sabato 31 marzo 2012

RISOTTO PRIMAVERILE ALLE FRAGOLE CON ACETO BALSAMICO E UN PO’ DI SANO REMEBER…



Un semplice risotto alle fragole insaporito da un tocco di aceto balsamico che farà anche trendy ma mi ha colorato il riso di un "marroncino" che proprio non mi è piaciuto ,andando a rovinare l’immagine di fresca primavera che volevo evocasse questo risotto…
Il sapore era però intrigante e ammetto che il dolce acido dell’aceto si sposava benissimo con il dolce acido delle fragole.
Un risotto che faccio da anni che faceva parte degli esperimenti che facevo da ragazza quando mi mettevo ai fornelli scoprendo mondi nuovi, perché “a quei tempi” un risotto alle fragole era visto in modo…dubbioso!

Ingredienti per 4 persone

350 gr di riso carnaroli
1 cestino di fragole pulite e tagliate a pezzetti
aceto balsamico

Olio extravergine di oliva
1 piccola robiola
Sale e pepe
Brodo vegetale (io utilizzo spesso anche i dadi preferibilmente biologici)

In una pentola avete il brodo ben caldo : fiamma al minimo.
In una padella dai bordi alti, mettete un filo d’olio , lo fate scaldare un poco e mettete il riso a tostare due minuti. Non faccio il soffritto per questo risotto (come per tanti altri) e, credetemi, il risultato finale non ne risente per niente.
Bagnate quindi il riso con un po’ di aceto balsamico , mescolate e iniziate la cottura del risotto mettendo un mestolo di brodo per volta , facendolo assorbire fino a fine cottura.
Circa 5 minuti prima di terminare il vostro risotto mettete le fragole e infine il formaggio tipo robiola .Fate mantecare il tempo necessario per avere un perfetto risotto all’onda.
Et voilà il vostro riso primaverile è pronto…non ci starebbero male anche due on tre foglioline di menta , ora che ci penso…o anche di citronella…o prezzemolo…o basilico…o tutte insieme
La prossima volta niente aceto balsamico ma erbette fresche per trasformarlo da risotto primaverile in risotto estivo…

Ritornando al remember :I miei , "a quei tempi", al sabato e alla domenica uscivano a cena per provare ristoranti nuovi o per ritrovare conferme in luoghi divenuti famigliari con gli anni, in cui , cuoco, camerieri e clienti (nella fattispecie : i miei parents) erano diventati quasi amici…
Quando non mi univo ai “ragazzi” (mi piaceva un sacco uscire a cena insieme a loro , ma dovevo rispettare la loro privacy e farmi i fatti miei…o no?) , stavo a casa e….sperimentavo…Erano i favolosi (in tutti i sensi , per me ) anni 80 : giovincella mi gustavo una vita senza problemi che mi vedeva piena di interessi tra cui quello nuovo della cucina che condividevo invitando amici a cena . Avevo iniziato a dire il vero anni prima : avevo 15 anni quando ho cucinato per la prima volta da sola e, scusate se ho fatto …la zuppa inglese! Ebbene si! Avevo preparato proprio la crema pasticcera alla vaniglia e al cioccolato che avevo alternato a strati tra i savoiardi bagnati nell’alkermes…era stata una soddisfazione senza eguali e da lì era iniziata la mia “carriera “ culinaria…

Ritornando ai favolosi anni 80: i miei esperimenti spaziavano dai dolci (mia passione) ai salati, con la predilezione ,che ancora oggi mi appartiene, per i primi piatti.
Ricordo ancora le pennette alla vodka (ricetta bellamente inventata e assai gradita, ai tempi, agli amici che avevano colto l’occasione per finirsi la bottiglia come….aperitivo!!!!) e soprattutto il mega flop del risotto alla crema di kiwi…..:-(
Dovete sapere che il mio adorato papy lavorava in ambito dolciario , per cui a casa mia era normale essere sommersi di cioccolato (wonderfull time!!!!) e di prodotti di laboratorio per pasticceria e gelateria…
Quando mi ero trovata tra le mani un vasetto campione con la scritta “ crema di kiwi” , non avevo resistito dal provarla per un…risotto!!!
Ricordo che  assagiandone il contenuto,  non era proprio quello che mi sarei aspettata : era troppo dolce e troppo concentrato ma l'avevo utilizzato lo stesso.
Mi aveva spiegato poi il mio caro papy che quella era una “base” per preparare il gelato al kiwi alla quale andava aggiunto il frutto vero e proprio e gli altri ingredienti base per il gelato e di quella "crema" ne serviva proprio una minima quantità. Io invece avevo abbondato nella dose cucinando uno stucchevole risotto dal colore vagamente ….marziano e assai poco invitante ma soprattutto immangiabile !
Tra gli esperimenti riusciti, c’era stato invece, il risotto alle fragole che, una volta provato , era diventato un mio classico che proponevo spesso.
Ed ancora oggi diventa quasi un appuntamento fisso di primavera.
Così è stato anche per quest’anno.

