domenica 23 ottobre 2011

PROFITEROLES DECO' ALLA CREMA DI LATTE E PISTACCHI PER L'MT

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Come dico sempre, non posso fare a meno di partecipare all’emmetì
perché per me significa mettermi alla prova ogni volta. Mai avrei provato alcune ricette senza lo stimolo di questa “gara” sui generis che ha per me l’unico scopo di “lottare” contro me stessa per riuscire ad affermare, quando riesco, la mia scarsa autostima.
Questa volta un grazie gigante e speciale va alla Stefania, vincitrice dell’ultimo emmetì nonché “ideatrice” dei profiteroles della sfida.
Grazie per la sua dettagliata, professionale, generosa ricetta con la quale sono riuscita a fare dei bignè di nome e di fatto! Mi ha regalato la stupenda sensazione che tutti noi proviamo quando  riesce un piatto nuovo o che giudichiamo difficile e infattibile . Quando ho infornato i bignè temevo il flop, me lo aspettavo. Ma quando ho visto che invece i miei mucchietti di  impasto si stavano gonfiando assumendo quel colore dorato da veri bignè, stentavo a crederci!!! Quindi questa magia la devo  a lei !
Per la ricetta vi rimando al suo precisissimo post (che ho seguito come un vangelo) e riporto le varianti della mia ricetta : 
Salsa al cioccolato fondente per il ripieno :
100 gr cioccolato fondente 70%
0,3 dl di panna
1 noce di burro
Tanto semplice quanto buona e perfetta per questo ripieno che doveva mitigare la colata dolcissima di crema al latte.  Tagliare a pezzi i cioccolato e farlo fondere a bagnomaria con la panna e il burro. Quando gli ingredienti sono ben amalgamati la crema è pronta.
Crema di latte per la glassatura:
100 gr cioccolato bianco
1 goccio di latte
Stesso semplice procedimento per la crema al latte che altro non è che cioccolato bianco fuso sempre a bagnomaria con l’aggiunta di solo un pluc (goccio) di latte e nulla più.
La crema risulta densa, una sorta di latte condensato (ed è proprio questo il suo sapore)  e non deve ricoprire tutti i bignè. L’ho  lasciata  voluttuosamente colare e  andare dove voleva, anche perché era difficile ammansirla e obbligarla a percorsi definiti.
Il tocco trendy (con un colore che , ultimamente, è tra i miei preferiti ) è un verde pistacchio ,tritato grossolanamente che ha “arredato” i miei profiteroles.

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Ambientazione decò , ricercata e voluta per sfruttare la luce nostalgica del tardo pomeriggio d’autunno.
Un oggetto di famiglia per presentare questo dolce , per dare quella giusta poesia che hanno “le cose” con una storia e questi profiteroles entreranno sicuro nella storia della mia umile cucina nella quale mi sono sentita un pò pasticcera  per questo successo inaspettato che mi ha premiato (emmetì a prescindere :-) ) con il bignè che più bignè non si può !!!
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sabato 22 ottobre 2011

DI LIBRI...




