grandi, con le ali gialle e nere. Sembrava avesse perso il senso dell’orientamento .Volava e cadeva, volava e cadeva.
Ho pensato : poverina! Ho creduto fosse alla fine della sua breve vita.
E mentre traevo questa “ottimistica” conclusione una signora anziana vicina a me è andata verso la farfalla e l’ha presa con cura , l’ha portata all’aria aperta e l’ha lanciata delicatamente verso l’alto. La farfalla ,allegramente se n’è volata via…
La signora non ha detto nulla ma si era accorta che la stavo osservando. Mi ha guardata e mi ha sorriso. Ho ricambiato e avrei voluto dire qualcosa, commentare il suo gesto. Ma ogni parola sarebbe stata banale, fuori luogo per quel piccolo gesto che aveva in sé il segreto della vita
Sono rimasta in silenzio …
“scusi signora, guardi che tocca a lei!”
Ops…distratta da questo “stacco “ ho posato lo sguardo sulle cassette piene di pesche succose e dolci e ho chiesto senza pensare :
“pesche , vorrei delle pesche per fare la marmellata”
Non era previsto questo acquisto ,o meglio, non avevo previsto di farne una confettura ma mi sono immaginata ,in un nanosecondo, la farfalla che succhiava il nettare mieloso e invitante di un fiore e ho sentito forte la voglia di riprovare con le marmellate che rendono la frutta ancora più dolce e invitante…in più, quale frutta migliore di questa, raccolta da poco dall’albero ?
Ho fatto la marmellata di pesche e di prugne . Le ho fatte per quella farfalla, le ho fatte per la signora anziana che , al contrario di me, aveva visto la vita in quel colorato essere .

La ricetta è semplice . innanzi tutto dico subito che ho utilizzato il fruttapec che un tempo non usavo.
Il risultato erano marmellate che, dovendo cuocere molto , (anche a causa del poco zucchero che mettevo), avevano un po’ tutte lo stesso gusto. La frutta si disfava troppo e perdeva il suo sapore originale. Quando ho provato con il fruttapec 2:1 e ho scoperto che in poco più di 5 minuti la marmellata poteva essere pronta e, non solo, manteneva viva la sua identità. L’unico difetto è che questo preparato dona un gusto più acido alla frutta ,e devo ammettere che non mi piace tanto…anyway…

Ingredienti
1 kg di frutta
½ kg di zucchero
1 busta di fruttapec 2:1


Tagliare la frutta in piccoli pezzi, aggiungere zucchero e busta di fruttapec
Lasciare macerare per mezz’ora e poi mettere sul fuoco (vivace). Da quando inizia a bollire calcolate almeno 5 minuti.
Poi fate la prova piattino (mettete un goccio di marmellata su un piattino e inclinatelo in modo da far scivolare il composto. Quando vi sembra che abbia la consistenza e la “caduta” desiderata, vuol dire che la marmellata è pronta )
Mettetela in vasi (precedentemente sterilizzati) che una volta chiusi girerete a testa in giù (in modo da creare il sottovuoto)


Queste marmellate meritavano una veste colorata :eccole qui con i colori dei fiori di primavera con il profumo dell’estate , per regalarmi ,quando le mangerò,un pensiero positivo e ottimistico !
Mentre le preparavo, pensavo……sarà un caso che ho sulla caviglia tatuata una piccola farfalla (piccola trasgressione di gioventù!!) ??? :-)

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