Insieme al risotto sono fioriti anche i tulipani dal colore e dalla varietà a…sorpresa.



Non c’è niente di più bello che piantare bulbi all’inizio dell’inverno e veder magicamente comparire ,alla prima aria tiepida, fiori multicolore…
Inutile dirvi che la mia richiesta al vivaista era stata : “vorrei dei tulipani dal colore bianco (ovvio!!!mio "non colore" preferito), al massimo rosa pallido e poi vorrei quella qualità viola scuro, quasi nero con i petali frastagliati.”





Eccomi accontentata : tulipani gialli e rossi e, per sbaglio, un pervinca…di petali sfrangiati nemmeno l’ombra come pure di tulipani immacolati…

Ma questa è la natura…libera e selvaggia :-)

Ho piantato anche dei mughetti (inequivocabilmente bianchi….spero!) ma non sono ancora fioriti…
Chissà cosa sbucherà fuori ??

domenica 25 marzo 2012

DONNE (ST)RAORDINARIE : ALEXANDRA DAVID NEEL E LA BACCA DELLA FELICITA’: DETOX, ANTIAGE E …GLUTEN FREE! WHAT ELSE!!!!

  

Ho scoperto quasi per caso le bacche di goji, anzi, se devo proprio dirla tutta me ne avevano date una piccola manciata ad una fiera e non le avevo degnate di uno sguardo fino a quando, settimana scorsa, ho letto una ricetta che le contemplava.

La ricetta arriva dal ELLE A TABLE di marzo e ve la riporto :

Ingredienti : 

100 gr di riso
1 litro di latte di riso
50 gr di bacche di goji
150 gr di fragole e/o lamponi
½ cucchiaino di essenza di vaniglia
1 pizzico di pepe nero
Due pezzetti di scorza di limone

 Portare il latte ad ebollizione con la scorza del limone, il pepe e l’essenza di vaniglia. Quindi versare il riso . dopo circa 10 minuti unire le bacche di goji e far cuocere fino a quando il riso avrà assorbito il latte .
Togliere le bucce di limone e aggiungere fragole o altri frutti rossi a piacimento.
Si mangia tiepido o freddo…

Non penserete per caso di mangiare uno spuntino qualsiasi???? Nossignori!
Questa ricetta è il nonplusultra degli antiossidanti, antiinfiammatori, anti invecchiamento, anti tutti i mali del mondo e , non ultimo ci aggiungo anche proprietà considerate “magiche” per merito della bacca di goji considerata  un elisir di lunga vita e portatrice di felicità.



Questa bacca nasce in Tibet e da più di mille anni è un alimento consumato delle popolazioni Himalayane e tibetane : per i suoi benefici e le sue proprietà viene considerata “tra le fonti di cibo più sane esistenti sulla Terra “
Inoltre è un ottimo spuntino gluten free e quindi non posso non partecipare al contest della mia cara amica Stefania con questo mio post…


Trovare una donna famosa da legare a questa ricetta non è stato facile e , ammetto, di aver preso una strada lunga e tortuosa per trovare un nesso con questo piatto, strada che mi ha portata dritta in Tibet , inseguendo l’avventurosa vita di….Alexandra David Neel, scrittrice ed esploratrice francese (1868-1969).