Assente dal mio amato blog da qualche giorno per problemi tecnici ma, questa volta (strano) non a causa  del web e/o del computer ma…miei!
In teoria non dovrei usare tastiera e computer (lavoro a parte) a causa di fastidiosi e dolorosi acciacchi al braccio destro (mano, gomito, spalla…tutto!) insomma : riposo assoluto ! ma come si fa???
Dato che non riesco ad obbedire a questi ordini integralisti ,mi limito e quindi ,non potendo nemmeno esprimermi troppo in cucina ,ecco una piccola  rece.
Il libro è “Il segreto della mezzaluna” di Fabio Picchi. Perché questo libro? Anni fa avevo preso in edicola “chef accademy” serie di volumetti monotematici (primi piatti, dolci,ecc…) + dvd con scuola di cucina + dvd con ricette di vari chef  e tra questi c’era Fabio Picchi e lì l’ho conosciuto e  mi è piaciuto subito! Innanzi tutto è toscano e a me quella parlata lì mi fa impazzire J , poi simpatico, ironico e …istrione. Le sue ricette erano piccole pieces teatrali e poi ho capito il perché: è sposato con un’attrice e con lei ha  fondato un’associazione culturale chiamata  “teatro del sale”, un luogo nel quale si fa teatro , si cucina e, ovviamente, si mangia oltre ad avere un ristorante che si chiama “Il Cibrèo”.
Insomma una personalità affascinante che mi ha convinta ad acquistare questo suo libro…
Di sicuro è molto meglio come cuoco e infatti la parte più bella e più “sua” è la raccolta di ricette presenti nel romanzo,  una sorta di “appendice” nella quale descrive piatti, ingredienti ed esecuzione con il suo modo simpatico, intelligente, originale…il suo “un non-niente di origano” mi piace!! 
“non niente” : è bello e rende bene l'idea! E poi gli aggettivi, i colori, i sapori dei quali racconta nello spiegare questo o quel piatto, coinvolgono molto di più del romanzo ! Le ricette : gradevolissima lettura.
Il romanzo invece così cosà…ma glielo perdono perché a me il  Fabio Picchi ,piace e lo trovo un uomo genuino, interessante, semplicemente creativo perché lui è artista nel lavoro e nella vita.
Il libro ha una copertina simpatica ma i cartonati non li amo e quindi avrei preferito una brossura cucita , anyway. Impaginazione pessima, carta sbagliata (per me, e qui esce la mia deformazione professionale!) : una naturale senza legno bianchissima e troppo spessa (credo sia una 100 o 120 gr) carino invece il colore del testo : non il solito nero ma un grigio scuro.
Insomma un libro che si può anche non leggere  ma vi invito, invece,  a guardare  una sua ricetta (penso che su you tube ci sia di sicuro un suo video, magari quello nel quale descrive le “sue” melanzane alla parmigiana o le “sue” uova al tegamino…entrambe , meritano) per scoprire l’uomo simpatico,allegro, innamorato della vita , dei suoi piaceri e del suo lavoro  e ironico come solo i toscani sanno essere .
Scaduto tempo massimo per usare tastiera e mouse….sorry…L
Non l’incipit , ma una “poesia” del protagonista del romanzo che introduce il primo capitolo:


Sono innamorato come una femmina di una femmina
Sono innamorato come una madre di quattro figli
Sono innamorato di mille pentole e pentolini
Mi sono innamorato di una vita regalata
Mi sono innamorato del mondo intero
MI sono innamorato del non saper star fermo
Mi sono innamorato di quel che verrà
Nella mia aia e là su in cima
Subito dopo l'Himalaya
Da quel che potrebbe essere e forse sarà
Del già accaduto che si trasforma
Semplicemente in un'altra possibilità


dal diario di Igor Rogi

lunedì 17 ottobre 2011

IMPERFETTA TORTA AL LIMONE PER DIRE GRAZIE...


Tinte soft per questa ennesima cake therapy che, come da caratteristica, avviene alla sera, per non dire …di notte! Quindi foto calde in controtendenza con quelle bellissime, bianchissime, lucentissime dei blog più seri del mio. Anyway , come dico sempre, nell’imperfezione è insita la personalità, l’unicità delle persone, delle cose e questo proposito ecco qui la mia imperfetta (ma buona) torta al limone.
La ricetta è mista, nel senso che un pezzo l’ho fatta , uguale uguale a michel roux e l’altra parte l’ho copiata (con modifiche) da una blogger che seguo ,inchinandomi alle sue ricette impeccabili e ai suoi post intelligenti e simpatici, l’araba felice…
Dunque prima parte :
pasta sucrè di michel roux , dal libro “frolla&sfoglia” (che tutti, e dico tutti, dovrebbero avere):
250 gr di farina
100 gr di burro tagliato a dadini e ammorbidito
100 gr zucchero a velo setacciato
Un pizzico di sale
2 uova a temperatura ambiente
L’impasto l’ho fatto con il mio KA  mettendo gli ingredienti in questo ordine: farina,burro, zucchero e sale e ho azionato con lama a foglia. Quando il composto è diventato tipo sabbia fine ho messo le uova mentre il KA impastava. Ho tirato fuori il tutto, l’ho lavorato brevemente e ho messo a riposare in frigo per mezz’ora. Poi ho foderato un anello (coppa pasta) da 20 cm di diametro e ho cotto in bianco secondo i tempi dell’araba fenice (non di michel) e devo dire che il risultato è stato perfetto ! (ma non avevo dubbi).
Riporto la sua ricetta :
: Stendere ora la pasta sucrèe in uno spessore di 3 mm, e ricoprirvi la tortiera da 20 cm e con almeno 4 cm di bordo. Mettere in frigo mezz'ora, e 5 minuti in freezer.
Quindi bucherellarlo, coprirlo con carta forno o argentata e riempirlo con fagioli secchi. Mettere subito in forno a 180 gradi per 10 minuti, dopodichè tirarlo fuori, eliminare carta e fagioli, e spennellarlo con albume appena sbattuto, sul fondo e sui bordi.
Abbassare il forno a 170 e rimettere il guscio in forno per altri 5 minuti.
Tirarlo fuori, abbassare il forno a 150, e versarvi dentro la crema di limone ben fredda.
Rimettere in forno e cuocere per circa un'ora e dieci, finchè il tutto sarà ben compatto.
Ripieno:

3 bei limoni bio
4 uova intere ed un tuorlo
150 ml di panna liquida fresca (ehm , io ne ho usata 250 gr...)
180 g di zucchero semolato
zucchero a velo, per la copertura
 preparare il ripieno: grattugiare la scorza dei limoni, e poi spremerli. Battere con una frusta le 4 uova intere, il tuorlo e lo zucchero. Aggiungere poi il succo e la scorza di limone.
A parte montare leggermente la panna, che sia una crema morbida e non troppo secca, e aggiungerla al resto:
Mescolare con la spatola, e mettere la crema in frigo fino al momento di usarla.
Tirarlo fuori, abbassare il forno a 150, e versarvi dentro la crema di limone ben fredda.
Rimettere in forno e cuocere per circa un'ora e dieci, finchè il tutto sarà ben compatto. 
Come dicevo la ricetta è impeccabile peccato che per la mia  torta  il ripieno fosse super abbondante (dove avrò sbagliato?forse la dose di panna???) e quindi…che fare?




Ecco che mi viene in aiuto un sacchetto di brioches prese il giorno stesso da un pasticcere della mia città, ha uno di quei negozi ricchi di tante cose buone e l ho visitato insieme a vecchie e nuove amiche di blog proprio sabato durante uno di quei “raduni” ai quali non avrei mai pensato di partecipare ai quali, invece , mi faccio coinvolgere con gioia ed entusiasmo (per la "cronaca” andate a sbirciare dalla Sonia….che tra foto e racconti ha saputo rendere ottimamente la nostra giornata …da ripetere!)