Donna intelligente e sempre assetata di novità , dopo aver girato in lungo e in largo per l’Europa,  grazie ad una eredità proveniente dalla nonna materna, viaggiò per tutta l'India, dove rimase affascinata dalla musica tibetana e dalle tecniche di meditazione . Con la promessa di fare ritorno in Asia, si trasferì in Africa settentrionale dove si diede allo studio del Corano, e, trasferitasi a Tunisi conobbe l'ingegnere ferroviario Philippe Néel che sposò nel 1904. Ben presto la vita matrimoniale si rivelò insoddisfacente per il suo carattere sempre alla ricerca  di novità e viaggi, per questo motivo, d'accordo con suo marito, si trasferì nuovamente in Inghilterra per apprendere in maniera approfondita la lingua inglese, fondamentale per gli studi di orientalistica, di cui era appassionata. Dal 1914 al 1916 visse in eremitaggio in una caverna nel Sikkim praticando esercizi spirituali con un monaco tibetano che divenne il suo compagno di vita e avventure e che in seguito adottò come figlio.

Impossibilitata  a tornare in Europa a causa della guerra si recò in Giappone. Là decise di andare a visitare Lhasa. Si recò a Pechino e di lì, travestita da tibetana, attraversò la Cina in piena guerra  civile e a piedi raggiunse Lhasa.

Morì a cento anni in Provenza.
(notizie prese dal web)

Vi consiglio di leggere il suo libro  : "Viaggio di una parigina a Lhasa" , l'avevo letto anni fa ed ero stata letteralmente rapita dalla storia e dalla figura di questa donna .

Il filo conduttore tra la mia donna straordianaria e la mia semplice ricetta è il Tibet e il suo magico frutto :
le bacche di goji, che assomigliano all’uvetta sultanina ma sono rosse



                                                                         (foto presa dal web)

In netto anticipo sulle diete “a prova di bikini” eccoci tutte in grado di precorrere i tempi e , soprattutto di essere à la page  e very trendy :-) : pare che tante vips (tra cui,l’immancabile Madonna) siano fans di queste bacche…ed io sono fan anche della mitica Alexandra che con la sua vita fuori dagli schemi ci ha regalato un esempio di vita coraggiosa , intraprendente , unica e degna di entrare a far parte delle donne (st)raordinarie  del contest della mia amica Stefania!

E questo è il mio set Polyvore per questo post:

omaggio ad alexandra david neel

domenica 18 marzo 2012

LE CREPES PER L'MT, CHE PER ME SONO PALACINCHE MA...BLASONEES :-)

palacinche

A casa mia non si sono mai chiamate crepes…o meglio intorno agli anni 80 , per stare al passo con i tempi in parallelo ad un acquisto di una sorta di piastra  per prepararle, sono diventate crepes,  ma prima erano solo e sempre..palacinche.
Le origini istriane della mia mamy , della mitica zia Leru e della ancor più mitica mia nonna Angela non le ho taciute nei vari post in cui le ho citate e quindi i miei ricordi di infanzia appartengono a quelle tradizioni. Sono sempre vissuta in Piemonte ma le mie madeleines proustiane appartengono a quelle tradizioni  : strudel, crauti e wurstel, jota, minestre di orzo e legumi,pasta e fagioli, risi&bisi,  gnocchi ripieni di prugne,ecc… e anche le mitiche palancinche  appartengono al mio beato mondo d’infanzia e prepararle mi riempie di una felice nostalgia .

palacinche1


Mia nonna le faceva dolci e ripiene di marmellata,ma quando noi bambine avevamo scoperto la nutella  ce le preparava con quella crema nocciolosa e cioccolatosa J : buonissime!Le preparava solo lei e quindi per me l’equivalenza palacinche uguale a nonna è d’obbligo.
Mi emoziono sempre quando preparo un piatto che cucinava lei soprattutto quando lo assaggio e ritrovo gli stessi sapori, le stesse sensazioni che provavo allora.

Per la ricetta vi rimando al post di giovanna , preciso e perfetto. Mi sono attenuta scrupolosamente alle sue dosi e ai suoi metodi.
Il burro chiarificato (ghee) mi accompagna dai miei tempi new age J in cui era un classico…al quale mi sono abituata .Lo preparo spesso e quindi per questa ricetta ce l’avevo già.