Dicevo….che faccio del ripieno profumatissimo che avevo in abbondanza? Spezzo grossolanamente 3 brioches , le imbevo nel latte , imburro una pirofila, le metto a casaccio e le copro con la crema al limone. Cuocio in forno a 170° per circa venti minuti, giusto il tempo di veder colorare  la superficie…
Vi assicuro che mangiato a cucchiaiate , tiepido è da leccarsi i baffi!!
E la mia crostata ???
Dunque , secondo me la pasta era troppo spessa e il diametro troppo piccolo…ma vi garantisco che il sapore era …divino! La pasta sucrè …perfetta! Burro, zucchero e uova dosati in modo armonico, fragrante ma compatta nello stesso tempo.
E che dire della crema al limone? Un profumo unico, delicata pur essendo tutto tranne che…light!
Confesso che ho provato anche a caramellare la superficie con il cannello (libidine pura!!) …J)) ma il risultato non è stato un granchè …ho quindi coperto la “caramellatura” con lo  zucchero a velo , però non la  si poteva nascondere al palato :mangiando la torta era inevitabile incontrare la sfoglia sottilissima dello zucchero caramellato e questa sorpresa inaspettata stupiva e non infastidiva , anzi!
Tra le mille cose che sto scrivendo a getto per questo post ce n’è un’altra: perchè proprio una torta al limone??? Bè perché era da tanto che dovevo provare un aggeggio che desideravo da tempo : quelle grattugie lunghe e strette, da veri chef, per grattugiare la buccia degli agrumi e questo “oggetto del desiderio” mi era  stato regalato da un amico speciale che, oltre a leggermi nel pensiero sempre (mannaggia!) mi vizia oltre misura con questi doni graditissimi!
Goloso e amante del cioccolato come la sottoscritta , i nostri incontri sono super glicemici anche solo per gli argomenti : pasticcerie, ricette di dolci, ganache , panna, kitchen aid e smeg, abbattitori e libri di cucina. Insomma è una delle tante persone speciali che il destino ha deciso di mettere sul mio cammino . Del Carlo Maria ho già parlato quiqui e gli dedico questa torta anche se solo virtualmente, ma prometto di rifarmi “dal vivo” J
Quindi è una torta al limone da dedicare a tanti: alla stefania che mi ha aiutato nella ricetta, a sonia e alle amiche blogger con le quali ho trascorso un piacevole sabato pomeriggio, al carlo maria per i suoi pensieri, alla dolcemetà che sopporta tutte 'ste mie manie culinarie con stoica rassegnazione ma non solo…mentre ero alle prese con questa  torta si è pure presentato in cucina con un regalo….un libro! (e gli ho messo una nuova stelletta!)  l’ultimo del  Fabio (Volo n.d.r.)  (e qui , un’altra stelletta) che in pratica è l’uomo della mia vita (cioè uno dei tanti…) ma di questo ne parlerò un’altra volta….


giovedì 13 ottobre 2011

QUADROTTI AL DULCE DE LECHE TENTATORI:SOTTOTITOLO: DIETA? NON CE LA POSSO FARE...



Dieta? No grazie! O meglio…un po’ di sano contenimento ci vorrebbe, sarebbe doveroso …ovunque leggiamo che per star bene è fondamentale l’alimentazione che deve essere povera di grassi, zuccheri e ricca di acqua per drenare tutte le tossine…
Si ma…quando si ha la passione per dolci&affini, e quando si hanno volumi e riviste di cucina con delizie di ogni genere è difficile …
A me poi capita che più preparo un dolce voluttuoso, cremoso, cioccolatoso, insomma diciamolo, un dolce peccaminoso, più mi faccio coinvolgere e le parole come “glicemia” “trgliceridi” mi sembrano solo suoni indistinti privi di alcun significato…
Già sfogliando i libri mi viene l’acquolina in bocca e inizio a tenere aperte le pagine delle ricette che più mi ispirano . in un attimo sono attorniata da foto di triffle pannosissimi, pan di spagna farciti di creme pasticcere, macarons dai mille colori con mille ganache diverse. Non rimane altro che scegliere quel ricetta fare, in che peccato glicemico gettarmi…
Per questi deliziosi quadretti è stata complice una gita a Casale Monferrato. Con la dolcemetà siamo incappati in uno di quei negozi che sembrano apparire magicamente sul tuo cammino come nelle favole…


Una di quelle drogherie, enoteche, confetterie, dove trovi tutto, ma proprio tutto: dal dolce, al salato, dall’alcolico, dalle farine, alle torte già fatte, semi, oli, aceti…insomma da perdersi…
Mi sono così tanto persa che non mi è assolutamente venuto in mente di scattare qualche foto : l’arredamento era di pesante noce, mobili antichi , vetrine , soffitti altissimi, pavimento di legno scricchiolante : un tuffo nel passato per ritrovare la poesia che è insita negli oggetti che hanno una storia.
Per fortuna la dolcemetà ha fotografato l’insegna che lascia solo immaginare l’atmosfera retrò di quel luogo delle meraviglie.
Tra le tante delizie prese , una su tutte ha smosso le nostre papille…un barattolo gigante di dulce de leche che ci ha ispirato entrambi.
Inutile dirvi che le prime generose cucchiaiate ce le siamo mangiate e godute …al naturale, cioè senza accompagnamento alcuno: barattolo, cucchiaio (quello da minestra…) e …via di assaggi!
Poi è sorta spontanea la voglia di utilizzare questo svenevole ingrediente in un dolce ed eccomi a sfogliare e risfogliare i libri, le riviste, i ritagli di giornali, gli appunti presi nel corso degli anni alla ricerca della ricetta ad hoc.
Una volta individuata, capita spesso che io la elabori per…necessità e con questo intendo : guardo la dispensa e mi accorgo che sarebbe il caso di utilizzare questo o quell’ingrediente là, “fermi” da troppo tempo . è successo anche per questi quadrotti per i quali posso solo dire che ho preso spunto da una ricetta ma in realtà ne ho fatta un’altra.
L’ingrediente da “fa far fuori” erano dei biscotti ai cerali , abbastanza stopposi e “cruscosi” .
“bene” ho pensato “ con il super calorico dulce de leche questa nota di biscotti light compensa e attenua i sensi di colpa" ,  quindi ho sostituito come segue :

Ingredienti:
per la base
170g di burro
50g di zucchero : non l’ho messo
210g di farina : 250 gr biscotti ai cereali
un pizzico di sale : non l’ho messo
vaniglia : non l’ho messa
per il caramello:
1 vasetto di dulce de leche : abbondanti cucchiaiate a …occhio :-)
per la copertura di cioccolato:
200 g di cioccolato fondente
1 cucchiaino di burro : diciamo un bel pezzo, circa 80 gr


Base: lavorare burro e biscotti precedentemente tritati finemente.. Distribuire il composto in una teglia quadrata di 23 cm di lato.e mettere in frigo..
Strato di caramello: Versare il caramello sulla base fredda, rimettere in frigorifero per almeno 2 ore
Copertura: fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria o nel microonde (io l’ho fuso a bagno maria). Versare il cioccolato sciolto sul caramello e far raffreddare.
Quando il cioccolato si solidifica, ma non completamente, tagliare a quadrotti. Potete conservare in frigorifero o a temperatura ambiente.
Ovviamente io ho fatto raffreddare troppo il cioccolato e l’ho tagliato che era troppo duro…risultato: il ripieno di caramello sveniva da tutte le parti sotto il peso del rigido cioccolato. Poco male, credete sia andato perso tutto quel ben di Dio??? Ma noooo!!! L’ho recuperato tutto…anche sui fianchi  credo!!!!!
Questi dolcetti sono goduriosi in modo unico!! I biscotti ai cerali non disturbavano più di tanto anche se la base frollosa  della ricetta sarebbe stati di sicuro più…elegante.
Sono perfetti per un ricco tè ma anche per un momento di voglia di dolce, l’unico problema è che un quadrotto tira l’altro…ma la prova costume è lontana :-) dieta rimandata!!!

domenica 9 ottobre 2011

BENVENUTO AUTUNNO: UN PANE PER TE! :-)


Luce perfetta,  temperatura ideale per accendere il forno con piacere, voglia di cucinare qualcosa che ..mi  piace, che mi fa star bene …
Quest’estate la mia amica Chiara mi aveva regalato un “kit” di farina di spezie per fare il pane , modello altoatesino. Quei pani scuri, con tanta farina di segale che profumano di kummel, quel profumo di finocchio forte che  li caratterizza   e  mi riporta ai miei tempi di bambina. Perfetto per questa giornata di vero autunno nella quale sfogare finalmente la voglia di cucina senza le solite corse ma  con il fare lento e rilassato che richiede la preparazione del pane .
raramente riesco a muovermi con lentezza, nemmeno se me lo impongo ma , a volte, la necessità di fermarmi e di concedermi ritmi diversi prende il soppravvento e riesce a domare la mia natura. La sensazione è strana e bellissima nello stesso tempo. Mi sembra di vivere in un mondo ovattato, quasi al rallentatore ed è naturale fissare colori, immagini, sensazioni assaporandone i lenti passaggi così ,preparare il pane diventa una sorta di tempo sospeso nel quale i silenzi e le ore che scorrono diventano una vera e proprio  terapia per l’anima .
l’unica compagnia  ammessa ehm, anzi, le uniche due compagnie ammesse, sono : il KA per impastare  e…Eu, il gatto, che dorme accoccolato sulla sedia sotto al tavolo (altro segno che il freddo autunno sta davvero arrivando…)
Ho sempre preferito impastare il pane con le mani, è un piacere infinito, un rilassamento magico, ma da quando ho il mitico KA  ho demandato a lui l’onere anche perché ho qualche problema alle mani e temo anche, a breve,  interventi in vista (sarà l’età???) …anyway…
E poi la penso come la mia “amica” Nigella , che scrive :
”c’è davvero una buona ragione per lasciare che sia un mixer dotato di gancio impastatore  a fare il duro lavoro al tuo posto. Ma ciò che ti direi è permettiti il gusto di finirlo, di fare un paio di minuti di impasto terapeutico, dopo che la macchina ha svolto il suo efficente compito. Penso, forse in modo errato, che grazie a questo il pane sia migliore”
E io cara Nigella, la penso proprio come te e anch’io dopo aver guardato il KA in azione , prendo con devozione il panetto e lo lavoro ancora un po’ per sentirlo mio, per trasmettergli la passione e l’amore che serve a renderlo …migliore J
Mi piace  dosare gli ingredienti , prepararli e metterli nella ciotolona del mio KA …
ecco : 1 kg farina, spezie, 600 ml circa di acqua tiepida, lievito in cubetto (2) , olio, sale…