Non uso però il metodo descritto  nel post di Giovanna, ma , una volta fatto sciogliere a bagno maria, tolgo con un cucchiaio la parte di caseina che affiora,passo il burro in un colino  e lo metto dentro ad un barattolo di vetro…

Detto ciò , volevo solo dire  che la mia ricetta è una non-ricetta , niente di originale ma è LA ricetta di mia nonna : semplicemente crepes e marmellata (a piacere) con una spolverata di zucchero a velo.


palacinche2


Così le ho fatte utilizzando una marmellata alle ciliegie acquistata in uno di quei bei negozietti di prodotti blasonés che tanto mi piacciono J

Ma di blasoné nelle mie crepes non c’e stata solo la marmellata …udite udite : c’era anche Marie Antoinette ad …aiutarmi!
Diciamo che la petite reine non si è avvicinata ai fornelli , preferendo una lettura raffinata in compagnia di Eu (le vrai chat egoiste!!!) sul divano,  ma ha saputo dare il suo tocco,  aiutandomi nella mise en place della foto…

A dire il vero, e la mia regina non me  ne voglia, posso dire che non è proprio portata in questo…J ma posso dirvi, con un pizzico d’orgoglio materno, che segue le mie idee, le mie pensate senza troppi giudizi tranchants e senza troppi sguardi da….compatimento J,insomma la mia figlia blasonéé è cresciuta e maturata…e i suoi modi di fare nei confronti della “vecchia” madre (ehm…io!) sono rispettosi , degni della suo essere reale inside  J
A parte un “…tu sei fuori di testa…” detto simpaticamente e forse a ragion veduta , dopo avermi vista allestire  il tavolino del balcone in dieci modi diversi e aver scattato mille foto…
Nonostante ciò si è pure prestata a far parte del mio piccolo scenario, e scusate se questo non è degno di uno scoop da vip !!!

palacinche3

Dedico queste mie palacinche  alla mia nonna Angela, una delle donne più importanti della mia vita , una delle donne più forti, più toste che abbia mai conosciuto…simpatica, originale, unica.
Una donna dai modi bruschi figli di un carattere che in parte ho ereditato ma che nascondeva ben bene un cuore d'oro...
e dedico queste mie palacinche alla mia petite reine (che tanto piccola poi non è...) che mi ha reso  felice con queste piccole cose che spesso scivolano inosservate ma che a me riempiono la vita !


...e anche per marzo sono presente alla sfida dell'EMMETI

giovedì 15 marzo 2012

UNA TORTA CHE E' UNA SCUSA...




…per raccontare un libro che pensavo fosse originalmente leggiadro e che invece mi ha semplicemente sconvolta. Non avevo certo bisogno di letture “strane” in questo mio momento di vita “confusa”(incomincio  a pensare che questi , per me, non siano “momenti”,  ma sia il mio vero essere : donna inquieta e sempre alla ricerca di…altro) Eternamente insoddisfatta ,alla conquista  di certezze continue che puntualmente  metto in discussione per poter ripartire con nuove scelte, nuove considerazioni, nuove filosofie e…entrare in crisi J .
In mezzo ai miei soliti deliri di pensieri ecco arrivare questo libro del quale mi aveva incuriosito il titolo : “l’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender.


 


E poi avevo letto in quarta di coperta :
Quindi ogni cibo ha un sentimento, riassunse George quando provai a spiegargli del rancore acido nella gelatina di uva”

“rancore acido” mi era piaciuto !
Riassumendo : titolo accattivante, “estratto”  intrigante, musicalità delle parole, brossura cucita (che amo) , formato particolare,copertina non proprio invitante ma…lo compro.
Lo leggo in un soffio perché questo libro vagamente surreale ti prende fin da subito.
La protagonista è Rose che si accorge all’età di nove anni di provare le emozioni di chi ha preparato il piatto che mangia . dote curiosa che diventa un serio problema quando si accorge che le torte che prepara sua madre, donna energica e piena di vita, hanno un sapore terrificante di angoscia e disperazione e di vago senso di colpa…da qui la piccola Rose ,  scoprirà che la sua famiglia è molto meno normale di quanto sembra e che proprio suo padre , distaccato e assente e suo fratello (che ogni tanto sparisce misteriosamente) hanno  anche loro, doni misteriosi .