e poi aziono e controllo…a volte devo aggiungere farina, a volte devo aggiungere un po’ d’acqua. Il risultato deve essere comunque un panetto compatto, liscio e morbido.


Le farine integrali, hanno bisogno di più liquidi e in questo mix di farine  della Chiara la percentuale di farina di segale era molto alta e quindi ho dovuto aggiungere acqua.
So giò che il pane finale non sarà ultra lievitato e bello gonfio, ma sarà basso e compatto ma è la carattersitica  delle farine povere di glutine che tendono a “gonfiare” di meno.
Ecco qui il panetto, con il taglio a croce, prima della lievitazione che sarà di almeno 2 ore…


Nel frattempo ho potuto dedicarmi a cose che rimandavo da mò, cose che hanno il sapore dell’antico alle quali ,un tempo, mi dedicavo. Anni e anni fa ricamavo, ricamavo e ricamavo…J ma anche lavoravo all’uncinetto , un ‘arte che mi aveva insegnato la mia adorata nonna che ha lavorato fino all’ultimo centrini, tende, tovaglie, bordi per lenzuola…
Morale: essendo ancora in “sistemazione casa” post trasloco , tra le mille cose c’era anche quella di “restaurare” un cuscino antico …e così,piano piano, ho fatto pure quello…:-)
Dopo 2 ore abbondanti ecco il panetto lievitato:

l’ho sgonfiato un po’ ma , sempre come dice la Nigella,  senza quella soddisfazione che regala l’impasto “bianco” (senza farina integrale)  : questo risulta più denso e molto meno morbido e soffice.
Gli ho dato la forma di due filoni , li ho coperti e messi già nella teglia , poi  li ho fatti ancora  lievitare per circa 1 ora e mezza .
Prima di infornarli li ho spennellati con acqua e olio e  ho messo , più per decorazione che per gusto , i semi di papavero
Forno a 180° per circa 30/40 minuti , dovete controllare che non bruci ed eventualmente abbassate un po’ la temperatura.
Quando ho sfornato i miei filoni,  ho “bussato” sotto al pane per sentire un suono vuoto a dimostrazione di cottura avvenuta!
Il profumo era unico! Fragranza di pane appena sfornato con note mielate e spezie, soprattutto il cumino riempiva l’aria! Il colore di corteccia rimandava alle foglie  d’autunno, la giornata si stava concludendo e la luce  era quella soffusa e sfocata prima della sera…
Per rendere meglio i colori ho fatto la foto al mattino dopo con la lue più calda  e avvolgente , per trasmettere ancor di più il calore di questo pane che rappresenta la stagione che più amo.
Lo abbiamo mangiato con amici durante una cena informale  a base di salumi e formaggi nostrani : solo taglieri addobbavano il tavolo e noi con i nostri piatti ci servivamo di pane, di gorgonzola, di salame di fegato …bevendo un ottimo Barbera e del favoloso Sauternes con i formaggi che lo richiedevano.
Un cesto colmo di uva bianca e nera era a disposizione non solo per gli occhi…
Buon autunno a tutti.



giovedì 6 ottobre 2011

PER UN PRANZO DI "FINE ESTATE" CON...DRAMMA...