Ma non è una favola simpatica, non è un romanzo semplicemente originale o almeno io non l’ho vissuto così. Questi “doni” sconvolgono la vita della piccola Rose, la fanno soffrire e star male. Quando poi scopro il “dono” del fratello (che non vi dico assolutamente) mi sento quasi male…
Io che credevo di leggere un libro che parlasse anche di cucina, infilandoci una ricetta qui e una ricetta là, mi sono ritrovata a soffrire per la vita di Rose , per quello che la circonda…

Per fortuna la scrittrice ( solo alla fine) ha regalato a  me e alla protagonista  una piccola soddisfazione (anche questa : non ve la dico…) di vita , concedendole di sfruttare il suo dono nel migliore dei modi…

Terminata la lettura avevo bisogno di fare un dolce, una necessità dell’anima J ma  non era proprio possibile, data l’ora, mettermi ai fornelli come avrei voluto e forse come avrei fatto in altri tempi e in altri luoghi…quindi ho rimandato la mia cake therapy (quanto mai doverosa, per me,  dopo questo libro…)
Mi sono rifatta nel we  :  purtroppo ultimamente gli unici giorni durante i quali riesco a fare qualcosa in cucina …
Cosa scegliere se non la mia amata crostata di mele? Quella che mi preparava mia zia Leru da bambina e che profumava tutta la casa…certo lei non poteva contare sul mitico KA come la sottoscritta che l’ha sfruttato a dovere facendosi preparare una frolla perfetta.


 
Ingredienti per la pasta frolla :
100 gr di burro
200 gr farina
1 uovo intero
100 gr zucchero
Poca buccia di limone grattugiata
Pizzico di sale 

Stesa nella teglia subito e messa a riposare in  frigo giusto il tempo di sbucciare le mele e  tagliarle in piccoli spicchi.
Mele che ho poi disposto a raggiera aggiungendo un po’ di gelatina di pesche  .
L’ ho infornata a 180° per circa mezz’ora …sfornata trasmetteva calore profumato che, insieme ai toni caldi delle mele cotte e alla  frolla fragrante , faceva venir voglia di mangiarla subito.

Giusto quel non niente di tempo per farla raffreddare un poco e poi è stato un godurioso piacere mangiarne una fetta e…poi un’altra…

 


(mini) Incipit  del libro:

E’ successo la prima volta di martedì pomeriggio, un caldo giorno di primavera sui pianori dei dintorni di Hollywood, dove una leggera brezza spirava verso est dall’oceano scompigliando i petali delle viole del pensiero da poco piantate nelle nostre cassette di fiori.
Mia madre era a casa, mi stava preparando un dolce.

sabato 10 marzo 2012

E’ SOLO UNA TORTA AL CIOCCOLATO SENZA RICETTA…



Ho voglia di una torta che mi scaldi il cuore, ho voglia di una coccola glicemica, ho voglia di avere le mani pasta e possibilmente profumo di cioccolato nell’aria.
Ho voglia di accendere il forno e di sfornare una torta semplice, un confort food per ritrovare momenti sereni…
Ho preso solo un po’ di farina , le uova, lo zucchero , il cacao e il burro morbido e un pizzico di lievito.
Ho solo mescolato a mano gli ingredienti senza chiedere aiuto al mio mitico KA che dà comunque  un valore aggiunto alla cucina anche solo per  la sua presenza da oggetto “cult”.
Ho solo versato il morbido impasto in uno stampo da plum cake perché ,in questo momento, mi piace questa forma da pane, impegnandomi a controllare la cottura per non rischiare la superficie bruciata e l’interno crudo : ho fatto cuocere per circa trenta minuti.
Ho controllato , dopo circa dieci minuti , con lo stecchino la cottura e ho deciso di abbellire il mio easy cake con lamelle di mandorle che si sarebbero tostate chic-cosamente , nel forno…




Piccoli gesti, noti e ripetuti chissà quante volte che mi regalano però ,ogni volta, un piacere e uno stupore nuovo ogni volta che sforno una piccola torta che nasce dal cuore .
Ho voglia di mangiarmi subito, calda, una fetta di questo pseudo plum cake, per sentire spandersi dentro di me il dolce svenevole sapore creato dalla perfetta alchimia degli ingredienti.
Niente di studiato, niente di complicato, solo un profumo di cioccolato , solo  un gusto morbido che, semplicemente , ti inonda l’anima.

giovedì 1 marzo 2012

BISCOTTI SBAGLIATI & ...CAOS DENTRO DI SE' :-)