In questa estate che non sta finendo come non farsi venir voglia di ricette fresche e colorate?
Se si parla di carne e pesce, lo sapete, io c’entro poco , nel senso che io sono “pasta/riso/dolci” e la dolcemetà è carne/pesce ed è stata quindi idea (e opera) sua questo astice alla catalana , cioè con pomodoro, cipolla e sedano: super buono.
L’aneddoto, o meglio il dramma, legato a questo post è molto simile a quello descritto nel film Julia&Julie che ha per protagonista, appunto, l’astice…
La spesa (verdure e pesce) l’aveva fatta la dolcemetà e dopo aver mondato le verdure e averle sistemate sul tagliere (nero! Che così i colori escono meglio!) avevo preso la macchina fotografica per immortalare quell’arcobaleno .Ero in cucina da sola e , ad un certo punto, guardo l’involucro del pesce e penso: adesso lo apro e fotografo l’astice crudo…
Mi avvicino, scarto il tutto e vedo due antenne muoversi…………..
Era vivo!!! Vivissimo! E inizio a gridare “è vivo!!! È vivo!!” terrorizzata.
“e certo che è vivo..cosa credevi?” dice serenamente la dolcemetà…
“non voglio esserci quando lo cucinerai TU. Cambio stanza e mi chiami quando hai finito”
Lo sguardo di compassione era evidente e di sicuro aveva dato già per scontato che il compito “infame” fosse il suo e così è stato.
Una volta cotto (sigh) l’ha messo su un tagliere (sempre nero! Of course!) e , da donna insensibile e glaciale che mi sono sentita, l’ho fotografato…
Bè l’ho anche mangiato e con gusto devo dire, quindi i sentimenti contrastanti che nascono in me in queste situazioni sono tanti e confusi…
Forse esce fuori la vegetariana che ero anni fa ma esce anche la curiosa culinaria che è disposta ad assaggiare tutto apprezzando gusti nuovi o storiche conferme di sapori.
La ricetta è una non ricetta perché in pratica è rappresentata dal pesce e dalle verdure tagliate come più vi piace : cubetti, fettine. L’importante è la freschezza (ebbene si) di tutti gli ingrdienti...astice compreso, anzi, soprattutto !
L’astice non è certo tra i piatti che farò mai sa sola…lo so che è da vigliacchi ma non sarò mai io a decretare la sua fine proprio mentre mi guarda …
Da vigliacca lo mangerò , adulando il delicato sapore e mi godrò la tenerezza della consistenza ma non avrò mai il coraggio della Julie del film di cuocerlo da me stessa medesima…
Prendo il mio quaderno moleskine  delle "cose da fare", scorro le pagine, ecco:
"progetto di emulare la blogger che ha cucinato tutta Julia Child"
Prendo il pennarello rosso e:
riga bella grande sopra!!!!!!!!!!!!!!!!!!
:-)))))

lunedì 3 ottobre 2011

"NO, NON SONO MATTA, HO SOLO UN...BLOG! "



...forse è questo che stamattina avrei dovuto dire quando un distinto vicino si è fermato in mezzo al cortile e ha visto una donna (cioè io) in accappatoio e becco d’oca sul ciuffo (per dargli la piega …so che sapete queste cose…) che stava sistemando torta, piatti, mug su di un tavolino, armata di macchina fotografia, e mi ha detto con tono interrogativo e curioso:
“buongiorno signora!”
E io” buongiorno!” fingendo nonchalance . Averi dovuto dirgli : guardi che non sono matta!!! Ma sto tentando di fare qualche foto decente…sa…ho un piccolo blog…
E invece sono stata zitta aumentando e confermando forse la sua convinzione nel trovarmi un pò “strana”.
Ma non solo lui ha assistito al mio “shooting” :-) .
Un’altra vicina che stava portando la bimba all’asilo.
Bambina: “mamma ma cosa sta facendo la signora???”
Mamma : “niente, non ti interessa, andiamo”
E poi ecco arrivare anche da lei un mieloso/curioso:
“buongiorno signora!!”
E io, tutta presa “ ‘ngiorno…’ngiorno”
Il mio castello è, ovviamente, blasonato (cosa ve lo sto a dire?) e quindi i miei vicini sono del modello “extralusso”: la mamma , giovane, carina, griffatissima, magrissima, biondissima, ricchissima…e invece il signore del buongiorno mattutino di oggi, è blasonato, distintissimo, un bel uomo, chic, serio, elegante…
E spesso penso “e io cosa ci sto a fare???” ma ho imparato a diventare un po’ filosofa e a decidere quindi che tipo di domande farmi per potermi poi dare risposte intelligenti ma soprattutto per potermi dare delle risposte… punto!
Quindi ho voluto credere di essere considerata una vicina agée , sicuramente “creativa”, che magari incuriosisce anche un po’. Una che esce al mattino con filo di perle e ballerine ai piedi per giornata in ufficio ma si vede spesso con jeans , maglietta morbida (per ,ehm, contenere e nascondere …) e sandali o scarpe senza calze (anche in inverno!).
Una vicina che prima o poi farà sapere che proprio tanto out of zucca non è ma che ha “semplicemente” un blog :-) così magari da avere un po’ di comprensione quando viene colta in flagranza di reato con macchina fotografica, in posa “plastica” , davanti ad un piatto messo in bilico su davanzale della finestra (per un problema di luce, ovvio…)
Forse la cosa migliore da fare sarà quella di presentarmi alle loro porte con una torta in mano…
Magari una crostata , che è tra le torte che preferisco e che mi viene/veniva meglio…
Ho scritto “veniva” perché questa torta qui in foto non ha dato i risultati sperati.
Ho seguito la ricetta “paro paro” di quel genio del Luca (Montersino ) ne ho fatta un bel po’ perché lui ha detto che si può tenere in frigo per giorni o congelare , avendo così l’impasto pronto .
Il sapore è ottimo ma la frolla si sbriciolava tutta impedendomi di stenderla bene.
Cosa ho sbagliato? L’ho tirata fuori dal frigo e l’ho lasciata riposare, diciamo, un’oretta.
Poi l’ho lavorata (poco) e già avevo difficoltà a farla stare insieme…l’ho stesa mettendola tra due fogli di carta forno ed è stata un’impresa.
Anche le striscette messe a mò di decorazione si rompevano tutte….
Nei suoi video la pasta è sempre perfetta, lavorabilissima con il matterello, facilmente trasportabile sulla teglia , quindi mi rimetto ai vostri consigli.
La “mia” pasta frolla , cioè la ricetta che uso di solito, è meno ricca , proporzionalmente, sia di burro che di zucchero , rimane un po’ più “molle" ma riesco a stenderla meglio. Comunque questa è la ricetta del Luca con la quale ho fatto la crostata con la  marmellata di prugne :

Pasta Frolla:
1kg farina
600 gr burro
400 gr zucchero a velo
160 gr tuorli
1 bacca di vaniglia
2 gr sale

Certo sarebbe bello preparare una frolla come si deve da offrire, umilmente, al mio vicinato reale.
Ci penserò e nel frattempo voglio capire, sempre filosoficamente parlando, perché io debba essere sempre attorniata da re e regine…la mia mamy e le sue sorelle sono certe di essere discendenti della principessa Sissi, la mia “bambina”, come sapete , è Marie Antoinette e non aggiungo altro e ora, pure il vicinato con la corona! Non mi sono mai sentita regina, non ho mai aspirato a troni e tiare, non ho mai creduto nel principe azzurro…
Mah? Sta a vedere che adesso mi succede come nei film nei quali la poveraccia di turno alla fine scopre di essere la regina più regina di tutti!! Dovesse succedere , prometto, scriverò un post!!!
(è inutile , e questa è una cosa certa , altro che nobile , sono oramai “blogger inside”!!!!!)

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