 
Non ce  la faccio più! È inutile. Non ci riesco. Mi sveglio alla mattina piena di buoni propositi ma li perdo per strada durante il giorno…
Li perdo tra le riunioni infinite che non portano a nulla, li perdo tra le formule di excel (odio i numeri!!!), li perdo tra le bassezze d’ufficio, li perdo tra i mille impegni, i mille obblighi, i mille doveri che riempiono le mie giornate.
Difficile trovare tempo per me, difficile , a volte, anche sbocconcellare un panino per pranzo…come riuscire a dedicarmi alla mia amata cucina????
Quasi in modo vorace vago sul web, tra una pausa e l’altra, scarico ricette e immagini con la promessa di m ettermi ai fornelli al più presto, acquisto riviste che non avrò mai il tempo di leggere e segno sulla mia lista dei desideri di amazon tomi e tomi di letteratura, food stylist, cooking…
In questa frenesia di vita non perdo nemmeno un etto , anzi! Ho letto che è proprio lo stress a farti ingrassare. Ma come? Io da sempre nei miei momenti più “intensi” mi prosciugavo più di angelina jolie (scusate il paragone!), e invece ora funziona al contrario ???com’è questa storia???
Questo we sempre di corsa , mentre ero di ritorno da un mini viaggio in macchina , solitaria stavo guidando e man mano che si avvicinava la meta di casa, decidevo di fare dei biscotti.
“appena arrivo a casa, nemmeno mi cambio! mi metto subito all’opera!”
E infatti , così ho fatto.
Nella casa vuota , senza rumori l’ispirazione è aumentata e mi sono letteralmente buttata sulla mia raccolta di ricette : fogli, foglietti, portalistini trasformati in raccolte ad hoc, agende….ed ho scelto il modello dei biscotti da una foto che ,invitante, mi aveva colpita. Peccato che al servizio bellissimo, alle foto patinate dai toni soft e cipriati (ehm..da cipria) , non corrispondeva una ricetta precisa …anyway…sempre più spesso è così.
O forse sono io che ho l’intuito speciale per scegliere ricette sbagliate?
E quindi ecco i miei biscotti sbagliati ma corretti da un briciolo  di esperienza che dopo anni e anni di forno&fornelli si acquisisce…
Negli ingredienti avevano dimenticato, guarda un po’, l’uovo…il collante, l’ammorbidente del tutto…
Come si sarebbe potuto ,altrimenti, mettere l’impasto (tutto asciutto e bricioloso) nella sac à poche ???


Ingredienti :


250 gr di burro morbido
60 gr zucchero a velo
220 gr di farina
90 gr di amido di mais
Estratto di vaniglia (io non ce l’avevo e ho grattugiato poca buccia di limone, giusto un giallo soffio..)
100 gr di cioccolato fondente
1 uovo interno (aggiunto da me ,ma non presente nella ricetta)



Si monta il burro a crema con una frusta con lo zucchero a velo . quindi si aggiunge la farina , l’amido, la buccia di limone e l’uovo. L’impasto deve risultare morbido per essere poi messo nella sac à poche (articolo che amo alla follia!!)…
Possiedo quelle “usa e getta” che allestisco con varie bocchette che compro ogni tanto, arricchendo così, il mio “magazzino”.
Quando qualcosa nasce “sbagliato” prosegue per questa strada e infatti ho contribuito anch’io ad aggiungere errori a questa ricetta…
Per la solita fretta ho preso la bocchetta non giusta e, ovviamente, me ne sono accorta quando avevo ben riempito la sac à poche …impensabile svuotarla!!
Ed ecco uscire degli striatissimi biscotti, sottili come NON dovevano essere…
Li ho cotti ugualmente nel forno a 180° per circa 20 minuti…ma bastava anche meno . l’immagine patinata li presentava molto pallidi e così li avrei voluti, ma oramai la strada dell’errore continuo era presa :-)
Usciti abbronzati dal forno, li ho messi su una gratella, a raffreddare e intanto ho sciolto il cioccolato fondente a bagnomaria, con il quale ho poi “decorato” (pucciandoci, ops, intingendo la punta ) i miei biscotti sbagliati.
Com'è che dice quella frase (inflazionatissima ma, in questo caso ad hoc...) del Nietzsche?
che bisogna avere un caos dentro di sè per generare una stella danzante?
ecco...il caos dentro di me ce l'ho (sicuro!!!) e mi ha fatto generare questi biscotti sbagliati, non proprio "danzanti" ma comunque carini...dai...!

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